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Spagna Musulmana: Cadice, Siviglia, Cordova, Granada, Malaga, Melilla e Ceuta

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L'Andalusia, l’incantevole e fragrante Esperide dell’Antichità, è, al pari della vicina Estremadura, un vero e proprio mosaico di città ricche di storia e di tradizioni. Fenici, Cartaginesi, Greci, Romani, Visigoti, Arabi e Cristiani soggiacquero al fascino di queste terre ove la pietra, illuminata dalla luce tersa e teatrale, pare acquistare vita propria e dotare le genti di una particolare arte di vivere.

Inizieremo dalla città più spiccatamente atlantica e avventuriera: Cadice. Fondata per mano dei Fenici e protetta da un’enorme baia dalle placide acque, nei pressi di questa città chiamata allora Gadeira, situava Platone la mitica Atlantide. Successivamente, si sarebbe trasformata nella Gades romana, fiorente porto. Cadice dovrà, tuttavia, attendere la scoperta dell’America per poter ritrovare i passati splendori grazie a Cristoforo Colombo che la scelse come porto di partenza della sua quarta spedizione. Festosa e felice, Cadice s’inebria in occasione del Carnevale con un’esplosione di colori e di esultanza. Il centro storico che si affaccia sul mare al riparo di un muro di cinta, ricorda con i suoi colori pastello le lontane Antille. L’aspetto pomposo e l’aria coloniale di questa città sono riconducibili ai tempi del commercio oltreoceano. Il suo fiore all’occhiello è senz’altro la Cattedrale, imponente edificio a facciata neoclassica, i cui lavori vennero avviati nei primi anni del sec. XVIII. A poca distanza, sovrastanti la Plaza de San Juan de Dios, centro nevralgico e febbrile, si ergono, anch’essi sontuosi, il vecchio ospedale e il Municipio, insolito miscuglio di stili costituente il tratto distintivo della città stessa.

Sita nell’entroterra e cinta da un paesaggio ondulante, sorge la città andalusa per antonomasia: Siviglia. Eleganza, drammaticità e colore paiono esserne gli attributi che meglio le si confanno. Divisa in due dal fiume Guadalquivir, deve la propria esistenza mitica a Ercole e l’esistenza fisica ai Tartesi. A darle lustro, furono Isidoro de Sevilla, il re arabo Al-Mutamid nonché poeti del calibro di Fernando Villalón e Luis Cernuda. Magnificata oltre ogni dire, nel sec. XIII, Al-Saqundi la definì nei termini seguenti: “Se qualcuno a Siviglia chiedesse del latte di uccello, vedrebbe esaudita la propria richiesta”. Tra i tetti rossi spicca la Giralda, simbolo secolare della città, minareto in stile almohade così definito dal poeta Juan Ramón Jiménez: “Che bellezza! È tutto di carne rosa”. Se, dal canto loro, gli arabi lasciarono in eredità a Siviglia alcuni dei palazzi più incantevoli, dagli ebrei essa ereditò due quartieri accoglienti e festosi: Santa Cruz e San Bartolomé. “Riconquistata” la città, venne eretta la Cattedrale – il maggior tempio di tutta la Spagna – instaurando un nuovo modo di avvicinarsi a Dio. Oggigiorno, Siviglia s’infervora ancora in occasione delle manifestazioni religiose e celebre è la sua venerazione mariana che, ogni Settimana Santa, la tinge di rosso e di passione.

Nel bel mezzo della campagna andalusa, sorge la serena città di Cordova dalla pianta orizzontale. Dei suoi abitanti si dice che siano filosofi e pensatori e talvolta il peso della Storia può opprimere. Oltreché romana e visigota, Cordova è araba per antonomasia. Capitale del califfato degli Omeya e terra natale di filosofi di chiarissima fama quali Averroes e Maimonides, divenne, come proclamato dalla religiosa tedesca Hroswitha nel sec. X, “l’adorno del mondo”. In centro, non lontano da dove scorre placido il fiume Guadalquivir, si erge la Moschea grande, uno dei tesori più prestigiosi dell’umanità, la cui sobrietà esterna non lascia nemmeno lontanamente presagire il mirabile spettacolo interno delle sue arcate che, nella nota descrizione fatta da Téophile Gautier, assomigliano a un palmeto che germoglia spontaneamente dalla terra. Attorno alla moschea e alla fortezza-castello si stende una ragnatela di quartieri, posti l’uno di fianco all’altro: il quartiere ebreo, quelli di Santa Marina e di San Lorenzo, avvolti in quell’aria andalusa così tersa, cristallina e accogliente e ove il profumo dei gelsomini impregna i patio mentre le stradine si alternano a fresche piazzette. Tutto trasuda quiete e signorilità nel cuore di questa meravigliosa città. Cordova è stata dichiarata Città Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

A gareggiare in bellezza con Cordova e Siviglia non rimane che Granada, città orientale di enorme fascino, che sorge ai piedi della Sierra Nevada, cinta da una vallata la cui fertilità venne ampiamente magnificata dai cronisti medievali. Città a vocazione ispano-musulmana, gioiello nazarí di marcato stampo preziosista e decadente. Quest’incontestabile tesoro andaluso formato dal palazzo dell’Alhambra, da Granada e dal quartiere dell’Albaycín, pare un quadro cubista punteggiato da case bianche, coppi rossi e cipressi svettanti. Dai belvedere dell’Albaycín, giusto dirimpetto, si scorge l’imponente profilo dell’Alhambra, immersa nella vegetazione e che si staglia contro le vette innevate poste alle sue spalle. A separare la collina dell’Albaycín da quella dell’Alhambra, sono le acque serpeggianti del fiume Darro che scorre tra una variopinta borgata. Entrambi l’Alhambra e l’Albaycín sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità. L’Alhambra dice tutto di Granada, dei suoi poeti, dello zampillio incessante dell’acqua, delle fredde notti stellate, delle maioliche che s’intrecciano all’infinito, degli stucchi a filigrana raffigurante la volta celeste. In altre parole, l’essenza della raffinatezza nazarí. Dal canto suo, l’Albaycín, al pari del quartiere del Sacromonte, pur se dichiarato Patrimonio dell’Umanità, non racchiude in sé grandi patrimoni se non il senso dell’autenticità, dei mestieri di sempre e dei modi affabili e spontanei. A nord di Granada, pur se appartati dai circuiti turistici più battuti, sorgono Úbeda e Baeza (Jaén), Patrimonio Mondiale dell’Umanità una vera delizia per gli occhi, un prodigio del Rinascimento nel cuore dell’Andalusia che si consiglia di non mancare.
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Riparata da una baia dalle tiepide e placide acque, ecco Malaga, antica città mediterranea per antonomasia. Antica, sebbene il suo assetto urbanistico un po’ impersonale non lo dia a vedere, e corteggiata da Fenici, i suoi fondatori, Greci, Romani, Bizantini e Arabi. L’intricata rete viaria, il fitto tessuto di case e palazzi, il chiassoso porto – uno dei più fiorenti della costa mediterranea -, tutto ciò è sovrastato da un centro storico particolarmente pittoresco e da una fortezza araba cinta da giardini. Non mancano poi la Cattedrale, possente edificio in stile rinascimentale e barocco, il castello di Gibralfaro e alcune taverne e cantine antiche. Già negli annali medioevali se ne magnificavano la mitezza del clima e la dolcezza della vegetazione. Al-Malaki si esprimeva in questi termini: “Malaga, dove ti attende un’atmosfera tersa, luoghi che invitano alla siesta e un riposo che, come si è soliti dire, giunge fino all’anima”. Sulle montagne circostanti, sorge come per incanto, la città di Ronda raccolta in se stessa e che, appesa a uno strapiombo dell’omonima zona montuosa, precipita verso il vuoto in un esercizio di vera temerarietà.

Anche Melilla – sull’altra riva dello Stretto di Gibilterra, in piena costa africana e circondata dal Mediterraneo – è accomunata a queste città da un passato prestigioso essendo stata uno dei maggiori empori cartaginesi e fenici e, rasa al suolo dai vandali, venne assoggettata al dominio dei visigoti e quindi dei musulmani. Teatro delle mitiche incursioni del guerriero del Riff, Abd el- Krim, Melilla è crogiolo di culture e di espressioni religiose. Infatti, all’ombra delle chiese, si ergono svettanti minareti mentre la silhouette delle palme e di alcuni edifici di sapore coloniale si staglia contro il mare blu. Il centro storico, posto in cima a un promontorio, racchiude un dedalo di ridenti vie strette, cinte da mura. E il porto, vero centro vitale, segna il palpitare dell’allegria e delle attività commerciali della città.

Ceuta, la porta d’Africa, sorge sulla riva destra dello Stretto di Gibilterra, a soli ventidue chilometri dalle coste andaluse, su una penisola coronata dal Monte Hacho e unita al continente africano da un istmo. Le acque dell’Oceano Atlantico e del Mar Mediterraneo ne lambiscono altresì il litorale. Cristiani, musulmani, ebrei e indù hanno fatto di Ceuta la città delle quattro culture, dando prova di una convivenza e di un rispetto che hanno reso ancor più grande questa città a vocazione europea. Il punto centrale del patrimonio monumentale di Ceuta è la Plaza de África ove si ergono la Cattedrale, il santuario della patrona della città e il Palazzo dell’Assemblea. Nelle vicinanze, si possono ammirare le mura reali, fatte erigere nei secc. XVI e XVII a guisa di possenti elementi di difesa. Ceuta è sede di sette musei di cui alcuni, come quello della Legione e dei Regolari (soldati regolari marocchini sotto l’antico protettorato spagnolo) a evidente vocazione militare. Inoltre, nei pressi del porticciolo e del villaggio di pescatori, vanta uno spazioso centro per il tempo libero e il riposo, denominato Parco del Mediterraneo. In periferia, si avvicendano paesaggi naturali di enorme bellezza e valore ecologico, oltreché borghi pittoreschi come Benzú, di cui si consiglia di degustare la cucina tradizionale locale, fortemente impregnata dei costumi nordafricani. Ceuta è altresì il luogo ideale per la pratica degli sport nautici e subacquei, nonché per lo shopping data la convenienza dei prezzi rispetto alla penisola.

Fonte: Ufficio Spagnolo del Turismo
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