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Le foto di cosa vedere e visitare a Padova

Padova, visitare la cittą d'Arte e di cultura

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Terza città del Veneto per popolazione, Padova è il punto focale di un’area metropolitana densamente abitata integrata nel tessuto economico-industriale dell’Italia nord-orientale. Operosa e vitale, la città è pervasa da un dinamismo contagioso, animata dai tanti studenti che frequentano il suo storico polo universitario, ricca di eventi e manifestazioni. Numerosissime sono le testimonianze artistiche e architettoniche, retaggio di un glorioso passato da rivivere passeggiando per le strade del centro storico punteggiato di piazze e ricco di portici, magari sorseggiando uno spritz, il cocktail simbolo di questa zona del Triveneto.

Situata a ovest della Laguna veneta a ridosso dei corsi del Brenta e del Bacchiglione, secondo la leggenda Padova sarebbe stata fondata nel 1184 a.C. dal mitico eroe troiano Antenore, precursore della trasmigrazione veneta dall’Asia Minore all’Italia settentrionale. Incerta è l’origine del nome Padua, le cui radici affondano in età preromana, secondo alcuni assonante col nome latino del Po (Padus), per altri da ricondurre al tema indoeuropeo “pat”, con riferimento alla morfologia pianeggiante del territorio. Di certo c’è che fin dall’epoca romana Padova è stata una delle città più ricche del paese, favorita dalla collocazione strategica presso importanti snodi commerciali fluviali e distante una manciata di chilometri da Venezia. Tale benessere la rese un punto di riferimento a livello artistico e culturale sia nel Medioevo che nel Rinascimento, quando la città conobbe un autentito boom economico che funse da richiamo per i maggiori artisti italiani del tempo. Entro i confini della Serenissima Padova trascorse secoli di grande splendore, prima che, a partire dalla fine del XVIII secolo, il declino della Repubblica di Venezia si ripercuotesse anche su di essa, con la conseguente occupazione napoleonica e la cessione all’Austria. L’Ottocento fu un secolo di progressivo cambiamento, durante il quale la città visse intensamente le speranze e i contrasti risorgimentali, mentre nella prima metà del Novecento furono gettate le basi per la nascita dell’insediamento moderno.

Le cose da vedere a Padova sono tante e diverse tra loro, ma un buon punto di partenza per un itinerario di visita potrebbe essere la storica “insula fluviale”, ovvero la porzione di centro storico delimitata su tre lati dalle acque del Tronco Maestro del Bacchiglione e dal canale delle Torricelle sulla quale andò costituendosi la “Patavinum romana”. All’interno dell’insula i nuclei commerciali e civili della città medievale si condensavano nelle piazze delle Erbe e della Frutta, sede di alcuni tra gli edifici più significativi del capoluogo quali i palazzi comunali e quello della Ragione. Da quest’ultima piazza, attraverso via Marsilio da Padova, ci si addentra nel medievale quartiere di S. Lucia, gravemente compromesso dagli sventramenti urbanistici condotti nella prima metà del secolo scorso. Ciò nonostante sono numerose le pregevoli testimonianze artistiche sopravvissute, quali la Chiesa di S. Lucia, la cui candida facciata settencentesca è imperniata sull’ampio portale centrale, e l’Oratorio di S. Rocco, decorato da un ciclo di affreschi cinquecenteschi a cui collaborarono tra gli altri Domenico Campagnola, Girolamo Tessari, Gualtiero Padovano e Stefano dall’Arzere.

Da via S. Lucia si può svoltare nella piccola via Sauro e raggiungere la piazza dei Signori, il cui nome deriva dall’antica Reggia dei Da Carrara, un tempo estesa su quest’area. La piazza è tra le più belle della città, con variopinte case porticate alternate a maestosi edifici monumentali lungo il perimetro, sul cui lato meridionale spicca la celebre Loggia del Consiglio, il luogo designato alle riunioni del Consiglio della Città dopo l’incendio del palazzo della Ragione del 1420. Poco distante è un’altra loggia molto conosciuta, la Loggia Carrarese, caratterizzata dalla sovrapposizione di un doppio ordine di esili colonne in marmo rosa in facciata e da una copertura interamente lignea; questo è tutto ciò che resta di quella che un tempo era la Reggia carrarese.

A questo punto si raggiunge la vicina piazza del Duomo, centro religioso della città con il Duomo stesso, il Palazzo vescovile ed il Battistero. Il primo, fondato in età altomedievale, è stato ricostruito nel IX e X secolo, dopo il violento terremoto del 1117 e poi ancora nel 1551, quando a progettare la ristrutturazione furono Michelangelo e Andrea della Valle. Intitolato alla Vergine Assunta, il duomo ha la facciata lasciata incompiuta, mentre all’interno, sulla maestosa pianta a croce latina con transetto e cappelle laterali, si affacciano preziose decorazioni. Al suo fianco sorge il Battistero dedicato a S. Giovanni Battista, un tempo utilizzato come una sorta di tempio dai membri della famiglia dei Carraresi, a sud invece si erge il Palazzo vescovile, le cui origini trecentesche sono celate dietro molteplici rifacimenti. Sul lato orientale di piazza del Duomo si estende l’antico Ghetto, all’interno del quale vissero segregati tutti gli ebrei della città dal 1603 al 1797. Da vedere la cosiddetta Sinanoga grande, frutto dell’accorpamento di tre sinagoghe preesistenti, oltre ai numerosi negozi di antiquariato concentrati soprattutto tra via S. Martino e Solferino.

Tornando in piazza del Duomo si può imboccare l’affascinante via Vescovado, tra le strade più antiche della città, che prosegue all’ombra dei portici fino all’imbocco del ponte di S. Giovanni delle Navi. Più a sud, seguendo il corso del fiume, si arriva alla Torre dell’Osservatorio, costruita tra il 1767 e il 1777 dall’architetto Domenico Cerato coadiuvato in sede progettuale dall’abate Toaldo, autorevole docente di Astronomia, Geografia e Meteore. Una volta all’osservatorio si può attraversare il canale e visitare l’Oratorio di S. Michele o risalire verso nord-est imboccando via XX Settembre fino a S. Maria dei Servi, a via Roma e al neoclassico caffè Pedrocchi.

Di fronte al caffè c’è il palazzo dell’Università, legata alla città da un filo indissolubile lungo quasi ottocento anni. Soprannominato palazzo del Bo dall’antico nome “Hospitium Bovis”, l’edificio presenta un’elegante facciata cinquecentesca poggiata su un portico bugnato opera di Andrea Moroni e Vincenzo Scamozzi. Del complesso edilizio originario è sopravvissuta anche la torre campanaria, ma la parte architettonicamente più rilevante è costiuita dal cortile antico, delimitato da un doppio ordine di colonne in stile dorico, al piano terra, e ionico, al primo piano. Da notare l’effigie collocata a destra della scala che conduce al loggiato superiore scolpita ad attestare la prima laurea al mondo di una donna, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, celebrata il 25 giugno 1678.

Poco più a nord si trovano la Chiesa degli Eremitani, situata tra i giardini dell’Arena e l’omonima piazza antistante, ed i Musei civici agli Eremitani, istituiti nel 1985 all’interno del vecchio convento rinnovato da un progetto elaborato dagli architetti Franco Albini, Franca Helg e Antonio Piva. L’allestimento comprende sezioni diverse, da quella archeologica alla pinacoteca passando per collezioni egizie e romane, ma una volta raggiunti i giardini dell’Arena in molti non riescono a resistere al fascino magnetico esercitato dalla Cappella degli Scrovegni finendo inevitabilmente col trascurare tutto il resto.

... Pagina 2/2 ... La cappella, oggetto di un’accurata campagna di restauro ultimata nel 2002, è una delle massime espressioni dell’estro artistico di Giotto, incaricato di affrescarne l’interno a partire dal 1303 per conto del nobile patavino Enrico Scrovegni. Tutti i personaggi dipinti dal maestro fiorentino sono caratterizzati da una precisa fisionomia e pervasi da un’intensa umanità, ma è l’importanza del racconto, della narrazione, a trascendere la mera abilità pittorica collocando questo ciclo di affreschi tra le massime espressioni di sempre dell’artista.

Passate in rassegna le attrattive a nord del cuore del centro storico, non resta che spostarsi verso sud per completare l’itinerario di vista delle bellezze più note del capoluogo. Superata piazza di Antenore, dove sorge la tomba del mitico fondatore di Padova, si prosegue verso Palazzo Giustiniani, commissionato all’architetto veronese Giovanni Maria Falconetto da Alvise Cornaro all’inizio del XVI secolo, per poi raggiungere la Basilica di S. Antonio, tra i santuari più venerati dell’intero panorama cristiano. Oltre al valore spirituale, l’edificio è ricco di particolari e finiture artistiche di pregio, tra cui sculture e affreschi dei più importanti maestri del panorama italiano a cavallo tra XIII e XIV secolo. Al suo fianco sono da vedere l’Oratorio di S. Giorgio, la cui struttura ricorda quella della Cappella degli Scrovegni, e la Scuola del Santo, sede dell’Arciconfraternita di S. Antonio dal 1427.

Superata la Biblioteca Civica si accede all’incantevole Orto botanico di Padova, il primo orto universitario d’Europa, essendo stato istituito nel lontano 1545 per espresso volere del Senato della Repubblica di Venezia. Ancora oltre, superati il Palazzetto dello Sport ed il Campo Sportivo Tre Pini, c’è la storica Basilica di S. Giustina, costruita tra il 1532 ed il 1579 in luogo di una precedente basilica paleocristiana, davanti alla quale si apre il tutta la sua grandiosità Prato della Valle, l’enorme piazza di forma triangolare estesa su una superficie di oltre 88.500 mq. Prima di assumere l’aspetto attuale, risalente a un intervento compiuto da Domenico Cerato verso la fine del XVIII secolo, la zona era incolta e frequentemente soggetta a inondazioni, mentre oggi Prato della Valle è uno dei luoghi di incontro prediletti dagli abitanti.

Un soggiorno a Padova non può dirsi completo senza prima godersi una bella cena a base di piatti locali, quasi tutti accomunati dalla semplicità degli ingredienti, tra cui figurano numerose verdure, legumi e cereali. Pasta coi fagioli, polenta, vellutata di zucca sono alcune delle pietanze che meglio incarnano la “povertà” della cucina locale, di cui si apprezzano anche alcuni secondi come l’arrosto di maiale ai funghi e l’anatra all’arancia. Il tutto innaffiato dai vini DOC provenienti dai vicini Colli Euganei, tra cui c’è solo l’imbarazzo della scelta sia tra i bianchi (Pinot, Tokaj, Moscato), che tra i rossi (Merlot, Cabernet e Marzemino frizzante).

Solo parzialmente mitigato dalla vicinanza alla costa adriatica, il clima di Padova presenta alcuni tratti tipicamente continentali, essendo caratterizzato da temperature piuttosto rigide durante l’inverno e molto alte d’estate. Generalmente alto è il tasso di umidità relativa, principale responsabile della percezione dell’afa tra giugno e agosto, mentre a partire dalle nottate di novembre la nebbia comincia a fare capolino raggiungendo il suo picco nel periodo compreso tra gennaio e febbraio, quando capita che non si alzi neanche in pieno giorno. Durante l’estate, ed in particolare nei torridi pomeriggi di luglio e agosto, violenti temporali talvolta accompagnati da spruzzate di grandine spezzano momentaneamente la morsa del caldo, mentre d’inverno possono verficiarsi sporadiche nevicate che raramente lasciano accumuli consistenti al suolo.

Comodamente raggiungibile sia in auto che in treno, Padova dispone anche di un piccolo aeroporto non servito da voli di linea regolari e quasi esclusivamente utilizzato dall’aviazione militare. La stazione ferroviaria principale si trova sulla linea che collega Bologna e Venezia, da dove partono ogni ora treni regionali e Frecciargento, mentre il casello autostradale è raggiungibile sia attraverso la A4 Milano-Venezia che imboccando la A13 da Bologna. Per quanto concerne la mobilità urbana, il trasporto pubblico consta essenzialmente di un’estesa rete tramviaria e di capillari collegamenti in autobus accomunati dalla gestione operativa da parte della società APS (Azienda Padova Servizi).



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