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Myanmar (ex Birmania), viaggio nello Stato delle mille pagode

Myanmar, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Il Myanmar, per altri meglio noto come Birmania, è una terra di contraddizioni che disorientano, un paese la cui popolazione piena di vitalità ha subito secoli di oppressione dai tempi di Kublai Khan e re Giorgio VI fino all’attuale regime militare. Il Myanmar è tutt’ora sottomesso al governo militare dello State Peace & Development Council (SPDC), già noto come State Law & Order Restoration Council (Slorc), ovvero l’abominevole giunta militare al potere dal 1962. Nel paese ogni forma di dissenso viene messa a tacere e gli attivisti politici vengono incarcerati per aver espresso pubblicamente la loro opinione.

Seppur poco conosciuta, la storia del Myanmar è ricchissima di eventi, dall’antichità fino ai giorni nostri. La regione fu abitata a partire dal 2.500 a.C., quando vi si insediarono gruppi di negritos o proto malesi. Tra il I secolo a.C. ed il IX secolo d.C., un gruppo etnico noto con il nome di pyu fondò nel Myanmar centrale delle città-stato a Beikthano, Hanlin e Thayekhittaya (Sri Ksetra), mentre nei secoli successivi il controllo del paese fu preso prima dai mon e poi dai bamar, che dominarono la zona fino agli inizi dell’800, quando buona parte del Sud-est asiatico cadde in mano agli inglesi. Il progressivo accrescersi del sentimento nazionalista birmano sfociò il 27 gennaio 1947 nell’accordo raggiunto tra il primo ministro inglese Clement Attlee ed il generale Aung San, con il quale venne ratificata l’indipendenza dello stato. Da questo momento in poi, la storia della Birmania è fatta di assassini, insurrezioni popolari, violente repressioni e colpi di stato, eventi che stanno tutt’ora affliggendo la popolazione locale, la vera vittima di questo pluridecennale dissesto politico.

Fino al 2005 la Capitale è stata Yangon, chiamata in passato Rangoon, una metropoli situata nel Myanmar meridionale, all’interno della fertile regione del delta dell’ampio fiume Yangon, a circa 30 chilometri dal Mare delle Andamane. Benché la sua popolazione si aggiri sui quattro milioni di abitanti, questa città desta sempre un’impressione molto diversa rispetto ad altre capitali asiatiche delle stesse dimensioni; il centro è infatti costellato di alberi e zone d’ombra, con alcuni quartieri periferici che si presentano occupati da vere e proprie macchi di giungla. L’eclettica combinazione di edifici coloniali, stupa buddhisti, templi hindu, chiese cristiane e moschee musulmane che caratterizza il centro cittadino fa di Yangon una delle città più curiose e sorprendenti del Sud-est asiatico. Le attrazioni turistiche principali sono: la scintillante Shwedagon Paya con il suo splendido complesso di padiglioni, stupa, immagini e campane; l’architettura coloniale della vecchia Rangoon, tra cui il leggendario Strand Hotel; la serena e tranquilla Sule Paya nel cuore dell’indaffarato centro cittadino; i luoghi simbolo della lotta per la democrazia quali la casa-museo di Aung San ed il Mausoleo dei Martiri; i vasti mercati di Bogyoke Aung San e Theingyi Zei; ed i tranquilli laghi Kandawgy e Inya.

La Capitale odierna è Naypyidaw. La nuova capitale si trova a circa 3 km ad ovest del centro urbano di Pyinmana. Il suo nome significa "città regale".

Diverse località situate nelle divisioni di Yangon, Bago e Ayeyarwady, intorno alla capitale, possono essere meta di belle escursioni di uno, due o tre giorni con partenza da Yangon. La visita di Thanlyin (Syriam) e Twante richiede una sola giornata, mentre per rilassarsi a Letkhokkon Beach è necessario pernottare almeno una notte fuori. Le svariate attività possibili a Bago potrebbero convincere i visitatori a rimanere una notte, mentre a Pathein e Chaungtha Beach vale la pena di dedicare un po’ più di tempo. Pyay, situata nell’angolo nord-occidentale della divisione di Bago, sulle sponde dell’Ayeyarwady (Irrawaddy), merita un’escursione di un paio di giorni da dedicare alla visita delle rovine di Thayekhittaya (Sri Ksetra), un regno pyu esistito circa 1.500 anni fa. Taungoo, una cittadina della divisione di Bago vicino alla quale passa la statale tra Yangon e Mandalay, fino a poco tempo fa non presentava particolari motivi di interesse, mentre oggigiorno è il punto di partenza delle escursioni dirette vicino Seine Forest Camp, una zona ricoperta di alberi di tek in cui, per lavorare, vengono ancora utilizzati gli elefanti.

L’ultima capitale del Myanmar prima dell’arrivo degli inglesi è stata Mandalay, una città che oggi è un centro culturale molto importante, tanto che si dice che i suoi 800.000 abitanti parlino il birmano più colto del paese. Da un punto di vista storico è la più birmana delle grandi città del paese, quella in cui ci si avvicina di più al cuore del Myanmar, nonostante non manchino gli elementi di modernizzazione di stampo cinese. Oltre ad essere un grande centro culturale, Mandalay riveste una notevole importanza anche in campo religioso, come testimonia il fatto che i suoi monasteri buddhisti siano tra i più noti del paese e che solo in questa zona risieda circa il 60% dell’intero corpo monastico dello stato. Ai margini della città sorgono nuovi agglomerati di case, abitati soprattutto da coloro che fino a poco tempo fa occupavano abusivamente gli edifici del centro. Da non perdere: gli spettacoli della compagnie di pwe, in particolare quelli dei famosi Moustache Brothers; la Mandalay Hill, con le sue scalinate a spirale, i templi e le ampie vedute panoramiche; l’antica immagine del Buddha del Rakhaing alla Mahamuni Paya; la Kuthodaw Paya, il “libro più grande del mondo”; ed i vivaci mercati che smerciano i prodotti artigianali di tutto il Myanmar settentrionale.

Nei dintorni di Mandalay non mancano certo i luoghi di interesse. Le quattro città antiche, Amarapura, Inwa/Ava, Sagaing e Mingun, si possono visitare nell’ambito di escursioni di una giornata, così come la vecchia e suggestiva stazione di villeggiatura collinare di Pyin U Lwin (Maymyo). A nord-ovest, l’animata Monywa non può vantare lo stesso prestigio storico, ma è pur sempre una delle città birmane più caratteristiche. A chilometri di distanza si trova anche la suggestiva Thanboddhay Paya.

Bagan (Pagan) è senza dubbio il luogo più affascinante del Myanmar, se non di tutto il Sud-est asiatico. Dalle sponde del fiume Ayeyarwady, migliaia di stupa e pahto (templi) si estendono su un’area di circa 40 chilometri: in tutte le direzioni si vedono rovine di ogni dimensione immaginabile, da templi enormi e gloriosi che svettano verso il cielo, come l’Ananda Pahto, a piccoli e graziosi zedi (stupa) che si ergono solitari nei campi. Alcuni hanno alle spalle una lunga serie di eventi storici, mentre altri sono identificati soltanto da un numero; altri ancora, come il Gubyaukgyi di Myinkaba, risalente a 900 anni fa, contengono elementi dipinti murali visibili soltanto con una torcia. Si può facilmente trascorrere una settimana o anche più ad esplorare la regione di Bagan, perché oltre ai monumenti più noti della zona archeologica principale di Old Bagan, vi sono siti che meritano di essere visitati anche in diverse altre località nei dintorni. Tremendamente affascinanti sono i tramonti sull’Ayeyarwady, visti dal Mingalazedi o dalla Bupaya, così come è un’esperienza unica la visita al mistico monte Popa, dimora del nat del Myanmar, ed alle rovine del monastero di Salay, poco conosciuto e risalente all’era di Bagan.

Quasi un quarto della superficie del Myanmar è occupato dallo Stato Shan, lo stato più montuoso del paese, situato nella parte nord-occidentale ed attraversato nel mezzo dal grande fiume Thanlwin (Salween). Dalla parte diametralmente opposta del paese si trova lo Stato Mon, che si affaccia sulla costa orientale del golfo di Mottama (Martaban), estendendosi dalla foce del fiume Sittoung (Sittang) fino all’estremità settentrionale della Tanintharyi Yoma, la catena di Tenasserim. Una delle zone più isolate e selvagge è invece il Myanmar occidentale, con la Rakhaing Yoma, la catena di Arakan, che separa gli Stati Rakhaing e Chin dalle pianure centrali del fiume Ayeyarwady. Isolati dalle zone abitate dai popoli di etnia birmana, gli abitanti di questi due stati hanno molti elementi in comune con le popolazioni dell’India orientale e del Bangladesh.

Tradizionalmente il Myanmar segue il calendario lunare di 12 mesi, quindi le date dei giorni festivi e degli avvenimenti più importanti cambiano di anno in anno rispetto al calendario gregoriano. Le feste in Myanmar durano a lungo e sono occasioni di vero divertimento. Il 4 gennaio si tiene la Festa dell’Indipendenza, celebrata con una fiera di sette giorni presso il lago Kandawgyi di Yangon, mentre il 12 febbraio cade la Festa dell’Unione, che commemora l’unificazione dei vari gruppi etnici del paese, raggiunta e mantenuta per poco tempo da Bogyoke Aung San. Molto sentita in tutto lo stato è la nascita di Buddha, celebrata tra aprile e maggio con il cerimoniale dell’annaffiatura degli alberi bo, i sacri banani sotto l’ombra dei quali Buddha raggiunse l’illuminazione. Altri eventi importanti sono la festa di Wagaung, tra luglio ed agosto, quella di Thadingyut, al termine del Ritiro Buddhista delle Piogge, ed il Nadaw, in dicembre.

Il clima è monsonico, caratterizzato dall’alternarsi di tre stagioni distinte così come per molti altri stati del Sud-est asiatico. Il monsone di sud-ovest inizia tra la metà di maggio e la metà di giugno e si protrae, con frequenti piogge, fino alla fine di ottobre. La pioggia riduce leggermente le temperature massime, ma proietta il tasso di umidità a livelli piuttosto fastidiosi. Il successivo periodo asciutto, che va novembre a maggio, inizia con temperature relativamente basse grazie all’influsso del monsone di nord-est. Questo secondo monsone tocca soltanto le estreme propaggini sud-orientali del Myanmar, al di sotto di Mergui, ma determina la circolazione di fresche brezze per tutto il paese. Nei mesi di febbraio e marzo le temperature iniziano a salire, con il termometro che può arrivare a toccare i 40 gradi in città come Yangon, Mandalay e Bagan. Durante la stagione secca si verificano talvolta acquazzoni, noti come “mango shower”, che forniscono un breve ma assai gradito refrigerio, prima che le precipitazioni riprendano nuovamente a maggio.

La quasi totalità degli stranieri che visitano il Myanmar arriva in aereo, ma se la situazione politica del paese si evolvesse nel senso dell’apertura al resto del mondo potrebbe presentarsi anche la possibilità di attraversare il confine via terra dalla Thailandia o addirittura dalla Cina. L’aeroporto internazionale di Yangon, situato nella municipalità di Mingaladon, non è attrezzato per ricevere velivoli di grandi dimensioni, tanto che da alcuni anni è in progetto la costruzione di un nuovo aeroporto che dovrebbe sorgere 50 chilometri a nord-est della capitale, lungo la statale per Bago. Per quanto riguarda i trasporti interni, il Myanmar dispone di 66 aeroporti distribuiti in tutto il paese, 20 dei quali sono regolarmente serviti da voli nazionali di linea, ma in alternativa si può contare sulla flotta di autobus privati con aria condizionata che effettua collegamenti da Yangon a Meiktila, Pyay (Prome), Mandalay, Taunggyi, Mawlamyaing e Pathein (Bassein). Questi mezzi sono più efficienti ed affidabili rispetto ai treni della Myanmar Railway, mentre l’autostop non è completamente privo di pericoli.
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