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Estremadura (Extremadura): le province di Cáceres e Badajoz

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Se volessimo definire la Regione Estremadura servendoci di una parola sola, dovremmo usare il termine diversità. Di fronte al bosco mediterraneo, si trovano i bacini e il penepiano di Cáceres; nella zona settentrionale si estendono la Sierra de Gata, le fertili valli del Jerte, di Ambroz e di La Vera, quella meridionale cede il passo ai vasti tavolieri di la Serena. Il nome Estremadura deriva da "estremo" vocabolo con il quale s’indicavano nel passato i territori di frontiera, testimoni per ben otto secoli delle lotte svoltesi tra cristiani e musulmani. La regione confina a nord con Castiglia-León, a sud con l’Andalusia, a est con Castiglia-La Mancia, a ovest con il Portogallo. I suoi 41.602 km2 la situano al quinto posto tra le regioni spagnole, con 1’8% dell’intera superficie peninsulare. È divisa in due province: Cáceres (19.945 km2) e Badajoz (21.657 km2). Dei complessivi 380 municipi, 218 appartengono alla provincia di Cáceres e 162 a quella di Badajoz; il capoluogo è Mérida.

Ha una densità di 27 abitanti per chilometro quadrato, cifra senz’altro bassa se confrontata con i 75 abitanti per chilometro quadrato a livello nazionale. In totale sono 1.069.419; 405.616 risiedono nella provincia di Cáceres, 663.803 in quella di Badajoz. È attraversata da diversi sistemi montuosi; a nord il Sistema Centrale, a sud le propaggini della Sierra Morena, a est e al centro le propaggini dei Monti di Toledo. Dispone di abbondanti riserve d’acqua: due fiumi importanti, il Tago e il Guadiana, la percorrono da est a ovest. Il risultato è una terra ricca di contrasti, dove si passa da 130 metri d’altitudine ad una massima di 2.400.

Il clima è mediterraneo, soggetto agli influssi continentali e oceanici. È più umido e gradevole che nel resto dell’altopiano, grazie all’assenza di barriere naturali che si oppongano all’Oceano. L’inverno è relativamente mite e l’estate piuttosto calda. Le comunicazioni stradali si sviluppano intorno a due arterie principali: est-ovest e nord-sud. La prima è costituita dalla superstrada che collega Madrid a Lisbona; la seconda dalla strada statale N-630 che unisce l’Alta alla Bassa Estremadura: sono già iniziati i lavori per trasformarla in superstrada. Le vie restanti sono abbastanza buone nel complesso e permettono di raggiungere qualsiasi località, superando quando necessario le difficoltà derivanti dall’orografia. La rete ferroviaria passa per le sue due province: linea Madrid-Cáceres, Cáceres-Mérida, Mérida-Zafra. A Badajoz esiste un aeroporto dal quale partono voli diretti alla capitale della penisola e a Barcellona.

L’esistenza di popoli preistorici in Estremadura è dimostrata dalle grotte di Maltravieso (Cáceres), Monfragüe, Villuercas, Alange e dai numerosi dolmen di Valencia de Alcántara, oltre a quello spettacolare di Lácara. In seguito fu il turno dei tartessi, dei celti e dei romani: questi ultimi prevalsero su tutti gli altri, soprattutto a partire dall’anno 25 a.C., data della fondazione di Emérita Augusta (Mérida), capitale della provincia denominata Lusitania. Con l’arrivo degli alani, nel V secolo, si assistette alla fine del predominio romano. Alcuni anni più tardi Mérida passò al regno visigoto di Eurico; posteriormente agli arabi.

Una volta portata a termine la Riconquista da parte di Fernando III, l’Estremadura assunse il nome attuale e si sviluppò come entità unica, fino a quando nel 1833 venne divisa dal punto di vista amministrativo in due metà. Al periodo medievale risalgono le tre diocesi: Badajoz, Coria e Plasencia; oltre agli Ordini militari di Alcántara e Santiago. La regione partecipò attivamente alla lotta contro gli arabi intrapresa dai Re Cattolici in territorio andaluso e fu proprio qui, in seguito alla battaglia della Albuera, che Isabella e Fernando riuscirono a garantirsi il trono.

A partire dalla conquista di Granada e dal ritorno di Colombo dall’America, furono parecchi gli avventurieri, i giovani nobili e i frati che decisero di lanciarsi alla colonizzazione del Nuovo Mondo. In questo modo il loro nome, insieme a quello delle città e dei paesi d’origine, passò a far parte della storia universale. II 25 febbraio 1983 una Legge statale concesse all’Estremadura lo status giuridico di Regione. Nel suo statuto sono previste le molteplici competenze e le istituzioni corrispondenti: l’Assemblea assolve i compiti propri dell’organo legislativo, la Giunta e la Presidenza quelli spettanti agli organi esecutivi.

Il patrimonio artistico della regione è tra i più importanti dell’intera penisola, fedele riflesso di tutti i popoli che si stabilirono qui. Dei primi abitanti rimangono i monumenti megalitici di Valencia de Alcántara e della Valle del Guadiana, vicino a Mérida; le pitture rupestri della grotta di Maltravieso a Cáceres e i "verri" di pietra scoperti nell’Alta Estremadura.

Le costruzioni più significative ci portano all’epoca dei romani. A Mérida si concentra il maggior numero: il Teatro romano, l’Anfiteatro, il Tempio di Diana e parecchie altre, oltre ai reperti esposti presso il Museo Nazionale d’Arte Romana. Non possiamo tralasciare il ponte di Alcántara, l’Arco di Cáparra e il Teatro di Regina. Dell’epoca dei visigoti sono arrivate ai nostri giorni solamente le rovine di alcune basiliche: quella di Trujillo, Alcuéscar, Brozas, Burguillos del Cerro. Molto più importanti le vestigia arabe: sono soprattutto edifici di carattere militare e difensivo. Basta accennare a gran parte della zona cinta di mura di Cáceres, alla Alcazaba di Badajoz, nonché alla muraglia almohade di Galisteo. Le poche opere d’arte romaniche sono ubicate a nord di Cáceres. Un bell’esempio è dato dalla Cattedrale Vecchia di Plasencia. Terminata la Riconquista, prevalse nella regione l’arte gotica. Vale la pena di ricordare: la cattedrale di Plasencia, quelle di Coria e Badajoz, i Monasteri di Yuste e Guadalupe.

La scoperta dell’America determinò una situazione economica eccellente, che diede impulso alla nascita e successivo sviluppo dell’arte rinascimentale, palese in numerose costruzioni di carattere civile, religioso e militare. Senza dubbio fu il Rinascimento il periodo di massimo splendore per quanto riguarda l’architettura locale e sono circa 200 le opere dichiarate Beni d’Interesse Culturale. Non possiamo non menzionare Jeréz de los Caballeros e Guadalupe, dove si trova la maggior parte delle creazioni barocche; Churriguera lasciò la propria firma nella Torre Campanaria della Cattedrale di Coria, nel Palazzo del marchese della Conquista - a Trujillo - e nella sagrestia del Monastero di Guadalupe. L’Estremadura diede i natali ad artisti della taglia di Francisco Zurbarán, Felipe Checa, Eugenio Hermoso, Luis Morales, Juan Barjola ed Eduardo Naranjo, tra gli altri. Sono parecchi i musei sparsi per tutta la regione; la città di Cáceres e il monastero di Guadalupe sono stati dichiarati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

La regione ha 54 aree naturali protette, che la collocano al primo posto in Europa. C’è un’Estremadura umida formata dalle acque del Tago, che comprende i bacini di Valdecañas, Torrejón, Alcántara, Borbollón, Gabriel, Galán, Salor; oltre alle acque del Guadiana con le dighe di Cíjara, Orellana, La Serena, Zujan, Alange. Poi c’è un’Estremadura steppica: pascoli e coltivazioni che danno forma alle caratteristiche pianure - habitat ideale per l’otarda -, vasti terreni come los Llanos de Cáceres - altopiano di resina e granito -, le zone di La Serena, La Campiña Sur, los Llanos del Guadiana International.

In terzo luogo c’è un’Estremadura verde con i suoi boschi, le brughiere e i pascoli. Spiccano i parchi naturali di Monfragüe e quello di Cornalvo. II primo occupa una superficie di 18.000 ettari; ospita le specie della fauna e della flora caratteristiche del bosco mediterraneo. I suoi cieli sono solcati dall’avvoltoio leonato, la cicogna nera, l’aquila reale, il falco pellegrino e il grifone. Inoltre dà rifugio alla volpe, il gatto selvatico, il tasso e soprattutto la lince. Per quanto riguarda la flora, vi abbondano il sughero, la quercia, il ginepro, l’erica, nonché le piante caratteristiche delle rive dei fiumi: salice, frassino... Cornalvo ha un’estensione di 10.750 ettari; numerose le querce e i sugheri. Rispetto alla fauna, risaltano: la cicogna nera, l’aquila imperiale, il castorino, il gatto selvatico, il coniglio e, in minor misura, la lince.

Altre aree degne di menzione sono: il territorio di La Vera, la valle del Jerte, la valle di Ambroz, la sierra de Gata, Las Villuercas, la sierra de San Pedro - coperta di sugheri e brughiere -. Nella provincia di Badajoz: Hornachos, Jeréz de los Caballeros e Tentudía. Da tenere presente un fatto curioso: le cicogne, molto numerose, fanno il loro nido nei luoghi più insoliti - campanili, tetti, segnali stradali, torrette della luce - e praticamente formano un tutt’uno con il paesaggio; sembrano altresì voler salutare il turista con il rumore dei becchi che si toccano. La cicogna nera, un po’ più timida e schiva, preferisce cercare rifugio sulle alte rupi dei parchi naturali di Monfragüe e Cornalvo.

Artigianato - Rimangono vasai a Ceclavín e Arroyo de la Luz (Cáceres); meritano un cenno a parte le terrecotte rosse di Salvatierra de los Barros (Badajoz). Si lavora ancora con i telai nella provincia di Cáceres: a Torrejoncillo e Trujillo. L’alabastro si trova tuttora nella valle del Jerte (Cáceres). Guadalupe (Cáceres) conserva l’artigianato del rame; nel borgo di Acebo (Cáceres) quasi tutte le donne si dedicano al ricamo. La pelle e i lavori a sbalzo sono caratteristici di Jeréz de los Caballeros (Badajoz). A Guijo de Santa Bárbara, Hervás e Guadalupe (Cáceres) si fabbricano mobili di legno; il paese di Montehermoso (Cáceres) è diventato famoso per i cappelli, che costituiscono la parte più originale del costume tipico regionale: lo specchio con cui terminano sta ad indicare se la donna che lo porta è nubile, sposata o vedova.
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Elemento fondamentale della gastronomia regionale è l’uso dei prodotti della terra. La maggior parte delle ricette sono un retaggio del passato: i piatti a base d’agnello provengono dalla cucina araba; l’uso della paprica e delle patate arrosto fu introdotto dai conquistatori. Esempio della varietà in cucina è il gran numero di minestre, che possono essere di pomodoro, d’aglio, di patate - nella zona di la Vera -. Per non dimenticare la minestra cosiddetta "del vescovo" e quella di asparagi in estate. II "gazpacho" si può preparare con l’aglio bianco o la menta puleggio; si presenta inoltre nella variante "trincaya" e "cachorreña".

Molto rinomati gli insaccati che godono della denominazione d’origine Dehesa Extremeña e i vini con denominazione d’origine "Ribera del Guadiana". Esistono altri insaccati e vini d’ottima qualità: ricordiamo quello rosso di Salvatierra, quelli bianchi di Miajadas e di Cañamero. Per non menzionare il "cava" di Almendralejo, i liquori di Guijo de Santa Bárbara - nel territorio di La Vera -, quello di ghiande tipico di Almendralejo e di ciliegie tipico della Valle del Jerte. Per quanto riguarda il pesce,deliziose le tinche e le trote di La Vera e della valle del Jerte. Ottimi gli oli prodotti nella Sierra de Gata, a Monterrubio de la Serena e Jeréz de los Caballeros. Un discorso a parte meritano i formaggi: le "tortas" elaborate con il latte di pecora caratteristiche di la Serena, Casas de Cáceres, Ibores e Villuercas, nonché quelli elaborati con il latte di capra. I dolci ci riportano con la memoria ai tempi del dominio arabo e ci parlano della vita monastica.

Principali Feste
Gennaio - La encamisá (il giorno 16) a Navalvillar de Pela (Badajoz): i fantini attraversano il paese passando tra i falò. El jarramplas (i giorni 19 e 20) a Piornal (Cáceres): un uomo mascherato e protetto da indumenti imbottiti sopporta una pioggia di rape. Las carantoñas (il giorno 20) ad Acehuche (Cáceres): uomini mascherati da animali accompagnano la processione di San Sebastián.

Carnevale - I festeggiamenti più importanti sono quelli che hanno luogo a Badajoz e Navalmoral de la Mata (Cáceres); oltre al peropalo di Villanueva de la Vera (Cáceres) in cui si ricorda un antico processo dell’Inquisizione.

Pasqua - Los empalaos di Valverde de la Vera (Cáceres), le danze del chíviri la Domenica di Resurrezione a Trujillo (Cáceres), oltre alle grandi processioni di Cáceres, Jeréz de los Caballeros, Badajoz e Mérida.

Maggio - La Festa della Santa Croce (i giorni 1, 2 e 3) a Feria (Badajoz); San Isidro (il giorno 15) a Valencia de Alcántara (Cáceres) e Fuente de Cantos (Badajoz).

Giugno - La ottava del Corpus a Peñalsordo (Badajoz) e il toro di Coria (Cáceres) la settimana del 24.

Dicembre - La notte del 7, vigilia dell’Immacolata Concezione, si celebra in varie località dell’Estremadura; risaltano soprattutto Los escobazos di Jarandilla de la Vera (Cáceres) e la encamisá di Torrejoncillo (Cáceres).

Festival di teatro
Cáceres: Festival del Teatro Medievale. Giugno.
Mérida: Festival del Teatro Classico. Luglio e agosto
Alcántara: Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale. Agosto.

Fonte: Ufficio Spagnolo del Turismo
Milano 02/72004617 - Roma 06/6783106
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