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Le foto di cosa vedere e visitare a Gubbio

Gubbio (Umbria): la cittą ai piedi del monte Ingino

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La Gubbio che oggi conosciamo, ovvero quello splendido comprensorio cittadino che sembra voler abbracciare l’Umbria intera e il capoluogo Perugia, in fondo non è mai troppo cambiata, portandosi dietro un viatico storico che si fonde con il profondo credo religioso di una terra letteralmente benedetta dall’operato indiscusso del santo di Assisi, Francesco.

La storia di Gubbio

32.000 persone occupano un fiore urbano che, nonostante le antiche origini risalenti sotto forma di mero insediamento alla Preistoria, è sbocciato con impeto importante nell’era dominata dall’Impero Romano, e ad esso si legò dall’89 a.C. fino alla dissoluzione dell’egida latina. Gubbio fu invasa dagli Eruli e nel 552 d.C. distrutta dai Goti capeggiati da Totila, salvo poi essere sapientemente rimessa in piedi dai Bizantini di Giustiniano là dove tuttora sorge, cioè sulle pendici del monte Ingino, dotata questa volta di un dittico di torri a scopo difensivo.

Un notevole e decisivo slancio caratteriale arrivò con la cessione della città alla Chiesa da parte dei Longobardi: costituitasi Libero Comune di fede ghibellina, Gubbio riuscì a espandersi raggiungendo un’emancipazione tale da poter far conto su ben cento castelli e un sistema urbano volto al pieno sviluppo. Scomodo a Perugia e ancor meno ai crescenti nemici, il borgo perse la sua autonomia con la vittoria dei Guelfi nel 1263 e le angherie politiche del governo dei Vescovi che riuscirono nel 1384 a privarlo di quella libertà tanto ambita.

Si deve alla casata dei Montefeltro il ritorno in auge di Gubbio, progressivamente arricchito di elementi architettonici, opere d’arte ed edifici di culto dando la necessaria spinta per una continuità agevolata nel 1508 dai Della Rovere, i quali lo prepararono per essere assorbito nel 1624 dallo Stato Pontificio, dal quale si affrancò soltanto con il radicale cambiamento istituzionale apportato dall’Unità d’Italia, quando riacquisì definitivamente il proprio status di comune indipendente. Oggi è una vera roccaforte della fede cristiana e tutto nell’abitato ha il profumo della meditativa religiosità il cui retaggio si connatura alla gloria dell’iconografia ecclesiastica.

Cosa vedere a Gubbio

La morfologia di Gubbio si rivela molto particolare, trovandosi appunto sul pendio del monte Ingino e attraversata da cinque strade connesse da insiemi ragionati di vicoli e gradoni, un assetto che asseconda la progettualità in voga nel Medioevo, al quale appartengono le case in stile romanico e i ridondanti archi ogivali tipici dell’epoca. Entrare in città origina nel turista una sensazione di repentino smarrimento dovuto alla grandiosità scenica di quanto si va a vedere, e difatti proprio in quel preciso momento di stupefacente insorgenza si apprende di non essere più gli stessi di prima, ma ben più ricchi e consapevoli di far da testimoni all’immanenza di un complesso architettonico, storico e culturale realmente impressionante, denso di attrazioni da non perdere.

Impressiona in primis il monumentale Palazzo dei Consoli, tra i più belli presenti in Italia, un simbolo esistente sin dal 1337, elegante, sontuoso agglomerato di ornamenti essenziali e finestre con archi a tutto sesto il cui preludio si costituisce di una scala a ventaglio che introduce al salone d’ingresso passando dal portale gotico. Una tale magnificenza ospita all’interno il Museo Civico – custode delle sette bronzee Tavole eugubine in lingua umbra scoperte nel XV secolo - e la Pinacoteca Comunale pervasa da opere di artisti locali e toscani. Sempre in Piazza Grande (o Piazza della Signoria) e frontalmente è ubicato il Palazzo Pretorio, nato nel 1349 ma mai completato, eppure eletto a sede del Comune per il suo indiscusso blasone.

Di estrazione longobarda è il Palazzo Ducale, figlio dell’architettura rinascimentale che ha necessitato di un’accurata opera di restauro promulgata nel XV secolo da Federico di Montefeltro, che tutti ringraziamo per averci consegnato un armonico esempio adorno di cortile interno, pregevoli ambienti e una regalità complessiva scevra dei suoi preziosi arredi concessi all’esposizione dei principali musei mondiali, vedesi lo studio del Duca (meraviglia in legno intarsiato e intagliato) collocato al Metropolitan Museum di New York City.

Edifici minori ma comunque degni di nota sono il duecentesco Palazzo del Capitano del Popolo nel quartiere San Martino e Palazzo del Bargello, amabilmente gotico e posto in Via dei Consoli per accogliere il Museo della Balestra. Davanti al largo dell’ingresso presenzia la Fontana dei Matti: molti vi hanno girato intorno per tre volte al fine di conseguire la patente del matto e poi essere investiti da schizzi d’acqua battesimali. E’ il modo migliore e più veloce per entrare ufficialmente a far parte, secondo una vecchia usanza, della Città dei Matti qual è Gubbio (in simpatico riferimento ai suoi ironici e pittoreschi abitanti eugubini).

A ogni angolo di strada fioccano subitanee tante cose da vedere, comprese le tantissime chiese che, a visitarle tutte, non basterebbe una settimana. E’ tuttavia un obbligo da imporsi visitare le più significative e fra queste figura la Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo, ovvero il Duomo di Gubbio, manco a dirlo massimo luogo di culto della cittadina risalente al XII secolo e progettato da Giovanni da Gubbio per sostituire la preesistente chiesa romanica. Chi la osserva conserverà indubbiamente il ricordo della bella facciata con il portale gotico, i simboli dei quattro Evangelisti e l’Agnello Mistico duecentesco. Entrando dall’unica navata si avvistano immediatamente i 10 grandi archi ogivali a sostegno del tetto e lo stuolo di dipinti, focalizzando infine l’attenzione sul piviale fiammingo in broccato d’oro.

... Pagina 2/2 ... Si annoverino nell’ampio corredo religioso anche le chiese di San Francesco, San Giovanni Battista, Santa Maria della Vittoria, Sant’Agostino e San Domenico.

Poco fuori, adagiati su un tappeto di verde erba, sorgono i resti in pietra calcarea del Teatro Romano (I secolo d.C.), diviso in quattro cunei che confluiscono nella cavea di 70 metri di diametro, la quale ospita regolarmente spettacoli teatrali ed eventi annuali. In coabitazione si riserva un piccolo spazio l’Antiquarium, ricco museo archeologico.

Sant'Ubaldo e il monte Ingino

La Basilica di Sant’Ubaldo sorge a 850 metri s.l.m. e domina l’abitato dal monte Ingino. Si tratta di uno di quegli edifici religiosi che bisogna assolutamente vedere perché annovera ben cinque navate e tanti affreschi – la Trasfigurazione e Santi di Giovanni Baldassini ma anche Il Battesimo di Gesù di Felice Damiani e, tra gli altri, la Madonna col Bambino in gloria tra i Santi Ubaldo e Giovanni Battista di Salvio Savini – senza dimenticare la presenza dell’urna di cristallo entro cui riposano le spoglie di Sant’Ubaldo. Qui si conservano i tradizionali ceri, vale a dire strutture in legno ottagonali alte 7 metri che il 15 maggio di ogni anno si rendono protagoniste nella processione chiamata “Corsa dei Ceri”.
Da ricordare anche che durante il periodo natalizio il monte ingino vie ricoperto da migliaia di luci, per disegnare l'albero di Natale più grande del mondo, che sovrasta la città di Gubbio.

Molto suggestivo, per inciso, è anche il Palio della Balestra, di scena in Piazza Grande l’ultima domenica di maggio: i balestrieri di Gubbio e quelli di Sansepolcro si ritrovano qui ogni anno indossando i tipici costumi d’epoca e sfilando prima di sfidarsi nella gara della balestra cercando di centrare il tasso, bersaglio di paglia posto a 36 metri dal balestriere.

Prodotti tipici e curiosità

L’economia locale è imperniata principalmente sul turismo ma seguita a portare avanti con successo le antiche lavorazioni della ceramica, del ferro battuto e del legno, promuovendo altre attività che riguardano la liuteria, la lavorazione della pelle e del gesso, senza dimenticare la produzione di mobilio in stile e l’opera restaurativa dei mobili stessi, insomma entro le maglie di un artigianato ancora vivo e fiorente.

Sorge poi una domanda più che legittima: cosa si mangia a Gubbio? La cucina autoctona, essenziale ma genuina, affonda le radici in un’antica e prolifica tradizione in cui s’incrivono prelibatezze come il tartufo bianco e nero – il territorio ne è ricchissimo – il saporito olio d’oliva, carni da pascolo altamente proteiche cucinate soprattutto alla brace, selvaggina, pasta fresca, formaggi e salumi di ottima qualità.

Gubbio è stata scelta per diversi anni fino al 2013 come location ideale per la fiction RAI “Don Matteo” con protagonista Terence Hill. La produzione si è poi spostata a Spoleto.

Come arrivare a Gubbio

In auto si possono percorrere più autostrade, ovvero l’A1 con uscita a Orte per poi imboccare la E45 in direzione Perugia fino a Gubbio, o la A14 con uscita ad Ancona Nord proseguendo per Jesi, Fabriano e infine Gubbio; in treno la linea Roma-Ancona arriva alla stazione di Fossato, mentre la Firenze-Terontola-Perugia giunge alla stazione di Perugia/Fontivegge con collegamenti bus per Gubbio; l’aeroporto più vicino è il Sant’Egidio di Perugia, distante ca. 45 km dal borgo.


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