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Bukhara (Buhara), Uzbekistan: la cittą sulla via della seta, Patrimonio UNESCO

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Nonostante le sue ridotte dimensioni, una visita approfondita a Buhara (o Bukhara) richiede molto tempo: sono tanti e tali i gioielli da scoprire in questa città, che nel 1993 l'UNESCO non ha potuto fare altro che dichiararla Patrimonio dell'Umanità.

Buhara è popolata oggi da circa 250000 abitanti e si trova nell'omonima regione dell'Uzbekistan, in un'oasi del deserto ad appena 100 km dal confine con il Turkmenistan; è una delle città più antiche dell'Asia Centrale, la cui origine probabilmente risale addirittura al XIII secolo a.C. Dai primi riferimenti scritti alla località nei testi sacri, si apprende come il suo antico nome fosse “Avesto”, mutato poi nel corso dei secoli in quello attuale, che deriva dal sanscrito vihara, ovvero “monastero”.

Attorno al VII secolo Bukhara era una città la cui economia era fortemente improntata sul commercio, anche a causa della sua posizione strategica sulla Via della Seta, a meno di 300 km ad ovest di Samarcanda. In seguito alla conquista islamica avvenuta nel VII secolo, la città mutò fisionomia e vide la costruzione delle prime moschee, alcune delle quali sono ancora conservate e visibili, nonostante l'invasione mongola ad opera di Gengis Khan nel XIII secolo che rase al suolo praticamente tutti gli edifici.

La rinascita di Bukhara si ebbe a partire dal XVI secolo, quando tornò ad essere un'importante città-mercato ricca di bazar e caravanserragli nonché un centro culturale islamico con le oltre cento madrasse e più di trecento moschee. I secoli successivi furono piuttosto turbolenti dal punto di vista politico, a causa delle faide tra gli emiri che salivano al trono; tale situazione si protrasse fino al 1868, quando le truppe russe occuparono dapprima Samarcanda e subito dopo anche Buhara, annettendola al protettorato dello zar, pur con l'emiro ancora formalmente in carica. L'ascesa al potere dei bolscevichi in Russia ebbe presto effetti anche sul Repubblica Uzbeka: nel 1918 una delegazione di emissari sovietici giunti dalla capitale Tashkent tentò di persuadere l'emiro ad arrendersi pacificamente, ma fu massacrata dall'esercito personale di Alim Khan, che rispedì i resti degli ambasciatori a Tashkent; la risposta russa non tardò molto a concretizzarsi e l'Armata Rossa si prese Buhara con la forza, lasciando tuttavia per alcuni anni una certa indipendenza alla città prima di integrarla definitivamente alla Repubblica Socialista Sovietica Uzbeka.

Oggi gli oltre 140 monumenti architettonici dell'epoca medievale fanno di Buhara una città-museo: i vicoli labirintici del centro storico, le madrasse, le fortezze reali e le moschee rendono l'atmosfera davvero unica, dando l'impressione di un luogo sospeso nel tempo.
Tra gli edifici più ammirati e visitati c'è senza dubbio la madrasa Mir-i Arab, costruita nel XVI secolo: il portale coperto di mosaici, le sue cupole color turchese e l'altissimo minareto lasciano senza parole per la loro bellezza. Al suo interno sono custodite le tombe di Sheikh Mir-i Arab e dell'emiro Ubaidullah Khan.

Non lontana si trova anche la madrasa Amir-Alimkhan, costruita tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, che presenta una forma piuttosto inusuale pensata appositamente per l'ottimizzazione della vita comunitaria; successivamente, negli anni Venti, divenne sede della biblioteca cittadina.

... Pagina 2/2 ... Il numero di madrasse a Bukhara, come detto, è talmente grande da non consentire una descrizione dettagliata di tutti gli edifici, ma chi fosse veramente interessato a conoscerne quante più possibili non dovrebbe perdersi una vista anche a quella di Chor-Minor, pittoresca struttura costruita nel 1807 e costituita da quattro minareti. Sebbene oggi la madrasa in senso stretto – cioè la scuola coranica – sia stata demolita, le quattro torri, la moschea e la corte interna con il laghetto si stagliano ancora tra le abitazioni della città.

Un altro grande luogo d'interesse turistico è il Mazar Chashma Ayub, costruito a partire dal XII secolo attorno ad una sorgente associata al profeta Giobbe (Ayoub), il quale giunto a Buhara, nel mezzo dell'aridità deserto, colpì la terra con il proprio bastone e fece sgorgare una sorgente di acqua pulita. L'architettura del mausoleo è decisamente inusuale per questa regione, ma l'edificio ha subìto molti danni nel corso dei secoli ed è stato ripetutamente costruito; attualmente ospita anche un Museo dell'Approvvigionamento Idrico che ripercorre le tappe storiche della presenza e della vendita dell'acqua a Buhara dai tempi dell'emirato fino agli ambiziosi progetti dei canali sovietici.

Il complesso più spettacolare è probabilmente quello del Lyabi-Hauz, una grande piazza costruita attorno ad un'enorme vasca nel XVII secolo ed è circondata da edifici religiosi, caravanserragli e antiche madrasse: la Kukeldash a nord, la Nodir Divan-begi Khanaka ad ovest. Tra le moschee più importanti si ricorda la Bolo-Hauz, risalente al XVII secolo – proprio di fronte all'ingresso della fortezza Ark – dove l'emiro si recava in preghiera, la Moschea Kalon e la Maghoki Attar, considerata la più antica di tutta l'Asia Centrale.

Queste tuttavia non sono che una minima parte delle perle architettoniche della città; il complesso del Poi-Kalon, le mura della Fortezza dell'Ark o il Mausoleo di Ismail Samani, ad esempio, non sono certamente meno importanti di quelli descritti finora, per non parlare dei mercati e dei bazar (Taqi) nei quali si può comprare davvero di tutto, dai cappelli ai gioielli, fino agli inimitabili tappeti decorati con esagoni ed ottagoni, di cui parlò anche Marco Polo.

Per raggiungere Buhara (Bukhara) in aereo, occorre viaggiare dall'Europa con una rotta per la capitale dell'Uzbekistan Tashkent e da lì prendere un volo interno per Buhara, della durata di circa un'ora e mezza; l'aeroporto si trova a circa un km a sud-ovest del centro.
Per via terrestre operano invece molti autobus, che collegano Bukhara a Tashkent, Samarcanda, Khiva e ad altre città importanti del paese; i mezzi partono generalmente dalla stazione dei bus che si trova a circa 3 km a nord del centro.
Esiste anche una rete di trasporti su rotaia: il viaggio per la capitale dura sette ore e mezza se si sceglie un treno veloce, che altrimenti diventano dodici e mezza per un treno normale; il tragitto per Samarcanda, invece, è di “sole” sei ore.

 Pubblicato da - 05 Marzo 2013 - © Riproduzione vietata

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