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Storia e Civiltą dell'Oman: dal regno di Magan e Makkan ad Oggi

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Il corno d’Arabia: Conosciuta nell’Antichità come regno di Magan e Makkan, l’Oman è un paese a forma di corno che si estende verso l’Iran tra una manciata di isole. I primi uomini arrivarono nel territorio dell’Oman dalla Mesopotamia attraverso lo Stretto di Hormuz per penetrarne all’interno. Ciro il Grande, fondatore della dinastia persiana, conquistò il paese nel 536 aC, un dominio che durò fino al 640 dC, sotto il controllo dei re sassanidi. I Persiani vissero in Oman fino all’avvento dell’Islam e diffusero le loro competenze per l’irrigazione. Furono infatti i creatori di un sistema d’irrigazione intelligente chiamato falaj che ancora oggi consente la coltivazione di terre aride.

Le successive occupazioni: La seconda grande migrazione araba nell’Oman ebbe luogo nel 751 circa, sotto il controllo di Iulanda Bin Massud, il primo Imam del paese, capo religioso e politico. L’economia conobbe in quel periodo uno sviluppo senza precedenti: incenso, cuoio, cavalli, datteri e spezie circolavano nelle regioni di Batinah e Dhofar. Tra il VII e il XI secolo i marinai arabi stabilirono nel paese una serie di scambi commerciali che arrivavano fino al Sudafrica e in Eritrea.

L’arrivo dei portoghesi: Nel XVI secolo, i portoghesi furono i primi europei a sbarcare nei porti della costa dell’Oman e a occupare i punti strategici del paese. Nel 1514, Alfonso de Albuquerque fece dello Stretto di Hormuz una base portoghese per la strada verso l’India. Muscat fu una roccaforte difficile da conquistare a causa della forte concorrenza tra Turchi, Persiani e altri europei che ambivano a presidiare la futura capitale. Tuttavia vi restarono fino al 1650 quando un membro della dinastia Yarubide conquistò Muscat e la sua costa. La presa di Mombasa nel 1665 segnò la fine definitiva del dominio portoghese. I depositi delle spezie e il mercato degli schiavi proveniente da Zanzibar fino a Mogadiscio e dal Bahrein fino al Pakistan contribuirono a costruire la fortuna dei sultani dell’Oman. Verso la seconda metà del XVII secolo, viene costituito lo Stato sovrano: nasce l’Oman, uno dei paesi indipendenti più antichi del Medio Oriente.

Il Protettorato britannico: Nel 1763, col Trattato di Parigi, il Regno Unito si impose nelle Indie a spese della Francia. Il Golfo rappresentò per Londra una via privilegiata di accesso alle coste indiane nominando un agente della British East India Company a Muscat per contrastare i persiani che stavano cercando di recuperare la capitale. Gli inglesi lanciarono campagne contro i pirati della costa e proposero una politica di sostegno del Sultano contro l’avanzata della vicina Arabia Saudita. Nel XIX secolo, l’Oman divenne un protettorato di fatto della Gran Bretagna e nel 1830 Muscat era il più grande deposito di merci nonché principale porto dell’Oceano Indiano.

Le rotte marittime: Crocevia di tre continenti, l’Oman ha un ricco passato coloniale di scambi. Esiste ancora una forte atmosfera africana a Sur e a Mirbat, i più antichi porti di pesca del Paese. Seta e porcellana cinese, stoffe e spezie indiane compongono il paesaggio dei mercati dell’Oman, terra pregna dell’atmosfera incantevole del magico Oriente. Dalle strade dell’incenso a quelle dell’oro nero, la storia del Sultanato è scandita dagli scambi marittimi e terrestri. Secondo la leggenda, Sinbad il marinaio avrebbe vissuto intorno al X secolo a Sohar, un porto del Nord del Paese. Da secoli i dhow (imbarcazioni tipiche) hanno attraversato i mari del Golfo trasportando spezie tra Oriente e Occidente, tra Asia e Africa. Il nome dhow deriva dall’arabo mhele: una nave la cui prua era scolpita a forma di testa di cammello. Un dettaglio meno conosciuto della storia del Paese è il fatto che l’Oman fu l’unico impero coloniale in Medio Oriente a possedere depositi di merce sulla costa africana orientale tra Zanzibar e Mombasa. Tra il 1510 e il 1650, l’Oman fu invaso dai portoghesi che lasciarono traccia del loro passaggio nei forti e castelli. Gli invasori furono cacciati dal paese e iniziò per Muscat un periodo di prosperità che irradiò le sue benefiche influenze fino in Asia Centrale e in Africa Australe.

Oman e Zanzibar: Le navi mercantili che partivano dal porto di Sur frequentarono le coste dell’Africa dell’Est. Prima di tutto verso il Mozambico per il commercio delle spezie, dell’oro e dell’avorio; poi nel XIX secolo fino a Mombasa, Pemba e Zanzibar. La prosperità di questi scambi fu tale che il Sultano di allora istallò la capitale e la sua corte proprio a Zanzibar dal 1831 al 1856. Alla sua morte, tedeschi, inglesi e francesi lottarono per imporre i loro Protettorati. Ancora oggi gli omaniti di Zanzibar conservano i loro tratti africani e parlano lo swahili. Gli Omaniti hanno sempre guardato al mare come fonte di scambio e commercio con i paesi vicini e sono così diventati anche esploratori di terre nuove. Sur è la città portuale da dove partirono i battelli per l’Africa dell’Est e l’India. I cantieri navali della città si possono visitare per ammirare la tradizione dei grandi navigatori perpetuata ancora oggi attraverso la fabbricazione dei dhow secondo metodi antichi, senza piani e senza chiodi, utilizzando solo tek delle isole omanite. Le pesanti porte in tek scolpite sono una testimonianza di questo passato comune. Importate in grandi quantità a Zanzibar dall’Oman, gli antichi arabi le consideravano come l’elemento più importante della casa: il primo a essere fabbricato e l’ultimo a essere istallato. Ogni disegno esistente sulla porta ha una simbologia: i pesci incarnano la fertilità, i fiori di loto la riproduzione e la saggezza, le palme la salute, le catene la sicurezza e i datteri l’abbondanza.

Tribù nomadi: Ospitali e fieri, i beduini omaniti hanno trovato un giusto equilibrio tra i valori della tradizione e una certa apertura alla modernizzazione.
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Le tribù beduine: Il termine beduino viene dall’arabo bedhw che significa abitante del deserto. La sussistenza di queste tribù nomadi del deserto dipende oggi in gran parte dal lavoro stagionale della coltivazione della palma da dattero, dalla raccolta di cereali, dalla pesca e l’allevamento di bestiame. Nel Sultanato dell’Oman risiedono molte tribù nomadi tra i quali i beduini del deserto, i montanari e quelli che invece vivono sulle coste. Anche se il dishdasha (il vestito ufficiale omanita) è ormai diffuso, gli uomini delle diverse tribù si riconoscono dal colore del loro turbante (masarr) e dal modo di attorcigliarselo in testa. Ma anche dai colori scintillanti degli abiti femminili composti da pantaloni ricamati e da tessuti dai motivi indiani e africani.

I beduini delle sabbie (o del deserto): I due terzi del territorio omanita sono occupati dal deserto, dove l’irrigazione col sistema dei falaj favorisce il soggiorno dei nomadi all’interno delle città-oasi. Al di là di questo habitat privilegiato, il cibo è scarso nel deserto, anche per i dromedari. L’arfaj e il rimt, erbe tipiche delle zone sabbiose, sono utilizzate come foraggio. Il dromedario resta il mezzo di trasporto più sicuro. Le tribù nomadi del sud come i Wahiba costruiscono case (barasti) fatte di bastoni e foglie di palma mentre quelle del nord come i Rawashid preferiscono le più confortevoli tende di lana nera con pelo di dromedario e di capra, i cosiddetti beit-es-shaar. La parte della casa dove vivono le donne è separata da quella degli uomini e quest’ultima resta l’unico ambiente dove può entrare uno straniero in visita. Nel periodo di soggiorno nelle oasi i beduini confezionano diversi oggetti in ceramica. L’ospitalità sotto la tenda è uno dei primi doveri del nomade e fa parte di un codice etico comune e rispettato da tutti i beduini.

I beduini delle montagne: Aree remote e di difficile accesso del Sultanato ospitano tribù seminomadi dagli usi e costumi rudimentali. Nessun uomo esce di casa senza le sue armi, tra cui il coltello a lama larga curva, il khanjar. L’economia del beduino di montagna si basa essenzialmente sulla pastorizia. La pecora fornisce pelle, carne e cuoio. Le donne hanno spesso la responsabilità del gregge che conducono a pascolare nei rari arbusti. Le palme da dattero sono la prima risorsa di ogni oasi di montagna. Un’enorme fiera di bestiame si svolge a Nizwa ogni venerdì, perpetuando così uno dei riti più antichi di questa parte del mondo. I montanari sono molto interessati a tutto ciò che appartiene alla tradizione della cavalleria araba di corte, tra cui il prestigio collegato all’uso delle armi, ai fucili alle pistole. È in queste zone del Dhofar, nei pressi del confine con lo Yemen, che si coltiva l’arbusto Boswellia da cui si produce l’incenso. La resina di questo arbusto viene raccolta e lavorata dai beduini di montagna chiamati Jabali.

I beduini pescatori: Anche se i lavori marinari non corrispondono per niente all’immagine che si ha dei beduini, sono molti quelli tra loro che si mobilitano nelle stagioni della pesca e della raccolta delle ostriche. Il litorale del Sultanato è famoso con l’appellativo di “costa dei mangiatori di pesce”e da Quyrat a Sur le sardine seccano sulle spiagge all’ombra di palme secolari, entrando a far parte anch’esse del panorama. Lungo la costa araba orientale si apre uno squarcio di mare molto profondo e molto vicino alla costa. È la strada della migrazione stagionale per milioni di sardine che passano in branco davanti a Ras al Jinz, la spiaggia delle tartarughe. Dall’inizio della primavera i pescatori ne seguono il percorso. Il pesce fresco è venduto nei mercati locali o esportato, mentre il pesce essiccato è il nutrimento annuale per le capre e i cammelli del Sultanato. Il governo omanita favorisce l’insediamento dei beduini delle coste attraverso aiuti volti alla costruzione di case. Ma i pescatori della regione non possono istallarsi definitivamente sulle coste perché non solo vivono seguendo i ritmi di migrazione dei pesci ma partono da giugno a ottobre verso una grande oasi dell’Oman, Bilad Bani Bu Hassan, per la raccolta dei datteri.

Il Sultanato dell’Oman oggi: L’interno del Paese ha come suo centro più importante Nizwa, la città santa degli Ibaditi, che fu uno Stato islamico indipendente tra il 1913 e il 1955, quando il Sultano Said Bib Timour (padre dell’attuale Sultano) approfittò delle lotte per la successione al potere per affermare il suo controllo e ottenere l’abdicazione dell’imam al potere. Nel 1957 il Sultano, aiutato dalle forze britanniche, pose fine a un nuovo tentativo di restaurazione di uno Stato islamico, spegnendo la rivolta di Nizwa nel 1959. Nel 1961 scoppiò una nuova rivolta nel Dhofar causata da un Fronte Popolare di Liberazione, appoggiato dallo Yemen, e sconfitta con l’aiuto dei militari inglesi. In seguito, la politica di amnistia applicata dal Sultano Qaboos contribuirà efficacemente all’unificazione del paese e allo sviluppo locale. L’arrivo del Sultano Qaboos nel 1970 inaugura un periodo di prosperità e di emergenza dell’identità nazionale conosciuta col nome di Risorgimento Omanita. Il Sultano, regnante ancora oggi, ha saputo affermare il potere dello Stato e delle sue istituzioni e nello stesso tempo modernizzare il paese beneficiando anche della scoperta del petrolio. Tra le sue prime misure c’è il cambiamento del nome dello Stato in Sultanato dell’Oman, la creazione di una nuova bandiera nazionale e una certa apertura al mondo moderno pur mantenendosi contrario all’occidentalizzazione a oltranza. La sua azione riformatrice si concentra soprattutto sulla sanità e l’educazione (con la creazione di ospedali e scuole nelle remote zone rurali) sul rispetto per l’ambiente e sul restauro di un ricco patrimonio architettonico, coniugati ad un’attenzione continua alla formazione dei giovani.

Fonte: Ufficio del Turismo del Sultanato dell’Oman
Ufficio Stampa: AIGO
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