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Quando la Morte diventa Arte: a Roma tra cimiteri e cripte

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Parlare di morte fa sempre un certo effetto! E molti di voi mentre scorrono le parole di questo articolo staranno sicuramente facendo mille e più scongiuri, segni scaramantici e chissà cos’altro! Però a Roma, dove tutto è possibile, potete trovare qualcosa che vi sorprenderà e per un istante almeno vi farà osservare la “Nera Signora” sotto un altro punto di vista: quello di una grande artista, pronta a trasformare l’umana sorte in un’opera d’arte! Vi presentiamo quindi un piccolo tour noir, gotico e se volete anche un po’ macabro che vi farà scoprire alcuni dei luoghi più inusuali della Città Eterna.

Partiamo dal cimitero più famoso in città, il Verano. E’ un vero e proprio museo a cielo aperto che custodisce al suo interno opere di inestimabile bellezza e immenso valore storico-artistico, oltre a vegliare sul riposo eterno di moltissimi uomini e donne divenuti celebri nella storia come Giuseppe Gioacchino Belli, Goffredo Mameli, Ettore Roesler Franz, Trilussa, Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Grazia Deledda, Eduardo e Peppino De Filippo, Roberto Rossellini, Aldo Fabrizi, Gabriella Ferri, Vittorio De Sica, Vittorio Gassman, Alberto Sordi e molti altri ancora. Il nome deriva da un campo che in epoca romana apparteneva alla nobile famiglia dei Verani e che si trovava proprio nei pressi della via consolare Tiburtina. Sembra che tracce di sepoltura in questa zona siano attestate già in epoca antichissima, come testimoniano i resti delle cosiddette catacombe di San Ciriaca e soprattutto la presenza della tomba di San Lorenzo martire.

Il cimitero come lo vediamo noi oggi risale invece agli inizi del XIX secolo, all’epoca del regno napoleonico in Italia, quando vi fu l’assoluto divieto di seppellire i morti all’interno della città. Il progetto venne affidato prima all’architetto Giuseppe Valadier e a seguire a Virginio Vespignani: tra i lavori di sistemazione e i continui ampliamenti si arrivò fino agli anni Sessanta del Novecento quando venne aperto anche il nuovo cimitero di Prima Porta. Molti furono i danni che questo piccolo gioiello artistico subì durante la Seconda Guerra Mondiale a causa dei bombardamenti che lasciarono un indelebile segno nella sua conformazione. Prima di uscire da questo luogo fuori dal tempo, fermatevi ad osservare il portale d’ingresso e le quattro giganti signore in pietra che rappresentano la Meditazione, la Speranza, la Carità e il Silenzio.

Sempre raggiungendo un’altra delle vie consolari di Roma, l’Ostiense, potrete scorgere un angolo di “paradiso” che silenziosamente si apre sotto l’ombra della Piramide Cestia a pochi passi dalle Mura Aureliane: è il Cimitero Acattolico di Roma. Tra i più antichi in Europa, ospita al suo interno quasi 4000 persone che, per diversi motivi, hanno concluso il loro viaggio terreno proprio nell’Urbe. Immersi in una pace “ultraterrena” qui riposano persone di ogni razza e religione, molte delle quali hanno reso illustre la propria vita terrena grazie alle loro opere. Una legge antichissima vietava infatti alle genti di culto diverso o non credenti di essere sepolte nei cimiteri cattolici o in terra consacrata ed è per questo motivo che, agli inizi del 1700, papa Clemente XI concesse agli inglesi quest’area, poi aperta a tutti gli stranieri non cattolici.

Camminando tra i suoi vialetti, potrete riconoscere tra le bellissime e spesso monumentali tombe quelle di alcuni personaggi indimenticabili come i due giovani poeti inglesi Keats e Shelley, quella del figlio di Goethe, del pittore russo Brullov, dello scultore inglese Richard Wyatt e di molti altri ancora. Ma la sorpresa è tanta quando ci si imbatte nelle sepolture di due importanti italiani: Antonio Gramsci e Carlo Emilio Gadda. Simbolo indiscusso del cimitero è però lo struggente Angelo del Dolore (nella foto), splendida opera scolpita dall’americano William Wetmore Story in onore dell’amata moglie, insieme alla quale oggi riposa, divenendo meta giornaliera di romantici visitatori.

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Il nostro originale itinerario si conclude con la visita alla Cripta dei Cappuccini in via Vittorio Veneto, nel cuore di Roma. Sotto la chiesa barocca di Santa Maria della Concezione si trova infatti un piccolo luogo curioso dove, ormai da quattrocento anni, trovano sepoltura i resti mortali dei padri cappuccini e non solo. Intorno alla metà del 1700 però, qualche ignoto artista con una vena fantasiosa piuttosto accentuata e una buona dose di umorismo e immensa fede in Dio, decise di realizzare un vero e proprio inno alla morte, utilizzando tutte le varietà di ossa che aveva a disposizione.

E’ così che entrando sarete accolti da figure e decorazioni formate da teschi, femori, tibie, calcagni, ossi sacri e vertebre che, in un gioco di pieni e vuoti, compongono non solo disegni e simboli ma anche vere e proprie strutture architettoniche, con archi, volte, colonne e nicchie dentro cui scheletri di frati, con ancora indosso il saio, sembrano pregare, dormire o salutare i visitatori. Stelle, cuori, fiori, clessidre alate, croci sono realizzati con rara maestria e alla fine del percorso, nonostante l’attimo di turbamento per quanto appena visto, un senso di pace ed armonia vi invaderà e per un istante l’orrenda morte vi sembrerà un po’ più bella!

Per maggiori informazioni:
"L'Asino d'Oro" Associazione Culturale
Web: www.lasinodoro.it
E-mail: info@lasinodoro.it
Skype: L'Asino d'Oro

 Pubblicato da il 04/09/2014 - 3.773 letture - ® Riproduzione vietata

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