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Castiglia-León (Castilla y León), la regione: geografia, storia e clima

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L'unico termine in grado di definire, senz'ombra di dubbio, la complessa realtà della regione Castiglia-León, strategicamente ubicata nella zona nordoccidentale della penisola, è grandiosità, giacché tutto assume proporzioni smisurate in materia di geografia e cultura. L'ampia gamma di sfumature si deve, infatti, alle sue enormi dimensioni fisiche che, oltre a rappresentare un quinto del territorio spagnolo, con una superficie di 94.147 chilometri quadrati, ne fanno la regione più estesa dell'Unione Europea. Il suo territorio si articola, sostanzialmente, attorno al più grande bacino spagnolo, quello del Duero. Occupa, pertanto, uno spazio di prim'ordine in quanto attraversato dai grandi assi che collegano Madrid alle regioni atlantiche. Di conseguenza, la Castiglia-León si trova nella zona settentrionale della Meseta (altipiano) centrale spagnola e il suo spazio viene delimitato, a guisa di frontiere naturali, dalla Cordillera Cantábrica a nord, dal Sistema Ibérico a est, dal Sistema Central a sud nonché dai Montes Galáico-Leoneses a ovest.

Il Duero, colonna vertebrale di questa regione e maggior fonte di energia elettrica del Paese, scende impetuoso dal cuore del Sistema Ibérico, a oltre 2.000 metri di altezza, per stemperarsi poi in pianura, ove ha origine una fitta rete di fiumi e affluenti del grande Duero che, a loro volta, foggiano tre livelli topografici: i páramos (terreno sterile piano e brullo), le campagne e le pianure basse e fertili. Dati i diversi agenti fisici e orografici che vi operano, si rileva un'enorme diversità di caratteri ecologici del manto vegetale. L'albero maggiormente diffuso è la quercia, in grado di resistere a temperature estreme, sia fredde che calde. I querceti sono visibili in tutta la provincia, raggruppati in monti e boschi. Anche i castagni crescono nei terreni freschi e ricchi di sostanze nutrienti, presenti particolarmente nelle zone nordorientali di León. Infine, la Sierra de Gredos è costituita da grandi masse del pregiato e celeberrimo pino silvestre.

Data la sua estensione, la Castiglia-León presenta un'enorme varietà faunistica. La zona più agreste, è abitata da specie quali il lupo e l'orso bruno. In via di estinzione in passato, oggigiorno si sono stabilite delle norme a tutela di questi mammiferi, perennemente cacciati dall'Uomo. L'emblematico stambecco vive sulle montagne di Gredos, mentre la Cordillera Cantábrica dà rifugio a cervi, cinghiali e urogalli. Tra i volatili, possiamo citare l'aquila imperiale, gli avvoltoi leonati del Cañón de Rio Lobos nonché le cicogne che svernano a Villafáfila. Alle frontiere naturali di questa regione, alle sue maestose cordigliere dall'orografia accidentata, sono riconducibili i suggestivi e variegati paesaggi. Sulle alte vette, le nevi perenni costituiscono una realtà bella ed eterna, mentre le zone di mezza montagna sono formate da albereti fecondi che fiancheggiano i fiumi, culla della vita.

Il clima continentale tipico della Castiglia-León, con inverni lunghi e rigidi che contrastano con i modesti valori estivi, è strettamente correlato al colore delle sue terre. Le profonde vallate verdeggianti si tingono di un tono dorato a seconda della stagione dell'anno, sebbene possano sempre fare affidamento sulla protezione di dolci colline, sulle cui cime svettano vigili castelli, testimoni del fluire del tempo e degli uomini.

Raggruppate sulle rive del Duero e dei suoi affluenti, un nucleo di tribù, la cui storia si perde nella notte dei tempi, diede vita ai primi insediamenti in questa Regione dalle tradizioni millenarie. Dopo l'assoggettamento ai soldati imperiali, la pax romana portò a queste terre civiltà e progresso. Sorsero ponti e strade, terme e cloache, acquedotti e nuovi insediamenti urbani. Con l'arrivo dei visigoti, un nuovo elemento entrò a far parte del paesaggio giacché a essi si devono, dopo la loro conversione al cattolicesimo, l'edificazione delle prime chiese che costellarono gli spaziosi orizzonti della Castiglia.

Sebbene le successive invasioni arabe impoverirono e sfollarono le rive del Duero, la sua valle non soccombette e, dal IX sec. in poi, vennero fondate città quali Zamora e Burgos. Nel secolo successivo, grazie all'impulso dato dal Conte Fernán González, si posero le premesse di ciò che avrebbe preso il nome di Castiglia. Correvano i tempi della Riconquista, che venne ulteriormente rafforzata dall'unione definitiva della Castiglia-León nel 1230, data che segna l'inizio del più potente regno peninsulare, dotato di cultura e personalità proprie.

A León vennero convocate le prime Cortes popolari e democratiche tenutesi in Occidente. A Valladolid contrassero matrimonio Isabella di Castiglia e Fernando d'Aragona, i Re Cattolici, artefici della nascita della stato nazionale spagnolo. Epoca di enormi ricchezze, venute dal Nuovo Mondo a bordo di quelle caravelle che solcarono tutti i mari allora noti, battendo bandiera ispana. Ciò nonostante, il progresso e il benessere raggiunti nei secoli successivi, sarebbero venuti meno poco a poco, mentre le fondamenta di quell'impero "su cui non tramontava mai il sole", cominciavano a traballare.

La ricerca di nuove opportunità avrebbe, quindi, portato alla nascita di un fenomeno a noi piuttosto noto: l'emigrazione. Ripristinata la convivenza democratica, nel 1983 venne promulgato lo statuto che sanciva la Castiglia-León come il maggior ente territoriale europeo, con una popolazione che, nell'ultimo censimento, raggiungeva i 2.484.603 abitanti.

La Regione consta di nove province: Avila, Burgos, León, Palencia, Salamanca, Segovia, Soria, Valladolid e Zamora. Si tratta di capoluoghi e città assai diverse, sebbene accomunate da un medesimo passato, ricco di storia e tradizioni. Arte, cultura e attrazioni turistiche: è questo il trittico che definisce l'affascinante personalità della Castiglia-León. Terre leggendarie che hanno ripreso in mano le redini del proprio destino.
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Se, in precedenza, si è fatto un richiamo alla dismisura geografica di questa regione, lo stesso dicasi per quanto concerne la sua ricchezza storica e culturale. Costellata di vestigia romane che vengono puntualmente riportate alla luce, la Castiglia-León ha svolto un ruolo di primissimo piano nel cammino di devozione che, seguendo la scia della Via Lattea, conduce al sepolcro dell'Apostolo San Giacomo (Santiago), a Compostela. Utilizzando i termini dell'epoca, raggiungeva il finis terrae, l'ultimo pezzo di terra conosciuto.

Grazie alla favolosa opera di ingegneria avviata nella Spagna medioevale, finalizzata al benessere del pellegrino, vennero riparate strade e creati ponti, rifugi e ricoveri, fatto questo che agevolò oltremodo il commercio e lo scambio razziale. Si edificarono, poi, mirabili chiese, a riprova dell'atemporalità della devozione religiosa.

Lungo l'itinerario che conduceva a Santiago de Compostela, sorsero veri e propri miracoli dell'arte romanica, quali la chiesa di San Martín de Frómista, la basilica di San Isidoro a León e il singolare chiostro di Santo Domingo de Silos. O, ancora, l'itinerario di templi rurali che si snoda nella zona settentrionale della provincia di Palencia, di grande rilievo artistico e turistico.

Il periodo di massimo splendore dell'architettura gotica coincide con l'apogeo imperiale, allorquando la Castiglia-León era sinonimo di Spagna e viceversa. I migliori esempi di tale corrente, sono ravvisabili nelle cattedrali di León e Burgos. Nel sobrio tempio di León, contraddistinto dalla serenità e dalla veridicità di angoli e scorci, il visitatore avrà modo di ammirare un complesso di vetrate, il cui gioco di luci dà la sensazione di trovarsi al centro della sorgente luminosa. Dal canto suo, la ricchezza ornamentale della cattedrale di Burgos, ove la pietra muta in filigrana, si avvicina assai ai dettami dell'estetica rinascimentale.

Successivamente, sorsero creazioni in un gotico evoluto. Dello stile isabelino sono ravvisabili a Valladolid esempi quali il Colegio de San Gregorio o la Certosa di Miraflores, la cui bellezza colma di immaginazione gli uomini. L'architettura castigliana dalle reminiscenze arabe, il gotico-mudéjar, ha grande tradizione in questi paraggi: il monastero di Santa Clara de Tordesillas, la Casa de las Conchas (delle conchiglie) di Salamanca nonché innumerevoli fortezze tra cui spicca, sempre vivo e possente, L'Alcázar di Segovia.

L'influsso del Rinascimento italiano giunse in terra spagnola sotto forma di stile plateresco, di cui sono testimoni prestigiosi l'Università di Salamanca e il convento di San Marco a León. Epoca in cui il meglio della letteratura del Siglo de Oro era strettamente legata a questi luoghi, basti citare il romanzo picaresco El Lazarillo de Tormes. Dopo il trasferimento della Corte a Madrid, avvenuto nel 1561, la Castiglia-León perse buona parte del suo spessore precedente. Malgrado tutto, sprazzi di ingegno portarono alla creazione di gioielli barocchi quali, ad esempio, la Plaza Mayor di Salamanca o la vivace corrente scultorea di cui fu massimo esponente Gregorio Fernández. Il palazzo della Granja, l'ultima costruzione provinciale di enorme rilevanza artistica, si deve all'impulso dato dalla casata dei Borboni. Non è pertanto esagerato affermare che la Castiglia-León è un compendio di duemila anni di cultura cristiana. Nello spirito regionale confluisce una straordinaria eredità artistica e culturale, cui si uniscono costantemente nuovi nomi e opere. L'influsso estetico del suo paesaggio è strettamente legato alla letteratura di Miguel Delibes e al gruppo noto con l'appellativo di "escuela leonesa". Il ricercatore e studioso di folclore, Joaquín Díaz, prosegue la sua lotta a tutela delle tradizioni etniche popolari. E, riguardo alle arti plastiche, il pittore più rappresentativo potrebbe essere il muralista José Vela Zanetti, di cui una delle sue opere meglio riuscite si può ammirare presso la sede dell'ONU, a New York.

La Castiglia-León è, in definitiva, un gigantesco museo, un capolavoro in cui le alternative naturali sono frammiste a secoli di gloriosa storia.

Fonte: Ufficio Spagnolo del Turismo
Milano 02/72004617 - Roma 06/6783106
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