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Costa de la Luz: Pueblos Blancos, Sierra di Aracena e la Sierra mineraria

Andalusia, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

A dieci chilometri dal litorale, si trova Vejer de la Frontera, vera e propria vedetta araba da dove si può ammirare la costa che va da Tarifa a Cadice. II triangolo costituito da Vejer, Medina Sidonia e Alcalá de los Gazules è noto con l'appellativo di La strada delle locande perché qui si concentra il maggior numero di locande gastronomiche non solo dell'Andalusia ma anche di tutta la Spagna. I visitatori accorrono, in gran numero, soprattutto il fine settimana, per degustare pietanze appetitose preparate a base di cervo, il gazpacho, il lomo a la manteca oppure piatti di selvaggina.

Ad Alcalá de los Gazules, spicca la chiesa di San Jorge nonché la cappella della Vergine de los Santos mentre a Medina Sidonia, città monumentale, si possono ammirare tre portali arabi dell'antica fortezza con le cui pietre - si racconta - venne eretta la cattedrale di Cadice. Dalla tenuta Pocasangre si avrà modo di ammirare il più bel panorama sull'abitato che qui pare assumere forma di imbarcazione di cui l'albero maestro sarebbe il campanile della chiesa. Si tratta anche della via del toro da corrida, costellata di numerosi poderi dediti all'allevamento di tale bestiame. Altro centro abitato è Benalup che fa da ingresso al parco naturale degli Alcornocales, ove si può visitare la grotta del Tajo de las Figuras con dipinti risalenti al Neolitico.

I Pueblos Blancos - Parallela al litorale, scorre la sierra nota con il nome di Los Pueblos Blancos dal momento che tutti i borghi sono imbiancati a calce. La strada inizia a Grazalema della cui catena montuosa - dichiarata parco naturale - si segnala il pinsapo, una specie d'abete, vero e proprio cimelio vivente, risalente all'ultima glaciazione alpina. All'altra estremità, si trova Arcos de la Frontera, forse la località più suggestiva di questa zona, arrampicato in cima a un'enorme rocca, sul fiume Guadalete.

Al pari di molti altri, porta il cognome "de la Frontera" perché, per quasi tre secoli, separò gli arabi dai cristiani, ossia i seguaci della croce da quelli della mezza luna. Luoghi di scontri e di belle e tragiche leggende, popolate da cavalieri castigliani e principesse arabe oppure principi arabi e prigioniere cristiane. Pur se alla fine ebbe il sopravvento la cultura cristiana, l'influenza araba è tuttora ravvisabile.

Altre località sono Olvera, aggrappata in cima a una rupe, Zahara de la Sierra, difesa da un castello arabo, Algodonales, celebre per le acque e i pasticcini, El Gastor, nei cui dintorni sono diffusi i dolmen, Ubrique, con numerose fabbriche dove si lavora il cuoio, Benamahoma, ove si produce il miglior miele di questa zona montuosa e Setenil, abitato costruito quasi interamente sotto enormi rocce di modo che le strade paiono quasi gallerie.

Niebla e i vini del Condado - A segnare il margine della campagna è il fiume Odiel, un tempo navigabile fino a Niebla mentre oggigiorno si limita a salutarne le mura arabe. Nota ai Tartessi, vi si possono tuttora ammirare i resti di un imbarcadero costruito certamente in epoca romana come il ponte. A Niebla, venivano imbarcati i minerali di rame il cui sfruttamento venne abbandonato nel V sec. e poi ripreso dagli inglesi nel XVIII sec. Agli inizi dell'XI sec., Niebla divenne capitale di un regno Taifa indipendente e, nel 1257, gli arabi vi utilizzarono per la prima volta la polvere da sparo, un secolo prima che se ne diffondesse l'uso in Europa. Le sue mura di cinta, che si allungano su un perimetro di due chilometri, sono tuttora incantevoli.

Nei pressi, si trova il dolmen di Soto, munito di un corridoio lastricato che conduce a una sala centrale contenente dei graffiti. Questa campagna dell'antica contea di Niebla è cinta da vitigni da cui si elaborano vini bianchi dolci e fruttati. La località più vicina è La Palma del Condado, di origini romane, ove sono state rinvenute delle lapidi che alludevano alla bontà del suo olio. A settembre, in concomitanza con la sagra - una delle più antiche della Spagna - a La Palma si tiene la festa della vendemmia in cui alla patrona del campo, la Virgen de la Guía, viene offerto il primo mosto. A sette chilometri, si trova Bollullos Par del Condado, centro commerciale della zona dove la vite si affianca all'ulivo e ove a settembre si svolge la festa detta Día del Vino.

La Sierra di Aracena - In seguito al processo plurisecolare di espulsione degli arabi dalla penisola iberica, denominato Reconquista, numerose fortificazioni, di piccole dimensioni, vennero erette in questa sierra, testimonio anche delle peripezie dei templari. Vi si trovano luoghi che prima di essere cristiani furono pagani, grotte cariche di leggende, centri abitati fatti di case imbiancate a calce immersi in querceti e sughereti e, soprattutto, il miglior prosciutto crudo della Spagna. Appollaiato su una rupe che protegge il suggestivo abitato di Alájar (in arabo, pietra), si erge il santuario di Nuestra Señora de los Ángeles, uno dei principali centri religiosi spagnoli - certamente il più importante in zona - chiaro esempio della predilezione degli antenati per luoghi di culto di grande bellezza. Le sale, di fianco alla chiesa, accolgono centinaia di ex voto, oggetti offerti alla Vergine Maria, anno dopo anno, in segno di ringraziamento per delle grazie ricevute.

L'Inquisizione costrinse Arias Montano, famoso umanista, scienziato, poliglotta e ricercatore, a ritirarsi nella grotta di Alájar. A sottrarlo a tale tormento, fu l'amicizia che lo legava a Filippo II. Dopo aver ammirato il suggestivo panorama dall'alto del belvedere del santuario, si lascerà Alájar in direzione di Aracena, a dodici chilometri di distanza. In lontananza, s'intravede la torre almohade che sovrasta il centro abitato, sulla quale, per quasi due secoli, ondeggiò lo stendardo bianco e nero dei Templari. Aracena è da sempre un classico luogo di villeggiatura, sia per gli abitanti di Siviglia che di Huelva. Oltre alla chiesa del Castello, il punto di maggior interesse è la Grotta delle Meraviglie, annoverata tra le grotte più lunghe della Spagna grazie ai suoi 1.500 metri. Consta di dodici sale - con abbondanti stalattiti e stalagmiti - e di sei laghi.

Imboccando la strada che porta in Portogallo, si raggiunge Jabugo, località che dà il nome al famoso prosciutto, cantato in versi da Lope de Vega. Sparsi qua e là nella sierra, si trovano villaggi che conservano esempi dell'architettura di montagna, come Castaño del Robledo. Questi luoghi dove, oggigiorno, si può degustare dell'ottimo prosciutto, furono sotto il dominio arabo - popolo cui tale prodotto non riusciva gradito - per quasi sei secoli. Essi vi costruirono castelli e moschee, di cui ne sono tuttora visibili alcuni, lasciandovi una ricca eredità culturale ravvisabile nei toponimi quali Almonaster, Aracena, Galaroza e via dicendo.

A precedere però gli arabi furono celti e romani. Ad Aroche, ad esempio, visse Scipione giunto da Roma per avversare Viriato. Nei dintorni della moderna arena, a suo tempo castello almoravide, abbondano monumenti megalitici soprannominati "Pietre del diavolo" dalla gente del luogo che li ha circondati di leggende. A contrapporsi a tali credenze, è uno dei musei religiosi più curiosi, quello del Santo Rosario che ne accoglie quasi 1.300. Si tratta di rosari dati in dono da papi, re, politici e personaggi celebri. Altro museo è quello archeologico, con sede nel castello. Oltre ai dolmen, non mancano resti di strade romane, rovine di un anfiteatro del II sec. - su cui venne eretto, nel IX sec., un castello almoravide ora adibito a curiosa arena -, e un villaggio romano nei pressi della cappella di San Mamés, meta di un celebre pellegrinaggio.

Nei dintorni, si trovano numerosi castelli risalenti ai tempi delle lotte fra arabi e cristiani nonché paesini dalle case imbiancate a calce, immersi in querceti e sughereti. A Sierra Pelada, si avrà modo di osservare uccelli rapaci tra cui spicca, per la sua rarità, l'avvoltoio nero. Poco distante, ai piedi della vetta più alta della sierra, sorge Almonaster, con castello arabo e un'interessante moschea - più antica di quella di Cordova - guarnita di colonne. Di indubbio interesse sono le case in stile mudéjar e gotico nonché la chiesa di San Martín con facciata in stile manuelino, risalente al XV sec.

Vi prevalgono soprattutto il castagno, seguito da roveri e querce. Nelle immediate vicinanze di Fuenteheridos, reso celebre dalla fontana a dodici cannelle da cui l'acqua zampilla senza posa, crescono i ciliegi mentre a Corterrangel gli aranci la fanno da padrone. Cortelazor - oggigiorno una piccola frazione - assurse a capitale di un regno Taifa indipendente. Immerso nella sierra si trova Valdelarco, centro produttore di miele e prosciutto, reso celebre dalle sue piantagioni a terrazzo.

Sierra mineraria - A Valverde del Camino transitava la famosa ferrovia all'epoca in cui gli inglesi ne sfruttavano i giacimenti minerari. Sebbene i binari siano scomparsi, l'influenza inglese è tuttora ravvisabile in alcuni edifici quali la cosiddetta casa di direzione e l'ufficio ferroviario. Chi intendesse ammirare un paesaggio minerario, dovrà recasi al bacino di Riotinto che si vanta di essere la miniera a cielo aperta più grande al mondo, antica di 5.000 anni. Le terre cui la pirite conferisce toni rossicci, sono note con il nome di cerro colorado.

Presso Minas de Riotinto, si conserva il quartiere inglese di Bella Vista, chiaro esempio di architettura in stile vittoriano. Proseguendo per Calañas, si attraverserà il fiume Odiel le cui acque cupree offrono un'ampia gamma di colori in un paesaggio di eucalipti. Sull'altra sponda del fiume, si avrà modo di contemplare la cappella della Virgen de Coronada, patrona della zona, meta di un importante pellegrinaggio il lunedì di Pasqua. Nel giungere a Calañas, appare la chiesa di Santa María de Guía nei cui dintorni si possono ammirare le case che testimoniano del passato minerario di questa zona.

Fonte: Ufficio Spagnolo del Turismo
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 Pubblicato da - 25 Dicembre 2008 - © Riproduzione vietata

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