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Carnevale Sardegna

Le sfilate di Carnevale più belle

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Carnevale di Austis
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Le feste di Carnevale pił belle e tradizionali della Sardegna e le sue maschere

E' alla Sardegna che va il primato nazionale del Carnevale. La ragione è nel numero di maschere, ben 35, che vengono celebrate nel periodo dell'anno in cui meno forti sono le inibizioni. Legate a tradizioni arcaiche che affondano le radici nel rapporto con la natura e le divinità che la rappresentano, come il greco Dionisio, dio della vegetazione, le maschere riflettono, nelle loro fattezze, la componente istintiva tipica dei rituali. Il Mamuthones, ad esempio, dai tratti animaleschi e dal corpo ricoperto di pelli animali e campanacci ricorda i folli che danzavano, bevendo, fino alla morte per celebrare la sacralità di Dionisio. Il termine Mamuthones è legato alla parola Maimones che significa "pazzo". Altri travestimenti, traghettati come maschere fino ai tempi odierni, prevedevano l'uso di teste di capra mozzate e indossate. La simbologia animale è rimasta, scolpita nel legno delle maschere che ricordano i tratti, anche deformi, degli animali catturati o uccisi e indossata nelle pelli di pecora nera o bianca utilizzate come abiti, rese ancor più inquietanti dalla presenza di campanacci di diversa grandezza. A ricordarlo anche la tendenza a far iniziare i festeggiamenti il 16 gennaio, giorno di S. Antonio Abate, protettore degli animali. Vino, danze sfrenate trasformate in orge erano ingredienti immancabili dei riti carnevaleschi che la Chiesa, nel 1700, cercò di osteggiare proibendo i festeggiamenti senza riuscire mai completamente nello scopo.

L'elenco delle maschere sarde dai nomi dialettali, come dicevamo, è lungo. Le più note, a parte i Mamuthones, sono gli Issohadores del carnevale di Mamoiada e i Boes e Merdules protagonisti del carnevale di Ottana. A loro fanno compagnia i su Maimulu di Ulassai, o’Sincu S’Attitidu di Bosa, sos Urtos e i Buttutos di Fonni, sas Mascheras a lenzolu di Aidomaggiore, sos Cotzulados di Cuglieri, sas Mascaras Nettas e Sas Mascaras Bruttas di Lodè, is Mustayonis e s’Orcu Foresu di Sestu, is Cerbus di Sinnai, is Facciolas di Villaputzu, su Colonganus di Austis, s’Urtzu e is Sonaggiaos di Ortueri, s'Urtzu e sos Bardianos di Ulà Tirso, sos Tumbarinos di Gavoi, su Battileddu di Lula, is Mamutzones di Samugheo, is Scruzzonis di Siurgus Donigala, s'Ainu Orriadore di Scano Montiferro, sos Coriolos di Neoneli, su Segaripezza di Laconi, su Traigolzu di Sindia, sos Bundos di Orani, sos Thurpos di Orotelli, su Maimone di Oniferi, sos Corrajos di Paulilatino, sos Intintos di Ovodda e di Tiana, sa maschera e porcu di Olzaie s maschera e gattu di Sarule.

Dei Mamuthones, con le loro maschere nere di legno intagliate, le pelli ovine a coprire il corpo ed i campanacci portati sulla schiena, abbiamo già detto. Loro fedeli compagni di ritualità sono gli Issohadores, anch'essi protagonisti del carnevale di Mamoiada, uno dei più noti della Sardegna. I Boes e Merdules del carnevale di Ottana rappresentano o buoi, ricoperti da campanacci e pelli di pecora e genericamente gli animali del mondo agro-pastorale. A tenere loro compagnia c'è Sa Filonzana, figura femminile chiusa nelle sue vesti colorate di nero che, come le Parche, regge fra le mani un fuso simbolo del destino umano. Su Maimulu, personificazione vivente del Carnevale, concepito dalla relazione fra "su Maimoni" e "sa Ingrastula" è protagonista, a Ulassai, delle celebrazioni che prendono il via la notte di San Sebastiano per concludersi il Martedì Grasso. A Lodine, cuore della Barbagia, domina "su Harrasehare Lodinesu", il fantoccio di Carnevale deriso dai "sas Umpanzias", gli uomini mascherati di nero. Su Componidori, rientra di diritto, fra le maschere più originali della Sardegna. La tradizione lo vuole simile ad un dio, caratterizzato da tratti androgini, camicia bianca, velo sul capo ed un cappello a cilindro. Un personaggio istrionico, che guida la Sartiglia di Oristano, e lascia ad altri le pelli di capra. Decisamente più ordinario è il personaggio tipico del carnevale di Orani, "su Bundu", un contadino dalla maschera di sughero completa di corna, naso prominente, pizzo e baffi, col cappotto ed i pantaloni di velluto.

A Bosa è l'intera comunità a trasformarsi in un esercito di maschere dal lato artistico e poetico. Ognuna di loro, "s'attittidu", si improvvisa attore, mentre Gioldzi guida la sfilata dei carri del martedì grasso. Quando la Chiesa, nel 1700, cercò di frenare le ritualità carnevalesche, alcune maschere vennero sacrificate e si spensero nella memoria collettiva. Il destino, decenni più tardi, è stato clemente ed ha offerto loro una nuova chance.

E' il caso dei "sos Corriolos", maschere del carnevale di Neoneli, identificate di recente grazie a vecchi documenti. La loro caratteristica è il copricapo di sughero, provvisto di corna di daino o cervo. Ai classici Mamuthones fanno eco quelli d Aritzo, vestiti come i pastori sardi, con la lunga giacca senza maniche di pelle di pecora o capra ed il cappello in sughero con corna applicate.

A Sarule, il personaggio più noto è “sa maschera a gattu" che indossa a rovescio le gonne del costume tradizionale e nasconde il viso dietro il tradizionale velo nero sul quale è posizionata una copertina bianca fermata da una fascia rossa. Da "a lenzolu", lenzuoli colorati dal bianco al nero per seguire la vita del carnevale, tipici di Aidomaggiore, si passa a Don Conte della città di Ovodda, un fantoccio panciuto, dal volto di sughero e cartapesta. Non pelli ma tantissime conchiglie vestono i "sos Cotzulados", maschere del carnevale di Cuglieri che esprimono in questo modo la loro originalità. Ad interromperla ci pensa "s’urtzu e sos Bardianos" che, a Ula Tirso, impersonano un cinghiale con un campanaccio ed un pezzo di sughero sulla schiena, percorro dai sos Bardianos, dal viso e dagli abiti completamente neri. Sempre scuro è il volto di Cambas de Linna, maschera del carnevale guspinese, mentre a Tempio Pausania trova spazio l'inquietante figura, un mix fra essenza animale e demoniaca, di lu Traicogghju.

Tanti quante le maschere sono le feste di carnevale sparse per l'isola. Una delle più conosciute è quella di Oristano, caratterizzata dalla già citata Sartiglia, corsa all'anello inserita fra le giostre medievali praticate già dai Saraceni e giunte in Occidente all'epoca dei Crociati, fra il 1118 ed il 1200. La Sartiglia si svolge nella domenica del Carnevale, sotto la protezione di San Giovanni Battista. Il protagonista è su Cumponidori, il cavaliere, vestito dalle donne in modo tale da condensare in se gli elementi maschile e femminile per renderlo simile ad un dio. E' lui che apre la gara e sceglie i cavalieri che potranno partecipare alla giostra. Il giorno successivo, il lunedì, si celebra "sa Sartigliedda" una Sartiglia riservata ai bambini.

Sono i carri allegorici ad rendere il carnevale di Tempio Pausania (Ot) una delle manifestazioni di maggior richiamo. Il modello seguito a partire dagli anni 1960 è quello del Carnevale di Viareggio. La sfilata, chiusa da re Giorgio, simbolo del potere seduto sul trono e promesso sposo di Mannena, dalle umili origini, assembla anche figure antiche, come lu Traicogghju, la Réula, schiera dei morti, e lu Linzolu Cupaltatu, figura femminile, nascosta da un lenzuolo. Info: www.carnevaletempiese.it

I personaggi più importanti del Carnevale di Ulassai (Og) sono l’orso (s’ursu), il domatore (su omadori), i lanciatori di razzi (is assogadoris), la vedova (sa igrastula), “sa martinica”, la donna-scimmia lesta di mano e “su maimulu”, il Carnevale. Info: www.inogliastra.com

La provincia di Nuoro è decisamente ricca di appuntamenti.
Il Carnevale di Mamoiada Mamoiadino (Nu) è, nella sua semplicità, una delle manifestazioni più note, capace di riunire tutta la comunità al suono dell'organetto, fino a trasformare la piazza in un grande palcoscenico. In mezzo agli abitanti, vestiti con i costumi tradizionali, si muovo i Mamuthones e gli Issohadores che continuano a danzare spostandosi a loro piacimento. Info: www.mamuthonesmamoiada.it

Strettamente legato al mondo agricolo e pastorale è il Carnevale di Ottana (Nu). Il lavoro nei campi diventa la trama sulla quale si inseriscono i racconti descritti attraverso le maschere dei Sos Merdules che riuniscono le maschere de Sos Boes (i buoi) e di altri animali, quali: Porcos, Molentes, Crapolos. Per questo suo legame con il mondo animale, il carnevale inizia la sera del 16 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate, dopo la benedizione dei falò, quando il sacerdote consegna “S’Affuente”, un piatto di rame lavorato a sbalzo trasformato in uno strumento musicale dalle percussioni in verticale di una grossa chiave, usato per interpretare l’antico “Ballu de S’Affuente", tipico di Ottana. Info: www.carnevaleottana.it

S’Urthu e sos Buttudos sono i protagonisti del Carnevale di Fonni (Nu). Il primo, l'orso, vestito di pelli di montone o di caprone, tenta di liberarsi dalle catene che lo stringono e che fanno suonare il campanaccio che ha al collo. Gli altri, i domatori, dai cappotti di orbace a coprire il velluto degli abiti, tentano di ammansirlo. A loro, nella lotta per la vita, fanno compagnia sas Mascaras Limpias, figure vestite con il costume tradizionale femminile che suonano e cantano. Nell'ultimo giorno di carnevale compare a sorpresa su Ceomo, sua personificazione che, dopo il processo, viene condannato al rogo. Anche in questo caso, ii festeggiamenti del carnevale iniziano il 16 gennaio in occasione di Sant’Antonio

La partenza, al giovedì grasso, del Carnevale di Gavoi (Nu) è segnata da un piatto importante della tradizione, le fave con il lardo, “jobia lardajola” e da un evento, “sa sortilla ‘e tumbarinos”, il raduno dei tamburini realizzati con vari oggetti, dai setacci per la farina ai vecchi secchi di sughero usati per la mungitura. Così muniti, i paesani sfilano con gli abiti della tradizione, suonando accompagnati dal piffero "su pipiolu", dal triangolo di ferro "su tumborro" e da uno strumento ricavato da una vescica di animale fatta vibrare da una corda. La musica è l'ingrediente fondamentale del Carnevale condito da "Zizzarone", il re del Carnevale, bruciato nella notte del martedì grasso con la moglie Marianna Frigonza e il figlio Marieddu. 

A Lodè (Nu), sono due le maschere tipiche: Sas Mascaras Nettas, maschere pulite, e Sas Mascaras Bruttas, ricoperte di vecchi abiti e stracci. Le Nettas non parlano e sono impersonate unicamente da uomini che vestono abiti in parte maschili ed in parte femminili. Le maschere girano in coppia accompagnate da su Marrazzaju, il suonatore di campanacci. Il loro scopo è di fermare qualcuno. Se la persona prescelta è un uomo, lo sfortunato deve correre a casa e se ci riesce si può considerare libero. Se invece si tratta di una donna, allora nessuna paura. La prescelta deve considerare la preferenza come un onore da ripagare invitando a casa le maschere per offrire loro vino e dolci, per poi essere riaccompagnata nel punto iniziale. Maimone è l'altra figura tipica, un fantoccio simbolo di abbondanza, a cui tutti offrono il vino per riempirne la botte e condividerla infine nella piazza.

Su Battileddu, la vittima, è protagonista del carnevale di Lula (Nu). Con il volto sporto di fuliggine, vestito con le caratteristiche pelli di pecora, porta sul capo uno strano ed inquietante cappello fatto da corna di capra, mucca o cervo, fra le quali compare lo stomaco di una capra che fa coppia con lo stomaco di bue pieno di sangue ed acqua che nasconde sulla pancia in mezzo ai campanacci. La miscela viene utilizzata per bagnare la terra. Ad inseguire la maschera sono i Battileddos Gattias, uomini travestiti da vedove che vegliano una bambola di pezza offerta alle ragazze per allattarla. La cerimonia termina con la morte della vittima strattonata e trascinata.

Nel Carnevale di Onifefri (Nu) le maschere festeggiate sono “sos Maimones” con il volto sporco annerito di fuliggine e vestiti da pastori sia nella variante maschile che in quella femminile anche se a interpretarle sono necessariamente uomini. Caratteristica del Carnevale è la messa in scena, nelle vie del paese, delle difficoltà e delle sofferenze quotidiane affrontate dalla civiltà agro-pastorale. 

Ogni particolare individuato negli abiti delle maschere sos Bumbones e sos Truccos, tipiche del carnevale di Ollolai (Nu) ha un significato preciso e costruisce, unitamente al resto, le caratteristiche dei personaggi. A predominare sono i colori rosso e bianco che, oltre ad essere tipici dei costumi sardi, indicano simbolicamente il ciclo della vita, la morte e la rinascita, in questo caso, della natura.

Il contadino su Bundo è il re del carnevale di Orani (Nu). Cappottone largo, pantaloni di velluto, stivali di cuoio, ed una bella maschera di sughero rossa a coprire il volto con tanto di corna sulla testa, pizzo e baffi ed il nasone. Un mix di uomo ed animale che si allaccia alle tradizioni contadine allargate al dolce tipico, "su pistiddu", benedetto e offerto a tutti.

Se tutte le manifestazioni legate al carnevale si chiudono il mercoledì delle ceneri con l'arrivo incipiente della Quaresima, a Olzai (Nu), il tempo scorre in un modo diverso, tale da allungare i festeggiamenti fino alla domenica successiva. Tre sono le maschere tipiche. sos Intintos, sos Murronarzos e sos Maimones. La personificazione del Carnevale, Zuanne Martis Sero che, nato al martedì sera, vive solo 24 ore per essere poi bruciato sulla pubblica piazza.

Orotelli (Nu) è il regno dei Thurpos, ciechi e storpi, caratteristica che accomuna i vari personaggi, da su Thurpu Voinarzu , il contadino, ai Thurpos Boes, i buoi, ai Thurpos seminatori fino a s Thurpu Vrailarzu , il fabbro e tanti altri. Nel corso della sfilata, le maschere si gettano sul pubblico, coinvolgendolo anche nelle danze, su ballu de sos Thurpos.

Dalla provincia di Nuoro ci muoviamo a quella di Oristano, dove si concentrano altre importanti manifestazioni.
A caratterizzare il carnevale di Santu Lussurgiu (Or) è “Sa Carrela ‘e nanti”, corsa di cavalli lungo un percorso di salite, discese, curve e strettoie lungo un chilometro, resa spettacolare dal pubblico che si apre un momento prima del passaggio degli animali per poi richiudersi dietro la scia. I cavalieri partecipano al clima giocoso indossando una maschera o esibendo il volto dipinto.

La città di Bosa ospita una delle manifestazioni più antiche e famose dell'isola, chiamata "“Carrasegare ‘Osincu”. Un tempo, quando il culto di Dionisio era imperante, il termine veniva utilizzato per indicare l'abitudine delle baccanti di sbranare animali vivi per richiamare l'esecuzione del dio ad opera dei Titani. La ritualità si esprimeva anche attraverso riferimenti sessuali inneggianti alla leggenda di Dionisio e del suo membro, sopravvissuto intatto alla furia del fuoco da cui il corpo era stato avvolto, raccolto da Atena e mostrato agli adepti del culto. Il carnevale di Bosa riprende questi temi. Le maschere portano con loro un cestino nel quale nascondo simboli fallici mostrati alle passanti. Info: www.carnevaledibosa.com

I riferimenti al mito dionisiaco caratterizzano anche il carnevale di Samugheo (OR) dove impazzano su Mamutzone, faccia annerita su una casacca di pelli di capra e, assolutamente muta, s’Urtzu, la vittima, s’Omadore, il pastore, e su Traga Cortgius, dedito al trasporto pelli bovine secche e presagio di morte.

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