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Le foto di cosa vedere e visitare a Manduria

Manduria (Puglia): visita alla cittą del vino Primitivo

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Molti l’hanno soprannominato “il cuore del Salento” per l’equidistanza da Taranto, Lecce e Brindisi, ma in verità gli appartiene molto di più il titolo rustico di “Città del Primitivo” in riferimento al vino punta di diamante della Puglia.

Manduria, comune di ca. 31.000 abitanti in provincia di Taranto, è noto anche per essere stato all’epoca della sua fondazione un centro di allevamento di cavalli nel quale a fare un lavoro semplicemente straordinario erano i Messapi.

Le Spiagge

Il paese allargato prolunga sullo Jonio attraverso le sue frazioni, tra cui spicca certamente San Pietro in Bevagna, ove l’acqua è più bella, cristallina, e la sabbia bianca, soffice e delicata ricopre spiagge a dir poco stupende.

Numerosi areneli si susseguono verso ovest in direzione di Campomarino e verso est fino a Punta Prosciutto.

Là fra le Murge tarantine, Manduria si fa in parte comprendere dalla Riserva Naturale Orientata del Litorale Tarantino Orientale, perciò non va affatto sottovalutato il suo corredo naturalistico che ben si concilia con l’immensità azzurra pervadente la costa con poesia e romanticismo sempiterni.

Storia

Nata nel contesto della Messapia illirica (dare uno sguardo non troppo fugace al Parco Archeologico delle Mura Messapiche), la località subì la coercizione del dominio romano a partire dal 260 a.C. e a essa si ribellò sfruttando la discesa di Annibale, sebbene tutti sappiamo come la tentata invasione venne contrastata e sventata.

Non fu il peggio che potesse capitare, perché la distruzione dell’abitato a opera dei Saraceni costò una lenta e travagliata rifondazione nell’XI secolo con il nuovo nome di Casalnuovo e in una posizione un po’ diversa rispetto alla città vecchia, più adibita a necropoli.

Divenne feudo sotto il controllo della famiglia Hugot (nel Trecento), succeduta dai De Tremblay il secolo dopo (XV), dai De Raho, i Montefuscoli fino ai Borromeo e gli imperiali di Francavilla, passando per i Dentice, i Castromediano e i Bonifacio. Sorprendentemente, nel 1789, il borgo riacquisì un barlume di radicata identità in quanto Ferdinando I di Borbone riconobbe il vecchio nome, ripristinandolo: Manduria era di nuovo Manduria, inoltre una doppia soddisfazione si fece sentire nel momento della sua elevazione a Città grazie a Umberto I re d’Italia, che ne riconobbe il titolo nel 1895.

Cosa vedere a Manduria

Al giorno d’oggi la cittadina possiede un centro storico molto bello, d’atmosfera, nel quale i turisti si addentrano assaporando un salto indietro nel tempo fra le stradine piccole, strette e irregolari che vanno a intessere un labirinto in cui orientarsi non è così facile, in cui conviene affidarsi ad un navigatore per trovare la giusta via, ma con tanti monumenti civici e religiosi che possono armoniosamente incastonarsi brillando nella memoria degli osservatori: la collegiata, il ghetto ebraico d’estrazione medievale, la torre dell’orologio, i palazzi, le tracce delle mura megalitiche e l’area archeologica non si dimenticano facilmente una volta passate al setaccio dello sguardo curioso.

Il parco chiese s’infoltisce di edifici che l’arte architettonica la fanno e la raccontano con una semplicità disarmante, e il loro porsi è regale ma perfettamente contestualizzato. La Chiesa Madre è dal XV secolo il fulcro dell’agglomerato urbano, fiera aralda della fede pugliese scandita da un impianto romanico sfoggiante in modo subitaneo un bellissimo portale sotto il rosone in facciata e il cinquecentesco Fonte Battesimale attribuiti entrambi a Raimondo da Francavilla. L’edificio ecclesiale è imbastito su ben cinque navate, dunque rivela dimensioni esterne e interne notevoli, proprio quello che ci vuole per contenere un piccolo tesoro su cui spicca indubbiamente l’emozionante pulpito ligneo risalente al 1608. All’esterno sembra sorridere il campanile a cinque piani, dove sono evincibili all’osservazione le peculiari finestre monofore e le decorazioni stilizzate intorno a esse, colonnine comprese.

... Pagina 2/2 ... La Chiesa di San Benedetto vive di un disegno esteriore cinquecentesco ma il top non si espone alla luce del sole, poiché le statue dell’Immacolata, di Santa Fara e Santa Scolastica restano all’interno introducendo in maniera sacra e uniforme le spoglie di San Florenzo Martire.

Un’espressione barocca la offre la seicentesca Chiesa dell’Immacolata, così come l’altare contornato da altri tre assai pregevoli. Una delle ultime nate è la Chiesa di Santa Lucia, che ha visto la luce in pieno Ottocento ed è riconoscibile per la cupola e i campanili ai due lati. A pianta centrale, conserva un totale di cinque altari. Di salesiana fattura novecentesca è l’Oratorio San Giovanni Bosco.

Altri edifici che infondono suggestioni di un certo peso sono la Chiesa di San Michele Arcangelo e la Chiesa della Madonna del Rosario, che preludono ad altre costruzioni più marginali tra cui la Chiesa Rupestre a San Pietro in Bevagna. In via Maruggio s’apre alla contemplazione assoluta il Calvario, un monumento realizzato da Giuseppe Renato Greco allo scopo di rappresentare scene della Passione di Cristo tramite l’assemblaggio ragionato di conchiglie e ceramiche di diverse epoche.

L’architettura civile reca il marchio delle residenze signorili accostate alle tradizionali masserie meridionali, quindi uno spettacolo di alternanza strutturale dà origine a un caleidoscopio di costruzioni che rispondono ai nomi altisonanti di Palazzo Cagnazzi, Masseria Marina, Palazzo Schiavoni e Masseria Bagnolo, e così fino a creare un gioco ciclico che vogliamo esaurire parlando del magno Palazzo Imperiali-Filotico, settecentesca dimora dall’aspetto elegante e severo che accenna a una fusione di stili evidente, barocco e rococò di visione lapalissiana. Di proprietà della famiglia Filotico, è stato dichiarato dal Ministero dei Beni Culturaliimmobile di rilevante interesse storico-artistico” e tutelato dall’ADSI – Associazione Dimore Storiche Italiane.

Per chi è votato alla ricerca archeologica, è a disposizione dell’ammirazione personale il Fonte Pliniano, caverna naturale ampia 18 metri e alta 8 a cui s’accede tramite una scala a doppia rampa direttamente scavata nella roccia. Sul fondo è presente una sorgente sotterranea e il livello dell’acqua, grazie alla particolare conformazione del pavimento cavernoso, rimane costante.

Uscendo da Manduria è la natura a gridare libera proponendosi e aprendosi con una bellezza ch’è unica in questo hinterland: le Murge scrivono pagine memorabili e tra queste l’Area Naturale Protetta Palude del Conte e la Salina dei Monaci.

Prodotti tipici, eventi e Manifestazioni

L’economia autoctona gode di ottima salute e l’agricoltura ha imparato a convivere con periodi di siccità anche prolungati: ciò, però, non le ha impedito di curare i vigneti dai quali si evince il prodotto principe di Manduria, il celebratissimo vino Primitivo DOP nella doppia versione secco DOC e dolce DOCG. Di sapore inconfondibile risultano l’olio DOP, il Pomodorino di Manduria e il Carosello.
L’evento di maggior prestigio, la Fiera Pessima, è stata istituita nel lontano 1742 e da allora ha assunto un carattere regionale che tratta l’artigianato, il commercio e il tempo libero grazie alla competenza di 300 espositori in città nella seconda settimana di marzo.

Come arrivare a Manduria

Le strade percorribili in auto sono l’A14 Bologna-Taranto con uscita a Massafra, la SS Appia e la SS Salentina; la stazione ferroviaria è posta sulla linea Martina Franca – Lecce; i bus urbani ed extraurbani sono gestiti dalla SITA; l’aeroporto di riferimento è quello di Brindisi. per affrontare il centro cittadino è necessario munirsi di un navigatore satellitare, si tratta di un vero e proprio labirinto da cui è difficile districarsi senza aiuto di un GPS.

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