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I migliori comprensori sciistici in Italia

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La penisola italiana non offre solo migliaia di chilometri di coste, ma anche uno scheletro interno costituito da due catene montuose, le Alpi e gli Appennini, percorrendole in un viaggio ideale da Ovest verso Est e poi da Nord verso Sud proveremo ad elencare quelle che secondo noi sono i migliori comprensori sciistici italiani.

Lungo i pendii delle alpi marittime, tra alle tante realtà di dimensioni minori, ma non per questo meno interessanti, spicca la Riserva Bianca, storico comprensorio che unisce le località di Limone Piemonte, Limonetto e Quota 1400, peculiarità dell’area è di essere raggiungibile anche utilizzando il treno. Le sue piste che godono sempre di ottimo innevamento sono interessanti per lunghezza e dislivelli offerti, le discese consigliate sono sicuramente l’Olimpica, una rossa-nera, che percorre tutto il versante dell’Alpetta arrivando fino in paese con 1000 m. di dislivello, mentre spostandosi verso Quota 1400, non bisogna dimenticare le piste servite dalla seggiovia Cabanaira. Gli impianti sono tutti stati rinnovati recentemente quindi le code non si presentano salvo che in giornate particolarmente affollate, infine non bisogna dimenticare la vicinanza della Riserva Bianca alla Costa Azzurra, distante circa un’ora e mezzo.

Proseguendo il nostro viaggio, sempre in Piemonte troviamo a circa 70 km da Torino, la Via Lattea, uno dei primi comprensori sciistici in Italia ad offrire uno skipass unico e con la possibilità di sconfinare in Francia, le località che ne fanno parte sono Sestriere, Sauze d’Oulx, Sansicario - Cesana, Claviere, Pragelato e Montgenevre in Francia, solo il numero delle località che lo compongono rende l’idea della sua vastità. Sestrieres località storica ideata dalla famiglia Agnelli è una sorta di centro nevralgico, qui sono state disputate le gare di sci alpino delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Le piste da non perdere, secondo noi, sono la 21 che scende dal Fraiteve verso Sansicario, la pista della discesa libera della Banchetta a Sestrieres e la zona dei Monti della Luna sopra Cesana.

Spostiamoci ora in Val d’Aosta, altra località sciistica storica che negli ultimi anni ha subito un importante processo di modernizzazione è Cervinia che anche senza sfruttare la possibilità di sciare in Svizzera a Zermatt, offre tante piste, ragguardevoli dislivelli e tante possibilità di fuoripista. La neve non manca mai, dato che ci troviamo oltre i 2000 m. di quota e se mi sposto verso il versante della collegata Valtournanche la mia discesa si spinge fino ad arrivare a quasi 2000 m. di dislivello. Le piste da segnalare oltre alla stranota discesa del Ventina, sono le discese della parte più sotto le pareti del Cervino zona Pancheron, non particolarmente impegnative, ma varie e paesaggisticamente interessanti.

Sempre in questa regione, ma con una propaggine in Piemonte, il Monterosa Ski unisce le località di Champoluc, Gressoney ed Alagna. L’offerta sciistica è ottimale per sciatori e snowboarder, sia in pista che in fuoripista, in particolare la zona di Alagna si definisce Freeride Paradise e negli ultimi anni l’aggiunta del funifor Salati-Indren a reso nuovamente possibile di sciare lungo il vallone della Balma, autentico “must” per qualunque appassionato. Le piste percorrono i differenti versanti delle valli d’Ayas, di Gressoney e della testata della Valsesia, i tracciati date le alte quote si sviluppano prevalentemente in terreno aperto e tra queste bisogna ricordare la Olen una nera che dal passo dei Salati scende a Cimalegna e se voglio fino ad Alagna. Ovviamente i tracciati principali sono attrezzati con impianti per la produzione di neve.

Il nostro viaggio prosegue in Lombardia e non può non sostare in Valtellina a Livigno, il piccolo Tibet italiano noto anche per essere zona extradognanle, in poche parole non si paga l’IVA sugli acquisti e sui carburanti, attenzione però perchè gli acquisti sono contingentati. Veniamo comunque allo sci, la valle dello Spol si presta particolarmente alla pratica di questo sporti in quanto i pendii di entrambi i versanti non sono valanghivi, ma consentono in numerosi punti la tracciatura di piste fino al fondovalle. I poli principali sono tre, sulla destra orografica della valle l’area Mottolino-Monte Sponda caratterizzata da una parte alta in terreno aperto e boschi nella parte più bassa, questa parte è accessibile anche da Trepalle, conosciuto per essere coi suoi 2069 m. il centro abitato più alto d’Italia. Il versante opposto Costaccia-Carosello 3000 è quello che arriva a quota più alta, inoltre l’esposizione di alcune piste consente la pratica dello sci fino a primavera inoltrata. La particolare posizione di Livigno rende il clima particolamente freddo, ma la mancanza di umidità e l’elevato numero di giornate assolate non penalizzano le giornate sulla neve, neve che cade sempre abbondante.

Con un balzo ci spostiamo in Trentino Alto Adige nella zona delle Dolomiti di Brenta, qui un unico skipass consente di sciare sulle piste che hanno come punto centrale Madonna di Campiglio e si estendono verso nord fino a Folgarida e Marilleva, mentre verso sud si spingono fino a Pinzolo. I tre poli principali hanno una ben definita personalità: le piste di Folgarida e Marilleva sono tracciate quasi interamente nei boschi e anche se di varia difficoltà non sono mai banali; Madonna di Campiglio offre piste per tutti i gusti, si va dai facili ed ampi pendii del Grostè alle ripide picchiate del Pancugolo passando per Pradalago; il Doss del Sabion, la montagna che sovrasta Pinzolo e ne ospita le piste è una piccola perla dove ogni sciatore trova la pista ideale, menzione a parte la merita la Dolomitica, definita da molti come una delle piste più tecniche di tutte le Dolomiti.
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In Alto Adige percorrendo la Val Pusteria incontro Plan de Corones, definita la montagna ideale per lo sci, accessibile da tutti i lati con piste lunghe e tecniche ben innevate fino al fondovalle, ha intorno alla vetta campi aperti con possibilità di sbizzarirsi con ampi curvoni. Le località che fanno capo alla montagna sono: Brunico, San Vigilio di Marebbe, Valdaora e recentemente una nuova telecabina risale i pendii partendo di fronte alla stazione ferroviaria di Perca. Alcune piste sono molto tecniche come la Sylvester e la Herrnegg, mentre la nuova Ried è lunga ben 7 chilometri, il versante che scende verso Valdaora è quello con i pendii più facili, altra pista che viene particolarmente apprezzata da chi non è ancora espertissimo sugli sci è la Miara, ultimo tratto della lunga discesa su San Vigilio di Marebbe.

Tre sono le regioni che attraverso se percorro il Sella Ronda, il più primo grande carosello sciistio creato nel mondo alla fine degli anni 70 che unisce le valli Gardena, Badia, Fassa e Livinallongo dipanandosi intorno al massiccio dolomitico del Gruppo del Sella ed offrendo panorami unici al mondo che hanno portato l’Unesco a riconoscere le Dolomiti come patrimonio dell’umanità. Il giro è percorribile sia in senso antiorario che in senso orario, inoltre data la vastità dei singoli comprensori di valle sono possibili numerose divagazioni. Gli impianti sono modernissimi e costantemente aggiornati, i colli di bottiglia sono stati tutti eliminati ed il giro si può compiere in poco tempo; anche l’innevamento non è mai un problema ogni pista è attrezzata con l’innevamento programmato ed i gattisti dolomitici sono famosi in tutto il mondo per la cura che mettono nella preparazione serale delle piste. La Coppa del Mondo di sci fa tappa ogni anno per la discesa libera sulla Sasslong e per lo slalom gigante sulla Gran Risa, ma queste non sono le uniche piste di valore infatti molti fanno tappa ad Arabba per le discese di Porta Vescovo, oppure raggiungono il Passo Falzarego per scendere lungo l’Armentarola, oppure le piste tra il Passo Sella ed il Sassolungo.

Lasciamo la catena alpina e spostiamoci lungo l’Appennino Settentrionale, intorno al Monte Cimone, che con i suoi 2165 m. ne è la vetta più alta, a partire dagli anni 70, è stato sviluppato un vasto comprensorio che unisce le località di Sestola, Fanano, Riolunato e Montecreto. Tre sono i versanti del monte coperti da una efficiente rete d’impianti che nulla hanno da invidiare alle località alpine, come del resto l’innevamento programmato e la manutenzione serale delle piste. Le discese più rappresentative sono quelle che scendono da Pian Cavallaro tra cui alcune nere. La particolare posizione rende il Monte Cimone, nelle terse giornate invernali un punto panoramico eccezionale sulla pianura padana e sulla catena alpina.

A pochi chilometri dal Cimone sul versante toscano della catena appenninica un’altra delle culle dello sci italiano, paese natale di molti campioni del passato tra cui in mai dimenticato Zeno Colò, il Passo dell’Abetone dove tra le fitte abetaie si intravedono le piste da sci. Punto centrale dell’area è il Monte Gomito a cui si accede mediante una moderna cabinovia dal versante del passo, oppure tramite una seggiovia se risalgo dalla Val di Luce. Gli altri punti principali sono la Selletta, il Pulicchio e la Val di Luce. Le piste sono varie e divertenti, la quantità di neve che cade ogni inverno è così abbondante che spesso la stagione si prolunga fino a Maggio inoltrato.

Il nostro viaggio termina nell’Appennino Centrale dove sotto l’egida dello skipass Alto Sangro si può usufruire di un’area sciistica che per vastità ed efficienza dei collegamenti trova pochi riscontri anche sulle Alpi. Ci troviamo nei pressi di Roccaraso e di Rivisondoli, i due centri abitati principali, da cui con pochi chilometri di strada è possibile raggiungere uno dei comodi punti d’accesso. Le vette principali che si possono servite dagli impianti sono le Toppe del Tesoro, il Pizzalto ed il Monte Pratello,da qui scendono piste generalmente di media difficoltà, con i massimi di pendenza lungo le nere del Pizzalto e del Pratello. La quota mediamente piuttosto elevata delle piste garantiscono l’innevamento durante tutta la stagione invernale.

In questo viaggio abbiamo esaminato a volo d’uccello quelle che secondo noi sono alcune delle maggiori realtà sciistiche in Italia, volevamo elencarne dieci, ma siamo arrivati ad undici, questo rende l’idea di come le montagne italiane siano in grado di permettere con soddisfazione la pratica di questo sport meraviglio in ogni angolo della penisola ed ad ogni latitudine.

 Pubblicato da il 08/09/2014 - 2.641 letture - ® Riproduzione vietata

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