Cerca Hotel al miglior prezzo

I paesi pił pericolosi e i pił sicuri al mondo. La mappa degli stati a rischio

Siria, Afghanistan, Yemen e Mali risultano tra i paesi più pericolosi al mondo, mentre Messico, Colombia, Pakistan ed Egitto rientrano nella categoria dei “luoghi ad alto rischio”, in antitesi con Norvegia, Finlandia, Svezia e Islanda, ritenuti i più sicuri. E’ quanto emerge da una ricerca condotta dalla Ipsos Mori, seconda più grande organizzazione del Regno Unito (fondata nel 1970 e forte di un esercito di 16.000 dipendenti distribuiti in uffici locati in 80 paesi del mondo) specializzata in indagini di mercato, interviste, sondaggi e statistiche inerenti ambiti di interesse globale quali politica sociale, marketing, pubblicità e mass media.

L’azienda ha ideato e realizzato una speciale mappa – la Travel Risk Map 2017 - avente lo scopo di segnalare luoghi e relativi livelli di rischio, offrendo un vero e proprio servizio di segnalazione utile ai viaggiatori cosmopoliti che alimentano il fenomeno del turismo di massa, ma altresì necessario alle imprese che inviano personale in trasferta. Si tratta in breve di un provvedimento preventivo dettato da un anno funesto, il 2016, su cui hanno gravato gli attentati terroristici e i flagelli del virus Zika, fattori che hanno fortemente condizionato (e condizioneranno) i flussi di viaggio e, conseguentemente, la scelta delle destinazioni: una proiezione suffragata dal 72% delle persone coinvolte nella ricerca - percentile secondo il quale i rischi si sono notevolmente incrementati soprattutto nell’ultimo anno – e da un 57% che attende un ulteriore inasprimento del pericolo globale nel corso del prossimo.

La Travel Risk Map – alla cui stesura hanno contribuito medici e specialisti in controllo e sicurezza internazionale – tiene conto di conflitti bellici e fenomeni terroristici, considerando a ogni modo costante nel tempo e primario il rischio addotto da criminalità e incidenza stradale, piaghe che i governi locali stentano a contenere determinando loro malgrado i criteri atti a misurare il livello di rischio nei vari paesi, nel qual caso Siria, Yemen, Darfur, Afghanistan e Somalia, ma anche Sudan del sud e Mali. Meno pericolosi ma considerati paesi ad alto rischio sono Messico, Honduras, Venezuela e Colombia insieme ad Haiti, Nigeria, Papua, Nuova Guinea, Pakistan, Egitto e Algeria, ben lontani in questi termini dalle nazioni europee, da Stati Uniti d'America, Canada e Australia dove si configurano bassi rischi ma tuttavia presenti in alcune località. Isole felici permangono Norvegia, Svezia, Svizzera, Islanda, Slovenia e Danimarca, molto sicure.

La Ipsos Mori ha inoltre condotto un ampio studio legato alla percezione di rischio, che si differenzia dalla sussistenza del rischio stesso: in Europa, per esempio, i rischi per la sicurezza e l’incolumità delle persone sono decisamente aumentati, eppure la loro percezione da parte di almeno il 50% degli intervistati risulta comunque minore rispetto alla realtà effettiva del pericolo. Questo atteggiamento percettivo è stato commentato da Rob Walker, specialista della sicurezza: “Le aziende devono agire non sulla base di percezioni, bensì sul pericolo reale in cui possono incorrere i dipendenti.” Walker ha poi aggiunto: “Il 70% dei servizi da noi forniti l’anno passato, come assistenza sanitaria e soccorso stradale, riguardano questioni spesso accantonate per dare rilievo a situazioni certamente più clamorose eppure meno probabili.

La dott.ssa Irene Lai, Direttore medico della International SOS, rincara la dose: “Problemi gravi ma di minor appeal mediatico come patologie gastriche, intossicazioni alimentari ed incidenti stradali subiti dal viaggiatore sono stati sottovalutati dai giornali, che hanno preferito concentrarsi esclusivamente sul virus Zika, per il quale la copertura mediatica è risultata massima.
  •  
close