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Vacanza sulle spiagge di Grado, per un tuffo nei sapori del mare

Grado non è solo un labirinto di calli misteriose e un dedalo di canali ma anche, o soprattutto, una città di pescatori dove l’attività della pesca ha da sempre scandito le giornate e portato in tavola le primizie del mare Adriatico che ancora oggi si possono degustare soggiornando sull’Isola del Sole. A Grado, rinomata meta balneare, l’enoturista assaggerà piatti di mare che non trovano eguali altrove, preparati utilizzando il pescato giornaliero: la laguna, in particolare, fornisce quotidianamente le tavole di cefali, orate, branzini e anguille oltre che di crostacei e i molluschi. Nelle calli e campielli del centro storico, i ristoranti propongono il meglio della cucina gradese, resa unica dalla lunga tradizione di ricette tramandate di generazione in generazione.
Il piatto gradese per eccellenza è il “boreto a la graisàna”, che non è né un brodetto né una zuppa ma una pietanza, unica per semplicità di ingredienti e preparazione, inventata dai pescatori della laguna. La sua origine, infatti, risale al periodo in cui i pescatori, che risiedevano nei casoni della laguna di Grado, vivevano principalmente di pesca: il boreto, infatti, era originariamente un piatto povero cucinato in una casseruola di ferro dove si metteva un po’ d’olio di semi, l’aglio a spicchi interi e il pesce annaffiato con aceto bianco e pepe nero. Ora il boreto è il piatto che contraddistingue l’isola, da provare per “assaggiarne” l’essenza. Dal mare e dalla laguna, inoltre, arrivano quotidianamente altri tipi di pesci, elaborati con maestria dai ristoratori locali: orate, branzini, anguille, “schile” (gamberetti), sarde, sardoni, “sievoli” (cefali) sono solo alcuni dei pesci che vivono nell’ecosistema lagunare in condizioni ottimali e che vengono cucinati utilizzando le ricette tipiche della zona. I “sievoli sotto sal”, ad esempio, sono cefali conservati sotto sale per due o tre mesi ma risultano squisiti anche preparati in “savor”, una marinatura eseguita il giorno precedente al consumo. Una preparazione tradizionale proposta nei locali gradesi, inoltre, è quella con cui si cuicina il matan (o aquila di mare o pesce colombo) che viene tagliato a tranci, i quali vengono poi legati tra loro con uno spago e posti a seccare al sole. Da provare anche la “pasta con gli zottoli” (pasta con le seppioline) e la “zuppa di gò” (il ghiozzo è un pesce che vive nei fondali lagunari).

Ma Grado non è solo pesca: la zona circostante è ricca di prodotti che si possono assaggiare in abbinamento al pescato dell’isola. Da più di due secoli, ad esempio, i coltivatori di asparagi di Fossalon lavorano per migliorare la qualità e le tecniche di produzione dell’asparago bianco, caratterizzato per il turione completamente bianco, di dimensioni medie o elevate, privo di fibrosità e con l’apice ben serrato. Passando il ponte che collega Grado alla terraferma si arriva invece a Fiumicello, piccolo paese della Bassa friulana dove sono coltivate oltre cento varietà di pesche: queste mantengono gusto e profumo perché vengono colte dall’albero solo quando sono mature. II terreno pianeggiante di questa zona possiede una particolare fertilità e da oltre cinquant’anni il pesco ha trovato qui un habitat ideale.

Queste delizie si possono degustare in abbinamento ai vini di una delle zone DOC del Friuli Venezia Giulia, la DOC Friuli Aquileia, costituita dalla fascia di terra che si affaccia sulla laguna di Grado e prosegue a nord. Le caratteristiche pedoclimatiche si sono rivelate fin dall’antichità particolarmente adatte alla coltivazione della vite, tanto da assicurarne le ideali condizioni di equilibrio, fattore principale per ottenere uve di elevatissima qualità che danno vita a vini bianchi e rossi d’eccellenza. Un pasto a base di pesce e prodotti del territorio può essere concluso assaporando il digestivo dell’isola, il “santonego”, realizzato con l’assenzio marino, un’erba aromatica raccolta in ambiente lagunare.

Fonte: Agenzia Turismofvg
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 Pubblicato da il 29/07/2010 - - ® Riproduzione vietata

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