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Le foto di cosa vedere e visitare a Yangon

Yangon (Rangoon), visita alla pił grande cittą del Myanmar

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Yangon è la più grande città del Myanmar nonché la più vivace e il centro economico del paese, anche se non è più la capitale dal 6 novembre 2005, da quando la giunta militare al governo decise assegnare tale ruolo a Naypiydaw, una città appositamente costruita e dislocata in una posizione più centrale.

Yangon sorge alla confluenza tra i fiumi Bago e Yangon, una trentina di chilometri a nord del Golfo di Martaban, nella parte meridionale dello stato. Il primo nucleo cittadino sorse nel XI secolo, attorno alla già esistente Shwedagon Paya. Il titolo di capitale della Birmania le fu conferito nel 1885 dagli Inglesi dopo che, al termine della terza guerra anglo-birmana, presero sotto il proprio controllo tutto il territorio birmano. Gli anglosassoni la misero a capo della provincia birmana, che dipendeva dall'India, chiamandola Rangoon, e cominciarono a costruire nuovi quartieri. Quando il paese ottenne l'indipendenza, nel 1948, Rangoon rimase capitale. Le fallimentari politiche economiche volute dal regime militare portarono al declino la città, prima di un'improvvisa svolta: nel 1989 il nome fu modificato in Yangon, venne dato inizio a un programma di ristrutturazioni e addirittura venne vietata la vendita del betel che, masticato e sputato, chiazzava di rosse le vie. La città tornò a nuova vita, prima dell'inaspettata decisione di eleggere un'altra capitale al suo posto.

Rispetto ad altre metropoli dell’Asia Sud-Orientale, Yangon è ancora poco sviluppata ma sono già in corso più di 100 progetti di ammodernamento, finanziati principalmente dal governo giapponese. Se alla cosa si unisce la nuova aria che si respira nel paese dopo la recente rivoluzione politica che ha visto Aung San Suu Kyi diventare il personaggio politico di riferimento dopo oltre 50 anni di dittatura militare, il volto di Yangon - e della Birmania - è probabilmente destinato a cambiare nel giro di qualche anno. Al momento però l'atmosfera non è ancora quella caotica di Bangkok, anche se il traffico di auto sta aumentando velocemente, a riprova del periodo di mutamenti in corso.

La città è delimitata a sud e a ovest dal fiume Yangon, chiamato anche Hlaing, a est dal canale Pazundaung Chaung, che sfocia nello Yangon, ed è suddivisa in municipalità. La maggior parte dei negozi e degli alberghi si trova lungo Pyay Rd, Kaba Aye Paya Rd o Insein Rd, all’estremità settentrionale dell’abitato: si tratta di lunghi viali che, dalla zona dell’aeroporto, si dirigono verso sud e raggiungono il centro. Due delle principali municipalità situate fuori dalla zona centrale sono Dagon, dove si trovano la Shwedagon Paya, il People’s Park e le sedi di numerose ambasciate, e Bahan, quartiere in cui si concentrano molti degli alberghi di categoria medio-alta della città.

L'attrattiva principale della città, e il vero motivo per il quale inserire Yangon negli itinerari turistici, è la scintillante Shwedagon Paya, con annesso tutto il suo splendido complesso di padiglioni, stupa, immagini e campane. Questa pagoda, situata a nord del centro, tra il People’s Park e Kandawgyi e caratterizzata da un'enorme zedi (la parola birmana per stupa) dorata di 99 metri dentro la quale, secondo la tradizione, sono conservati 8 capelli del Buddha, è un sito davvero molto suggestivo, solitamente traboccante di fedeli e turisti. Presso l’angolo nord-occidentale del complesso vi è un’enorme campana che gli Inglesi, nel tentativo di portarla via per usarne il metallo per farne dei cannoni, fecero cadere nelle acque del fiume Yangon. Impossibilitati a recuperarla, dovettero lasciarla ai birmani che, legandola a un gran numero di canne di bambù, la riportarono a riva. Quasi di fronte al cancello meridionale della Shwedagon Paya, un ponte pedonale collega il complesso di questa paya con uno zedi costruito nel 1980 in onore dell’unificazione del Buddhismo Theravada nel Myanmar.

Altre pagode che meritano una visita sono: la Sule Paya, dotata di uno zedi ritenuto più antico di quello della Shwedagon Paya e ora diventata, tra le altre cose, una gigantesca rotonda sparti-traffico; la Botataung Paya, che deve il proprio nome ai 1.000 capi militari che scortarono le reliquie del Buddha dall’India più di 2.000 anni fa; la Kaba Aye Paya, con il cosiddetto zedi della “pace nel mondo”, costruito in occasione del Sesto Sinodo Buddhista tenutosi tra il 1954 ed il 1956; e la Chaukhtatgyi Paya, che vanta un Buddha reclinato poco più piccolo dell’enorme statua di Bago.
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La vecchia Rangoon ha un fascino tutto suo, costellata com'è di edifici di epoca coloniale quali lo Strand Hotel, la cui storia di abbandono, disastrosa gestione statale e successivo ritorno a una veste lussuosa si spera possa essere di buon auspicio per i tanti immobili di interesse architettonico che attualmente versano in uno stato più o meno avanzato di degrado. In questa zona si concentra la maggior parte dei musei e delle gallerie d’arte della città, come ad esempio il National Museum, male illuminato e poco curato ma che vanta alcuni reperti di notevole importanza quali il Sihasana, ovvero il “trono del leone”, appartenuto a Thibaw Min, l’ultimo re birmano. È anche la zona dove si trovano molte bancarelle di libri i una specie di “biblioteca all'aperto”, il Mahabandoola Garden che è un parco cittadino all'interno del quale spicca l'obelisco bianco alto circa 50 metri dell'Indipendence Monument e l'immenso complesso in mattoni rossi detto Ministers Office, chiuso al pubblico dal 1962 e recentemente inserito tra gli edifici da restaurare, anche se le dimensioni colossali – oltre 37.000 mq – non permettono di prevedere quando l'opera potrà essere completata.

Altri siti di interesse culturale sono: il Bogyoke Aung San Museum, una tranquilla casa-museo antica residenza del generale Aung San (padre di Aung San Suu Kyi) e della moglie Daw Kin Kyi; il Myanmar Gems Museum and Emporium, ovvero il museo delle gemme che però ha perso parte del suo interesse dopo che la sua pietra più grande è stata spostata in un museo a Naypyidaw; i Yangon Zoological Gardens, una sorta di grande parco esteso per oltre 70 acri che accoglie anche uno zoo; e il Martyrs’ Mausoleum, che sorge su un’altura da cui godere di uno spettacolare panorama sulla città vicino alla Shwedagon Paya.

Altri due luoghi molto caratteristici dell’ex-capitale birmana sono i vasti mercati di Bogyoke Aung San e Theingyi Zei, più turistico il primo e più rivolto ai locali il secondo, a detta di molti tra i posti migliori dove fare acquisti nel paese, al punto da spingerci a consigliare di mettere Yangon come tappa finale di un viaggio proprio per questo motivo. Per trascorrere un pomeriggio all’insegna del relax, il consiglio è quello di uscire dall’abitato e recarsi ai tranquilli laghi Kandawgy e Inya. Da provare anche l’esperienza delle case da tè, dove dopo un’iniziale tazza di tè al latte o di caffè, vengono servite molte minuscole teiere che contengono miscele cinesi ed economici spuntini birmani, cinesi e indiani.

Il clima è monsonico, caldo ed umido per tutto l’anno. Le temperature oscillano tra i quasi 40 gradi delle massime di aprile e i 18 delle minime di gennaio, uno dei mesi più freddi dell’anno, quando le temperature diurne superano comunque i 30 gradi. Le precipitazioni sono molto abbondanti da maggio alla fine di ottobre, quando cadono anche 500 mm di pioggia al mese, mentre sono praticamente nulle da novembre ad aprile.

Per quanto riguarda i trasporti, tutti i voli internazionali atterrano all’Aeroporto Internazionale Yangon, situato una ventina di chilometri fuori dalla parte più antica della città. I trasporti pubblici urbani constano di vecchi, sgangherati e sovraffollati autobus, una sorta di avventura da provare almeno una volta durante il soggiorno. Yangon possiede anche una stazione dei treni, collegata al resto dell’arcaica rete ferroviaria nazionale. Le automobili sono molto diffuse, tanto che per cercare di trovare una soluzione al traffico, l’amministrazione locale si è vista costretta a imporre limitazioni agli spostamenti in auto dei turisti stranieri. A Yangon è vietato utilizzare biciclette e motorini, mentre per le strade corrono ancora i simpatici risciò.
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