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Siem Reap, Cambogia: tra le rovine di Angkor Wat e il lago di Tonle Sap

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Dopo la capitale Phnom Penh, la città più conosciuta a livello internazionale della Cambogia è senza dubbio Siem Reap, sdoganata al turismo di massa a partire dagli anni ’60. Oltre ad essere il centro di gestione dell’incredibile sito archeologico di Angkor, la città presenta un’atmosfera coinvolgente, nella quale i vecchi negozi francesi, i lunghi viali alberati ed il placido fluire del fiume sembrano voler rievocare il passato dinanzi allo sviluppo sfrenato che negli ultimi anni ha interessato soprattutto le campagne. L’altro lato della medaglia della crescita e del fenomeno di “occidentalizzazione” che ha contraddistinto Siem Reap è la maggior facilità con la quale è possibile organizzare il proprio soggiorno, potendo contare su infrastrutture, alberghi e servizi che solo 20 anni fa parevano un miraggio.

Traducibile letteralmente come “siamesi sconfitti”, Siem Reap fu per molti secoli il centro di un vasto impero esteso prevalentemente sull’odierna Thailandia, la stessa potenza che, nel 1794, si impossessò della città e di Angkor occupandole fino al 1907. A rilanciare l’insediamento agli occhi del mondo pensò un gruppo di esploratori francesi che, all’inizio del XIX secolo, quando Siem Reap non era altro che un modesto villaggio, scoprì i templi di Angkor. Da quel giorno il turismo è la fonte di sostentamento principale per la popolazione, anche se negli ultimi anni il numero di visitatori è cresciuto in maniera esorbitante, mettendo in pericolo l’autenticità del luogo che rischia di essere snaturato.

Nonostante il boom economico, le dimensioni di Siem Reap non sono ancora quelle di una metropoli; attualmente la città ospita poco meno di 200.000 abitanti, la maggior parte dei quali vive in centro, intorno allo Psar Chaa, il “Mercato Vecchio”, o nelle campagne al di fuori del quartiere amministrativo esteso lungo la riva occidentale del fiume. L’Angkor Wat e l’Angkor Thom sono distanti rispettivamente 6 e 8 chilometri dalla città, ma non occorre uscire dai confini cittadini per trovare qualcosa da vedere. Innanzitutto si possono passare in rassegna le moderne pagode, che offrono un pittoresco contrasto con le vecchie strutture in pietra di Angkor. Tra queste le più interessanti sono quelle del Wat Bo, uno dei più antichi templi cittadini, che tra l’altro espone una ricca collezione di dipinti della fine dell’Ottocento, e del Wat Preah Inkosei, realizzato sul sedime di un precedente tempio angkoriano in mattoni.

Sempre per quanto riguarda le pagode, altri edifici da non perdere sono il Wat Athvea, antistante ad un tempio più antico, il Wat Thmei, che presenta un piccolo stupa commemorativo contenente resti di scheletri delle vittime dei khmer rossi, ed il Wat Dam Nak. Quest’ultimo, in particolare, risulta particolarmente affascinante in quanto in passato, durante il regno del sovrano Sisowath, era un palazzo reale, mentre oggi ospita il Centro di Studi Khmer, un’istituzione fondata con lo scopo di promuovere la ricerca sulla cultura e sulle tradizioni khmer, catalogate all’interno di una vasta biblioteca aperta ai ricercatori nello stesso edificio.

Per non dimenticare le sofferenze patite dalla popolazione cambogiana si può visitare il Museo delle Mine Antiuomo che, oltre a porre l’accento sulla pericolosità delle mine in quanto armi da guerra, sottolinea come queste siano anche un’arma civile contro la pace. Un motivo in più per vedere il museo è la devoluzione degli introiti a campagne di sensibilizzazione su questo grave problema, ancora di stringente attualità non solo in Cambogia. Di tutt’altro genere è invece il Cambodian Cultural Village, un allestimento particolarmente apprezzato dai bambini che offre una panoramica dell’intera nazione raccontata attraverso la ricostruzione di villaggi e edifici simbolo. All’inizio del percorso c’è un museo delle cere seguito da riproposizioni di abitazioni khmer, cham, kreung e cinesi, mentre per tutta la giornata vengono inscenati spettacoli e danze della tradizione.
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A testimonianza del valore di Siem Reap come epicentro della rinascita culturale cambogiana si può visitare la scuola di Les Chantiers, i cui alunni, in prevalenza ragazzi disagiati, apprendono l’arte della lavorazione del legno e della pietra finalizzata alla realizzazione di sculture. Lo stesso complesso ospita poi il negozio Artisans d’Angkor, che vende tantissimi articoli in legno e arenaria che riprendono il classico stile angkoriano. La scuola ha in gestione anche un setificio all’interno del quale vengono prodotti capi d’abbigliamento, complementi d’arredo e accessori di vario genere davvero stupefacenti. Se volete scoprire ancora qualcosa sulla cultura khmer recatevi al Khmer Ceramics Centre, nato con l’intenzione di rilanciare il commercio della ceramica khmer, un’arte molto conosciuta all’epoca di Angkor.

La novità turistica più recente di Siem Reap è l’Angkor Butterfly Centre, aperto al pubblico nel 2009, che merita una visita durante il tragitto tra il Museo delle Mine Antiuomo ed il Banteay Srei. Il centro è il più grande allevamento di farfalle interamente recintato dell’intero sud-est asiatico, popolato da oltre 30 specie rare di farfalle che volano liberamente. Adatto ai bambini, ma anche agli adulti, l’Angkor Butterfly Centre rappresenta l’occasione giusta per imparare qualcosa in più dell’intero ciclo vitale di questi variopinti animali che, prima di librare le ali, mutano dal bruco al bozzolo. Anche qui l’impegno e la ricerca sono finalizzati ad aiutare i poveri delle campagne circostanti, cercando di fargli guadagnare da vivere in modo sostenibile.

Il periodo migliore per visitare Siem Reap coincide con i mesi di dicembre e gennaio, quando il tasso di umidità cala leggermente, le precipitazioni rasentano lo zero e le temperature oscillano in media tra 22 e 31 gradi. Con l’inizio di febbraio le temperature cominciano ad aumentare toccando i picchi massimi ad aprile, durante il quale si toccano anche i 40 gradi. Tra maggio e giugno il monsone di sud-ovest porta con sé piogge e umidità aumentando la percezione dell’afa, ma in assoluto la stagione umida, che si protrae fino a ottobre, non è un brutto periodo per visitare Siem Reap e la Cambogia, dato che le piogge si limitano a violenti ma brevi temporali e la vegetazione si mostra lussureggiante.

Il Siem Reap International Airport dista appena 7 chilometri dal centro e poche ore da alcuni tra i maggiori scali aerei del continente: Bangkok, Hanoi, Hong Kong, Kuala Lumpur, Seoul, Singapore, Taipei e Kunming. Al momento i collegamenti nazionali sono limitati a Phnom Penh, ma per muoversi entro i confini conviene prenotare un autobus, dato che le strade principali sono in buone condizioni ed i mezzi accoglienti e dotati di tutti i comfort; l’autostazione di Siem Reap si trova 3 chilometri ad est della città e circa 200 metri a sud della NH6. In alternativa si può contare su taxi collettivi e minibus, mentre per Phnom Penh e Battambang ci sono anche i traghetti in partenza dal villaggio galleggiante di Chong Kneas, non lontano da Phnom Krom, 11 chilometri a sud di Siem Reap.

 Pubblicato da - 07 Ottobre 2011 - Riproduzione vietata

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