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Cosa vedere e cosa visitare Cappella degli Scrovegni

Visitare la Cappella degli Scrovegni tra gli affreschi di Giotto a Padova

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Fatta erigere da Enrico Scrovegni fra il 1303 e il 1305 in suffragio del padre Reginaldo, la Cappella degli Scrovegni, conosciuta anche come dell’Annunciata o dell’Arena, è uno dei capolavori dell’arte occidentale ospitata nel cuore storico di Padova. A renderla uno dei monumenti religiosi più preziosi d’Italia è il ciclo di affreschi eseguito da Giotto nei primi anni del XIV° secolo.

Giunto a Padova dopo aver compiuto il celebre ciclo francescano nella chiesa superiore di Assisi e dopo essere stato a Roma nel 1300 per dipingere la Vocazione di San Pietro sulla facciata di San Giovanni in Laterano, Giotto venne chiamato nella città veneta per affrescare la Cappella degli Scrovegni su cui il pittore affrontò con soluzioni inedite il problema prospettico spaziale in seguito a ricerche tratte dall’antico. L’artista fiorentino derivò inoltre alcuni elementi caratteristici della sua pittura dai lavori di Arnolfo di Cambio dalle cui realizzazioni prese spunto per le architetture dipinte nei propri quadri. Con particolare sensibilità già in stile gotico rappresentò in quello che sarebbe diventato il futuro mausoleo della famiglia Scrovegni episodi sacri in ambienti domestici, aulici e naturalistici con un sorprendente equilibrio fra umanità e religiosità.

Unica nel suo genere è la rappresentazione di una cometa sopra alla raffigurazione della Adorazione dei Magi. Secondo gli storici si tratterebbe della Cometa di Halley che era stata ben visibile durante il suo passaggio del 1301-1302, ed era sicuramente un ricordo fresco nella mente del pittore. La cosa è di per sè rivoluzionaria, ponendo Giotto all'avanguardia tra gli artisti del medioevo: per la prima volta una cometa viene rappresentata come un soggetto naturale, e non come un simbolo di sventura e pericolo, rendendo Giotto un vero innovatore della storia dell'arte europea. Proprio come omaggio a questo suo affresco, l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) intitolò a Giotto la sonda che effettuò il passaggio ravvicinato al nucleo della cometa di Halley, nel 1986.

La stesura del colore che Giotto utilizzò nella Cappella degli Scrovegni andò a perdere le ombreggiature di stile bizantino ancora riscontrabili nelle decorazioni di Assisi a favore di ombre rese per tonalità nelle gradazioni dal chiaro allo scuro in base alle zone esposte alla luce. Osservando infatti il colore se ne nota il variare con il mutare della luce stessa: il racconto pittorico umile caratteristico degli episodi della vita di Maria accelera quasi in un crescendo drammatico nelle scene della Passione raggiungendo il suo culmine nella scena di Cristo deposto e nei volti di Gesù e Maria.

Lungo internamente poco meno di 30 metri (per l’esattezza 29,26 mt), largo 12,80 metri e alto 8,48 nel punto maggiore, questo edificio alto e stretto ha una semplice facciata in laterizi con portale rettangolare a lunetta, una bella trifora in alto e coronamento a archetti. La torretta posteriore è stata aggiunta solo nel corso del 1700.

L’interno si presenta con un’unica navata rettangolare interrotta da due amboni a cui sono accostati due altari; alle pareti, sopra uno zoccolo di finto marmo, corrono tre zone di affreschi in cui Giotto ha rappresentato in 38 riquadri le storie di Maria e Gesù. Nello specifico, a destra si trovano affrescate le 7 virtù contrapposte ai 7 vizi capitali (quest’ultimi sulla sinistra): tutte le figure sono affrescate con una efficacia straordinaria tanto che alcune immagini di Ira, Prudenza e Giustizia sono considerate fra le più alte creazioni dell’artista toscano.

Alla parete d’ingresso si innalza il Giudizio Universale (che sottolinea il carattere ex voto del monumento) con Cristo fra le schiere celesti e Maria e gli apostoli in alto mentre in basso vi è l’Inferno caratterizzato da diversi elementi di naturalismo piuttosto violento. Sempre nella parte bassa compare la figura dello Scrovegni che presenta il modello della cappella assieme ad un frate, probabilmente da identificarsi nel priore dell’ordine dei frati Gaudenti a cui il ricco banchiere padovano apparteneva. Nella volta vi sono invece dieci medaglioni con Gesù, Maria e i profeti che predissero la redenzione. Nelle fasce che inquadrano le scene alle pareti e spartiscono la volta, sono affrescati altri medaglioni di dimensioni più ridotte che raffigurano i santi, i dottori della chiesa e scene del Vecchio e del Nuovo Testamento.

Rispetto alle Storie di San Francesco che Giotto dipinse a Assisi nella parte inferiore della navata della basilica, il ciclo di affreschi di Padova si è fortunatamente conservato meglio tanto che l’azzurro degli sfondi appare ancora oggi piuttosto intenso. Ad agevolare il pittore nella realizzazione delle sue opere furono sicuramente i pigmenti provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo che arrivarono a Venezia e da li furono messi a disposizione del grande artista fiorentino: dai gialli ai rosa sino agli arancioni e all’azzurrite.
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Nel presbiterio, all’altare, vi sono le statue della Madonna con due angeli, opere dello scultore Giovanni Pisano mentre nel coro trovano spazio scene della morte e della glorificazione di Maria eseguite da un pittore anonimo attorno al 1320. Nelle due nicchie dell’abside, ai lati dell’altare, troneggiano due Madonne che allattano, a firma di Giusto de’ Menabuoi e dietro all’altare si innalza il sepolcro di Enrico Scrovegni, morto nel 1336, realizzato da uno scultore veneziano della prima metà del XIV° secolo.

Nel 1300 lo Scrovegni aveva acquistato da tale Manfredo Dalesmanini un’antica area su cui aveva fatto erigere un palazzo di cui la cappella era diventata oratorio e sepolcro di famiglia. Quando però i vari interventi di costruzione e decorazione pittorica furono quasi ultimati, i religiosi Eremitani di un vicino convento iniziarono a lamentare il fatto che l’oratorio stava diventando una vera e propria chiesa. Non si sa con esattezza come si sia conclusa la vicenda ma quel che è certo è che in seguito l’edificio religioso venne ridotto di dimensioni. Nel 1880 il Comune di Padova acquistò la Cappella degli Scrovegni che in origine era collegata all’omonimo palazzo, oggi non più esistente. Dall’Ottocento iniziarono poi a diverse riprese interventi di restauro che ne hanno consentito un ottimo stato di conservazione.

La Cappella degli Scrovegni è aperta tutto l’anno in orario 9/19 ad eccezione dei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno in cui è chiusa al pubblico. Sono inoltre possibili visite serali, dalle 19 alle 22, contattando lo 049 2010020 per informazioni sui giorni disponibili.

Per le visite diurne il costo del biglietto intero è di 13 Euro; 8 Euro per il ridotto; 6 Euro per il ridotto speciale per ragazzi dai 6 ai 17 anni e studenti sino ai 26 anni; 1 Euro per bambini sino a 5 anni e portatori di disabilità con accompagnatore. Chi desidera invece effettuare la visita alla cappella in orario serale dovrà munirsi di biglietto intero al prezzo di 8 Euro, agevolato per disabili sempre a 1 Euro, ridotto serale a 6 Euro (sino ai 17 anni e studenti non oltre i 26).

Possibilità anche di visite guidate (sospese solo nei mesi di Luglio e Agosto) in lingua italiana al costo di 2 Euro a persona, da pagarsi al momento del ritiro del biglietto. E' possibile anche compiere delle visite guidate virtuali in 3D  in questo sito web.

Sito ufficiale http://www.cappelladegliscrovegni.it

 Pubblicato da il 06/08/2015 - 2.853 letture - ® Riproduzione vietata

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