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Carnevale Molise

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Il Carnevale di Larino

Carnevale di Larino
» Date e programma 2016

Dal 06 Febbraio 2016
al 09 Febbraio 2016 *

* Date non continuative!

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Maschere, tradizioni e feste del Carnevale del Molise

Ritmi arcaici e pulsioni legate alle forze della natura. I personaggi che animano il Carnevale del Molise traggono la loro energia dalle ritualità istintive che governavano lo scorrere dei mesi, personificate in maschere spesso inquietanti. E' il caso dei tre folletti, chiamati anche monaci per i loro abiti, del tutto simili al saio dei frati, che trascinano il Diavolo in catene. Oppure dell'uomo-cervo, figura evocativa dei Lupercalia, le cerimonie che nell'antica Roma accoglievano l'arrivo della primavera. Vestito di pelli e dotato di corna, l'uomo-cervo abbandona i boschi per balzare fra la folla e inscenare con la sua compagna, la donna-cerva, una danza d'amore. La furia della natura, che entrambi simboleggiano, li travolge fino a rompere l'armonia ripristinata soltanto dall'arrivo di Martino, altra maschera, un pulcinella col bastone ed il cappello bianco a cilindro che li cattura e li doma. Ma non è finita. Recuperata la loro forza, dal sapore atavico, i due cervi riescono a liberarsi e a gettarsi nuovamente fra la folla fino a quando non vengono uccisi dal cacciatore sciamano. Il cacciatore, nonostante la sua foga, appartiene alla schiera dei personaggi positivi. Infatti, dopo averli colpiti a morte, soffia nelle orecchie dell'uomo cervo e della sua compagna l'alito della vita, con il quale li risveglia, purificandoli mentre le janare, streghe cattive che nel sangue portano il gene dei lupi mannari, vengono ricacciate nella foresta. La figura dell'uomo-cervo è legata a quella dell'uomo-orso che rientra fra i personaggi del Carnevale molisano. Entrambi sono legati alla figura dell'uomo selvatico, essere leggendario protagonista un po' ovunque delle tradizioni popolari. Si tratta dell'uomo che rinuncia al vivere civile preferendo la solitudine e il contatto con la natura. Per questo il suo aspetto è poco curato, i capelli e la barba lunghi e trasandati e l'atteggiamento è quello dell'animale non addomesticato.

Tutti questi personaggi sono i protagonisti dei Carnevali che si festeggiano nei vari comuni del Molise.

Il Diavolo è protagonista del Carnevale di Tufara. Raffigurato come figura caprina che brandisce fra le mani un tridente, richiama il culto di Dionisio, divinità della vegetazione che ogni anno rinnova il rito della vita e della morte. Nella sfilata, il Diavolo è preceduto dalla Morte, simbolo di purificazione. Ad attorniare i due, soprattutto per impedire al Diavolo di fuggire e di fare nuovi adepti ci sono i Tre Folletti. Info: www.ildiavolotufara.it

La maschera del Diavolo torna come personaggio centrale anche nel Carnevale della città di Toro dove, da qualche anno, si svolge, per le strade, il dramma carnevalesco dal titolo “La maschera del diavolo” recitato in vernacolo. Ogni abitante del paese, interprete delle singole professioni, da quella di barbiere a quella di avvocato, confessa al Diavolo i propri peccati. Tutti, ad accezione del contadino, vengono giudicati meritevoli dell'Inferno. A mediare è il patrono, San Mercurio, che sconfigge il Diavolo e salva le anime.

A Bagnoli del Trigno, si svolge il Carnevale dei 12 mesi. Il compito di raffigurare i mesi dell'anno è affidato ai carri allegorici trainati da animali. Anche in questo caso, l'origine della cerimonia è da ricercare nel mondo contadino, quello più legato e intimamente connesso ai ritmi stagionali e della natura.

La maschera dell'Uomo-orso domina il Carnevale di Jelsi. Tenuto in catene e percosso, l'uomo-orso è costretto a danzare al suono prodotto dagli strumenti affidati a musicisti improvvisati. Quando l'allegra compagnia si ferma davanti ad una casa e bussa, i proprietari offrono cibo e bevande. La tradizione del Carnevale è stata interrotta durante la seconda guerra mondiale e poi ripresa.

Più goliardico e spensierato è il Carnevale di Castellino del Biferno, dove il personaggio che interpreta il Carnevale arriva in città in groppa ad un asino o ad un cavallo. Ad un certo punto, forti dolori addominali lo costringono ad un clistere fatto con una macchina da vigneto. Ma il male non passa, così il corteo pensa all'intervento chirurgico per aprire la zucca, usata per riprodurne la pancia, da cui fuoriescono fagioli e baccalà colpevoli dell'indigestione. Anche se l'intervento riesce, il Carnevale muore e così, il giorno del martedì grasso, viene organizzato il corteo funebre.

La rappresentazione dei mesi viene celebrata anche a Cercepiccola dove la tradizione vive dal XIX secolo. Trentadue personaggi, tutti maschi, sfilano per le vie del paese in groppa ad asini e cavalli. Il corteo è formato da 2 pulcinella, 2 cenciunari (straccioni), 1 presentatore, 1 direttore d'orchestra, 8 orchestrali, 1 nonno che impersona il secolo, 1 padre che interpreta l'anno, 12 mesi e 4 stagioni. Dal mattino fino al pomeriggio, la sfilata viene ripetuta diverse volte.

A Roccamandolfi-Casalcipriano, ragazzi e bambini, muniti di campanacci, danno vita a rumorose esibizioni. Sono i rappresentanti di Carnevalicchio ai quali i paesani, per evitare la malasorte, offro salsicce e vino. L'ultimo giorno di Carnevale, il fantoccio di paglia e stracci che lo impersona, viene dato alle fiamme.

I carri allegorici monopolizzano il Carnevale di Larino. I preparativi iniziano mesi prima per dare vita ad uno spettacolo entusiasmante che contempla balli e coreografie.

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