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Le foto di cosa vedere e visitare a Martignano

Martignano (Puglia): cosa vedere e fare nel comune del Salento

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Martignano e i suoi 1.700 abitanti (molti di questi sono paesani piuttosto anziani in grado di parlare il griko, idioma ellenico inevitabilmente contaminato dal dialetto leccese) occupano una porzione di quel territorio facente anticamente parte della Magna Grecia: siamo nello splendido comprensorio del Salento, più precisamente nella provincia di Lecce, permeata da una folta macchia mediterranea e una distesa di ulivi che già in epoca greco-bizantina costituiva un’importante risorsa agricola.

Vivacità, accoglienza, fervore culturale, calore folcloristico: sono questi gli ingredienti di una vita comunitaria scalpitante e instancabile, impulso notevole per un turismo il cui binomio divertimento-natura vuol essere inteso come basilare ai fini di una vacanza con la V maiuscola. Signori, d’altronde siamo in Puglia, ergo aria buona, mare pulito e affabilità popolare non possono che risultare le costanti principi di un pezzo di meridione fiore all’occhiello dell’Italia del Mezzogiorno.

Storia

Di probabile origine greco-bizantina, Martignano compare però ufficialmente in alcuni documenti del ‘200 e sembra sia cresciuta sotto il potente patrocinio degli Angioini per divenire un feudo passato nel corso del ‘300 ai conti Gualtieri e Isabelle di Brienne, successivamente alla regina Maria d’Enghien.

Il Cinquecento è il secolo dei plurimi passaggi di proprietà che vedono avvicendarsi influenti famiglie quali i Pignatelli, i Palmieri, i Pisanelli e, in ultima istanza, i Granafei. Il borgo entrò nel ‘600 con una popolazione dimezzata da sofferenze e privazioni, tant’è che allora si poterono contare nel complesso soltanto 500 residenti in loco, intrappolati in un sostanziale immobilismo capace di rendere Martignano indifferente agli eventi storici del continente europeo, rivoluzione francese compresa.

L’apatia regna sovrana anche nell’Ottocento e il Comune, un secolo dopo, sembra aver scelto la strada dell’immutabilità, passata indenne anche sotto gli influssi dei moti pre Unità d’Italia. L’autonomia politica del paese è perciò risultata manifesta per secoli e ancor oggi la logica stoica del provincialismo non accenna a diminuire. Se per molti questo pare un difetto insormontabile, in realtà per i turisti è motivo di pregio poiché il borgo non ha cambiato assunti ed elementi morfologici: è in fondo ancora un feudo, ma libero, e vive di questa paradossale dicotomia giorno dopo giorno. Si chiama semplicità.

Cosa vedere a Martignano

Si va e si viene per le strade del centro urbano, sicché meglio imbastire un adeguato tour che tocchi i maggiori punti di interesse svelando il cuore di Martignano, irrorante linfa culturale a partire dalla Piazza della Repubblica, ove presiede la bella Parrocchiale di Santa Maria dei Martiri con i suoi altari barocchi, i dipinti di Pasquale Grassi e Oronzo Tiso (rispettivamente autori del San Pantaleo e del Sant’Oronzo), il mosaico dei fratelli Peluso e le magnifiche sculture in cartapesta, argento e pietra leccese.

Procedendo verso Piazza Palmieri, si percorre via Chiesa, una lunga sequela di portali decorati e caratteristiche case a corte di vetusta memoria. La destinazione prima è Palazzo Palmieri, che diede i natali al famoso illuminista Giuseppe Palmieri ed è attualmente sede del Parco Turistico Culturale (sintesi di identità popolare, storia, tradizione, costume, passione e senso di appartenenza al paese): vi trovano posto un grande giardino pubblico, un frantoio semi ipogeo, una sala conferenze ed altri ambienti riservati alle maggiori attività culturali pronte ad animare la stagione.

... Pagina 2/2 ... Di fronte alla struttura architettonica si colloca la seicentesca Cappella di San Giovanni Battista, che reca due rilevanti cicli pittorici riferiti alla Vita di San Giovanni Battista e ai Discepoli e Gesù Cristo. Per arrivare all’ex Convento di San Francesco d'Assisi conviene percorrere via Calvario, ma rimanendo sulla piazza non dobbiamo scordarci di ammirare con languido sguardo la Cappella della Madonna delle Grazie (quasi una gemella della Cappella del Mantovano per via del medesimo impianto identico per estetica e forma), custode di un’icona della Madonna delle Grazie insieme ai Santi Eligio e Donato.

Camminando verso il confine del paese, val la pena accedere all’area delle pozzelle, gruppo di piccoli serbatoi che facevano confluire l’acqua piovana accumulandola per l’uso della comunità. Qui è infatti la parte bassa, brulicante di questi sistemi altresì denominati pozzi di San Pantaleo.

Eventi, sagre e manifestazioni

Come accennato in fase di introduzione, il folclore è un aspetto essenziale nella vita paesana e ce ne rendiamo conto soltanto assistendo al Carnevale della Grecia Salentina, che ospita fra le tante manifestazioni anche il clou rievocativo, cioè La morte te lu Paulinu Cazzasassi, un fantoccio che viene arso al rogo dopo la lettura del suo testamento. I riti carnascialeschi sono soltanto la punta dell’iceberg di una tradizione festaiola che intende continuamente smuovere le acque di un’annata ricca di eventi a scopo intrattenitivo.

Uno di questi compare come la Sagra dell’Insalata Grika e della Salsiccia, che dal 1992 propone la glorificazione culinaria di prelibatezze assolute del territorio, appunto l’Insalata Grika (non pecca di apporto proteico!) e la salsiccia, cui si accostano in un tripudio di assaggi le classicissime pittule, un tipo di pasta fresca soprannominata burlescamente minchiareddhi, i pezzetti di cavallo alla salentina, e ancora le purpette alla sugu, i panzarotti, la mussakà, la trippa con patate e il te lu paulinu. In Puglia la gente si gode appieno tutti gli anni di vita che ha a disposizione e i peccati di gola, dunque, fanno parte della condotta epicurea sposata ormai da secoli.

Appuntamento imperdibile è poi la festa patronale del 27 luglio, dedicata a San Pantaleone: la statua del martire viene portata in processione per le vie del paese il 26 luglio, la vigilia, che chiude con spettacolari fuochi d’artificio serali, cui ne seguono tanti altri nel giorno topico, scandito da messe a oltranza, altre sfilate, musica e intrattenimenti. A proposito di musica, a Martignano vige la frenetica e divertente Pizzica, connesso all’antico culto di Dioniso, eppure c’è spazio ad agosto anche per la Taranta.

Le spiagge nei dintorni

Martignano è ubicata nell’entroterra, a 18 km dal capoluogo leccese e ad appena 17 dalle più belle spiagge del litorale adriatico. Non si preclude, perciò, neanche quel turismo vorace di vacanze all’insegna del sole e del mare. Ottimi motivi per spostarsi sono Torre dell’Orso, Alimini e la Baia dei Turchi, spiagge che si susseguono lungo una costa contraddistinta da sabbiosità intensa e scorci stupendi dove a trionfare sono l’azzurro del mare e la limpidezza del cielo che si riflette sull’acqua cristallina. Molte di queste spiagge, se non la maggior parte, sono libere ma non prive di attrezzature e servizi per il massimo divertimento scaccia pensieri. Un paese da sapore onirico? Meglio considerarlo senza fronzoli un sogno a occhi aperti.

Come arrivare a Martignano

Il collegamento stradale di più facile fruizione è la SS 16 Adriatica Lecce – Maglie, ma si può raggiungere Martignano anche tramite la SP 30 Calimera – Sternatia e la SP 28 da Martano o da Caprarica di Lecce; la stazione ferroviaria più vicina si trova a Sternatia sulla linea Lecce – Otranto; garantiti collegamenti con autobus e navette; l’aeroporto civile più vicino è a Brindisi, perché quello di Lecce è a esclusivo uso militare.

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