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Localitą lago d'Orta Piemonte

Cittą da visitare sul Lago d'Orta

Itinerario sul Lago d'Orta, cosa vedere sul Cusio

I suoi borghi pittoreschi e gli scorci panoramici ne fanno il lago più romantico d’Italia. Con una superficie di poco più di 18 chilometri quadrati, una larghezza di 2,5 e una lunghezza da nord a sud di 13,4 km il bacino lacustre d’Orta, detto anche Cusio, si trova a ovest del Maggiore, interamente in territorio piemontese.

Noto in epoca medievale come lago di San Giulio, iniziò a essere conosciuto con l’appellativo d’Orta solo a partire dal XVII° secolo per via della sua principale località, Orta San Giulio. Nato dal ghiacciaio del Sempione, presenta dolci colline sul versante orientale mentre quello a occidente è piuttosto impervio e ripido. Suddiviso fra le province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, questo specchio d’acqua alpino è caratterizzato (a differenza di ciò che accade normalmente) da un emissario che si dirige verso nord, il torrente Nigoglia, che si unisce poi al Toce per confluire nel lago Maggiore.

Fra gioielli architettonici, monasteri e borghi medievali, un interessante itinerario alla scoperta di questa meta turistica non può che avere inizio dall’omonima località.

Adagiata su una penisola montuosa si trova infatti Orta San Giulio, uno dei borghi più belli d’Italia oltre che “bandiera arancione” del Touring Club Italiano. Qui, a circa 45 chilometri da Novara, dove la cittadina ha il suo centro abitato che sorge proprio di fronte all’Isola di San Giulio, ci si avventura nel tour lungolago. Da una delle viuzze strette e tortuose del cuore storico ci si inerpica su una stradina in salita che si dirige verso il Sacro Monte, Patrimonio Mondiale Unesco. Edificato fra il 1590 e il 1788 questo complesso religioso, connubio fra manierismo e barocco, venne dedicato a San Francesco d’Assisi. Dal suo giardino si gode un panorama spettacolare sull’intera città. Su piazza Motta si affaccia il Palazzo della Comunità della Riviera di San Giulio (detto anche “broletto”) costruito attorno al 1582 in stile classico e rustico. Villa Bossi ospita l’attuale sede del Comune mentre in cima a strada Motta si trova la chiesa di Santa Maria Assunta, edificio di culto edificato nel 1485 e poi ricostruito a metà del XVIII° secolo.

Una visita la merita anche la frazione Legro, conosciuta come “paese dipinto” perché le facciate di molte delle sue abitazioni sono state affrescate dalle opere di artisti italiani e europei con soggetti che richiamano i film ambientati sul lago e le storie narrate dal poeta Gianni Rodari.

Il territorio del Comune di Orta comprende anche l’Isola di San Giulio con l’ex seminario risalente al 1844, che ospita le suore benedettine di clausura, e la suggestiva basilica di San Giulio, bell’esempio di architettura romanica e barocca: l’interno a tre navate con volta a crociera presenta affreschi e tele di grande prestigio fra cui quelle a firma di Carlo Borsetti, Giuseppe Zanatta e Giorgio Benola. Di grande interesse sono inoltre l’ambone in serpentino grigio verde e l’organo a canne del 2011 costruito sulla cassa di un più antico strumento. L’isola si raggiunge dall’imbarcadero che parte da piazza Motta ma anche da altre località fra cui Pella, San Filiberto e Lagna (in questi ultimi le imbarcazioni si trovano adiacenti le aree di parcheggio).

Il piccolo paesino di Miasino, meno di mille anime e di origini antiche, accoglie alcuni capolavori architettonici fra cui la chiesa di San Rocco, con la facciata progettata dall’architetto Carlo Nigra e gli interni ricchi di opere barocche, e Villa Nigra, lussuosa residenza di campagna. Con i suoi palazzi antichi e i monumenti, Miasino accompagna verso un’altra località rivierasca del lago d’Orta, quella di Pettenasco, situata a metà della sponda orientale di questo specchio d’acqua, con il centro urbano che risalirebbe addirittura all’892. Se avete un po’ di tempo a disposizione dedicate una visita a due frazioni di Pettenasco: Crabbia, pittoresco borgo con le case ammassate su cui spicca quella all’entrata del paese con il dipinto di San Martino a cavallo e Pratolungo, con i rinomati frutteti e la chiesetta di San Grato, santo patrono del paese.

Proseguendo in direzione dell’estrema propaggine settentrionale del lago Cusio se ne raggiunge il centro principale, Omegna, che unisce folklore e tradizione a luoghi d’interesse. Da non perdere assolutamente sono il ponte antico medievale del XV° secolo con i due archi e il pilastro centrale e la porta romana edificata nel 1100 d.C. da cui, un tempo, partiva una strada che accompagnava in valle Strona. Gli appassionati di musei troveranno interessante il “Forum”, area museale che espone utensili e oggetti di utilizzo casalingo: per anni Omegna è stata infatti uno dei più importanti centri di produzione italiana di pentole a pressione, bollitori e elettrodomestici in generale con marchi famosi come Bialetti, Alessi e Lagostina. Altrettanto meritevoli di visita sono infine la chiesa di Sant’Ambrogio in stile tardo romanico con campanile a pianta quadrata e quella Evangelica Metodista, bell’esempio di neoclassicismo.

Nei dintorni consigliamo una visita alla frazione Cireggio con i resti di una torre di epoca medievale, a Crusinallo dove vi era un castello poi trasformato in chiesetta sconsacrata, a Bagnella con la spiaggia pubblica affacciata sulle acque del lago e a Agrano dove alla fine del Settecento venne riportata alla luce la mummia di una donna.

Se capitate a Omegna tra giugno e luglio non perdetevi la kermesse “Lago di Note” con il palio fra i rioni e un bel concorso floreale mentre a agosto la cittadina ospita la tradizionale festa di San Vito con i fuochi artificiali sul lago.

L’itinerario alla scoperta dell’Orta prosegue in direzione di Nonio, “Gnun” in piemontese, sulla sponda occidentale in provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Il territorio ospita delle belle cave di rocce serpentino e la chiesa di San Biagio Martire, in stile romanico e più volte rimaneggiata. Se visitate questa località in inverno ricordatevi che potete assistere a un fenomeno piuttosto raro: in un preciso momento il sole scompare infatti dietro al Monte Castello per poi riapparire e tramontare definitivamente. Altrettanto interessanti sono i due graziosi borghi di Oira e Brolo. Il primo accoglie insediamenti rustici che, a partire dal XV° secolo, vennero chiamati Villa Inferiore, di Mezzo e Superiore oltre a una bella cascata di 30 metri. Il secondo, Brolo, è conosciuto invece come il “paese dei gatti”: dal 2006, anno in cui sulla strada provinciale è stato inaugurato un monumento dedicato a questo felino, le case sono ornate da dipinti e piastrelle in ceramica che lo raffigurano spesso con un mantello. Se volete scoprire il perché non vi resta che visitare questa graziosa frazione di Omegna.

Proseguendo sulla SP46 per circa 7-8 chilometri si raggiunge Pella, località adagiata su una penisola di fronte all’Isola di San Giulio e con delle alture di granito come cornice su cui si innalza il santuario della Madonna del Sasso. Rinomata per la lavorazione artigianale legata alla canapa e per l’industria della rubinetteria, è divenuta con il tempo una meta frequentata da chi è appassionato di natura e attività outdoor. Ospita una bella torre medievale e la chiesa in onore di San Filiberto. Da piazza Motta si può salire su un trenino (5€ il biglietto andata/ritorno per adulti e 3€ quello per bambini) che in meno di un quarto d’ora porta alla frazione di Ronco dove visitare la chiesetta di San Defendente, un tempo luogo di passaggio di artisti che dalla Valsesia si dirigevano all’Isola di San Giulio.

Addentrandosi nel territorio della provincia del VCO e percorrendo per poco più di 4 km prima la SP46 e poi la SP49 si arriva a Madonna del Sasso, “Bolej” in piemontese: grazioso paesino di 400 abitanti che accoglie l’omonimo santuario che si innalza su uno sperone di granito, un interessante museo dello scalpellino (in frazione Boleto) e una macina per noci e mele. Dal cosiddetto “balcone del Cusio” – il piazzale antistante il complesso religioso della Madonna del Sasso – si gode una vista impareggiabile sul lago e sulle Alpi.

Scendendo verso sud si incontra Lagna, frazione di San Maurizio d’Opaglio. Questo abitato è celebre perché compare, secondo quanto riportato, nel documento storico più antico in cui tale Richelda avrebbe donato dei beni all’Isola di San Giulio. Caratteristico è anche un mulino ad acqua ora adibito a abitazione privata. Se volete visitare il paese del rubinetto fermatevi invece proprio a San Maurizio d’Opaglio, in territorio novarese, dove merita una sosta il museo dedicato a questo oggetto d’utilizzo quotidiano e alla sua tecnologia. Lo trovate in piazza Martiri 1 aperto dal venerdì alla domenica in orario 15-18.

Tramite la provinciale 46 (circa 6 km) si arriva a Gozzano, sull’estremità meridionale del lago d’Orta, in una conca delimitata dalle acque del torrente Agogna. Qui di particolare interesse ci sono il castello con la collegiata di San Giuliano e il porto di Buccione, da dove, un tempo, il vescovo di Novara si imbarcava per raggiungere l’Isola di San Giulio. La frazione sorge su un colle che ospita una fortificazione costruita in epoca longobarda su resti romani.

Per chi desidera ancora andare alla scoperta di qualche altro luogo di questo lago ecco Pogno, apprezzato per i murales che ne decorano le case; Ameno, paese degli artisti nonché una delle località più prestigiose del Cusio per ville e dimore signorili; Armeno con la suggestiva chiesa dell’Assunta edificata con blocchi squadrati di sasso e begli affreschi all’interno; Quarna Sotto, celebre per la produzione di strumenti musicali tanto da essere conosciuto come il “paese della musica”; Quarna Sopra da dove, in località Belvedere, si può ammirare uno scorcio panoramico sul lago d’Orta.

Un consiglio? Prima di lasciare questo angolo di Piemonte regalatevi una gustosa pausa gastronomica a base di mortadella di fegato, la famosa “fidighin d’Orta”: un impasto di carni suine magre, pancetta e fegato di maiale preparate con spezie, aromi e vino rosso Barolo, il tutto insaccato in un budello naturale legato a forma di ferro di cavallo. Ottimo sia nella versione cruda che in quella cotta (qui l’impasto è tritato più finemente). Se poi ci abbinate una fettina di toma del Mottarone, fra i migliori formaggi piemontesi d’alpeggio, il gioco è fatto.

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