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Carnevale Basilicata

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Il Carnevale di Tricarico

Carnevale di Tricarico
» Date e programma 2016

Dal 17 Gennaio 2016
al 09 Febbraio 2016 *

* Date non continuative!

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Maschere, tradizioni e feste del Carnevale della Basilicata

Legate alle tradizioni arcaiche e contadine, le maschere tipiche della Basilicata riflettono gli antichi riti derivati dal mondo greco e romano ed ispirati al rinnovamento della natura, alle forze arcaiche che determinano lo scorrere delle stagioni. Protagonisti del carnevale di Tricarico, ad esempio, sono i personaggi zoomorfi del Toro e della Mucca, nei quali va ricercato un legame ai temi della fertilità e dell'accoppiamento, così importanti in un ambiente prettamente agricolo. La maschera della mucca è caratterizzata da un cappello a falda larga ricoperto da un foulard decorato da nastri colorati che scendono fino a ricoprire la calzamaglia o i mutandoni indossati e decorati. La maschera del toro è simile. L'unico elemento che manca è il cappello. Ovviamente entrambi indossano un campanaccio che identifica, con il rumore, l'identità dei personaggi. Sempre dal mondo della natura provengono i Rumit, gli eremiti del Carnevale di Satriano, uomini travestiti da albero che vagano e bussano alle porte delle case con i loro bastoni. Chi riceve la loro visita aspetta che un loro auspicio ricambiato da un dono. Poi c'è l'Urs, l'orso, l'uomo animale ricoperto di pelli ovine, simbolo di prosperità e fortuna e che, per questo rappresenta anche la figura del migrante che ha fatto fortuna.

Terzo personaggio tipico del carnevale di Satriano è la malinconica Quaresima, che procede con passo lento lungo le vie del paese, nascosta da un lungo mantello nero. Sulla nuca porta, in una cesta, il figlio concepito durante il periodo del Carnevale. Il rapporto fra universo maschile e universo femminile, simboli della fertilità, torna nel carnevale di San Mauro Forte nella contrapposizione fra campanacci e campanelle, sbatacchiati da figure colorate. Il suono prodotto da entrambi serve a scacciare il male. Chi si trova circondato da gruppi di campanacci non può fare altro che calmare le maschere offrendo qualcosa a Carnevalone, principe della manifestazione, accompagnato dalla "Quaremma" che, simile alla "Quaresima", veste di nero e porta in braccio Carnevalicchio. Simbolo del digiuno e delle annate di carestia, la Quaremma porta con sè un presagio di morte. Uno dei personaggi più inquietanti è sicuramente il "cucibocca" che silenziosamente minaccia le persone di cucire loro la bocca con il lungo ago che porta appresso, a meno che queste ultime non facciano delle offerte stipate nel cesto che imbraccia. Il procedere del "cucibocca" è rallentato dalla lunga catena spezzata che ancora gli stringe il piede. Originariamente il suo passaggio era previsto alla vigilia dell'Epifania. Poi è slittato al Carnevale. La rassegna dei personaggi legati al mondo arcaico continua con "u’ zembr", il caprone, utilizzato per simboleggiare il demonio e le forze più bieche. A Montescaglioso, il Carnevale viene aperto dalla "fus" o parca, tratta dai riti popolari in voga nella Roma antica e ancor prima nella civiltà greca, dove la stessa funzione era esercitata dalle "Moire". Il fuso che la Parca regge e con il quale fila insieme alle due compagne, simboleggia lo scorrere della vita ed il suo interrompersi quando la tessitura è completata. La parca di Montescaglioso, è rappresentata da una vecchia immonda che lancia il fuso per strada e lo fa roteare. Chi viene sfiorato attira su di sè un presagio di morte. Altre due figure tipiche sono ’u zit’ e ’a zita, la sposa e lo sposo, che interpretano il matrimonio contadino a ruoli invertiti, con maschi che fanno le femmine e viceversa. Il messaggio in questo caso è di puro divertimento.

Il Carnevale di San Mauro Forte apre la serie delle manifestazioni che via via si svolgono in Basilicata. La festa dei Campanacci si svolge nella giornata dedicata a Sant'Antonio Abate, protettore degli animali. Campanacci e Campanelle si radunano nella piazza del paese e iniziano a muoversi e ad agitarsi. I campanacci “maschi” hanno la base stretta e il battacchio lungo mentre le campanelle “femmina” sono più tondeggianti, base larga e battacchio interno.

Del carnevale di Montescaglioso ne abbiamo già parlato in relazione ai suoi personaggi. La storia però che raccontano è più articolata. Si tratta di suggestioni che muovono i passi nel mondo rurale e nella vita in genere. Il carnevale racconta di "Carnevalone", vecchiaccio che vive nelle campagne del territorio, e della sua sguaiata sposa, futuri genitori di "Carnevalicchio", pronto a riportare, l'anno successivo, il clima spensierato che ha accompagnato le ultime ore di vita del padre. La ritualità legata in origine ad abiti fatti di pelli di animali, sacchi di juta e di plastica ora è dirottata verso materiali più comuni, come carta e vecchi vestiti. Alla mezzanotte dell'ultimo giorno di carnevale viene celebrato il funerale di Carnevalone. Il feretro portato a spalla dagli amici viene bruciato mentre la moglie dà alla luce Carnevalicchio, destinato a crescere nonostante l'arrivo della Quaresima.

Il carnevale di Tricarico (Matera) ha come simbolo le maschere del Toro e della Mucca che riunite in una sorta di mandria, percorrono le vie del paese facendo suonare i loro campanacci. Un risveglio diverso, che gli abitanti del paese vivono di anno in anno. Le maschere vengono impersonate unicamente da uomini che mimano i momenti più comuni della transumanza, compresi gli accoppiamenti. Tricarico, che si trova proprio su una via della vera transumanza e le sue maschere sono state inserite nella FECC, Federazione Europea Città del Carnevale. Altra tradizione, slegata dalle maschere ma tipica del periodo, è l'usanza di fare serenate itineranti. Lo scopo dei suonatori era di convincere i padroni di casa ad aprire le porte per invitarli alla loro tavola.

A Satriano (Potenza) ogni anno si ripete il rituale dell'avanzata dei Rumit che dalla foresta arrivano in paese. La loro origine è incerta. Alcuni la ritengono legata alla figura di un vecchio eremita, che vivendo nei boschi, usava uscirne dopo i rigidi inverni per chiedere qualcosa da mangiare in paese. Altri li associano al destino degli abitanti che non riuscendo a lasciare la Basilicata si facevano sopraffare dall'indigenze e, per la vergogna, preferivano nascondersi nei boschi ricoprendosi di foglie. Oggi il messaggio che il carnevale di Satriano vuole lanciare attraverso i Rumit è profondamente legato alla necessità di proteggere la natura. 

Caratteristica del Carnevale di Stigliano (Matera) è la lavorazione della carta. Gli imponenti carri allegorici della lunghezza di 11 metri per una altezza di 8, sono i più famosi della Basilicata. Per farli l'intera comunità partecipa. Le maschere che fanno da coreografia alla sfilata sono la “Pacchiana” con il suo scialle detto la “Tuagghie”ed il “Pastore” suo compagno.

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