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Le foto di cosa vedere e visitare a Salzano

Salzano (Veneto): la visita alla cittą, le terme e le sue sagre

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A 25 km da Venezia si trova il piccolo comune di Salzano, facente parte dei sette comuni del Miranese. Il suo paesaggio è quello tipico della campagna veneta, un territorio pianeggiante in cui i colori dominanti sono il marrone della terra smossa, il verde dei vigneti e l’oro dei campi di grano, interrotto di tanto in tanto dal blu grigiastro dei corsi d’acqua.

In mezzo a questo rilassante spettacolo si inseriscono i segni dell’urbanizzazione, iniziata molti secoli addietro, in epoca romana, come la centuriazione del territorio e alcuni reperti rinvenuti lasciano intuire. Nonostante l’evidente segno di presenza umana già in questi secoli i primi documenti storici in cui si hanno citazioni scritte di Salzano risalgono al 1283, pieno Medioevo.

La posizione di questo comune è particolare poiché si trova sul confine fra Padova e Treviso ma appartiene alla città metropolitana di Venezia; proprio questa singolare collocazione è il motivo delle sue complicate vicende amministrative e ha portato Padova e Treviso a scontrarsi a lungo per il dominio della zona, fino a che nel 1384 la nobile famiglia dei Da Carrara assunse il controllo della Marca Trevigiana e di Salzano per poi cedere il governo di quest’ultimo alla Repubblica Veneziana solo quattro anni dopo.

Da questo momento in poi il comune vive secoli di continua tranquillità e a partire dal 1808 il suo destino seguirà quello di tutta la regione veneta. Come un tempo l’economia di questo comune veneto si basa principalmente sull’attività agricola, in origine gestita dalle congregazioni veneziane e soprattutto dal patriziato, che fra ‘600 e ‘700 iniziò a disseminare in tutta la campagna grandi ed eleganti case padronali, ancora oggi visibili e visitabili. L’esempio più interessante di queste dimore è Villa Donà Romanin-Jacur, oggi sede del comune salzanese.

La storia di questo edificio è stranamente misteriosa, non si conoscono infatti la data di costruzione, l’architetto che si occupò del progetto né le vicende ad essa legate. Senza troppe certezze si è attribuito alla famiglia veneziana dei Donà il desiderio di ristrutturare, nei primi decenni del XVII secolo, un edificio preesistente di origini cinquecentesche. Ciò che è certo è che nel 1847 la Villa venne venduta ai banchieri padovani Jacur. La facciata è quella tipica delle ville veneziane, tre livelli caratterizzati da differenti tipologie di finestre, nel lato sud è posta una meridiana voluta dal proprietario nel 1825 mentre ad ovest si trovano segni degli affreschi presenti sul primo edificio.

Un particolare romantico è la lapide posta nel 1920 a ricordo del grande amore fra Leone Romanin-Jacur e Lietta Pesaro. Entrando ci si rende conto della classicità dell’impianto, con saloni centrali e stanze laterali, di semplici affreschi con motivi faunistici e floreali rimane qualche traccia sbiadita sui muri. La stanza più bella è sicuramente il salottino del pian terreno, con i suoi affreschi rappresentanti personaggi della mitologia e della religione, un tempo impreziosita da sontuosi specchi e pregiati dipinti. Quella che un tempo era la cucina conserva ancora oggi il suo antico aspetto, con il grande camino con cappa affrescata e le travi dipinte.

Sicuramente affascinanti sono gli ambienti esterni, molto curati dalla famiglia Romanin-Jacur. Il primo proprietario di questa famiglia di banchieri, Moisè Vita Jacur, volle la costruzione del bellissimo parco romantico, con canali, sentieri, grotte e ricca vegetazione, impreziosito da dieci statue settecentesche raffiguranti personaggi della mitologia classica, mentre suo nipote, Leone, fece realizzare la Filanda nel 1872.

L’antica fabbrica della seta è stata attiva fino al 1952 e in essa paesaggio, agricoltura e industria si fondono armonicamente. Nei suoi ottant’anni di vita la fabbrica è diventata una delle principali del Veneto, dando lavoro a 247 donne e 3 uomini. Già da questo si può intuire il ruolo d’avanguardia che la filanda aveva nell’economia locale dell’epoca, ruolo confermato anche dall’attenzione prestata nello seguire le migliori tecniche costruttive e dall’impegno con cui si cercava di preservare la salute delle lavoratrici.

Attualmente è in allestimento un Centro di Documentazione sulla Bachicoltura e la Filatura con annesso Museo, proprio per celebrare il grande valore di quest’antica Filanda, voluta da proprietari innovativi e intelligenti, che grazie al proprio investimento diedero un forte impulso allo sviluppo di tutta l’economia locale.

Ma come si è accennato precedentemente numerose sono le dimore patrizie presenti a Salzano e fra queste non solo Villa Donà è meritevole di una visita. Villa Combi, ad esempio, eretta nelle vicinanze della Chiesa Parrocchiale è divenuta nel tempo la Casa Canonica. In origine era una casa padronale settecentesca con annessa barchessa e edifici minori, in stile tipicamente veneziano. Altro importante edificio è Ca’ Contarini in località Villetta, in cui ciò che spicca è la chiesa gentilizia ad essa annessa. Costruita nel 1684, porta traccia di influenze palladiane e all’interno è impreziosita da statue, affreschi e dipinti.

Altri luoghi sacri che meritano di essere menzionati sono l’Oratorio della Roata o l’Oratorio di Ca’ Bozza entrambi sulla strada per Mirano. Il primo è legato ad un presunto passato miracoloso mentre il secondo è dedicato alla Madonna delle Ciliegie, festeggiata il 2 giugno. Ovviamente questi sono luoghi di culto minori, e la Chiesa Parrocchiale del comune è la Chiesa di San Bartolomeo Apostolo, costruita nel XIX secolo.
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In stile toscano, ha un aspetto semplice, esternamente privo di decorazioni ad eccezione delle due statue di Santi. Entrando si è pervasi da una forte sensazione di solennità, la chiesa è infatti ampia, a tre navate più quattro cappelle laterali. Statue e piccoli elementi architettonici rendono prezioso l’interno, insieme alla grande “Gloria di san Bartolomeo” che riempie il soffitto. Forte è la presenza di opere legate a San Pio X, nato Giuseppe Melchiorre Sarto e arciprete di Salzano tra 1867 e 1875, a cui è dedicato in paese anche un museo.

Molto bello è il Campanile, staccato dal corpo della chiesa e quasi un monumento a sé, è alto 67 metri in pietra della Val di Sole e domina la grande piazza, al centro della quale si trova il Monumento ai Caduti. In marmo bianco è composto dagli elementi tipici della cultura rievocativa del mito dei caduti di guerra. Chiude il tour dei luoghi di culto il Santuario di Robegano dedicato alla Beata Vergine delle Grazie. La facciata è divisa in due ordini ed è decorata in modo inusuale con terrecotte che ne delimitano i contorni e che disegnano il rosone centrale ai cui lati, in due nicchie, sono custodite due statue.

La statua della Vergine domina dall’alto la facciata e ai suoi lati si trovano le statue di San Cristoforo e di San Giacomo. Un altro elemento di notevole pregio è il grande portone in bronzo realizzato in occasione del Giubileo del 2000. Come ogni santuario anche questo è legato ad un miracolo, quello della guarigione di una giovane, avvenuta presso il capitello della Madonna che sorgeva dove è poi stata fatta costruire la chiesa nel 1603. Da allora la chiesa subì continui interventi di ristrutturazione e l’aspetto attuale le è stato dato fra 1883 e 1886.

Data la sua posizione nel mezzo della campagna veneta Salzano si presta a piacevoli passeggiate alla scoperta dei suoi paesaggi e dei suoi agriturismi, dove fermarsi a mangiare un piatto di risi e bisi o fegato alla veneziana. Per gli amanti della natura questo comune dell’entroterra veneto nasconde inoltre una piacevole sorpresa: l’Oasi Lycaena. Fra i boschi che ricoprono l’area si trovano stagni e canali e l’area è attraversata dal fiume Marzenego.

La presenza di una vegetazione varia fa sì che il paesaggio nei dintorni di questa riserva naturale sia vario e affascinante in ogni stagione. In particolare la presenza di numerosi esemplari di sanguinella tinge di rosso acceso, nei primi mesi invernali, vaste aree mentre con gli ultimi freddi dell’inverno le corolle di fiori del Farfaraccio creano singolari macchie gialle sulle rive dei corsi d’acqua. Interessante è anche la fauna, varia e tipica degli ambienti paludosi e boschivi fra cui spicca la bellissima farfalla Lycaena , simbolo dell’oasi stessa.

Salzano è infine anche un importante centro termale data la presenza della Fonte Primavera da cui sgorga un’acqua oligominerale di 18,6° altamente curativa. Presso il centro è possibile svolgere attività di fangoterapia, balneoterapia, massoterapia termale o cure inalatorie e idropinica.

Chi decide di visitare Salzano deve sapere che può scegliere di recarsi qui in occasione di una delle tante feste di paese: il Carnevale della Monica, la Festa della Filatura o la Festa della Zucca, la Sagra di San Bortolo o il Natale Insieme e godere quindi al massimo di ciò che questo comune del Miranese è in grado di offrire ai suoi visitatori.

Come Arrivare
Recarsi qui è semplice con qualsiasi mezzo. In automobile prendere l’A4 ed uscire a Spinea oppure l’A57 e uscire Mirano - Dolo.
A Salzano c’è una stazione e il comune è servito dalla linea Venezia-Trento.
Chi desidera spostarsi in aereo può scendere a Venezia e quindi prendere un autobus della linea Venezia-Mirano-Noale.

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