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Mestia (Georgia): con il naso all'insł tra torri e montagne dello Svaneti

Mestia, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Ci sono alcune città nel mondo che fanno vivere ai viaggiatori una immediata empatia, che ti fanno sentire come a casa, nella tua ideale casa. A me è successo qualche volta, come ad esempio a San Pedro de Atacama in Cile, o a Bluff nel sud-ovest degli USA, come anche a Broome nel remoto Kimberley dell'Australia settentrionale.

Mestia, nel cuore dell'Upper Svaneti, possiede questa capacità, e cioè il dono di trasmettere una magia particolare e sussurrarti un'atmosfera di pace interiore: sarà la sua posizione da ultima frontiera dell'Europa, sarà la lunga strada che hai compiuto per raggiungerla, tra piramidi di roccia e gole profonde, sarà la consapevolezza di vivere una esperienza che pochi hanno avuto il piacere di ottenere, sarà forse, più semplicemente, perchè siamo nello Svaneti.

O forse è per lo “shock “ di trovarsi, improvvisamente, catapultato in una differente epoca storica, in un borgo dove già 900 anni fa la città cresceva più in altezza che in superficie, e dove lo sguardo, distratto verso l'alto da decine di torri, si spinge fino alle cime innevate più alte di tutto il vecchio continente.

Lo Svaneti è una delle regioni turisticamente meno conosciute di tutta l'Europa, per lo meno se ammettiamo che l'antica Colchide sia un lembo di terra appartenente al vecchio continente, piuttosto che allo sconfinato territorio asiatico. Anche durante i corsi della storia le sue vallate si sono mantenute isolate rispetto al resto del Caucaso, intoccate dalle stesse scorrerie dei mongoli che invece invasero le altre porzioni del territorio georgiano. Un isolamento geografico, ma che ha differenziato i suoi abitanti anche dal punto di vista etnografico. Questo è il cuore pulsante del popolo Svani, una popolazione di fieri montanari con una propria lingua, lo svan, anteriore allo stesso idioma georgiano, popolo ancorato ancora alla vita tradizionale delle montagne, ai ritmi lenti e misurati delle valli e rilievi della Svanezia.

Oggi però l'isolamento è solo un ricordo della sua storia: la strada completamente asfaltata, l'inaugurazione di un piccolo aeroporto (Queen Tamara Airport) e l'installazione di un primo impianto di risalita, stanno cominciando a trasformare Mestia, che un po' alla volta perderà la sua identità primitiva.
Arriva il turismo, e la società si trasforma per essere in grado di accoglierlo. Nulla di male in tutto questo, ma la cittadina, fra qualche anno, non sarà più la stessa. Le tradizionali case georgiane un po' alla volta rischiano di lasciare il posto agli chalet in stile svizzero, i fuoristrada prenderanno posto dei carri e dei cavalli, le taverne verranno soppiantate da ristoranti e gli abiti tradizionali dall'abbigliamento tecnico degli appassionati di montagna.

E' una storia già scritta, che fa parte dell'evoluzione normale delle cose di questo mondo, ma che lascia sempre un angolo di nostalgia all'interno del cuore, e se gli abitanti non sapranno mantenere intatte le loro radici, tempo mezzo secolo e Mestia potrebbe diventare molto simile ad un città alpina, più che ad un tradizionale villaggio caucasico. Prima che succeda tutto ciò c'è ancora tempo: per visitare lo Svaneti ci siamo affidati all'esperienza di Maurizio Levi (www.viaggilevi.com) che ci ha guidati alla scoperta di queste montagne e villaggi medievali.

Oggi, comunque, il fascino di Mestia è ancora cristallino. Arrivati di sera, attardati dall'infinità di curve della spettacolare strada che sale da Zugdidi, il nostro obiettivo era dato dall'hotel Tetnuldi, una moderna ed accogliente struttura ricettiva posta su un pendio che si eleva di una cinquantina di metri sul centro storico. Qui l'incanto, dalla terrazza dell'albergo una vista poetica, una skyline di torri illuminate a perdita d'occhio, con un effetto scenografico che ci ha riportati direttamente al medioevo. Non sorprende quindi sapere che Mestia sia gemellata con San Gimignano in Toscana, ne sembra infatti la sua perfetta controparte caucasica.

Si potrebbe pensare che tale abbondanza di torri fosse una diretta conseguenza dei turbolenti periodi storici, e che fossero state costruite per difendere lo Svaneti dagli invasori che a più riprese, dai mongoli al Tamerlano, saccheggiarono le ricchezze della Georgia. Invece no, lo Svaneti era salvato dalla sua stessa posizione geografica, troppo inaccessibile per fare gola all'impero di turno. Le torri allora nacquero forse per una ragione pratica, costruire delle case fortificate che reggessero alle prove stagionali inferte dal clima e la geologia della zona: resistere alla frane che investivano i villaggi, opporsi alle slavine e valanghe che in inverno e primavera coinvolgono numerose vallate dello Svaneti.

Da questo iniziale e pratico motivo, gli abitanti dello Svaneti avevano poi iniziato una “competizione di prestigio” gareggiando tra famiglie su chi potesse permettersi la torre più grande ed imponete. Una corsa verso l'alto che ha trasformato Mestia e gli altri villaggi della Svanezia in piccole Manhattan del medioevo, creando un paesaggio così particolare che l'UNESCO ha voluto inserire tra i suoi Patrimoni dell'Umanità.

Oltre che passeggiare tra le splendide case-torri in pietra, Mestia offre qualche possibilità in più rispetto agli altri villaggi dello Svaneti. Innanzitutto possiede un moderno museo, lo Svaneti Museum che racconta la storia e l'etnografia di questa incredibile regione caucasica. Aperto dal martedì alla domenica costa 5 Gel ed è un'ottima occasione per avere una panoramica completa sulla storia dello Svaneti.

Una seconda visita da mettere in programma è quella alla casa museo di Mikheil Khergiani, famoso cittadino che divenne nel dopoguerra uno dei più grandi alpinisti sovietici. Morì tragicamente in Italia, sul Civetta, e la sua casa di Mestia è stata trasformata in un interessante museo di storia dell'alpinismo. Tra le imprese del Khergiani si annovera anche la scalata dell'Ushba, la montagna più bella di tutto lo Svaneti, e che si trova appena a nord della città.

Alta 4.700 metri, e quindi un centinaio di metri più bassa del Monte Bianco, la montagna dell'Ushba possiede una forma particolare: un doppio picco sommitale che fa sembrarla come un doppio Cervino. Per osservarla ci sono due diverse possibilità: una è quella di compiere l'Usbha Trail un percorso di trekking che conduce ai piedi del ghiacciaio che scende da questa montagna geminata. Si tratta di un percorso impegnativo che vi impegna per una giornata intera, con una camminata di 18 km complessivi e 1.000 metri di dislivello. A ripagarvi dallo sforzo il panorama, e la visione di quattro cascate lungo il sentiero.

Altro modo, più rilassante, per osservare la montagna è quello di andare a sud di Mestia, dove sta nascendo un piccolo comprensorio sci. Qui a Atsvali una moderna seggiovia di costruzione italiana (Leitner) vi porta su un balcone panoramico d'eccezione, con vista sulle montagne più imponenti del Caucaso georgiano, e ovviamente con l'Usbha che troneggia davanti ai vostri occhi. Qui a Mestia si può quindi sciare in inverno, anche se non c'è ancora una scelta di piste minimamente paragonabile a quelle di Gudauri, la località della Georgia orientale. Ma con il tempo anche Mestia, crediamo, diverrà una realtà delle vacanze sulla neve nel Caucaso.

L'escursione più ambita è però quella che vi condurrà all'estremità della valle del fiume Enguri, fino ai villaggi di Ushguli dove ancora resiste un lembo ancora intoccato del vero Svaneti. La strada che conduce fino ai 2.400 metri della chiesa di Lamaria è percorribile unicamente con dei mezzi fuori strada, anche se al momento di stesura di questa guida (fine 2014) il primo tratto era in fase di ristrutturazione e asfaltatura. Il percorso si muove costeggiando il fiume Enguri che attraversa una spettacolare gola tra le rocce. Durante l'escursione si incontrano dei piccoli villaggi svani, con le immancabili case-torri, alcune chiese affrescate, e sopratutto si gode di splendidi panorami sulle principali vette della Georgia, che in questa zona superano a più riprese i 5.000 metri.

All'arrivo v'attende il panorama delle torri di Ushguli, sovrastate dall'imponenza del massiccio del Shkhara che con i suoi 5.068 metri detiene il primato in altezza delle montagne georgiane. Da qui potrete andare a vedere le sorgenti dell'Enguri, passeggiando lungo il Shkhara Trail che conduce al fronte del ghiacciaio da dove fuoriesce il grigio torrente. Guardandovi intorno, in questo naturale anfiteatro ghiacciato, vi renderete conto di avere raggiunto le colonne d'Ercole dell'Europa orientale, e da quel momento il viaggiare avrà per voi un sapore diverso .

Il clima di Mestia è tipicamente continentale per quanto riguarda le temperature, rigide a causa delle quote elevate. Ci troviamo tra i 1500-1600 metri di altitudine, il che equivale a valori inferiori mediamente di una decina di gradi rispetto alle pianure. La posizione in fondo alla valle fa si che in inverno le temperature minime scendano a valori prossimi ai -10 °C, e qua non mancano certo le nevicate: nonostante la vallata del fiume Mulkhura sia piuttosto profonda e serrata da montagne imponenti, l'umidità del vicino Mar Nero riesce a dare il suo contributo. Le precipitazioni non mancano e in inverno possono cadere diversi metri di neve complessivi. In estate il clima è più temperato e invita all'escursioni in montagna. Qui i temporali estivi possono essere piuttosto violenti: consigliamo di affidarvi al servizio meteorologico georgiano, che meglio conosce la climatologia particolare di questi luoghi e fornisce le previsioni meteorologiche più attendibili. Qui trovate in link: meteo.gov.ge
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