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Isola di Maurizio: flora, fauna e curiositą

Proprio come le Seychelles, l'isola di Mauritius rappresenta un vero paradiso per botanici e biologi di tutto il mondo. Di particolare interesse sono i giardini botanici Sir Seewoosugar Ramgoolam di Pamplemousses e quelli di Curepipe. Le specie vegetali sono circa 900, e quasi un terzo di esse cresce solo su Mauritius, a conferma della sua eccezionalità.
Certo molte hanno passato delle brutte avventure: hanno sofferto a contatto con le piante importate, e hanno rischiato l'estinzione a causa degli animali introdotti dall'uomo, come i cervi, i maiali e le scimmie. Il disboscamento indiscriminato e l’introduzione di monocolture hanno peggiorato la situazione, e attualmente sopravvive meno dell’1% della foresta originaria mauriziana. A tal proposito, nella speranza di salvaguardare le specie autoctone, il servizio forestale governativo e il WWF hanno istituito speciali aree verdi, protette dagli animali e dall’uomo e accuratamente ripulite dalle specie introdotte, in cui le specie isolane crescono rapidamente. Le piante più rare vengono coltivate in vivai e trasferite in aree protette dove hanno maggiori probabilità di sopravvivere e rigenerarsi.

Pur essendo un’isola tropicale Mauritius non ha molte palme da cocco. Piuttosto prevalgono le casuarina, che orlano quasi tutte le spiagge: alberi alti e sottili che assomigliano ai pini ma non appartengono alla famiglia delle conifere, perfetti come frangivento e a loro agio nei terreni sabbiosi. Insieme alla casuarina sono stati piantati molti eucalipti e un tempo le foreste erano ricche di tambalacoque, o "albero del dodo", anch’esso sull’orlo della scomparsa. Con l’aiuto di una guida si potrà ammirare quest’albero solo nei boschi di Curepipe e Mare aux Vacoas: si tratta di un albero molto alto, dal tronco grande e argenteo e un seme marrone per metà liscio e per metà ruvido. Altre piante maestose sono il baniano gigante indiano e il flamboyant dai fiori rosso brillante. Anche l'Anturium è un fiore ornamentale molto diffuso, originario del Sud America e introdotto a Mauritius verso la fine del XIX secolo. Oggi viene coltivato su larga scala e ampiamente utilizzato per abbellire alberghi, uffici e luoghi pubblici.

Anche la fauna può dare grandi soddisfazioni: è facile vedere la mangusta che attraversa i campi di canna da zucchero, oppure il cervo di Giava, importato dagli olandesi per la bontà della sua carne. Per incontrare i maiali selvatici e gruppi di macachi bisogna invece inoltrarsi nei boschi interni, in particolare intorno alle gole del Fiume Nero o nei dintorni del Grand Bassin (il lago sacro alla Dea Shiva). Il volatile più famoso era sicuramente il dodo: nei giornali di bordo delle prime navi approdate sull’isola si trovano disegni e descrizioni di questi uccelli paffuti, non molto abili nel volo ma perfetti corridori sul manto sabbioso delle spiagge, che presto divennero facile preda dei marinai affamati e dei loro animali domestici. Li chiamarono “dodo“, che significa stupido. Pare che l’ultimo esemplare sia stato visto nel 1680, infatti la loro vita sull'isola fu molto breve (circa 30 anni). Oggi i resti del dodo sono conservati in alcuni musei europei. Altre specie locali sono il gheppio, il rarissimo parrocchetto di Mauritius e il grande Piccione Rosa.

Nota per il turista: è severamente vietato esportare conchiglie, animali vivi o imbalsamati, coralli e piante endemiche.

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 Pubblicato da - 25 Maggio 2012 - © Riproduzione vietata

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