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CittÓ ricche di storia: Segovia, ┴vila, Salamanca, Cuenca, Toledo, Alcalß e Cßceres

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L'entroterra della Penisola Iberica, contraddistinto talvolta da un’orografia scoscesa e impervia, è punteggiato da città monumentali, di cui molte sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità, ove la Storia ha lasciato un’impronta singolare ravvisabile nella sovrapposizione di stili architettonici e ornamentali, armoniosamente intrecciati. Pur se cariche di “pietre” di valore incommensurabile, queste città non sono però semplici testimonianze del tempo andato, essendo riuscite a mantenersi al passo con i tempi, con l’evoluzione sociale e culturale.

Segovia, dichiarata Patrimonio dell’Umanità, è una delle città di maggior fascino della Spagna. Eretta all’ombra del suo acquedotto romano, prodigio dell’ingegneria idraulica ai tempi di Traiano, protende in tutta la sua variegata bellezza verso l’alto, sino in cima a una collina ove s’innalza un palazzo-fortezza (Alcázar) dal portamento elegante che scruta l’orizzonte. Oltre all’acquedotto, questa città dall’assetto urbanistico medievale, non eccessivamente stipata, conserva anche altre testimonianze in pietra tuttora visibili, simbolo degli splendori del passato. L’arte romanica di cui Segovia è particolarmente ricca, trova la sua massima espressione nelle chiese di San Martín e di San Esteban la cui torre campanaria, di transizione, si propone quale esempio di lavoro a intarsio e di snellezza malgrado l’austerità caratterizzante questo stile. Lo stile gotico si pavoneggia nella Cattedrale, mirabile edificio i cui lavori vennero avviati nel 1522 alla guida di Gil de Hontañón; lo stile plateresco è ravvisabile nel Palazzo di Diego Enríquez; quello barocco nella chiesa di San Miguel ed, infine, lo stile herreriano nel Municipio. Chi fosse però alla ricerca del sapore quotidiano e popolare, dovrà recarsi nel quartiere ebreo, nei caffè e nei bar aperti nei porticati.

Ai piedi della Sierra de Guadarrama, sempre nella Castiglia-León, sorge la città castigliana per antonomasia: Ávila. Per “castigliana”, s’intendono i rigori della stagione invernale, la sobrietà del suo assetto urbano e la severità delle sue forme. Dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità, questa suggestiva città trasuda ovunque serenità e mistero, quel mistero da cui scaturisce la spiritualità celata dalle pareti di conventi e monasteri, lasciata in eredità da una donna senza pari, Teresa di Gesù, donna energica ed egregia al pari della sua città. Il cammino della Santa, incancellabile nella memoria dei suoi concittadini, si può seguire tutt’oggi fuori dalle mura del centro storico, presso il monastero dell’Incarnazione nonché in altri luoghi che essa fondò o dove visse. La città di Ávila non si lascia conquistare facilmente, come testimoniato dalle sue mura medioevali, la cui struttura ermetica è interrotta soltanto dal campanile a vela del Carmine. Anche all’interno della città, le chiese romaniche di casta fattezza si susseguono l’un l’altra, unitamente a dimore signorili dei secc. XVI e XVII e numerosi conventi. La Cattedrale – interessante edificio difensivo in stile gotico-romanico – accoglie la tomba in alabastro di Alonso de Madrigal, soprannominato il “Tostado”.

Salamanca, dichiarata Patrimonio Mondale dell’Umanità, è una città ricca di colori e di palazzi in stile plateresco e barocco, ben lungi dall’austerità medievale di Ávila. Carica di storia e di prosperità, è una città dai ritmi giovani e chiassosi e dal marcato carattere studentesco. Non invano Salamanca ha ospitato una delle prime università spagnole. La fastosa Plaza de Anaya – indubbiamente una delle più belle d’Europa – polarizza il fascino di questa città, scolpita in pietra rosa che si accende di un rosso vermiglio al tramonto. Le due Cattedrali, una romanica di transizione, l’altra gotico-rinascimentale e il Palazzo barocco di Anaya danno sulla piazza. Non lontano, si trova l’Università, la cui facciata costituisce uno degli esempi di maggior bellezza dello stile plateresco. Vi si coltivarono alcuni prestigiosi esponenti dell’intellighenzia del Siglo de Oro spagnolo quali Góngora, Ruiz de Alarcón e Calderón de la Barca. Un altro punto del centro urbano accoglie il cuore palpitante e trafficato della città: la Plaza Mayor, espressione dell’eleganza ottocentesca che conserva, tra i porticati, alcuni caffè in stile art nouveau tuttora aperti malgrado l’incessante boom edilizio. Tra gli edifici più emblematici di Salamanca, non vanno dimenticati la Casa de las Conchas (Casa delle Conchiglie) – odierna biblioteca pubblica ove coltivare l’intelletto – e l’imponente seminario gesuita antistante la medesima.

Cuenca, posta come per incanto in cima a un rilievo a forma di cuneo nel sud-est della Castiglia La Mancia, sospesa sull’abisso e chiusa da due gole del fiume Júcar ove crescono pioppeti le cui tonalità cromatiche mutano al mutare delle stagioni, ecco profilarsi Cuenca. Pur se fondata dai romani, il suo assetto urbano stipato denota origini medioevali evolutesi nel tempo. È oggi Patrimonio Mondiale dell’Umanità. L’aureola di questa città tranquilla e fascinosa – da cui l’appellativo di “città stregata” con cui è nota – ha ispirato numerosi artisti locali e ha dato i natali a scrittori e pittori di chiara fama, le cui opere sono esposte presso il Museo di Arte Astratta. Prospiciente la Plaza Mayor, la Cattedrale è un tipico esempio del gotico normanno, poco comune in queste terre, al pari delle case a sette piani senza ascensore, sospese sulla gola del fiume Huécar o della lista interminabile di conventi, chiese e dimore signorili che abbelliscono questa città afferrata alla propria memoria.
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Con oltre duemila anni di Storia alle spalle, Toledo è una ragnatela di monumenti, di stili architettonici e di leggende sussurrate. Ogni singolo concio, ogni singola trave e ogni singolo mattone ha qualcosa da confessare. Fondata dai romani, divenne più tardi capitale visigota e centro musulmano di rilievo di cui conserva tuttora il tracciato per assurgere, poi, sotto il dominio cristiano, a capitale e sede della corte. Attualmente è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità. Tuttavia, la definizione che meglio le si confà, a suo dire, è quella di “capitale delle tre culture”, in omaggio al periodo medievale in cui arabi, cristiani ed ebrei convissero fianco a fianco in un clima di tolleranza e di prosperità. Prosperità, giacché Toledo fu a lungo mecca delle scienze e delle lettere. La sua ricchezza artistica e archeologica è tale da poter essere, talvolta, opprimente dovendo contemplarla, pertanto, dall’esterno, dall’altra riva del fiume che la costringe in cima a un colle, esattamente come la vide e la interpretò El Greco. Enumerarne le meraviglie è quanto meno impegnativo perché tra la Cattedrale, l’Ospedale di Tavera, la Sinagoga del Transito, la Moschea di Bab al Mardúm, la Chiesa di Santo Tomé, il Municipio oppure il museo di Santa Croce – scegliendone alcuni a caso – la scelta è davvero ardua.

In prossimità della capitale spagnola, la regione di Madrid, sorge Alcalá de Henares, ritenuta la prima città universitaria pianificata al mondo che, forte del suo titolo di Patrimonio dell’Umanità, vive un momento di ripresa culturale e turistica. La fondazione dell’Università, voluta dal Cardinale Cisneros al volgere del XV sec., segna l’inizio del periodo di suo massimo splendore. Il successivo riassetto urbanistico dà vita a una vera e propria città universitaria, popolata di colegios menores, conventi e chiese. Del complesso universitario, si evidenziano il Colegio Mayor di San Ildefonso, il patio di Santo Tomás de Villanueva e il Patio Trilíngüe – così detto per l’antico insegnamento del latino, del greco e dell’ebraico -, oltre all’Aula Magna e alla Cappella. Persone illustri quali Antonio de Nebrija, padre della prima grammatica spagnola e della “Bibbia poliglotta” – con testi a fronte in ebraico, latino, greco e aramaico – ed altri insigni personaggi del Siglo de Oro tra cui Quevedo, Calderón de la Barca, Lope de Vega, Tirso de Molina, San Juan de la Cruz ecc., sostarono tra queste mura in veste di alunni o professori. È però l’autore del Don Chisciotte, Miguel de Cervantes, il massimo esponente di questa città, ove egli nacque e trascorse la sua infanzia. La Calle Mayor, caratterizzata da portici e annoverata fra le vie più lunghe e meglio conservate nel suo genere in Spagna, la Cattedrale Magistrale (ne esistono soltanto due al mondo), il Palazzo Arcivescovile, il Convento di San Bernardo e l’Oratorio di San Filippo Neri sono alcuni dei monumenti più emblematici della città.

In Estremadura, terra di conquistatori e di aristocratici ambiziosi, sorge Cáceres, anch’essa dichiarata Patrimonio dell’Umanità. Nel suo centro storico di origini almohade – che conserva tuttora parte delle mura di cinta e delle torri difensive risalenti all’epoca musulmana – regnano il silenzio e la quiete più assoluti tant’è vero che quasi nessuno osa violare la pace all’esterno di monasteri e conventi, spezzata, di tanto in tanto, dal sordo crocidare delle cicogne in primavera. Immersa in una terra di lecci e di pascoli dall’erba tenera, il centro storico di questa città, di irreprensibile bellezza, venne edificato con le ricchezze d’oltremare giunte in Spagna dopo la scoperta del Nuovo Mondo. Correvano i secoli XV e XVI. Cáceres fa comunque sfoggio di una leggiadria discreta, contraddistinta dall’aria austera delle edificazioni difensive. Palazzi dalla facciata e dal nome altisonante come quello dei Toledo-Moctezuma, quello di Solís o di Ulloa; oppure templi della cristianità quali la Cattedrale di Santa Maria, la Chiesa di San Matteo oppure il Convento di Santo Domingo, sono nel contempo seduttori ed ermetici agli occhi del viandante. Oltrepassato l’Arco de la Estrella, fuori le mura, Cáceres diventa chiassosa e si stipa attorno alle taverne della Plaza Mayor, al calore di un bicchiere di buon vino nostrano e di una “tapa” di prosciutto.

Fonte: Ufficio Spagnolo del Turismo
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