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Gerola Alta (Lombardia): la storia del borgo, l'ecomuseo, il Bitto storico e le piste da sci

Gerola Alta, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Esiste una Valtellina "dimenticata" dove tradizione e lentezza si rinnovano da secoli in apparente monotonia, ma che invece concorrono a mantenere viva e unica questa terra, a preservarne il patrimonio naturalistico e la biodiversità di luoghi e prodotti assolutamente straordinari.

Ho potuto provare queste emozioni durante il tour #inlombardia365, quando al tramonto di una magnifica giornata di sole abbiamo risalito la valle del torrente Bitto: curva dopo curva ci siamo lasciati alle spalle la modernità di Morbegno, insinuandoci nei paesaggi aspri della Valgerola, fino a raggiungere il borgo di Gerola Alta, che ci ha accolto con le sue case in pietra e il suo profumo da villaggio antico.

Gerola Alta è un comune montano della provincia di Sondrio. In epoca antica noto come Santa Maria dell’Acqua Viva, deve l’attuale toponimo ad un’origine ben più umile che richiama la ghiaia (“gera” in dialetto), dalla quale il comune fu sommerso in seguito ad una rovinosa piena del torrente Bitto che l’attraversa. Situata a 1050 m s.l.m. è il baricentro della Valle del Bitto occidentale.

Un pò di storia
I primi abitanti della valle sembrano essere stati i Liguri, sostituiti con il tempo da Celti ed Etruschi. Durante l’età augustea il nuovo culto cristiano si diffonde grazie alla predicazione di Sant’Ermagora, arrivato qui al seguito dei Romani. Con l’inevitabile dissolversi del sogno imperiale romano, i Goti provenienti da nord lasciano importanti tracce della loro presenza ma non sono sufficientemente forti da resistere ai Longobardi, i quali, a loro volta, vengono sconfitti dalle truppe franche di Carlo Magno.

I secoli medioevali vedono alternarsi nel territorio numerosi pastori provenienti dalla Val Brembana e dalla Val Varrone, spinti dalla presenza di abbondanti pascoli e numerosi giacimenti di ferro. Allo stesso tempo arrivavano nel gerolese anche tutte quelle famiglie spaventate dalla violenza germanica che si abbatte su tutti i villaggi della pianura lombarda.
La prima data certa a cui è possibile accostare Gerola Alta è il 1238, quando la comunità viene citata all’interno di un atto rogatorio. Da questo momento in poi la popolazione è in costante aumento, tanto che, nel 1368, la Parrocchia di Gerola conquista una completa autonomia e l’intera comunità è ormai da tempo organizzata come Comune.

Ad avere di fatto il potere è l’assemblea dei capi-famiglia, i quali eleggono i membri dell’amministrazione e decidono le leggi. Le due famiglie cardine della comunità sono i Ruffoni e i Curtoni, che per lungo tempo detengono nelle loro mani la maggior parte dei terreni. A capo dell’amministrazione sono tre consoli, estratti a sorte fra una lista di pretendenti scelti dall’assemblea dei capi-famiglia. Questi sono controllati da tre consiglieri, affiancati a loro volta dagli stimatori. Altro ruolo importante è quello del sindaco della chiesa che affianca il parroco.
Sono questi i secoli in cui vengono affinate le tecniche di estrazione e lavorazione del ferro, in cui le falegnamerie iniziano a diffondersi e in cui una nuova fonte di guadagno diventa la tessitura.
E’ il 1512: l’anno del dominio delle Tre Leghe. Gerola ha iniziato a spopolarsi, numerosi flussi migratori si spostano verso valle e verso sud. Il comune è inoltre in posizione di confine, trovandosi fra elvetici, veneziani e ducato milanese. Tuttavia i gerolesi riescono a sfruttare a meglio questa condizione e ne traggono numerosi vantaggi economici, permettendo alla comunità di vivere una delle sue stagioni più felici. Nel 1589, dopo gli anni di migrazione, a Gerola si contano ben 140 famiglie.
Gli anni prosperi però sono destinati a sparire bruscamente con l’inizio della Guerra dei Trent’anni. Essendo un conflitto che vede contrapporsi tutte le potenze dell’Europa seicentesca, la Valtellina viene a configurarsi come perfetto campo di battaglia; con la guerra arriva a Gerola anche la peste.
Finita la guerra la comunità riesce lentamente a risollevarsi nel corso del ‘700 e gli abitanti pronti ad accogliere il nuovo secolo sono circa 850, tuttavia è alle porte un nuovo nemico: Napoleone. Il Generale porta con sé numerosi cambiamenti istituzionali e in primo luogo determina l’allontanamento definitivo del dominio elvetico sulla Valle del Bitto.
Tuttavia, non è Napoleone l’unica catastrofe che si abbatte sulla comunità: nel 1836 infatti una disastrosa valanga, causata dall’eccessivo disboscamento voluto scelleratamente dal governo napoleonico, distrugge quasi completamente il villaggio. In questi anni Gerola è sotto il dominio austriaco, il quale cessa nel 1861 con il neonato Regno d’Italia, di cui anche questa modesta comunità montana diventa parte con il nome Gerola Alta.

Cosa vedere e fare a Gerola Alta
Oggi il comune fa parte dell’Ecomuseo della Valgerola, un vero e proprio museo all’aperto in cui è possibile ammirare tutti gli elementi della tradizione architettonica locale, dagli edifici sacri alle case contadine conservate con il loro aspetto originario. La chiesa più importante è la parrocchiale di san Bartolomeo, eretta nel 1759 su di una preesistenze costruzione. La facciata bianca è arricchita da classici elementi decorativi in pietra che le conferiscono un caratteristico aspetto barocco. Accanto ad essa svetta l’alto campanile, perfettamente uniformato al corpo dell’edificio. Entrando è l’opulenza inaspettata che più di tutto colpisce: ricchi affreschi ricoprono le pareti e il soffitto, ancone di legno scolpito e dipinto, risalenti al XVII secolo, impreziosiscono l’altare, mentre fra le tante statue si segnala la Testa di san Giovanni Battista posata su di un bacile. Di pregevole fattura sono poi i confessionali e il maestoso organo.

Sulla stessa piccola piazza si trova anche l’Oratorio dei Confratelli, costruito nel 1669, il quale ha anch’esso un ricco interno caratterizzato da marmi policromi e preziosi dipinti.
Sempre qui è l’ossario del 1801, restaurato nel 2000 come Sacello Votivo in memoria delle vittime della montagna, sul lavoro e in incidenti stradali. E’ splendidamente decorato con pitture e mosaici che ricordano le tristi disgrazie e i profili delle montagne.

E dato che cultura e gastronomia qui vanno di pari passo, non mancate la visita al Centro del Bitto Storico, dove potrete conoscere grazie a Paolo Ciaparelli i segreti di questo formaggio nobile, unico al mondo. Vedrete le forme a stagionare, e scoprirete come la scelta di rispettare in modo integrale la tradizione consenta di salvaguardare un territorio intero e non solo un prodotto presidio slow food!

Ogni frazione ha poi una sua piccola chiesa, ognuna semplice e nel tipico stile di montagna. Molto affascinante è san Rocco, a Laveggiolo, non tanto per la costruzione in sé, piuttosto umile, quanto per la posizione isolata in cui si trova: circondata dai monti e da un verde prato è un luogo che invita facilmente al raccoglimento e alla riflessione. Lo stesso si può dire della chiesa di san Giovanni Battista, della frazione Case di Sopra. Completamente in pietra, è ciò che rimane della catastrofica valanga del 1836 che cancellò il piccolo paese circostante. L’evento è ricordato all’interno, in due importanti affreschi, mentre sotto il pavimento riposano le vittime di quel tragico giorno.
In quella che fu un tempo, con ogni probabilità, la prima chiesa del paese è oggi allestita la Casa del Tempo. Tre clessidre riempite rispettivamente di sabbia, squame di pigne e semi di cereale accolgono i visitatori dando il via al percorso tematico. Ognuno dei tre elementi è una metafora: la sabbia dell’era geologica, le pigne della vita vegetale e animale, i semi della storia dell’uomo.
Entrando si è accolti da luci soffuse e teli colorati mentre una serie di pannelli danno il via al viaggio nel tempo scandito da tre temi guida. Tutt’intorno sono esposti fossili, rocce e utensili e viene affrontato l’aspetto geo-biologico della vita nella Valgerola. Si prosegue il percorso con un divertente gioco interattivo che porta a scegliere uno dei tre sentieri appositamente realizzati: il sentiero della natura, il sentiero della memoria e il sentiero “Il sesto senso dell’homo selvadego”.

Una visita a questo singolare museo è sicuramente un buon modo per coniugare la cultura con ciò che realmente rende speciale il comune, ovvero la natura. Gerola Alta si trova infatti nel mezzo dell’omonima vallata, la quale conta nove convalli, ciascuna con caratteristiche diverse dalle altre. Boschi, prati verdi e laghi, sono questi alcuni degli elementi che rendono unico il posto. In particolare qui si trova il verrucano lombardo, ovvero un immenso conglomerato di roccia violacea.

Infine se volete provare a rivivere le atmosfere della Gerola di un tempo, salite alla frazione Castello, dove le abitazioni vengono conservate e restaurate nel risetto della tradizione, in legno e pietra. Oltre a gustare della posizione decisamente più panoramica, potrete scoprire alcune perle della civiltà contadina che caratterizza queste valli: tra esse la Chiesa della Madonna della Neve, fontane e lavatoi, ed all'interno delle abitazioni più antiche telai, forni, ed arredamenti tipici della vita contadina.

Castagni e faggi si trasformano progressivamente in abeti e larici, e compaiono le prime rupi e le prime rocce. Camminando fra i tanti percorsi escursionistici non è raro incontrare cervi, stambecchi, camosci e caprioli, ed è facile sentire il canto dei tanti uccelli che qui hanno il proprio nido.
Molto interessante è il percorso del Sentiero Cadorna, il quale fu un importante snodo strategico durante il corso della Prima Guerra Mondiale, con il suo camminamento e la serie di strutture fortificate.

Partendo da Gerola è possibile raggiungere con un bellissimo percorso di un paio d’ore il cosiddetto “Ombelico della Valgerola”, punto d’osservazione privilegiato dell’intera vallata.
Lungo il percorso si incontreranno grandi pascoli e suggestive radure, inoltre non mancano baite e piccoli punti di ristoro.
Un altro affascinante percorso è quello che ha inizio dalla frazione di Pescegallo e che porta alla scoperta dei quattro meravigliosi laghi della valle: Lago Trona, Lago Inferno, Lago Rotondo e Lago Zancone. Si tratta certamente del percorso, che fra i tanti, permette di vivere più appieno le emozioni offerte dall’alta montagna. Un paesaggio aspro, addolcito dai ciuffi verdi d’erba e dai colori dei fiori in primavera ed estate, che porta con sé ancora le tracce delle passate attività estrattive del ferro.

Si tratta di un’esperienza impegnativa, della durata di almeno 6 ore, ma che offre eccezionali paesaggi e permette di vivere momenti di vera montagna.
Questi sono solo alcuni dei tanti percorsi appositamente studiati per permettere al visitatore di scoprire al meglio la splendida natura all’interno della quale è nata la comunità gerolese e non mancano le proposte per il turista invernale: sci alpino e scialpinismo sono praticabili sugli alti versanti che circondano il comune di Gerola Alta. Gli impianti di risalita si trovano nella frazione più alta, Pescegallo, e permettono di cominciare a discendere da 2000 metri di quota.

Chi non ama sciare può comunque rilassarsi in uno dei numerosi e accoglienti ristori o dedicarsi al pattinaggio su ghiaccio nella bella pista di Gerola, avendo così la possibilità di godere appieno di questa graziosa comunità.
Non si dimentichi quello che sembra essere stato il primo nome del comune, Santa Maria dell’Acqua Viva, che ci ricorda la grande presenza di corsi d’acqua in tutto il suo territorio. E’ per questo motivo che gli amanti della pesca possono permettersi di scegliere fra una gran quantità di luoghi in cui dedicarsi alla loro attività. E lo stesso vale per gli amanti dei funghi, i quali possono, con le dovute precauzioni, perdersi nei boschi alla ricerca dei pregiati prodotti del sottobosco.

Insomma, in ogni stagione Gerola Alta offre tanto all’amante della montagna, è una comunità in cui instaurare ogni volta un legame nuovo con la natura e dimenticarsi della frenesia e delle ansie quotidiane, gustandosi un bicchiere di grappa e un pezzo di goloso Bitto. Se poi vinte da queste parti il terzo weekend di settembre non perdetevi la tradizionale Sagra del Bitto Storico della Valgerola.

Come arrivare
Partendo da Milano il viaggio in auto dura circa un’ora e mezza, percorrendo la SS 36 in direzione Lecco-Sondrio. Una volta giunti a Morbegno in pochi minuti, seguendo le indicazioni, si arriva a destinazione.
A Gerola Alta manca una stazione ferroviaria, che tuttavia è presente nella vicina Morbegno, collegata a sua volta con il comune gerolese da frequenti autobus di linea.

Dove dormire e mangiare
l'Albergo Pizzo Tre Signori offrecamere a prezzi interessanti (pensione completa dai 60 si 65 euro a testa) oltre a formire una trattoria cucina genuina, dove la cura degli ingredienti da parte di Gianpiero Zugnoni, nel rispetto della tradizione, fornisce un valore aggiunto al vostro soggiorno.
Un'altro luogo da non perdere è la sala degustazione del Centro del Bitto, presidio slow food, dove le produzioni locali di formaggi e salumi, tra cui il celebre Bitto Storico, e i piatti doc come pizzoccheri e polenta taragna, vengono accompagnate dai vini regionali, in cui è in nebiolo a farla da padrone.


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