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Tindari (Sicilia) e la sua laguna: visita tra il Santuario e il mare

Tindari, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Dall’alto la costa di Tindari sembra un ricamo lucente a pelo dell’acqua: la linea litoranea disegna una serie di anse morbide e sinuose, come se l’oro della spiaggia fosse colato languidamente dentro il mare. Di pepite d’oro, a dire il vero, il territorio ne è pieno: brillano come pagliuzze preziose gli agrumi sugli alberi, e brillano gli scogli arsi dal sole mentre bevono d’un fiato tutta la luce del giorno. Venendo da est, procedendo lungo la costa siciliana settentrionale, si osservano le colline protese verso il Tirreno: con il dorso ricurvo, teso verso le onde, si tuffano tra i flutti e formano Capo Tindari, che culmina col suo elegante santuario.

Il celebre scrittore siciliano Camilleri l’ha citata nel titolo di un suo romanzo, e già prima di lui Quasimodo le aveva dedicato una poesia. Ancora più addietro, in un tempo lontano fatto di mito e storia, Cicerone si soffermava a lungo a difendere la città in merito alle ingiustizie di Verre: Tindari, frazione del comune siciliano di Patti, in provincia di Messina, ha sempre goduto di una fama incancellabile, e tuttora si fa amare per quel sapore antico e genuino, solare e misterioso allo stesso tempo.

Può vantare origini nobili: fondata da Dioniso di Siracusa nel 396 a.C. come colonia di mercenari, che avevano combattuto contro Cartagine, Tindari rubò però il nome a Tindaro, re di Sparta e sposo di Leda, padre putativo di Elena, Castore e Polluce. Seguirono battaglie e contese, e l’alternarsi di padroni via via diversi: romani e bizantini l’apprezzarono per un periodo, e gli arabi la rasero al suolo.

Ma questo non significa che Tindari sia prima di testimonianze antiche, tutt’altro. Tra gli edifici storici più datati e più importanti c’è il famoso santuario della Madonna Nera, che si erge all’estremità orientale del promontorio a strapiombo sul mare, dove un tempo sorgeva l’acropoli. La scultura della Madonna Nera, in legno di cedro, giunse probabilmente dall’Oriente nel periodo dell’iconoclastia, tra l’VIII e il IX secolo, ma non si sa con certezza quando venne collocata nel santuario. La chiesa, distrutta a metà Cinquecento dai pirati algerini, fu subito ristrutturata e ulteriormente ampliata nel 1979.

Gli indizi della storia più remota se ne stanno nella zona archeologica, dove si possono ammirare i resti della città antica: i reperti sono in buone condizioni perché in passato non interessava a nessuno recuperare l’arenaria che li componeva, che era considerata inadatta a costruire nuovi edifici. Per noi questo disinteresse costituì una fortuna: oggi possiamo vedere porzioni della cinta muraria, ma soprattutto il teatro, l’insula romana e la basilica. Il teatro, realizzato secondo il gusto greco del IV secolo a.C., venne successivamente rimaneggiato dai romani con nuove decorazioni e l’adattamento della struttura per i giochi dell’anfiteatro; l’insula è un intero quartiere romano con tanto di terme, tabernae, semplici abitazioni e soprattutto un’ampia dimora patrizia che in alcune stanze conserva ancora la pavimentazione musiva; infine la basilica è un edificio a due piani del IV secolo, con un ampio passaggio centrale con volta a botte, ripartito da nove arcate.

La bellezza di Tindari sta nella sua capacità di accostare le cose più semplici alle testimonianze più gloriose del passato. I resti antichi spiazzano i turisti con la loro eleganza, con la loro dignità estrema, mentre se ne stanno sotto il cielo della Sicilia e si lasciano accarezzare da millenni dal sole e dal vento salato. Lo stesso sole e lo stesso vento che sfiorano i bagnanti lungo la costa, dove ci si rilassa passeggiando sulla battigia, immergendosi nelle acque cristalline del Tirreno o sdraiandosi sulla sabbia o sulle rocce. Ai piedi del promontorio c’è anche un’affascinante zona sabbiosa, con una costellazione di piccoli laghi: è l’oasi di Marinello, detto anche ‘mare secco’, cui sono legate numerose leggende.

Una storia narra che la spiaggia si sia miracolosamente formata dopo la caduta di una bimba dalla terrazza del santuario, ritrovata sana e salva sull’arenile appena formatosi per la ritirata del mare; un’altra leggenda racconta della morte, sopraggiunta su questo lido nell’agosto del 310, di Papa Eusebio, pochi mesi dopo la sua elezione, dopo essere stato esiliato in Sicilia da Massenzio. Infine si dice che nella grotta sovrastante la spiaggia, sul costone roccioso, vivesse una maga malvagia che attirava i lupi di mare col suo canto per divorarli. Se i marinai rinunciavano a salire sino alla caverna per la difficoltà dell’arrampicata, la maga sfogava la sua rabbia conficcando le unghie nella parete: sarebbero stati causati così i piccoli fori misteriosi che si aprono tuttora sulla roccia.

Ma la laguna di Marinello, prima che un luogo fiabesco, è uno degli ultimi ambienti salmastri costieri della Sicilia nord-orientale, e per questo si è deciso di tutelarla con l’istituzione, nel 1998, della Riserva da parte della Provincia Regionale di Messina. È un paesaggio variegato, in cui si alternano stagni salati e sabbie marine costiere, pendii impervi e zone scoscese a strapiombo sul mare.

Il cuore di Tindari, il suo santuario, le aree naturali e la spiaggia sono sempre pronti ad emozionare i turisti con luci, colori e profumi nuovi, mutevoli a seconda della stagione. Certo l’estate è per eccellenza la stagione del mare e del sole, ma ogni mese ha le sue caratteristiche irresistibili, poiché il clima è quello tipico delle zone mediterranee. Le temperature medie di gennaio, il mese più freddo, vanno da una minima di 8°C a una massima di 14°C, e in luglio e agosto si passa dai 23°C ai 31°C, mentre le precipitazioni sono quasi assenti in estate e toccano il picco massimo in gennaio, quando piove in media per 9 giorni.

Un sole così generoso non solo accarezza gli amanti della tintarella, ma nutre i prodotti agricoli e i frutti tipici della zona, che risultano dolci e succosi. Accanto agli agrumi (soprattutto arance dolci), alle patate e ai pomodori, si coltivano le tipiche olive ‘passaluna’, così chiamate perché vengono raccolte in avanzato stato di maturazione. Le ricette tradizionali sono genuine e saporite, come le sarde cucinate ad involtini a beccafico, con la mollica, oppure i totani in umido ripieni al pomodoro. Nel golfo si pescano i gamberoni a fasce e i gamberoni rossi, caratteristici del Tirreno e considerati particolarmente pregiati.
Tra i formaggi non si possono non assaggiare la schiacciata a pasta filata dolce, la provola dolce e il provolino.

Una colorita tradizione culinaria, che fa da contorno a un folclore vivace, sperimentabile durante le feste e le manifestazioni locali. Tra luglio e settembre, al teatro Greco, si svolge la rassegna di prosa, mentre il 7 e l’8 di settembre ci sono le celebrazioni in onore della Madonna Nera, precedute sin dal 30 agosto da una novena di preparazione. Il 7 settembre si svolge la processione del simulacro per le vie di Tindari, si partecipa alla Santa Messa e la sera ci si abbandona ai festeggiamenti più vivaci con i fuochi d’artificio. Il giorno seguente si procede all’offerta della lampada votiva da parte di un Comune della Diocesi.

Per raggiungere questa fetta di paradiso bisogna innanzitutto sbarcare o atterrare in Sicilia. I porti più vicini alla meta sono quelli di Milazzo e Messina, mentre gli aeroporti più vicini sono quelli di Reggio Calabria, Catania e Palermo. Per arrivare a Tindari in auto bisogna percorrere l’autostrada A20 e uscire a Falcone se viene da Messina, a Patti se si viene da Palermo; quindi si continua per Tindari lungo la statale 113 secondo i cartelli stradali. Chi opta per il treno può scendere alla stazione di Patti/San Piero Patti, oppure alla stazione di Oliveri-Tindari in cui fermano però solo treni locali.
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 Pubblicato da - 28 Giugno 2015 - Riproduzione vietata

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