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Il Carnevale di Oleggio

Carnevale di Oleggio
» Date e programma 2016

Dal 24 Gennaio 2016
al 09 Febbraio 2016 *

* Date non continuative!

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Le Città dei Carnevali

Maschere, tradizioni e feste del Carnevale piemontese

Il Piemonte è il regno incontrastato della maschera di Gianduia, entrata nel novero dei personaggi più celebri del Carnevale italiano. Gianduia proviene dal mondo dei burattini che condivide con la moglie Giacometta. Nel settecento avviene la sua trasformazione in maschera di riferimento per la regione. Le origini del nome potrebbero essere legate al termine “duja”, che in piemontese, significa botte o al francese “Jean-andouille” che, tradotto, significa Giovanni-salsiccia. Prima di Gianduia, il personaggio simbolo del carnevale piemontese era Gironi, Girolamo. I suoi creatori, Giovan Battista Sales e Giovanni Bellone ne cambiarono connotati e nome quando temettero che la maschera potesse irritare il fratello di Napoleone, Gerolamo. Così, nel 1808, nacque Gianduia. Allegro, amante del buon vino e del buon cibo, dai modi signorili e dalla lingua arguta, Gianduia da contadino si trasforma in personaggio in grado di mettere in buca i suoi avversari con l'intelligenza delle battute. Vive in una casetta con la moglie Giacometta e nel tempo è divenuto talmente amato dai torinesi, città al quale è legato, da essere eletto simbolo del patriottismo moderato piemontese durante le guerre di indipendenza. A lui sono dedicati anche i cioccolatini "gianduiotti". Cuneo è la città d'origine di Gironi e Girometta, considerati i genitori di Gianduia.

Pèru Magunella è il personaggio simbolo di Borgosesia, comune della provincia di Vercelli. Nato nella metà del 1800 rappresenta il difensore della città nei confronti dei francesi che l'avevano occupata. Nel mercoledì delle Ceneri si celebrano i suoi funerali. Il feretro è accompagnati da burloni in frac che seguono il feretro brindando con il mestolo di legno appeso al collo e costantemente riempito di vino.

Altri personaggi carnevaleschi sono Stevulin 'dla Plisera e Majutin del Pampardù, gli sposi del carnevale di Santhià, create nel 1929 a somiglianza di Gianduia e Giacometta. Stevulin è il classico contadino dalla scarpa grossa e dal cervello fino, pronto a denunciare soprusi e ingiustizie mentre Majutin, nella sua umiltà, è la regina della casa. La loro storia narra che giunti a Santhià in viaggio di nozze vennero vessati dal Signore del luogo deciso a invocare lo jus primae noctis. Stevulin, deciso a reagire, organizzò una ribellione sedata dal compromesso ottenuto di poter organizzare tre giorni di festeggiamenti. La lista continua con la maschera di Gagliaudo Aulari, semplice pastore che nel 1174, durante l'assedio di Federico Barbarossa, salvò Alessandria con uno stratagemma: nutrì una mucca con tutti i viveri ancora disponibili poi si fece catturare insieme a lei. Quando i soldati del Barbarossa uccisero la mucca restarono stupiti per la quantità di cibo contenuta nello stomaco. Gagliaudo gli fece credere che le scorte della città erano ancora importanti così il Barbarossa decise di abbandonare l'assedio. Poi c'è il dispettoso Babi, attratto irreparabilmente dalle belle ragazze e per questo messo al rogo, il coraggioso Bicciolano, che si ribellò ai francesi, e la bella moglie Bela Majin, il contadino Ciaferlin che arriva a Saluzzo e incontra la Castellana, regina della città, il Moro, capo dei saraceni e la Bella Monregalesa che, tramite l'aiuto del Moro, corona il suo sogno d’amore con Pietro e insieme fondano la città di Mondovì. Chiudono la rassegna Stangon e Concetta, le cui origini risalgono agli anni '50 quando i giovani uomini erano costretti a trovare moglie al Sud. Nei carnevali delle Alpi Piemontesi si trovano infine le maschere tipiche dei carnevali alpini come orsi, lupi ed uomini selvatici.

Lo storico Carnevale di Ivrea è un evento unico, riconosciuto come manifestazione italiana di rilevanza internazionale. Pare che la sua origine risalga al Medioevo quando un barone che affamava la Città venne scacciato dalla ribellione innescata dalla figlia di un mugnaio che non volle sottostare allo jus primae noctis e accese la rivolta popolare. Da qui la famosa battaglia delle arance combattuta dal popolo, rappresentato dagli aranceri, che a piedi e senza protezione si oppone, tirando le arance, alle armate del Feudatario, rappresentate da tiratori su carri trainati da cavalli, preservati da maschere e protezioni simili ad antiche armature. In segno di partecipazione alla festa tutti i cittadini ed i visitatori scendono in strada, a partire dal giovedì grasso, indossando il Berretto Frigio, un cappello rosso a forma di calza che rappresenta l’adesione ideale alla rivolta e quindi l’aspirazione alla libertà, come fu per i protagonisti della Rivoluzione Francese.
Info: www.storicocarnevaleivrea.it

La sfilata dei carri allegorici di Carignano (To) attira moltissimi visitatori. Ognuno di loro è costruito manualmente dai residenti. A Domodossola (Vb), il Carnevale inizia in autunno, fra la fine di settembre e l'inizio di ottobre con la ricerca di tutto che serve, fra sfilate, singole maschere, piatti tipici. Info: www.carnevaledomodossola.com.

Figure centrali del carnevale di Oleggio (No) sono il Pirin e la Majin, maschere che riprendono alcune caratteristiche degli abitanti del luogo. Pirin è l'oleggese tipo, amante della libertà, insofferenze ai soprusi e fedelmente affezionato al vernacolo. Al termine dei festeggiamenti, il fantoccio del Carnevale viene bruciato nella piazza. Info: www.carnevaledioleggio.it

Il Carnevale di Santhià (Vc) è il più antico documentato in Piemonte. Le tre parole magiche che lo caratterizzano sono tradizione, folklore e divertimento. Oltre 2.000 sono i figuranti in maschera, più di 30 le compagne presenti. Info: www.carnevaledisanthia.com

Altrettanto importante e radicato è il carnevale di Borgosesia (VC) articolato in varie iniziative che coprono l'arco di un mese. Occasione di incontro e di amicizia, il suo obiettivo è proprio quello di ristabilire un rapporto umano forte fra le persone che partecipano al suo allestimento. Info: www.carnevaleborgosesia.it

Simile alla storia che sta alla base del Carnevale di Ivrea è quella che ispira il Carnevale di Crescentino (Vc) dove si narra che Stella la figlia del mugnaio del paese tagliò la testa al Conte Riccardo IV Tozzoni, abituato a imporre lo "ius primae noctis". Siamo nel 1529. Il gesto di Stella animò il popolo che innescò la rivolta. La figura di Stella rivive nella maschera di Regina Papetta. Info: www.carnevaledicrescentino.it

Le origini del carnevale di Ormea (CN) affondano nel periodo in cui il territorio era oggetto delle incursioni dei Saraceni nel X secolo. La popolazione stanca di subire decise di ribellarsi e di festeggiare in seguito la vittoria organizzando feste. I costumi utilizzati, sempre più adorni di fiocchetti, vennero definiti Aboi. Dopo una interruzione, avvenuta negli anni '50, la tradizione oggi continua. Info: www.ormea.eu

A Vercelli è la coppia formata da Bicciolano e la sua Bela Majin a fare da padrona nei festeggiamenti di Carnevale. Le loro origini sono da rintracciare alla fine del 1700 nel contesti della rivoluzione francese. Contro la classe agiata che controllava il popolo e pretendeva balzelli, si scagliò Carlin Belletti, detto il Bicciolano, imprigionato per quasi un mese nel castello di Ivrea. Bicciolano rispunta nel 1809 sottoforma di burattino nel teatrino dei fratelli Nigra ottenendo un trionfo. Verso la metà del 1800 sponsorizza una raccolta di fondi a favore dei soldati feriti. Poi nel 1859 parte con un fiore offerto dalla compagna per il fronte a combattere contro gli austriaci. Bicciolano cade vittima dei nemici. La sua storia viene proposta di anno in anno, nel carnevale della città.

Il Carnevale di Rocca Grimalda (AL) richiama nuovamente la storia dello "ius primae noctis" invocato dal signorotto locale. La rivolta del popolo culmina nella Lachera radicata negli antichi riti propiziatori primaverili: i personaggi, dai fantasiosi costumi danzano attorno agli sposi mentre una figura vestita di rosso, che potrebbe essere il diavolo, salta tra la gente scherzando e ridendo. Tradizionalmente la Lachera e articolata in tre tempi: la Lachera vera e propria, la Giga e il Calisun. Info: www.lachera.it

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