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Santhią (Piemonte): cosa vedere nella cittą sulla Via Francigena

Santhią, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

L’antica Vicus Viae Longae è oggi la ridente cittadina di Santhià, il cui nome deriva da Sancte Agathe, nient’altro che il nome della patrona del borgo già comparso in un documento di fine X secolo asservito alla cessione di diversi territori da parte di Ottone III a Leone di Vercelli.

Santhià passò poi ai Visconti di Milano e nel 1377 ad Amedeo VI di Savoia, soprannominato “Conte Verde”. Una storia di meri passaggi di proprietà resi a proprio favore, senonché le furenti battaglie che videro contrapposti i Francesi di Francesco I e gli Spagnoli di Carlo V contribuirono ad agitare l’atmosfera scuotendo violentemente la popolazione, in quell’occasione altamente vessata ma abile a riscattarsi sotto la falce della Seconda Guerra Mondiale, nel corso della quale incise positivamente nella lotta partigiana guadagnandosi la Medaglia di Bronzo: Santhià figura perciò fra le città decorate al valor militare e oggi, con i suoi 9.060 abitanti, può andarne fiera.

La visita del centro storico di Santhià

Il comune sfrutta in epoca odierna il fervore economico della provincia di Vercelli entro la quale rientra, favorito da un territorio florido della pianura padana più occidentale. Santhià è una città inalterata dal ‘600 e particolarmente ancorato al passato si presenta il bel centro storico, attraversato dalla latina Viae Longae, la più grande arteria dell’abitato e corso assai frequentato per le numerose attività inanellate.

Il settecentesco Palazzo Municipale sorge attualmente nell’area dove preesisteva il suo predecessore, andato purtroppo distrutto nel 1412 e soltanto dopo tre secoli rimpiazzato (un fatto incredibile se si pensa al “vuoto comunale” che ha perdurato per tutto quel tempo). Reso più snello e agile ma conservando l’originale facciata, il fabbricato si fregia di ben cinque archi (di cui due realizzati contestualmente all’ampliamento del 1841), un orologio in bella vista, un grande balcone prossimo all’ufficio del Primo Cittadino, uno sfogo retrostante e, non ultimo, un fornitissimo archivio storico.

Non è, tuttavia, l’unico punto di riferimento architettonico presente, poiché va considerato il lignaggio religioso che ora s’incarna nella Collegiata di Sant’Agata, eretta nel 595 dalla regina Teodolinda, successivamente ricostruita dopo il terribile sisma del 1117 e infine riedificata nel 1841 su progetto dell’architetto Giuseppe Maria Talucchi. La costruzione è formalmente classificata come "Duomo" in virtù del campanile tardo romanico a sezione quadrata con sei piani sovrapposti, e delle sue tre navate ricche di decorazioni e immagini evocative: la centrale riporta una volta a botte affrescata con l’Apoteosi di Sant’Agata, quella destra è dedicata a San Lorenzo e quella sinistra a Sant’Eusebio Martire.

La Santa patrona ridonda nelle immagini lungo le navate e dietro l’altare maggiore sotto forma di statua innicchiata, scolpita nel 1861 da Giani di Torino. Tre cappelle prendono posto in ciascuna navata laterale per un totale di sei equamente distribuite e valorizzanti lo spazio interno della chiesa: esse sono le cappelle del Cristo Morto, del Santissimo Rosario e di San Giuseppe a sinistra; le cappelle del Sacro Cuore, di Sant’Ignazio e di Sant’Isidoro a destra; val la pena indugiare dinnanzi all’ultima cappella menzionata, nella quale si può vividamente scorgere il Polittico cinquecentesco di Girolamo Giovenone, composto da 10 tavole pittoriche, due parti e una cornice che le racchiude.

E’ in questo Duomo che si può ammirare il meraviglioso organo Serassi realizzato dai fratelli Giacomo, Giuseppe, Vittorio e Carlo nel 1858, uno dei migliori strumenti organari ubicati in Piemonte: si ritiene essere alquanto speciale per la capacità di ricreare il suono di altri strumenti fra i quali l’armonica, l’oboe, la tromba e il corno. Nella cripta sottostante giacciono resti umani molto antichi, protetti da una vetrata.

Minore per entità estetica ma forte di un sontuoso campanile barocco a pianta quadrata concepito nel ‘700, la seicentesca Chiesa della Santissima Trinità non ha nulla da invidiare in termini di patrimonio artistico interno, potendo vantare opere di ingente valore come l’altare ligneo barocco, la pala d’altare di scuola vercellese ritraente il Crocifisso e le raffigurazioni dei 12 apostoli. Di origine ecclesiastica è anche l’Antico Ospedale, monastero fino al 1802 poi convertito in struttura di soccorso.

Conta la grande navata neoclassica nota come “Auditorium San Francesco” - location per l’esposizione annuale delle tele create nell’ambito del “Premio Nazionale di Pittura Contemporanea Santhià” - e il "Chiostro di San Francesco", il cui potenziale non è ancora stato sfruttato e dunque orfano di un qualsiasi restauro che s’imporrebbe doveroso. Al suddetto premio ha attinto per molte edizioni (le prime) la Galleria Civica di Arte Moderna Città di Santhià, che oggi sfoggia oltre 350 tele dipinte ammirabili solo su prenotazione. Nel centro cittadino compare infine la Casa di Sant’Ignazio fu Lorenzo Maurizio Belvisotti, sacerdote e frate cappuccino proclamato santo da Papa Giovanni Paolo II nel 2002.

L’aura religiosa è ulteriormente incentivata dal passaggio per Santhià della celeberrima Via Francigena, percorsa ogni anno da centinaia di pellegrini.

Il Carnevale Storico di Santhià

Il grande evento dell’anno è qui indubbiamente il Carnevale Storico, già documentato nel 1328 e dunque il più antico della regione. Imperversa in un arco di tempo che va complessivamente dal giorno dell’Epifania – delegato all’apertura ufficiale – al Martedì grasso, in cui avviene la chiusura con il Rogo del Babaciu. Fra i due apici sono compresi momenti esilaranti come il discorso di Stevulin alla popolazione, l’arrivo di Gianduja, la sfilata dei carri allegorici (anche in notturna) e la Colossale Fagiolata. Questo eccezionale Carnevale, gemellato con quello di Viareggio, ha ottenuto dal Ministro Dario Franceschini il patrocinio del Ministero dei Beni e le Attività Culturali e del Turismo.

Come arrivare a Santhià

Santhià è facilmente raggiungibile in auto, trovandosi alla biforcazione tra l’A4 Torino – Trieste con i raccordi colleganti la A26 e la A5, ovvero la diramazione A26/A4 Stroppiana – Santhià e la diramazione A4/A5 Ivrea – Santhià; le linee ferroviarie attive lungo l’asse Torino – Milano sono dirette a Biella e Arona.

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