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Carnevale Umbria

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Il Carnevale di Foligno

Carnevale di Foligno
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Carnevale di Spoleto
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al 14 Febbraio 2016 *

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Maschere, tradizioni e feste del Carnevale dell'Umbria

E' da Pian del Tevere perugino che proviene Bertoccio, la maschera più nota della Regione. Dai modi rozzi ma dall'intelligenza sagace, Bertoccio è anche saggio e attivamente impegnato nella vita sociale del paese. Nato nel 1600, il personaggio ha dato i natali all'usanza di denunciare, scrivendo in dialetto su fogli di carta distribuiti alla folla, i giochi di potere della classe politica e degli amministratori. Le "bartocciate", nel 1700, attirarono l'interesse del Governo Pontificio che pensò bene di proibire la maschera poi ristabilita durante il Risorgimento, al punto da eleggerla emblema di Perugia.

A far compagnia a Bertoccio sono altre quattro maschere, espressione del carnevale di Avigliano Umbro, ripescate dalla Commedia dell'Arte. Iniziamo da Nasotorto originario del rione Madonna delle Grazie. Il tratto distintivo è il berretto di lana nero che indossa sia di giorno sia di notte perchè perennemente raffreddato. Per tale motivo ha sempre con sè anche un fazzoletto di pizzo bianco con il quale si tampona spesso il naso. In generale è poco socievole ed avaro. Nasoacciaccato nasce nel rione Sant'Egidio. E' un nullafacente tuttofare che porta le sue poche cose in un fagotto portato a spalla da un bastone. Rissoso e furbo spesso di caccia nei guai tentando mestieri più o meno leciti. Chicchirichella, del rione Castelluzzo, suona il liuto e canta, ma solo di mattina perchè poi il vino ingurgitato durante il giorno lo rende meno lucido. La piuma d'oca che ha nel cappello serve a fissare sul foglio le canzoni che gli vengono di getto. Rosalinda rappresenta il rione di Pian dell'Ara. Inseparabile dal suo ventaglio, ama spettegolare. Lontana parente di Nasotorto, è corteggiata da Chicchirichella e Nasoacciaccato. E non sa chi scegliere. Tutti e quattro si esprimono in dialetto.

Il Carnevale in Umbria è molto legato anche alle tradizione gastronomica espressa da frappe, castagnole e cicerchiate, palline di pasta avvolte nel miele, guarnite da canditi e confetti.

Due sono le manifestazioni più importanti del carnevale umbro. Il Carnevale di Sant’Eraclio di Foligno anche se sembra avere origini recenti, legate a quando, nel 1960, il parroco di S.Eraclio, Monsig. Luciano Raponi, decise insieme ad un gruppo di volontari di fare sfilare dei carri allegorici, pare che in realtà sia il più antico della Regione. Le prime manifestazione risalgono al XVI secolo. In quell'epoca furono i frati Olivetani del convento di Mormonzone, ora abbandonato, a proporre la festa destinata al popolo mentre i nobili la omaggiavano nei loro salotti. Qualche tempo dopo, le autorità religiose la vietarono, collegandola al peccato. Nel XVIII secolo, il carnevale torna, questa volta ufficialmente regolamentato dallo stesso Stato Pontificio. La "mascherata" va avanti fino all'immediato secondo dopo guerra quando, per motivi di ordine pubblico, a nessuno viene permesso di indossare delle maschere. La manifestazione termina per riprendere tempo dopo nel 1954 come sfilata di carri. Poi, nuovamente si chiude per rinascere nel 1960 nella versione attuale con l'aiuto della parrocchia e del laboratorio dei carri allegorici.

Esploso e poi abbandonato, il Carnevale di Acquasparta (Tr) è tornato agli antichi splendori grazie ad un gruppo ristretto di persone decise a recuperarne la tradizione. Passione e volontà accompagnano negli ultimi anni la costruzione dei grandi carri allegorici assemblati in un capannone della zona industriale. Info: www.carnevaleacquasparta.it

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