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Siviglia: il Ponte di Triana (di Isabel II) e il fiume Guadalquivir

Quest'itinerario ha inizio presso la Casa della Zecca, che dopo essere stata parzialmente ristrutturata è oggi sede di una Sala riservata alle Mostre Provvisorie.

Molto prossimo si trova l'Ospizio della Santa Carità, nonché Chiesa di San Giorgio. Sorto per opera della confraternita benefica istituita nel XVI secolo allo scopo di "seppellire i poveri abbandonati", fu costruito soprattutto per impulso di Miguel de Mañara, al quale è dedicata una lapide all'entrata della Chiesa; l'epitaffio recita: "qui sono raccolte le ossa e le ceneri del peggior essere umano che sia mai vissuto". Annovera opere di Valdés Leal, Murillo, Pedro Roldán e Cristóbal Ramos. I dipinti di Valdés Leal denominati le "Postrimerías" sono la rappresentazione più emblematica del "tenebrismo".

Da qui ci spostiamo in direzione alla Torre dell'Oro, testimone muto di molteplici avvenimenti accaduti in città, legati soprattutto a Triana e al fiume Guadalquivir. Eretta nel XIII secolo, formava parte del sistema difensivo "almohade" e non si conosce l'origine del suo nome. Alcuni si richiamano ad un originario rivestimento in ceramica dai riflessi metallici, altri al fatto che fu utilizzata come deposito dove custodire i metalli preziosi portati dall'America. Al suo interno è allestito il Museo Marittimo, che riunisce un considerevole numero di documenti e cartine relative alla storia marittima cittadina.

Di fronte è ubicato il "Teatro de la Maestranza". Inaugurato nel 1991 nel quadro degli interventi urbanistici effettuati in seguito all'Esposizione Universale celebrata in loco, è lo scenario per antonomasia dell'opera lirica. Di fianco si trova l'arena della "Real Maestranza": la più famosa del mondo. L'armonia della struttura riflette lo spirito illuminista imperante all'epoca della sua costruzione; il museo assolve il compito di salvaguardare il notevole patrimonio artistico della "Real Maestranza de Caballería". Attraverso la porta principale, conosciuta con il nome di Porta del Principe, vengono fatti passare i toreri portati "a hombros" (sulle spalle) dagli assistenti alla corrida quando il pubblico considera che sono meritevoli del successo.

Per toccare l'altra sponda del fiume Guadalquivir attraversiamo il famosissimo Ponte di Triana o di Isabel II, uno dei pochi esempi d'architettura in ferro rimasti in città, vicino all'edificio del Barranco. Fu costruito nell'anno 1845, in sostituzione del vecchio ponte di barche.

Alla fine del ponte s'erge la Cappella del Carmine, chiamata popolarmente "El Mechero" (L'accendino N.d.T.) per la forma piuttosto singolare: è uno dei simboli del quartiere di Triana; il leggiadro disegno storicista fu eseguito in mattoni a vista dall'architetto Aníbal González nel periodo 1924-1928. La piazza del Altozano rappresenta un punto nevralgico del quartiere; in essa spicca il monumento a uno dei più famosi toreri di tutti i tempi: Juan Belmonte.

Imboccando la calle Pureza c'imbattiamo nella Casa delle Colonne, vero prototipo dell'architettura civile accademista; nell'attualità ospita alcuni uffici municipali.

Proseguendo lungo questa strada, troviamo la Cappella dei Marinai, dove ogni giorno si recano a pregare centinaia di fedeli davanti all'immagine della Speranza di Triana. Un po' oltre è situata la Reale Parrocchia di Sant'Anna; fu la prima chiesa ad essere costruita completamente ex abrupto, una volta che Ferdinando III il Santo ebbe portato a termine la riconquista di Siviglia, nell'anno 1248.

In realtà si tratta di una fondazione del figlio, Alfonso X il Saggio, che la consacrò alla Nonna di Cristo per averlo guarito da una malattia che lo aveva colpito agli occhi.

Dalla calle Pureza ci spostiamo verso la calle Castilla, restando assolutamente stupefatti davanti a due delle immagini più amate dagli abitanti del quartiere: il Nazareno della O - Pedro Roldán (1685) -, venerato nella Parrocchia di Nostra Signora della O e l'ineffabile Cristo della Morte ("El Cachorro") - venerato nella Cappella del Patrocinio, a pochi metri dalla parrocchia della O -. Capolavoro dell'arte immaginifica locale, il secondo venne scolpito da Francisco Antonio Ruiz Gijón nel 1682, prendendo come modello un uomo di razza gitana che era sul punto di morire in seguito ad una lite. La scultura presenta diverse caratteristiche curiose, fra cui l'intaglio che va dalla bocca fino alla gola.

Muovendoci verso l'isola della Cartuja, incontriamo il Centro Andaluso d'Arte Contemporanea, dove sono esposte oltre mezzo migliaio di opere in grado d'offrire una panoramica delle tendenze artistiche sviluppatesi in Spagna dall'inizio del secolo: dipinti, sculture, tappeti e ceramiche di artisti della taglia di Joan Miró, Chillida e Saura ad esse si sono aggiunte poco a poco le opere di artisti giovani, soprattutto andalusi, che insieme alle tele d'avanguardia esibite nelle mostre temporali, le conferenze, gli eventi molteplici dimostrano un'attività intensa e dinamica.

Fonte: Ufficio Spagnolo del Turismo
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