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Isfahan (Eshafan), Iran: visitare la città e la sua storia tra tappeti e moschee

Isfahan, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

L'Iran è una meta che negli ultimi anni, per ragioni geopolitiche, è rimasta ai margini delle preferenze dei viaggiatori, eppure conserva nel suo territorio molti spunti interessanti frutto di una civiltà millenaria e di un popolo storicamente dedito all'arte e alla cultura.
Tra le località che meriterebbero una visita aldilà delle diffidenze e dei luoghi comuni non si può non menzionare Isfahan (o Eshafan), città di oltre un milione e mezzo di abitanti che sorge nella regione centrale del paese, ad un'altitudine di quasi 1600 metri s.l.m. in un altipiano nel quale scorre il fiume Zayandeh.

La città esiste da oltre tremila anni, ma i resti più antichi rinvenuti nel territorio risalgono al VII secolo d.C. ed appartengono alla dinastia dei Sasanidi, che occupavano la regione prima della conquista degli arabi musulmani avvenuta nell'anno 642 d.C.
I secoli seguenti videro l'alternarsi di diversi popoli al potere, che influenzarono notevolmente la vita dei suoi abitanti; nell'XI secolo fu la volta dei Selgiuchidi, che conquistarono la città e la trasformarono in capitale dell'Impero, prima che lo Scià Malik, nel 1073, le desse la spinta decisiva per trasformarsi in una metropoli. Da qui partivano gli ordini che divenivano effettivi su un territorio ormai vastissimo, che comprendeva parte dell'attuale Turchia, Siria e addirittura della Cina.
Fino al XVIII secolo, sotto il controllo dei Selgiuchidi prima, e dei Safavidi poi, la città fu il centro per eccellenza dell'architettura e della cultura iraniana, grazie anche alla fioritura delle arti e delle scienze.
Il periodo d'oro di Isfahan fu probabilmente quello compreso tra la fine del XVI secolo e la prima metà del XVIII, quando lo Scià Abbas la riportò al suo ruolo originale di capitale e potenziò il progetto urbanistico costruendo infrastrutture e ristrutturando edifici, parchi, piazze e strade. Nel suo momento di apogeo, la città arrivò a contare 162 moschee, quasi 300 hammam e più di 1800 caravanserragli.

Di cotanta imponenza si sono conservate fino ad oggi alcune strutture e monumenti storici che rendono Isfahan una delle più belle città orientali, tanto da essere iscritta nella lista dei siti Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO dal 1979.
Una visita ad Isfahan non può prescindere da alcuni luoghi simbolo come la Piazza di Naqsh-e Jahan, sulla quale sorgono edifici spettacolari come le moschee di Lutfallah, quella dell'Imam ed il Palazzo di Ali Qapu. La piazza, tra le più belle e più grandi del mondo, misura oltre 500 metri di lunghezza per 165 di larghezza ed era usata dagli imperatori safavidi come campo per la pratica degli sport. In città lo slogan turistico riprende un detto vecchio di secoli, secondo cui “Isfahan è la metà del mondo”, e dopo una visita a questi luoghi così straordinari si può davvero arrivare a pensare che non sia così esagerato.
La Moschea di Lutfallah fu costruita dallo Scià Abbas nella prima metà del XVII secolo e vanta, tra le sue peculiarità, l'assenza di giardini, di iwan e minareti, elementi invece caratteristici dell'architettura religiosa iraniana; il suo colore azzurro dominante e la sua enorme cupola decorata con azulejos la rendono una delle strutture più riconoscibili della città.

A fianco sorge un'altra moschea, comunemente conosciuta come Moschea dell'Imam, opera architettonica di livello assoluto; anch'essa costruita nella prima metà del XVII secolo, è finemente decorata con azulejos con motivi floreali. Analogamente, anche la sua cupola risalta per il colore e la grande eleganza che possiede.
Sulla piazza Naqsh-e Jahan sorge anche il Palazzo di Ali Qapu, punta di diamante dell'architettura safavida, costruito su sei piani per un'altezza totale di quasi cinquanta metri.
La strada principale di Isfahan è conosciuta come Chahár Bagh, (“Quattro giardini”), ed è qui che si trova l'omonima madrasa, antica scuola di studi superiori ancora oggi attiva.
La Moschea del Venerdì, infine, edificata secondo uno schema più classico, è invece riconoscibile per le sue due cupole risalenti al XV secolo ed il suo enorme giardino, alc entro del quale sorge una vasca d'acqua costruita in marmo.

Altri luoghi d'interesse turistico della città sono il Palazzo Hasht Behesht, con la sua pianta ottogonale, il cui nome, tradotto, significa “Palazzo degli otto paradisi”, ed il Palazzo Chehel Sotun, conosciuto anche come “palazzo delle quaranta colonne”.
Forse stupirà il turista scoprire che ad Isfahan si trova anche la chiesa armena più grande dell'intero Iran, conosciuta come Cattedrale Vank ed edificata con uno stile che fonde l'arte iraniana e quella rinascimentale italiana; il complesso architettonico comprende anche un museo, gli uffici e la residenza dell'arcivescovo.

Un ultimo punto d'interesse che desideriamo segnalare è il Gran Bazar, costituito da una serie di vicoli, cortili, gallerie ed officine disposte in un'area di 5 km dove sono prodotti e venduti oggetti di ogni genere tra cui gioielli, artigianato e antichità. Il grande fascino di una visita al bazar è ovviamente quello di ”perdersi” nei suoi vicoli, tra i colori e gli odori che qui si fondono e si esaltano vicendevolmente.

In definitiva, si può affermare che Isfahan rappresenti al meglio i contrasti e le contraddizioni dell'Iran odierno, dove convivono aspetti radicalmente opposti: dalla rivoluzione islamica ed un regime oscurantista alla sfrontatezza del commercio internazionale, che sempre più si sta radicando nel paese. Ciò che però è innegabile, è come Isfahan sia soprattutto il luogo dove sopravvive la tradizione persiana, vero punto di forza dell'identità del popolo.

La città, gemellata anche con Firenze, non è collegata all'Europa da voli diretti se non via Istanbul, ma è raggiungibile facendo scalo in altre metropoli asiatiche e mediorientali come ad esempio Damasco, Dubai, Beirut, Baghdad o Teheran.
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