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Arcos de la Frontera (Andalusia): visita alla cittą e ai dintorni

Arcos de la Frontera, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Arcos de la Frontera ha la sacralità di un tempio: arroccata in cima a uno sperone roccioso, sospesa tra il cielo e il lago di Arcos, affacciata a un panorama sconfinato. Invece è una delle località più belle della Spagna, in particolare dell’Andalusia, popolata da circa 28 mila abitanti ma ambita da un numero sempre più alto di visitatori. Non che la genuinità del posto sia guastata dai turisti: Arcos ha ancora il sapore misterioso da borgo antico, e il paesaggio ricamato dal fiume Guadalete, ai piedi della città, è così immenso da far sognare.

Sin dal Paleolitico si è formato il primo insediamento, pietra dopo pietra, ampliato dai romani ma caduto ben presto nelle mani dei barbari e destinato a cambiare ancora padrone nel 711, quando la penisola iberica fu conquistata dagli arabi. Cominciò una stagione molto florida per Arcos, che sarebbe continuata fino alla seconda metà del Duecento: in quei secoli si consolidò la struttura urbana del centro, comparvero le mura e gli edifici in stile moresco, e l’agricoltura divenne un’occupazione redditizia. Annessa al Regno di Castiglia nel 1264 ad opera di Alfonso X, figlio di Ferdinando III, la città continuò a prosperare tra il Cinque e il Seicento, ma il tremendo terremoto che colpì Lisbona nel 1755 non passò inosservato neanche qui, lasciando cicatrici indelebili tra le vie del paese. Provata dalla guerra d’indipendenza contro Napoleone e la Francia, Arcos de la Frontera ricominciò a respirare nel corso del XX secolo, assumendo a poco a poco il volto di cittadina vivace e moderna, benedetta da un clima mite, un territorio ideale per l’agricoltura e un paesaggio irresistibile per i turisti.

I turisti restano affascinati dalla ricchezza del centro, che dalla Puerta Matrona a la Cuestra de Belén snocciola edifici di diverse epoche e diversi stili. Proprio la Puerta Matrona immette nel vero centro storico, anticamente cinto dalla muraglia araba, e accompagna i visitatori alla scoperta di luoghi simbolo di Arcos, come la Piazza del Cabildo. Qui si concentrano le architetture più interessanti della città, tra cui il Castello Ducale, realizzato dai musulmani e ristrutturato nel Quattrocento, ma anche il palazzo del Municipio e l’ex Casa del Sindaco, attuale Parador de Turismo. Quest’ultimo palazzo rievoca il fasto andaluso nel suo massimo splendore, con le pareti di un bianco abbagliante, le inferriate elaborate come pizzi e le piastrelle smaltate di vari colori.

Tra gli edifici di culto spicca la Basilica di Santa Maria de la Asunciòn, realizzata tra il XIII e il XIV secolo e dotata di una facciata in stile gotico e un campanile di gusto neoclassico, dichiarata Monumento Storico-Artistico insieme all’antico organo di cui è custode. Da vedere anche la chiesa di San Pedro in stile barocco, la chiesa di San Miguel, il convento dell’Encarnación del XVI secolo, quello della Caridad del XVIII secolo e l’ospedale di San Juan de Dios del XVI secolo.

I palazzi storici di Arcos de la Frontera sono incorniciati da belvedere affascinanti, scalinate, archi che proiettano ombre dolci lungo i viottoli e cortili segreti traboccanti di fiori, come i giardini in stile musulmano-andaluso realizzati di recente in pieno centro. Le semplici case diventano opere d’arte e testimoni privilegiate di una storia avventurosa, come l’antica casa del Conte del Águila in perfetto stile mudéjar.

Per conoscere il lato più suggestivo di Arcos visitatela durante le feste. Le celebrazioni della Semana Santa (Settimana Santa) sono particolarmente sentite in tutta la Spagna, ma qui sono state dichiarate di Interesse Turistico Nazionale. Cominciano la Domenica delle Palme e proseguono fino al Sabato Santo, e per l’occasione le strade del centro sono gremite di fedeli che camminano lungo i cortei: non mancano i penitenti incappucciati, i figuranti che interpretano i soldati romani e i suonatori di tamburi.
Nel periodo natalizio si svolge la Cabalcata de los Reyes Magos, quando i Re Magi portano doni per tutti i bambini della città; in febbraio è la volta del carnevale, seguito dalla corsa dei tori di marzo, la gustosa Fiesta de las Tapas, l’infiorata di maggio e le tante feste estive, come il Festival del Flamenco del mese di agosto.

L’estate, oltre ad essere il momento più vivace, è la stagione preferita dai turisti, perché le temperature sono alte ma non soffocanti, e il sole è onnipresente nel cielo andaluso. Le temperature medie di luglio e agosto vanno da una minima di 21 a una massima di 28°C, ma anche in gennaio, il mese più freddo, si mantengono piuttosto miti, comprese tra i 9 e i 15°C. Le precipitazioni toccano il picco massimo in primavera e in particolare a marzo, quando si contano mediamente 11 giorni di pioggia.

Nei dintorni di Arcos de la Frontera si possono visitare località e siti naturalistici interessanti. Il cosiddetto percorso dei Paesi Bianchi comprende una serie di villaggi caratterizzati dalle tipiche architetture rivestite di calce, oltre ad attraversare i parchi naturali della Sierra de Grazalema e de Los Alcornocales.
Le città marittime della Costa de la Luz sono a breve distanza, come El Puerto de Santa Maria, Puerto Real e, sul lato opposto delle provincia di Cadice, Sanlùcar de Barrameda.

Raggiungere Arcos de la Frontera non è difficile, trovandosi in una zona turistica non lontana dai principali aeroporti e da alcune importanti località dell’Andalusia. L’aeroporto più vicino è quello di Jerez, a una quarantina di chilometri, con collegamenti frequenti con Madrid e Barcellona e altre città europee, come Francoforte, Parigi, Monaco di Baviera e Londra. L’aeroporto internazionale di Siviglia è a 127 km circa e garantisce voli da e per numerose città italiane e europee, anche di compagnie low cost.
In autobus Arcos de la Frontera è collegata a Jerez (45 minuti), Cadice (1 ora e un quarto), Ronda e Siviglia (2 ore).
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 Pubblicato da - 27 Giugno 2012 - © Riproduzione vietata

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