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I luoghi e le opere d'arte ispirate dall'amore a Roma e dintorni

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Postiglione disse: “Al di là del tempo, che tutto trasforma e distrugge, gli antichi e i moderni si incontrano in ciò che è universalmente umano, nel mondo magico dell’amore e dell’arte”.
Non esiste infatti miglior connubio se non quello che da sempre lega l’amore, il sentimento che “move il sole e le altre stelle”, come scriveva giustamente Dante, e il potere creatore dell’uomo. Roma, la Città Eterna, accoglie straordinarie opere nate dalla volontà di alcuni illustri uomini di amare la persona al di là del tempo fisico, al di là della morte terrena e al di là del pensiero del momento.

Nascono così alcuni monumenti ed opere che ancora oggi accendono la curiosità e lo stupore di molte persone. Nascono così i capolavori assoluti dell’arte e dell’architettura mondiale.

Poco fuori Roma, a Tivoli, nella splendida cornice di Villa Adriana, la superba residenza che l’imperatore filosofo si fece erigere nella prima metà del II secolo, si trova il primo esempio di edificio costruito per amore, l’Antinoeion. Nota a tutti è la passione travolgente che Adriano nutriva per il giovane bitinio Antinoo, morto prematuramente quando aveva solo vent’anni e divenuto però immortale grazie al culto che lo stesso imperatore predispose in tutto l’impero, in Oriente come in Occidente, assimilandolo a varie divinità ed eroi, tra cui il dio egizio Osiride che, sebbene morto, aveva il potere di rinascere nuovamente dal Nilo, simbolo di eternità e fertilità. E l’Antinoeion altro non era che un grandioso spazio sacro, dove Adriano poteva rendere omaggio al suo amato, forse proprio qui sepolto.

Passeggiando lungo la Via Sacra invece, all’interno del Foro Romano, lo sguardo verrà quasi sicuramente rapito da uno dei templi meglio conservati di tutta la città: il tempio dedicato ad Antonino Pio e Faustina. Come spesso accade, la sua straordinaria conservazione si deve al fatto che ben presto, dopo l’avvento del Cristianesimo, venne trasformato in chiesa e non subì dunque il triste destino di molti altri monumenti romani. Venne edificato nel 141 per volere dell’imperatore Antonino Pio che, straziato dalla morte dell’adorata moglie, decise di renderla immortale, una dea, non solo ai suoi occhi ma a quelli di tutto il mondo. Dopo la morte di Antonino, il Senato e il Popolo di Roma, decisero di associare nel culto i due sposi e unire così nuovamente il loro destino.

Con un grande salto temporale giungiamo agli inizi del Cinquecento quando l’Urbe si apprestava a divenire una città nuova, a ritrovare il suo antico splendore e la sua fama di cuore dello sfarzo e del lusso. Lungo il corso del fiume, nel caratteristico Rione di Trastevere, si scorge, nascosto alla vista dei più, uno splendido gioiello architettonico e artistico, realizzato dalle migliori maestranze dell’epoca: Villa Farnesina alla Lungara.

Questo grazioso edificio fu realizzato da Baldassarre Peruzzi su commissione del ricco banchiere senese Agostino Chigi che, per decorare l’interno, si affidò alle abili mani di Raffaello Sanzio, Sebastiano del Piombo, Giulio Romano e molti altri ancora. Agostino volle che l’apparato iconografico di ogni stanza fosse un tripudio d’amore ed un dolce omaggio alla sua futura sposa Francesca Ordeaschi, un’avvenente cortigiana che gli darà ben cinque figli e che morirà, qualcuno dice per avvelenamento, qualcun altro per suicidio, solo sette mesi dopo la morte del marito.

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La Loggia di Psiche, al piano terra della Villa, conserva mirabili affreschi rappresentanti proprio la celebre storia d’amore tratta dalle Metamorfosi di Apuleio. Ma non solo. Al primo piano si trova la camera da letto degli sposi che Agostino fece ornare con un grande affresco rappresentante la prima notte di nozze di Alessandro Magno e Roxane, sempre un dolce regalo per la sua Francesca.

Non poteva ovviamente mancare dopo l’architettura e la pittura, la scultura come segno tangibile dell’amore umano. Recandosi all’interno della superba Galleria Borghese, soffermatevi a contemplare la seducente Paolina Borghese Bonaparte, nuda e altera nello sguardo, adagiata sul triclinio, con una mela in mano, come una novella Venere, consapevole di essere la bella tra le belle. Questo capolavoro venne commissionato ad Antonio Canova proprio dal marito di Paolina, Camillo Borghese e realizzato tra il 1805 e il 1809.

Per concludere citiamo due monumenti funebri, realizzati più o meno nello stesso periodo, nella seconda metà del 1800 e dedicati dai mariti alle loro mogli, morte prematuramente.

Uno è il famoso Angelo del Dolore, la tomba più bella del cimitero acattolico di Roma, posto in un angolo nascosto ai piedi della Piramide Cestia. Venne realizzato dallo scultore americano William Wetmore Story in ricordo della sua amata e tutt’oggi non vi sono parole per descrivere il sentimento di compassione e di tenerezza che si prova nell’osservare il doloroso abbandono di quell’Angelo, tanto vicino all’umana sorte, da comprenderne in maniera così completa la tristezza e il senso di vuoto. Anche Story oggi riposa sotto l’ombra protettiva del suo angelo.

L’altro monumento funebre si trova invece nell’altro grande cimitero della città: il Verano. Qui, il bresciano Giovanbattista Lombardi fissò per sempre nel marmo il dolce affetto per la sposa Emilia Lombardi Filonardi, colta nel suo aspetto più intimo, tenero, mentre già ammalata e in veste da camera, abbraccia e bacia affettuosamente il loro piccolo figlio. Un’immagine reale, quotidiana, vera che diviene simbolo di eterno amore.
Sono ancora molte le opere che Roma accoglie e che racchiudono al loro interno sentimenti di passione, di dolore, di speranza e d’amore e che, con la loro straordinaria bellezza, hanno sfidato il tempo e la sorte.

Per maggiori informazioni:
"L'Asino d'Oro" Associazione Culturale
Web: www.lasinodoro.it
E-mail: info@lasinodoro.it
Skype: L'Asino d'Oro
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