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Le foto di cosa vedere e visitare a Grado

Grado, la cittą lagunare: monumenti, spiagge e Terme

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Al di là del chiasso frenetico delle mondane spiagge venete e romagnole e lontano dalle più inflazionate rotte turistiche, in Friuli esiste ancora un mondo perduto di un’antica e rarefatta bellezza che muta continuamente profilo impastando sapientemente lo spazio e il tempo.

Giungendo dalla A4 a Palmanova, l’antica città fortezza dalla pianta a forma di stella, e attraversando verso sud lungo la via Julia l’importante sito archeologico di Aquileia, antica porta d’oriente dell’impero romano e patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco, ci si ritrova su di una sottile striscia di terra circondati da un paesaggio colorato in tinte pastello dove terra, mare e cielo si rincorrono, si scontrano, si fondono.

Ad appena 20km dall’aeroporto di Trieste-Ronchi dei Legionari una trentina di isole che sorgono in una laguna di 90 km quadrati compongono il territorio del Comune di Grado.
La più grande di esse ospita l’omonimo capoluogo e dal 1936 è collegata alla terra ferma da un ponte mobile. Finissime spiagge rivolte a sud che brillano accarezzate dalla luce e dal calore di un microclima piacevolmente mite e temperato scendono dolcemente verso acque limpide e rendono “L’Isola del Sole” una meta esclusiva per un esigente turismo balneare a cui il FEE continua ininterrottamente dal 2000 a conferire il riconoscimento di Bandiera Blu. Grado, infatti è dotata di due grandi spiagge: il lido principale, almeno per lunghezza, si trova a costeggiare il Viale Regina Margherita, ma poi l'arenile si prolunga oltre fino a Grado Pineta e alla Punta di Barbacale, per un totale di un fronte di oltre 3 km di sabbie finissime. Un'altra spiaggia si trova nella parte più occidentale dell'isola, possiede un fronte di circa 600 m che va da una diga fino al bordo occidentale del centro storico e una grande profondità che s'avvicina ai 200 m in alcuni punti. Nella zona più orientale, oltre a Grado Pineta sono da segnalare il Golf Grado, un vasto campo da golf magnificamente inserito nei paesaggi lagunari, il Vilaggio turistico di Cà Laguna e il grande Camping Europa.

Grado o “Gravo”, in dialetto graisan, deriva dal latino “Gradus” ovvero scalo, in quanto nacque come primo approdo per le navi imperiali romane che, spinte dal provvidenziale alternarsi di Bora e Scirocco, risalivano il fiume Natissa dirette al porto fluviale di Aquileia.
Passeggiando nel dedalo di suggestive calli e campielli di “Gravo Vecio”, il cuore antico di Grado, è ancora possibile rintracciare le architetture della fortezza, il “castrum” romano, usato come rifugio per gli aquileiesi durante le invasioni barbariche unne e longobarde del V e VI secolo, e della Basilica della Corte del IV secolo.

Oggi il perimetro dell’antico castello delimita l’area dei caratteristici “Ristoranti del Castrum” accomunati da un’antica tradizione culinaria che in autunno si esprime nella rassegna del “Boreto a la Graisana”, piatto tipico precolombiano della cucina marinara povera di Grado, ed in primavera celebra la “Festa degli asparagi bianchi di Fossalon”.

Nel 568 Grado ottiene un ruolo da grande protagonista diventando sede del Patriarcato di Aquileia, vicenda che imprimerà grande impulso allo sviluppo della città stessa. Notevoli testimonianze dell’epoca sono le magnifiche basiliche paleocristiane di Sant’Eufemia, con il suo battistero ottagonale annesso, ricca di mosaici in stile bizantino e colonne marmoree diverse tra loro e quella di Santa Maria delle Grazie, interamente costruita in proporzione aurea. A fianco di Santa Eufemia si trova un imponente campanile, con una caratteristica cuspide su cui svetta una statua che raffigura S. Michele, ma che è di costruzione più recente, rispetto alla chiesa.

Il successivo incremento demografico ed il prestigioso ruolo acquisito nel panorama politico e religioso fino al IX secolo furono arrestati dal contemporaneo affermarsi di Venezia, dalla ricostruzione di Aquileia nel X secolo e da un saccheggio nell’ XI secolo. Dal XII secolo il patriarca di Grado si trasferì a Venezia, che nel 1451 divenne ufficialmente la sede patriarcale. Grado, rimasta un villaggio di pescatori, alla caduta della Repubblica Marinara Veneta ed in seguito al Trattato di Campoformio, nel 1797 venne annessa all’Impero Austro-Ungarico che le impresse nuovo sviluppo come prima località turistica balneare per l’aristocrazia asburgica.

Nel 1892 Francesco Giuseppe inaugurò la “Stazione di Cura e Bagni di Grado”, una delle prime strutture turistiche peninsulari, dotò l’isola di un caratteristico porto interno e, per proteggerla dalle mareggiate, fece costruire una diga con una bellissima passeggiata lungomare. Raffinati palazzi ed eleganti ville, come quelle del complesso realizzato nel 1900 dai baroni Bianchi e che sono tutt’ora il fiore all’occhiello della ricezione alberghiera di Grado, danno nuovo impulso al turismo e fanno da cornice ad ampi viali alberati donando all’isola quell’atmosfera aristocratica mitteleuropea che ancora oggi il turista respira.

Nel 1918 l’Isola del Sole ritorna italiana e negli anni trenta la costruzione di un prestigioso stabilimento termale marino dona nuovo slancio al turismo di Grado, che ebbe in quegli anni l’onore di ospitare Freud e Pirandello.
... Pagina 2/2 ... Il poeta graisano Biagio Marin contribuì poi alla realizzazione del “Parco delle rose”, fresca zona verde ai margini della spiaggia che ritroviamo all’inizio del nuovo millennio, assieme al parco termale acquatico, a completare l’esclusiva proposta del “GIT Grado Impianti Turistici”.
Gli anni successivi videro un ampliamento urbanistico della città favorito da opere di prosciugamento delle zone umide ed arginamenti delle valli da pesca.
Il processo di bonifica venne interrotto verso la fine del secolo da un nuova consapevolezza dell’enorme importanza naturalistica costituita dalla laguna di Grado.

Testimone di questa inversione di tendenza lo è stato l’interesse verso questo “luogo dell’anima” di personalità come Pier Paolo Pasolini, che abitò a lungo uno dei caratteristici “casoni”, le umili capanne lagunari ricoperte di canne palustri che usavano i pescatori del valligiano come riparo per se stessi e ricovero per le “batele”, le tipiche barche a fondo piatto. Proprio in questi luoghi il poliedrico regista girò alcune scene con Maria Callas della celebre pellicola “Medea”.

Negli ultimi anni del XX secolo ed all’inizio del secolo successivo alcune valli furono protette o ripristinate e diventarono riserve naturali, come quella della Valle Cavanata e della Foce dell’Isonzo, votate alla conservazione del prezioso mosaico di biotopi lagunari, uno dei più caleidoscopici scenari naturalistici esistenti in Italia. Oggigiorno è possibile avvistare oltre 260 specie di volatili visitando tali riserve a piedi, in bici, o cavalcando stupendi cavalli Camargue. La sognante bellezza di questi luoghi dall’aspetto continuamente mutevole ha inoltre ispirato la costruzione della più lunga pista ciclabile lagunare d'Europa. Non mancano infine sull’isola d’oro strutture moderne ed accoglienti perfettamente integrate nel paesaggio lagunare quali il Golf Club di Grado, il villaggio turistico di Cà Laguna ed il Camping Village Europa.

I suggestivi vecchi casoni dei pescatori sono stati riqualificati ed è nato, a Grado, il primo albergo diffuso in ambiente lagunare d’Europa, dove il turista può vivere un’esperienza ecologica e sostenibile di completa immersione nella natura incontaminata di queste valli. Sull’Isola di Anfora, dove “I venti sono gli estrosi architetti del paesaggio” (Claudio Magris), dal 1976 alla trattoria “Ai Ciodi” l’accogliente famiglia Tognon prepara con il pescato del giorno i migliori piatti della tradizione gradese.

L’associazione “Graisani de palù”, che ha sede nel casone di Pasolini ristrutturato nel 2002 a “Mota Safon”, un isolotto vicino Porto Buso, si occupa della conservazione e divulgazione della singolare cultura lagunare di Grado. Tali iniziative traghettano nel nuovo millennio antiche tradizioni come la celebrazione del “Sabo Grande” ed il “Perdòn di Barbana” di luglio, la rievocazione storica nella “Settimana Napoleonica” di giugno, che rinverdisce i fasti della battaglia del Mercure avvenuta nel 1812 ed il “Dicembre gradese”, caratterizzato dai mercatini natalizi e dalla rassegna dei presepi, che termina all’Epifania con “L’arrivo delle Varvuole” sulle batele, terribili streghe che rapiscono i bambini cattivi trasfigurando arcaiche leggende di scorrerie piratesche.

Proprio a bordo delle batele avviene ogni anno a giugno la caratteristica gara che apre la regata velica “Graisana” organizzata dalla secolare Società Canottieri Ausonia.
Grado, dopo oltre un secolo di ricettività balneare, si afferma come l’isola con la più lunga tradizione turistica italiana e guarda al nuovo millennio cosciente ed orgogliosa del peculiare patrimonio storico e naturalistico che la caratterizza, confermandosi meta ideale per il turismo d’eccellenza dell’alto Adriatico

Grado possiede un clima complessivamente mite, con estati calde e sostanzialmente secche, anche se il Friuli è la regione più interessata dai fenomeni temporaleschi estivi, quando aria fresca riesce ad infiltrarsi da nord delle Alpi scatenando rovesci anche intensi, ma di solito di breve dura. Il periodo migliore per visitare Grado è sicuramente l'estate, quando predominano le giornate soleggiate e l'acqua del mare tocca punte di 26 gradi ad Agosto mentre le temperature massime giornaliere si posizionano sui 28 gradi, tenute basse dalle brezze marine e dall'azione rinfresscante delle acque della laguna.

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