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Castelli Romani Lazio

Itinerario nel Parco dei Castelli Romani, cosa vedere sui Colli Albani

Dai sette leggendari colli ai sedici castelli, Roma ha sempre amato le alture. Quelle dolci e ventilate che la resero, infatti, anche per clima e posizione, la culla ideale di una grande civiltà, ma anche quelle storiche dove molti capitoli ed avvenimenti del mondo antico si sono dipanati nei secoli.

Però, oltre a battaglie, pietre miliari, aneddoti leggendari e fatti storici la zona dei Castelli romani ha saputo lasciare alla modernità anche un’eredità più complessa e composita, fatta non solo di date, ma soprattutto di gusto ed eccellenze. A pochi chilometri a sud est dell’Urbe, i Castelli romani sono esattamente così come chi li ha saputi cantare, anche con ironia, in uno dei manifesti della romanità: “E’ mejo er vino de li Castelli, che questa zozza società" si intona cantando “La società dei magnaccioni”. E sì: la meglio gioventù di Roma lo ha capito da sempre e la massima vale in ogni tempo. I Castelli romani sono semplicemente “mejo”.

La tradizione non parla solo di ottimo vino anche se i vini dei “Castelli Romani” – da Frascati a Marino sono ben sei le Doc del territorio - sono famosissimi da secoli, entrati ormai nella letteratura di chi san ben vivere e ben ricordare. Oltre al vino, incastonati in un paesaggio mozzafiato, protetto dal 1984 anche dal Parco regionale dei Castelli Romani, sono tanti i frutti di queste terre del Vulcano laziale. Da Lariano arrivano pane e funghi, da Genzano i fiori, da Nemi le fragole, da Ariccia la porchetta e da Rocca di papa le castagne. I castelli sono sedici: Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Colonna, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora e Velletri.

Albano Laziale

Con le due zone di Cecchina e Pavona, questo è uno dei più grandi “castelli”. A delimitarlo il lago Albano da una parte e, all’orizzonte, il mar Tirreno. In realtà sono i vitigni a dare carattere a questa cittadina, abbarbicata sul monte dei Cappuccini, che la storia destinò ai possedimenti papali fino a tutto il Settecento. Non lontano da qui sorgeva Albalonga, l’inutile antagonista di Roma. Si dice che anche il filosofo Seneca avesse qui una sua dimora e che fu Costantino nel IV d. C ad ordinare la costruzione di una basilica. Albano Laziale commise, poi, un grande errore di valutazione, alleandosi con Federico Barbarossa contro Roma, venendo subito rasa al suolo. In seguito il suo destino fu sempre legato alla capitale. Fra i motivi per vistarla vi sono le rovine struggenti delle terme di Cellomaio, costruite all’epoca di Caracalla, e quelle di un anfiteatro che ancora resistono sgranocchiate dal tempo. Queste rovine archeologiche sono il vero skyline cittadino, insieme a Villa Dora Pamphili e al suo parco pubblico che ingloba il ricordo di alcune delle più lussuose ville suburbane che si snodavano lungo la Appia antica.

Ariccia

Anche Ariccia fu fondata ben prima di Roma ed era una stazione di sosta lungo la via Appia. Sopravvisse almeno fino al 410 d.C e al sacco di Roma ad opera dei Goti di Alarico. Oggi è uno dei centri turistici più rinomati della conca del Vulcano laziale e lo è per motivi apparentemente contrastanti. Da una parte c’è il gusto della porchetta che dal 2011 è una Igp, poi c’è un grande ponte e infine ci sono le architetture di Gian Lorenzo Bernini che qui fu chiamato a committenza di una delle famiglie più nobile della zona, i Chigi. La collegiata di Santa Maria Assunta e il santuario di Santa Maria Galloro sono fra i capolavori regalati alla città dal grande architetto, lo stesso del colonnato di San Petro in Vaticano. Eppure, il simbolo forse più conosciuto della città, pur voluto da due papi - Gregorio XVI prima e concluso poi da Pio IX - , non ha nulla a che fare con la chiesa ed è il grande viadotto costruito nel XIX secolo per accorciare il percorso di avvicinamento alla città. Oggi il ponte è anche una delle vie più brevi per non perdersi l’annuale sagra della porchetta che dal 1950 ha lanciato il paese nell’empireo del buon gusto con questo prodotto di carne suina cotta, apprezzato, ormai a livello nazionale, così come lo immortalò anche Carlo Emilio Gadda: “La bella porca del’ Ariccia co un bosco de rosmarino in de la panza”.

Castel Gandolfo

Ora pro nobis: è la residenza estiva di tutti i papi, tranne Bergoglio che è affezionatissimo a Santa Marta e alle sue atmosfere meno sfarzose. Sarà merito del Ponentino o della vista sul lago, sui Colli Albani e sui Castelli, ma i papi comunque hanno sempre pregato meglio qui a Castel Gandolfo, che è un po’ la sede estiva del Vaticano e della Chiesa dell’universo mondo. Il palazzo dei papi è stato edificato a partire dal 1628, su progetto di Carlo Maderno, ma gli ultimi lavori si sono conclusi dopo i patti Lateranensi del 1930. Fra i suoi gioielli c’è anche la cappella privata del papa che ospita un’immagine della madonna nera di Czestochowa cui era devoto, da polacco, papa Giovanni Paolo II. Scendendo alle rive del lago, solcato da robusti canottieri delle squadre di Roma che spesso qui si allenano, da non perdere sono alcune testimonianze archeologiche. Fra queste sono i resti di una villa di Domiziano e il delizioso ninfeo del Bergantino in una grotta che ricalca quella di Tiberio a Sperlonga.

Colonna

E’ il più piccolo dei “castelli”, ma porta il nome più importante, quello dei Colonna, potente famiglia patrizia romana le cui vicende si intersecano spesso con quelle dei papi, Bonifacio VIII in primis, vittima del celebre “schiaffo di Anagni” con cui l’imperatore non intendeva cedere alle ingerenze papali. Bene, a schiaffeggiare, o meglio, oltraggiare il papa fu proprio un membro della famiglia Colonna per conto di Filippo IV Il Bello. Mole sua stat, Sta ferma sulla sua grandezza. Questo il motto della casata dei Colonna che ben riecheggia anche nella solennità di questo piccolo borgo che si estende intorno al robusto palazzo baronale.

Frascati

Dici il suo nome e pensi ad un brindisi. Fresco e leggero come il migliore dei suoi vini, è il clima ad aver fatto la fortuna di questi luoghi. In centro il simbolo più amato è la bella cattedrale barocca a doppia torre, inconfondibile trademark del borgo. Tutta un’altra storia è quella che raccontano le campagne. Già amate dal poeta romano Lucullo, furono scelte dalla Roma bene, quella imparentata con i papi, per la villeggiatura fuori porta. Per questo oggi sul territorio di Frascati son ben dodici le ville suburbane di delizia appartenute a tanta parte dell’aristocrazia romana fra XVI e XVII secolo. Si chiamano “tuscolane” e sono una vera parure di gioielli, dai nomi importanti, come villa Aldobrandini, Torlonia o Parisi, tutte circondate da grandi giardini e strutture che richiamano la bellezza ideale delle ville imperiali romane.

Genzano di Roma

Parafrasando gli antichi si potrebbe dire che questo, fra i castelli romani, è dono dello Stau. Ma che cos’è? Si tratta di fenomeno meteorologico che toglie vapore acqueo alle nuvole man mano che il terreno si alza. Perciò la piovosità maggiore si ha proprio sulle prime alture dei colli rivolte verso il mare, regalando si qualche pioggia al paese, ma anche il clima ideale a Genzano che si è conquistata anche l’appellativo di città dell’infiorata. Abbarbicata sul cratere esterno del vulcano che forma il lago di Nemi, la cittadina di Genzano di Roma è una poesia di vicoli antichi e torri, inglobate nelle mura delle case. Una buona ragione per una gita fuori porta tutto l’anno. Eppure da due secoli c’è anche un motivo in più: a giugno, la domenica successiva al Corpus Domini, qui si celebra l’infiorata. La via che sale al Duomo viene tappezzata di un manto floreale ad opera di artisti che riproducono, con petali, corolle e gambi, famose opere d’arte. Il significato? Non scordarsi mai che proprio i fiori sono fra i doni più preziosi di questo clima così fertile, in un mix di bellezza e devozione.

Grottaferrata

Elegante luogo di villeggiatura, meta di pellegrini per la sua abbazia millenaria dedicata a Santa Maria e città del libro per via della sua intensa tradizione legata all’editoria. Sono tanti i record di Grottaferrata . Se si pensa che uno dei suoi principali estimatori era proprio Cicerone che qui veniva in vacanza, in una delle sue residenze “tuscolane”, allora si può andare tranquilli e fidarsi del grande scrittore latino. La sua villa sorgeva, probabilmente, dove nel 1004 fu fondata l’abbazia, mentre fra Seicento e Settecento il territorio fu cosparso di ville nobiliari di famiglie romane che ne ingentiliscono il territorio. Per completare una visita, da non perdere sono le catacombe scoperte solo nel Novecento e risalenti, con oltre 800 tombe, al V secolo. Interessanti anche i resti dei tre castelli, il “borghetto” con le mura in opus quadraturm, il Molara che ospitò anche san Tommaso D’Aquino e Castel De’ Paolis.

Lanuvio

Era l’antica Lanuvium e il suo fascino è rimasto intatto nel tempo. Ogni epoca le ha donato un simbolo che fa di questa cittadina uno dei “castelli” più interessanti e ricchi d’arte. Cominciamo dal passato remoto? Non perdete la preziosa sezione epigrafica del Museo civico. Non sapete stare senza Roma? Il tempio di Giunone Sospita è quello che fa per voi. Amate irrimediabilmente il Medioevo? La rocca del borgo, costruita per difendersi dalle incursioni dei saraceni sarà la vostra meta. Adorate i palazzi antichi? Il quattrocentesco palazzo Colonna vi conquisterà con il suo fascino senza tempo. Il barocco vi lascia sempre senza parole: così farà la fontana degli scogli, pensata da Carlo Fontana nel 1674. Ogni secolo ha lasciato un dono a Lanuvio, tranne purtroppo gli anni e i bombardamenti del 1944. Ma forse anche per questo oggi il borgo ha anche la bellezza della tenacia.

Lariano

Questo “castello”, a 40 km da Roma è una vera tentazione. Non solo buon vino, ma soprattutto buona tavola sono i veri “ingredienti” di una gita fra queste colline trapuntate di boschi odorosi. Si, al trekking penserete dopo, fra i mille sentieri che solcano il territorio di Lariano. Prima, fra funghi, pane nero e i mitici cellitti (pasta acqua e farina) troverete di che saziare spirito e corpo.

Marino

Da strategico avamposto militare sull’agro pontino, a vera e propria cantina d’élite per gli estimatori dei vini dei “colli”. Oggi a Marino molti scelgono di fare un salto in autunno per la tradizionale sagra dell’uva. Leggenda vuole che la fontana dei “quattro mori” di piazza Matteotti, in passato dispensasse anche vino, soprattutto in questo periodo. Almeno così dicono le canzoni popolari. In ogni caso, Marino val bene una gita tutto l’anno per il suo clima piacevole e fresco ed anche per un'altra serie di capolavori. C’è la collegiata di San Barnaba, una delle chiese più importanti dell’intero territorio dei “Castelli”, ma andando indietro nei secoli c’è anche una delle testimonianze meglio conservate di quello che era il culto mitraico (culto misterico per il dio Mitra: ha origine greco ellenistica e deriva dalla Persia) nell’antica Roma. Il mitreo di Marino, scavato in una spelonca nella roccia di peperino conserva stupende pitture ad encausto del II d.C. In Italia edifici simili si trovano a Roma (Mitreo Barberini) e a Santa Maria Capua Vetere.

Monte Compatri e Monte Porzio Catone

Monticiani o compatresi, gli abitanti di questo “castello” discendono dall’antica Labicum. Il centro ha conservato un sapore medievale e offre ottimi scorci sulla Latina. Con un’incursione fuori da “castelli”, Monte Compatri è un ottimo punto di partenza anche per visitare Tivoli e Palestrina, tornando poi “ al monte” nel fresco della sera. A Monte porzio catone, invece, si sale per il suo Duomo dedicato a Gregorio Magno, oppure per il suo osservatorio astronomico ma soprattutto per la mitezza del clima e la splendida vista su Roma

Nemi

Fra i “castelli” più piccoli, se ne sta abbarbicato sulla collina come una macchia di case ordinate e color pastello che spiccano nel verde del bosco. Termine da cui infatti prende il nome: “nemus”, bosco in latino. Un ecosistema che quassù regala ottime fragole di bosco con cui si prepara anche l’ottimo fragolino. La sua fortuna però è venuta dalle rive del lago di Diana, antico cratere vulcanico. E’ qui che forse anche Cesare sarebbe venuto in villeggiatura, ma soprattutto è qui che la leggenda si è intrecciata alla storia e all’archeologia, rendendo immortale questo borgo, grazie a due navi di cui mai si perse la memoria, anche se furono recuperate solo nel Novecento. Erano appartenute a Caligola, misurano circa 80 x 25 metri e furono l’ennesimo frutto della mente malata di un imperatore che né potè né volle essere amato. Affondate alla sua morte, nel nome della “damnatio memoriae” - l’oblio che spetta a chi ha mal governato -, le navi furono cercate per secoli. Quando finalmente si riuscì a salvarle dall’acqua, costruendo perfino un museo - il primo del genere ad essere pensato come un hangar esattamente intorno alle opere stesse da custodire – gli ultimi capitoli della seconda guerra mondiale le distrussero col fuoco una seconda volta. Oggi quel che resta è conservato nel museo voluto durante gli anni nel fascismo quando le navi, con una impegnativa campagna di svuotamento del bacino, vennero finalmente alla luce. Oggi, come per tutti i laghi avvolti nel mito, si favoleggia che i fondali potrebbero custodire una terza imbarcazione che, probabilmente, l’imperatore utilizzava per i suoi “miti e riti”, vicino al tempio di Diana di cui pure si ammirano i resti sulle rive del lago. Il mistero continua, mentre il fascino del borgo di Nemi è legato a palazzo Ruspoli, edificato nel medioevo dai conti di Tuscolo con una caratteristica torre cilindrica.

Rocca di Papa

‘A Rocca, come la chiama la gente di qui, era l’antico Mons Albanus dei latini. Da sempre sulle pendici di quello che oggi è il Monte Calvo è cresciuta gente fiera che osò perfino ribellarsi ai potenti signori Colonna e al papa proclamando, nel 1855, una repubblica indipendente un po’ spavalda e un po’ temeraria. Il territorio è fatto di lava e lapilli, eredità della conca del Vulcano laziale, eppure le radici son ben salde su quei pendii che oggi incorniciano un borgo di case pastello e viuzze di ciottoli da cui nei giorni più sereni si può perfino intuire il “cupolone” di San Pietro. In effetti la via sacra da qui a Roma solcava proprio questi boschi e per alcuni tratti è ancor un bel sentiero in mezzo al bosco da percorre a piedi o in bici. Qui hanno soggiornato anche Goethe e Andersen, il signore delle fiabe e respirando appieno del paesaggio non si fatica a capire perché. Una curiosità? Fra Ariccia e Rocca di papa c’è una via che è tutto un programma: sembra in discesa, ma in realtà è salita, merito di un effetto ottico che in tanti hanno cercato di spiegare senza molta convinzione perché in fondo è uno di quei misteri che ci piacciono così come sono

Rocca Priora

E’ la “cima” dei castelli: di tutti i borghi del gruppo è il più alto (e più fresco), a quota 768 metri sul livello del mare, la dove la linea di cresta del Monte Tuscolo si addolcisce, per impennarsi poi nuovamente verso il Prenestino. Sarebbe questo il luogo che Coriolano elesse come quartier generale per la marcia su Roma nel V a.C. Un tempo qui si commerciava anche la neve, come rudimentale forma di conservazione degli alimenti e refrigerio personale, oggi chi sale a Rocca Priora lo fa per i suoi palazzi, come il Savelli, oggi sede del Comune a doppia torre merlata in stile tardomedievale che, in realtà, è dell’800. Chi ama la natura, sceglie i prati del Vivaro, un ecosistema antico di zone umide dal clima fresco e unico.

Velletri

Era la capitale dei Volsci e con Roma ha sempre trattato alla pari, fin dai tempi dei sette leggendari re dell’Urbe. Qui fra gli habitué si annovera anche Ottaviano Augusto che vi trascorse buona parte dell’infanzia, in una villa suburbana. Si allunga sull’agro pontino, poi bonificato durante il fascismo, e si vanta di un motto che mette le cose in chiaro: “Est mihi libertas papalis et imperialis”: godo della libertà dal papa e pure dall’imperatore. Gravemente danneggiata nel 1944 durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale, oggi fra i simboli della città resistono la torre del Trivio e la porta Napoletana, il santuario della Madonna delle Grazie e il museo civico di geopaleontologia dei Colli Albani, un vero scrigno di storia locale. Velletri è una delle tappe più rinomate lungo la “Strada dei vini” dei Castelli. Un calice si abbina alle altre delizie del luogo, dal pane all’olio, alla cacciagione passando per i carciofi, fra i capisaldi della cucina velletrana. Una serie di feste e sagre completa l’elenco dei desiderata per chi voglia fare un salto in città, dalle camelie che si festeggiano a marzo, al carciofo, “re” di Maggio, all’uva in autunno.

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