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Giardini Naxos (Sicilia): la cittą e le gole dell'Alcantara

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A pochi chilometri da Messina e da Catania, sorge sul promontorio di Capo Schisò una città siciliana di circa 9 mila abitanti, il cui nome esotico parla del suo fiorente passato: si tratta dei Giardini Naxos. Incastonata lungo la costa tirrenica, la rinomata località turistica rappresenta un'inesauribile forziere di storia e di cultura, tanto che l'espressione "dicerie fenicie" indicava fandonie che sull'isola i fenici avevano diffuso per tutto il Mediterraneo, con lo scopo di conservare il monopolio di Naxos solo per loro.

La tradizione racconta che i greci si erano tenuti lontani dalle coste siciliane, poiché le pensavano popolate da mostri e pirati crudeli, fin quando l'ateniese Teocle approdò naufrago su una delle spiagge orientali. Constatata la bontà del suolo siciliano, tornò con un contingente di calcidesi e fondò la prima colonia. Secondo le indicazioni di Tucidide, l'edificazione di Naxos avvenne nel 735 a.C. La chiamarono "Naxos" per l'appunto (come l’omonima isola del Mare Egeo) e ne fecero una città ricca, meta di pellegrinaggi e circondata da una natura generosa, dove gli ulivi e i filari creavano un paesaggio ameno.

L’età dell’oro di Naxos declinò dopo una tremenda sconfitta, subita dai Siracusani, che costrinse molti abitanti del luogo a fuggire nelle colonie dell’entroterra. Da quel momento in poi, per lunghissimo tempo, la baia visse poi in completa serenità, popolata da pacifici pescatori e contadini, divenne così una contrada della vicina Taormina. Solo nel '700 assunse il nome di “borgo delli giardini”, grazie alla presenza di aranceti e limoneti, a cui si aggiunse il nome storico di "Naxos" nel 1978, in memoria della prima colonia greca.

Le indagini hanno rivelato l'esistenza di due diverse fasi espansive della città, oltre a evidenziare la preesistenza di insediamenti umani dell'età del Bronzo sul promontorio. Attualmente sono visibili le mura del VI secolo a.C. che cingevano l'abitato nella sua seconda configurazione e le partiture urbanistiche dell'ultima fase insediativa: caratterizzata da un regolare impianto ortogonale di chiaro riferimento ippodameo, la città aveva ampie strade longitudinali (platee) intersecate da altre perpendicolari di minore ampiezza e delimitanti le isole edilizie; l'area sacra, racchiusa in un ulteriore recinto murario, era ubicata sull'estremità meridionale del capo.

Il glorioso e travagliato passato di Giardini Naxos è tuttora visibile per le strade della città, testimoniato da un’abbondante costellazione di monumenti, edifici e reperti antichi da non perdere. Gli amanti di storia non devono trascurare il Parco Acheologico, dove si possono tuttora ammirare i resti della mitica Naxos distrutta nel 403 a.C. I reperti che non si trovano più in sito sono stati trasferiti nel Museo Archeologico Nazionale, con un'abbondante raccolta di materiali preziosi tra cui oggetti di uso domestico, arredi sacri, frammenti di decorazioni architettoniche e suppellettili vari.

Non mancano poi alcuni interessanti edifici di culto, tra cui la Chiesa di Santa Maria della Raccomandata, costruita nel XVIII ma rimaneggiata a più riprese, custode di varie opere di artisti locali. Di antichissime origini e decisamente significativa soprattutto per questo è invece la Chiesa di San Pantaleo, che conserva tracce della prima architettura normanna. Tra gli edifici civili che comunque sono diversi e sparsi per la località spicca l'imponente Castello di Schisò, un massiccio maniero di proprietà privata, la cui data di fondazione risulta ancora oggi misteriosa.

A Giardini Naxos poi, per quanto riguarda le tradizioni folkloristiche, basti sapere che ogni anno si svolge un esclusivo concerto del primo maggio, il "Naxos Folk Fest", dedicato alla musica folk ma in chiave tutta siciliana. La musica della tradizione, oltre ad essere fonte di divertimento, diventa così un modo per far conoscere gli artisti emergenti del panorama siciliano.

Ed ecco il vanto più grande di Giardini Naxos, ossia le Gole dell’Alcantara. Una meraviglia naturale la cui bellezza ricorda il selciato dei giganti (giant causeway) dell’Irlanda del nord e la penisola di Standola in Corsica ma comunque ha un potenziale estetico a parte. Le nere rocce basaltiche messe alla luce dal fiume Alcantara rappresentano, infatti, un'attrazione che richiama centinaia se non migliaia di visitatori ogni anno, per ammirare questo bizzarro spettacolo disegnato dal fuoco e dall’acqua.
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La storia di questo straordinaria visione è nata migliaia di anni or sono, quando un'eruzione vulcanica fece sgorgare lave basaltiche a qualche chilometro a nord dell’edificio vulcanico dell’Etna che, fumanti, trovarono la strada per scendere velocemente verso il mare, formando le rocce di Capo Schisò. Ci furono lave nere e cristalline che raffrendandosi lentamente, iniziarono a contrarsi e fratturarsi quindi ad essere sottoposte all’azione erosiva del fiume Alcantara. Da allora il tempo, la costanza e l’azione incessante delle acque, ha allargato quelle fessure, levigando le rocce nonché aprendo un stretto passaggio tra i neri bastioni, che ora prendono il nome, appunto, di Gole dell’Alcantara.

La caratteristica principale delle gole è la presenza dei basalti prismatici e colonnari, anche nella versione a canne d’organo. Queste spettacolari formazioni rocciose, fatte da fratture esagonali quasi perfette, derivano da un lento raffreddamento delle lave. Il colore nero profondo delle rocce, le pareti levigatissime e lucide, le acque limpide del fiume, rendono poi il luogo di grande fascino. Se osservare dalla riva l’ingresso delle gole rappresenta già assistere a una scenografia meravigliosa, decisamente più emozionante è avventurarsi all’interno delle gole letteralmente, guadando la corrente.

Occorre comunque fare molta attenzione, visto che le rocce lisce possono essere estremamente scivolose. Durante i periodi di magra ci si può spingere molto all’interno, tenendo conto che la limpidezza delle acque non fa comprendere bene la profondità delle stesse, che in certi punti, possono superare i 2 m. Si sconsiglia di effettuare la passeggiata all’interno delle gole per coloro che non hanno buone capacità natatorie ma anche in caso di tempo perturbato e rischio di temporali: quando l'Alcantara si ingrossa, specie in autunno, inverno e primavera, le gole diventano spettacolari ma molto insidiose.

Per arrivare all’ingresso delle gole si prende l’autostrada Messina-Catania e si esce in corrispondenza di Giardini Naxos. Da qui è sufficiente seguire le indicazioni per le Gole dell’Alcantara che portano al parcheggio. Una volta acquistato il biglietto per scendere alle gole, vi è anche la possibilità di fare un po’ di shopping e trovare così un po’ di ristoro al tipico caldo siculo. La stradina che scende alle gole è pittoresca e offre possibilità di fare bellissimi scatti panoramici. Inoltre, vi è anche un comodo ascensore per tutti quelli che non se la sentono di intraprendere il tragitto.

Per raggiungere Giardini Naxos ci sono varie possibilità. Per chi deve usare l’aereo gli aeroporti più vicini sono il Fontanarossa di Catania e il Punta Raisi di Palermo, entrambi serviti da numerosi voli anche low-cost e collegati alle principali città italiane e europee. Una volta atterrati, si può arrivare a destinazione tramite gli autobus di linea. Per chi viaggia in auto e viene da Messina, bisogna imboccare l’Autostrada A18 in direzione Catania; chi viene da Catania, viceversa, deve imboccare la A18 in direzione Messina: in entrambi i casi l’uscita è Giardini Naxos.

Questa località propone un'occasione unica per inebriarsi con il profumo della macchia e degli agrumi, illuminati da un sole sempre alto e nutriti di un caldo intenso. Il clima mediterraneo della regione, infatti, è caratterizzato da temperature sempre miti: elevate in estate ma mitigate da una piacevole brezza e più basse in inverno ma mai rigide. Anche per questo il turismo è decisamente costante e soprattutto, non manca mai.


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