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I luoghi che hanno ispirato la letteratura: da Harry Potter a Pinocchio

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  • Signore degli Anelli
  • Harry Potter
  • Peter Pan
  • Frankenstein
Davvero l’uomo può creare una storia dal nulla? Ci sono scrittori fantasiosi, più vicini ai maghi che agli scrivani, capaci di illustrare mondi incredibili come se ci fossero stati. Capaci di trascinare con sé i lettori, trasportandoli da una poltrona alle viscere della Terra, per scoprire che custodiscono un tesoro; dal divano fin sopra le nuvole, a visitare una città sospesa; dall’abbraccio delle coperte al Paese dei Balocchi o delle Meraviglie. Eppure, a ben guardare, i mondi letterari non sono mai del tutto inventati.

Gli sfondi delle storie sono versioni incantate del mondo reale, e chi ama viaggiare lo sa bene: spesso la realtà è più fiabesca delle fiabe. È il libro a prendere spunto da un luogo o, viceversa, quel luogo è il frammento di un mondo da favola? Certo è che gli scrittori di tutti i tempi fanno da messaggeri tra realtà e fantasia, e non c’è ambientazione che non si ispiri a uno scenario reale, ma allo stesso tempo magico.

Dall’Europa agli Stati Uniti, fino a qualche tappa italiana misteriosa, ecco una lista di luoghi che hanno ispirato la letteratura… per chi non si accontenta di girare il mondo ma vuole scoprire tutti i mondi possibili.

J.K. Rowling, Harry Potter e la Scozia
La serie di romanzi dedicati a Harry Potter conferma il legame tra la Gran Bretagna e la magia. Questa volta siamo in Scozia, benché l’autrice J.K. Rowling non la citi nel romanzo. Il mago più amato degli ultimi anni, infatti, vive con gli zii nella fittizia cittadina inglese di Little Whinging, finché non scopre i suoi poteri e parte alla volta di Hogwarts, la scuola di magia in cui inizieranno le sue avventure.
Il viaggio per Hogwarts comincia dalla stazione di King’s Cross di Londra, prendendo il treno al Binario 9 e ¾. Se vi sentite diversi dai semplici babbani (gli uomini, come li chiama Harry) e sperate in un futuro da stregoni, allora fate un salto nella capitale inglese e vedrete che il Binario 9 e ¾ esiste davvero. Molti vi parleranno di una trovata pubblicitaria, ma non si può escludere che qualche treno invisibile occupi i binari.
Ad ogni modo sono stati la Scozia e la sua capitale, Edimburgo, a ispirare la Rowling più di ogni altro luogo: qui cominciò a scrivere il primo romanzo, osservando i castelli, i palazzi eleganti e i caffè. Il proprietario dello storico bar su George IV Bridge Street, l’Elephant House, racconta che l’autrice vi si fermava spesso a comporre: complici diverse tazze di caffè e varie fette di pudding, restava ore e ore al suo tavolino come in preda a un incantesimo. Fate come lei, anche se non avete velleità letterarie: approfittatene per assaggiare il delizioso sticky toffee pudding, un soffice pan di spagna con impasto alle prugne secche, ricoperto di salsa mou e servito con crema o gelato alla vaniglia.
Alloggiava al Balmoral, che oltre un secolo prima aveva ospitato anche Charles Dickens, uno degli hotel più eleganti di Edimburgo. Ancora adesso c’è la “J.K. Rowling Suite”, con un busto di marmo in cui l’autrice, a quanto pare, ha lasciato una scritta: “J.K. Rowling finì di scrivere Harry Potter e i Doni della Morte in questa stanza (552) l’11 gennaio 2007”.
Anche il cinema ha reso omaggio alla Scozia. Nel secondo episodio della saga è il Jacobite Steam Train a “interpretare” il treno per Hogwarts: è inquadrato mentre passa sul viadotto di Glenfinnan, che negli ultimi anni ha acquistato una grande fama. Non bastava il paesaggio verdeggiante e favoloso in cui si snodano i binari: ora i passeggeri possono dire di viaggiare sul treno magico di Harry.

La Terra di Mezzo di J.R.R. Tolkien: Birmingham e Moseley Bog, Inghilterra
Nato in Sud Africa nel 1892, il celebre autore del Signore degli Anelli visse intorno a Birmingham tra il 1895 e il 1911. Quale posto migliore dell’Inghilterra, coi suoi verdi intensi e i suoi grigi dolci, per suggerire a Ronald Tolkien le avventure di Frodo? Lui stesso parlò dell’importanza di quei luoghi, in particolare del mulino Sarehole, a pochi passi da casa sua: da piccolo ci giocava con la sorella, e forse non immaginava che un giorno, nei suoi scritti, l’avrebbe circondato di piccoli hobbit. Oggi il mulino è un museo di proprietà della Birmingham Museums and Art Gallery, aperto al pubblico dal martedì alla domenica, a ingresso libero. Tutt’intorno c’è la “Contea” coi suoi tappeti erbosi, e si possono fare visite guidate in pullman a partire dal Sarehole Mill. Da non perdere il festival di maggio dedicato alla Terra di Mezzo.
I paesaggi della Contea tolkieniana sono quelli del Shire Country Park, in particolare della riserva di Moseley Bog, accessibile da Yardley Wood Road: anche qui, come nel libro, ci sono ruscelli, paludi e boschi intricati. A Edgbaston, dove la famiglia Tolkien frequentava l’oratorio, pare che il giovane Ronald sia rimasto colpito da due edifici – Edgbaston Waterworks e Perrott’s Folly – e che li abbia usati per Le Due Torri. Se visitate i dintorni di Birmingham drizzate le orecchie: tra una frase inglese e l’altra potreste riconoscere qualche parola elfica…

Peter Pan volava a Moat Brae, Dumfries, Scozia
Tutti conoscono L’Isola che non c’è. Il che fa pensare che quell’isola, da qualche parte, ci sia eccome. Per trovarla, forse, bisognerebbe tornare bambini e liberare una fantasia ormai perduta, ma trovare il suo modello reale è molto più semplice. Basta andare nella Scozia sud-occidentale, a Dumfries, a 125 km da Glasgow: James Matthew Barrie, autore di Peter Pan, trascorse qui gli anni più lieti della sua vita. Era un adolescente, frequentò la Dumfries Academy e entrò a far parte dell’Academy Dramatic Club, innamorandosi del teatro.
Viveva su Victoria Terrace, dove si vede ancora una targa commemorativa, ma frequentava spesso la casa dei suoi amici, i fratelli Gordon. Proprio la residenza di Moat Brae, in George Street, ebbe una grande importanza per la nascita di Peter Pan e dell’Isola che non c’è: nel giardino i tre ragazzi giocavano ai pirati, si arrampicavano sugli alberi e inventavano missioni avventurose, mentre nella mente di Barrie si faceva strada un’idea fantastica. L’idea si fece più nitida nel 1897, quando l’autore, ormai adulto, conobbe la famiglia Llewelyn Davies passeggiando ai Kensington Gardens: Sylvia, la mamma, e i piccoli George, Jack, Peter, Michael e Nico. Per loro, nel 1904, compose Peter Pan, destinata a diventare un’opera immortale.
Li avrebbe accompagnati per tutta la vita, perché alla morte di Sylvia, malata di cancro, lo scrittore si farà carico dei bambini, come racconta il film del 2004 Neverland.
A Dumfries potete visitare la villa georgiana di Moat Brae e il giardino circostante, versione terrestre dell’Isola che non c’è. Tutto è in mano alla Moat Brae Trust, che prevede di restaurare la tenuta e riportarla all’antico splendore, dando vita a un centro culturale dedicato ai bambini, un giardino didattico, visite guidate e eventi di vario genere.
Per informazioni e per sostenere il progetto visitate il sito www.peterpanmoatbrae.org.

Charles Dickens e la sua Bleak House di Broadstairs, Kent, Inghilterra
Realtà e finzione si intrecciano nella residenza estiva in cui Charles Dickens, nella prima metà dell’Ottocento, lavorò a diversi romanzi. Qui terminò il famoso David Copperfield e trasse ispirazione per la sua nona opera, Bleak House (Casa Desolata), che dopo la sua morte diventò il nome della casa stessa. Bleak House, ex Fort House, si trova a Broadstairs, cittadina costiera a 120 km da Londra, nella contea inglese del Kent.
Il litorale basso e sabbioso, cornice di un mare argenteo, si ritrova tra le pagine del libro, che a tratti sembrano descrivere la vista dal suo studio sul Canale della Manica.
Per un certo periodo la casa è stata aperta al pubblico come museo, ma oggi è una proprietà privata e ci si deve limitare a passeggiare sulla spiaggia, immaginando lo scrittore alla finestra, o chino sulla scrivania. Insieme alla famiglia venne qui ogni estate, dal 1839 al 1851, e non è difficile capire il perché: il sussurro delle onde, la carezza malinconica della nebbia e il grido dei gabbiani dovevano essere pieni di poesia. Se non potete permettervi una tana così accogliente ma amate la scrittura, cominciate col visitare il sud dell’Inghilterra e sedetevi sulla spiaggia col taccuino in grembo. L’influsso creativo di Dickens potrebbe essere contagioso, e allo stesso tempo vi sentirete come uno dei suoi personaggi.

Con Tom Sawyer nella Mark Twain Cave di Hannibal, Missouri, USA
... Pagina 2/2 ... Fu lo stesso Mark Twain, nel 1876, a dichiarare che Le avventure di Tom Sawyer erano in gran parte autobiografiche. Doveva aver vissuto un’infanzia spassosa e rocambolesca, se si pensa alle peripezie del suo vivace personaggio: punizioni scampate, piccoli furti e marachelle, la testimonianza contro un assassino e la disavventura in una caverna, in cui Tom si era perso insieme all’amica Becky. Una caverna reale, che Twain non inventò di sana pianta ma conobbe nel Missouri (USA), vicino ad Hannibal, dove viveva.
La grotta, ribattezzata Mark Twain Cave in suo onore, si trova a sud della cittadina, sulla Highway 79, ed è registrata come Bene Naturale Nazionale. Intorno ad essa è sorto un vero e proprio parco dei divertimenti, attrezzato con parcheggi, tavoli da picnic e un’area campeggio, pronto ad accogliere scolaresche, famiglie e gruppi di amici. Il tour guidato della grotta dura 55 minuti, attraverso sentieri naturali pianeggianti e lisci. All’interno la temperatura è costantemente di circa 12°C, per cui una giacca leggera è d’obbligo anche in estate. Collegata alla Mark Twain Cave c’è la Cameron Cave, scoperta nel 1925, percorribile in un’ora e 20 con l’aiuto di lanterne. All’uscita potrete ristorarvi con bevande fresche, dolciumi e popcorn, ma anche acquistare libri e souvenir. Perdersi come avevano fatto Tom e Becky sarà impossibile, ma l’avventura e il divertimento sono assicurati! Per maggiori informazioni visitate il sito www.marktwaincave.com.

San Pietroburgo e il mondo di Anna Karenina e Delitto e Castigo
L’immagine di San Pietroburgo offerta da Anna Karenina e Delitto e Castigo non è delle più ammirevoli. Perché Tolstoj e Dostoyevsky raccontano una città di contrasti drammatici, di povertà desolante e ricchezza ipocrita, con una popolazione lacerata in preda alla disperazione o al vizio. Oggi la bella città russa merita un riscatto, e visitare i luoghi dei romanzi significa rivivere quelle storie ma anche osservare un grande rinnovamento.
Il capolavoro di Dostoyevsky del 1866, Delitto e Castigo, ha per protagonista uno studente, Rodion Romanovič Raskol'nikov, che rapinando una vecchia usuraia spera di risollevare le sue sorti economiche. Peccato che per compiere il furto debba uccidere la donna e la sua sorella minore, sopraggiunta inaspettatamente sul luogo del delitto. Da quel momento in poi il castigo maggiore, per lui, sarà un rimorso incancellabile. Per descrivere la casa del giovane l’autore si ispirò a un edificio reale, al civico 19 di Grazhdanskaia ulitsa, nel centro di San Pietroburgo.
In Anna Karenina, scritto da Tolstoj tra il 1875 e il 1877, c’è una panoramica dettagliata della città verso la fine, quando Anna si accorge che il suo amore per il Conte Vronsky sta sfumando e ripensa alla sua vecchia vita, accanto al suo sgradevole marito.
Nei romanzi la città è caricata di forti simbologie: i palazzi nascondono il fasto di una nobiltà meschina, e i ponti non sono semplici collegamenti tra le sponde dei canali, ma passaggi tra la vita e la morte, tra il dolore e la felicità. Se amate la letteratura russa sarà appassionante immergersi nei suoi luoghi, che raccontano sempre nuove storie, a seconda di chi li vive.

Con Heidi tra il borgo di Maienfeld e le montagne della Svizzera
Le Alpi sono colossi magnifici, che emozionano, spaventano e affascinano allo stesso tempo. Chi l’avrebbe mai detto che una bambina immaginaria, ideata dalla scrittrice Johanna Spyri, le avrebbe rese ancor più famose e amate di quanto non fossero già? La bambina si chiama Heidi, e l’omonimo romanzo che la vede protagonista uscì nel 1880. Tutti conoscono la storia, che ebbe successo in ogni parte del mondo: la piccola orfana vive col nonno tra le montagne, dove trascorre le giornate con l’amico Peter e le sue pecore, finché non viene portata a Francoforte dalla zia e si confronta per la prima volta con una grande città. Ma non tutti sanno che l’autrice, per lo scenario montano, si ispirò al paesaggio della Svizzera, precisamente a quella zona che oggi si chiama Heidiland.
Heidiland è un’area turistica dedicata ad Heidi, molto visitata da europei, americani e soprattutto giapponesi. Si trova nel Canton Grigioni, nei pressi di Maienfeld, accanto al confine con l’Austria e il Liechtenstein. È un regno incontaminato di prati e cime vertiginose, con l’aria tersa piena di profumi e il suono cadenzato dei campanacci.
Vi si trovano due musei a tema, un moderno Swiss Heidi Hotel e un intero villaggio ricostruito ad hoc in base alle descrizioni del romanzo. Si chiama Heidialp e lo si raggiunge dal centro medievale di Maienfeld, inoltrandosi lungo un sentiero tra pascoli e vigneti. A creare l’atmosfera, oltre a pecore e agnellini, ci sono la cornice mozzafiato delle montagne e le abitazioni rustiche dei personaggi letterari. Probabilmente vi verrà voglia di restare qui per sempre, e tornando a casa saprete cosa provò Heidi a dover lasciare i monti per la città.

Il Castello di Frankenstein a Mühltal, Germania
Frankenstein, romanzo ottocentesco di Mary Shelley, subito ci fa pensare a un mostro terrificante, e agli esperimenti estremi di uno scienziato che si era fatto prendere troppo la mano. Eppure ci sono pagine, nel libro, in cui il mostro si nasconde tra i boschi, contempla la perfezione del paesaggio e si sente felice, ricordando un tempo lontano in cui gli uomini non lo temevano. Terrore e bellezza a confronto, dunque: l’ambientazione ideale non poteva che essere il cuore della Germania, a cui la Shelley si ispirò per comporre un vero capolavoro romantico.
Il castello Frankenstein è ancora lì, nei pressi di Mühltal, più bello e curato di quando Mary lo vide. Lei vi si era recata nel 1816, e da anni l’edificio era in stato di degrado. Forse fu proprio quell’aspetto lugubre a colpirla, perché due anni dopo, mentre era in vacanza sul lago di Ginevra, si fece nitida nella sua testa una storia raccapricciante ma moderna e educativa allo stesso tempo, che parlava dei limiti umani e del confine tra la vita e la morte.
Dal 1972 il castello, ristrutturato, ospita un grande festival di Halloween, dedicato a demoni di ogni tipo ma soprattutto a Frankenstein. Non lasciatevelo scappare se amate il brivido, ma attenzione: il rischio, con tutti quei costumi, è di non distinguere una maschera ben fatta da un vero mostro…

Le Cronache di … Narni, in Umbria
Lewis era un amico di Tolkien, e in comune avevano l’amore per il fantasy. Ma mentre l’ideatore del Signore degli Anelli si ispirava ai dintorni di Birmingham, Lewis esaminava un’antica mappa dell’Italia e veniva incuriosito da Narni, comune dell’Umbria in provincia di Terni. Si informò sulla storia del borgo e ne restò affascinato, ma soprattutto gli piaceva il nome, tanto da adottarlo per la sua magica terra di Narnia. L’autore, ad ogni modo, non visitò mai la cittadina umbra, e il legame tra l’Italia e le famose Cronache sembrerebbe inconsistente. Un nome copiato e niente più, fine della storia.
Eppure la scelta di questo nome ha qualcosa di misterioso, perché visitando Narni e leggendo i romanzi di Lewis è impossibile non notare delle somiglianze tra il luogo vero e quello inventato. Prima fra tutte la Rocca Albornoziana, che domina la valle intorno a Narni e sarebbe perfetta come castello magico. Poi un leone in pietra dall’espressione docile, quasi nobile, rinvenuto nel 1930 e custodito nel cortile del Palazzo Comunale, che potrebbe far pensare al mitico Aslan. E ancora un lago dalle acque splendenti, nella frazione Le Mole, simile al lago dalle acque argentee descritto da Lewis, e l’impressionante Cascata delle Marmore col Ponte di Augusto, che ricorda il ponte di pietra attraversato dai fratelli Pavensie. Infine il grifone, simbolo di Narni, che a Narnia combatteva accanto ad Aslan contro la Strega Bianca, in uno scontro simbolico tra il bene e il male.
Tutte coincidenze? A voi il verdetto.

Le Avventure di Pinocchio qua e là per la Toscana
Un altro mistero riguarda Le avventure di Pinocchio, il romanzo di Carlo Collodi pubblicato nel 1883. Il famoso burattino dalla bugia facile, tradito da un naso troppo sincero, continua ancora oggi a incuriosirci: affiorano strane corrispondenze tra la terra toscana e le ambientazioni dell’opera, ma è difficile dire se Collodi abbia copiato un luogo preciso. A detta di Alessandro Vegni sarebbe proprio così: residente a San Miniato Basso, in provincia di Pisa, ha scoperto che il suo paese un tempo si chiamava… Pinocchio! E ha pensato che non poteva essere un caso. In fondo Collodi, all’anagrafe Carlo Lorenzini, era nato e vissuto a Firenze, e certamente conosceva bene la zona.
Per le vie di San Miniato Basso, ex Pinocchio, quasi ci si aspetta di incontrare il burattino, il grillo, la fata e Mastro Geppetto. La località Osteria Bianca, conosciutissima per la sua osteria, ricorda quella del Gambero Rosso in cui si fermano il Gatto, la Volpe e Pinocchio lungo il viaggio per il Campo dei Miracoli. Quest’ultimo a sua volta potrebbe ispirarsi alla “Fonte delle Fate”, la valle realmente situata sotto le Carceri di San Miniato.
L’episodio del Teatro dei Burattini, col temibile Mangiafuoco, sembra attingere a uno spettacolo viaggiante che veniva rappresentato in paese, mentre il Paese dei Balocchi potrebbe essere Empoli, la cui festa del Corpus Domini, con l’immancabile “Volo del ciuco”, ricorda proprio il clima goliardico descritto da Collodi.
Certo sono ipotesi accattivanti, ma è difficile dire se abbiano un fondamento o siano congetture fantasiose. In ogni caso approfittatene per visitare la splendida Toscana, e per sicurezza, nei paraggi di San Miniato, non dite bugie.
27 Novembre 2017 Valtellina: tour tra gastronomia, vino e ...

Si scrive Valtellina, si legge (anche) eccellenza a tavola. Sì, ...

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