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L'Albergo diffuso della Laguna di Grado, dormire nei tipici Casoni

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"Un vaso pieno di un sapere non mio". Così si sente Medea, austera ma emotiva sovrana della mitica e brutale Colchide narrata da Euripide, interpretata da una magistrale Maria Callas nell’onirica pellicola girata nel 1969 da Pier Paolo Pasolini. Innamorata del pragmatico e razionale Giasone, Medea gli dona il vello d’oro tradendo la sua terra dove egli era giunto alla ricerca della preziosa reliquia che gli avrebbe permesso la conquista del regno di Corinto. La regina abbandona il suo paese e segue Giasone in Grecia, dove il suo universo arcaico e spirituale si scontra con quello progredito ed opportunista dell’eroe, dando vita ad un progressivo dramma che si consumerà in tragedia privando entrambi i protagonisti di ogni bene materiale ed affettivo. Così deve essersi sentita a lungo anche la laguna di Grado, location di diverse scene del capolavoro di Pasolini.

Antico borgo di pescatori, Grado fu un importante porto sulle rotte commerciali orientali dell’impero romano, poi rifugio dalle invasioni barbariche e sede del patriarcato di Aquileia fino al passaggio dello stesso a Venezia. La Serenissima esercitò il proprio dominio sulla laguna fino alla caduta delle Repubbliche Marinare e Grado perse il suo ruolo di protagonista del panorama religioso e politico. In seguito alla successiva annessione all’impero asburgico, interrotta solo dall’invasione napoleonica, l’isola divenne la stazione balneare di cura e soggiorno della nobiltà austriaca. Terminata la prima guerra mondiale Grado venne annessa al Regno d’Italia e successivamente conobbe un’espansione urbanistica permessa dalla bonifica delle zone umide e da un ponte che la collegava alla terraferma.

La così detta Isola d’oro nei secoli ha visto convivere la propria tradizione di villaggio dedito alla pesca con coinquilini molto ingombranti e sempre diversi, rischiando di perdere definitivamente i propri connotati. Se il suo labirintico centro storico ha conservato intatte le tracce romane, medievali , veneziane e mitteleuropee del proprio passato, la sua laguna, con le opere di prosciugamento e contenimento delle acque, ha corso il rischio di perdere per sempre quel patrimonio naturale e culturale che l’ha caratterizzata per secoli.

L’arcipelago di cui fa parte il prestigioso centro balneare conta una trentina di isole su una superficie di circa 90 chilometri quadrati. Un un paesaggio irreale , quasi mistico nella sua emulsione continua di terra, acqua e piante palustri piegate alla volubilità dei venti e delle maree.

Questa variegata molteplicità di biotopi oggi salvaguardata dalle riserve naturali della foce del fiume Isonzo e della Valle Cavanata, dove è possibile osservare un’incredibile varietà di specie diverse di volatili, è visitabile in modo ecologico attraverso la pista ciclabile più lunga d’Europa o sul dorso di meravigliosi cavalli Camargue.

Grado, possedendo una secolare tradizione turistica marittima e termale, vanta numerose strutture ricettive all’avanguardia e servizi di altissima qualità. Ma chi volesse comprendere e apprezzare quell’affascinante e selvaggio mondo dimenticato, vicino e lontanissimo dalle confortevoli spiagge dorate e dai lastricati viali alberati su cui si affacciano le eleganti ville, deve immergersi in quella dimensione parallela, psichedelica e allucinata che è la laguna.
I rustici abitanti di questi luoghi, la cui sussistenza dipendeva dalla pesca, vivevano in umili e disagiati “casoni” costruiti con legno, fango ed erbe palustri, disseminati in un mosaico d’isolotti raggiungibili esclusivamente a bordo di “batele”, caratteristiche imbarcazioni a fondo piatto.

Le lunghe giornate scandite dal ciclico e disorientante trasfigurarsi di un paesaggio liquido ed evanescente erano vissute nel rituale alternarsi di attività ancestrali, pasti frugali e lunghe e silenziose solitudini rotte dalle poche tradizionali celebrazioni che riunivano i pescatori sull’isola principale.

I suggestivi vecchi casoni, in seguito all’urbanizzazione dell’entroterra e alla modernizzazione dell’economia, subirono un progressivo abbandono e degrado e sarebbero stati spazzati via all’arrivo del nuovo millennio, se una nuova consapevolezza dell’importanza che svolgono nel custodire la storia della peculiare cultura di questo territorio non li avesse salvaguardati.
Dopo un attento e rigoroso ripristino, oggi queste costruzioni testimoniano l’equilibrio raggiunto da un singolare rapporto tra la necessità dell’uomo di piegare la natura alle proprie necessità e la volontà di non violentarla.
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Con questo spirito di simbiosi eco-compatibile, nel profondo rispetto del contesto che li ospita, è stato inaugurato nel 2012 il primo albergo diffuso d’Europa in zona lagunare, creando così un concetto di turismo sostenibile che invece di sovrapporsi all’ambiente ne diventa parte integrante. Il turista ha quindi la straordinaria opportunità di integrarsi completamente con il luogo che vuole visitare, piuttosto che limitarsi a una distaccata e sterile osservazione dello stesso.

56 posti letto sono disponibili all’interno dei casoni, attentamente ristrutturati e dotati di ogni comodità, che ospitano fino a 6 persone ognuno al ragionevole costo complessivo di 2.200 euro per 6 notti e 7 giorni (poco più di 60 euro al giorno). La tariffa comprende i trasporti via acqua necessari per raggiungere l’isola scelta e lasciarla al termine della villeggiatura, oltre ad una barca, che non necessita di patente nautica, indispensabile per esplorare le tantissime sfaccettature della laguna. La prenotazione si effettua presso la reception centralizzata situata a Porto San Vito o telefonando alla cooperativa Laguna D’oro che gestisce le strutture al numero 043 181911.

Un'altra proposta turistica è costituita da casoni trasformati in 6 appartamenti con formula bed&breakfast presso l’isola di Anfora, dove si può soggiornare a 75€ a persona in una struttura che comprende anche il ristorante “Ai Ciodi” (www.portobusoaiciodi.it), vero custode della tradizione culinaria lagunare di Grado. Qui è possibile gustare il famoso “boreto a la graisana”, baluardo della cucina tipica locale. Si tratta di una sorta di pepata zuppa bianca ristretta di pescato misto che in passato era preparata dagli stessi pescatori con il pesce non venduto. Un’antichissima ricetta che la famiglia Tognon tramanda da generazioni e ci restituisce integra nella sua umile ma superba squisitezza.

Poco distante, a Mota Safon, è stato ricostruito fedelmente il casone che per lungo tempo era appartenuto a Pier Paolo Pasolini. Il regista, affascinato da questi luoghi, amava rilassarsi contemplando il magico torpore della laguna nel silenzio solenne di questo variopinto nulla.
Ora il suo casone è diventato la sede di rappresentanza dell’associazione “Graisani de Palù”, la quale riunisce 300 appassionati che allestiscono mostre, convegni, pubblicazioni e ogni tipo di attività volta alla tutela e divulgazione della cultura lagunare graesana.

Grado può oggi ben dire di aver evitato il destino che la perdita delle proprie radici, del proprio spirito e della propria anima avrebbe accomunato con il tragico epilogo di Medea.
Il confronto tra un universo primordiale e atavico con uno moderno, concreto e disilluso, questa volta non ha generato uno scontro devastante, ma una fusione consapevole dell’arricchimento che si può trarre da una pacifica e rispettosa convivenza.

Grado ha compreso il profetico messaggio che Pasolini ha voluto trasmettere tramite Medea ed ha virtuosamente coniugato le necessità di un turismo evoluto ed esigente alla sua importante storia, alla bellezza e unicità del suo territorio e alle tradizioni dei suoi abitanti.

Articolo di: Christian Liverani

 Pubblicato da il 29/11/2012 - 9.219 letture - ® Riproduzione vietata

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