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Mergui (Myeik) l'arcipelago del Myanmar, diving tra le isole

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Al largo della costa di Tanintharyi, nell’estremo lembo meridionale del paese dove la stretta penisola è divisa tra il Myanmar e la Thailandia, si trovano le incantevole isole dell’arcipelago di Myeik, conosciute anche come isole Mergui. La città di Myeik, che i colonizzatori chiamavano Mergui e la gente del posto chiama Beik (Myeik è la forma scritta), sorge su una penisola che si protende nel Mar delle Andamane. La chiusura nei confronti del turismo di massa del Myanmar ha contribuito a preservare l’ecosistema di questo meraviglioso arcipelago, nel quale la natura incontaminata vanta grandi distese di vegetazione tropicale, candidi litorali sabbiosi e fondali abitati da tantissime specie di pesci, molluschi e crostacei.

I primi abitanti mon chiamarono la loro città, situata alla confluenza tra i fiumi Tanintharyi e Kyaukpaya, Maw-reik, ma questo fu solo uno dei tanti nomi che le furono attribuiti nel corso dei secoli, Per esempio, la cronaca di una spedizione portoghese del 1545 parla di una Tanancarim situata da qualche parte sulla costa nord-occidentale della penisola thailandese-malese. Nelle cronache europee, l’appellativo Tanancarim venne in seguito tramutato in Tenasserim per indicare sia Myeik che un’altra città localizzata più a monte che oggi porta ancora questo nome. Il nome attuale della divisione di Tanintharyi corrisponde alla sua pronuncia birmana. Il nome Myeik, pronuncia birmana del nome mon Maw-reik, venne ufficialmente dato al porto da governatori birmani del 1770.

L’arcipelago di Myeik e le sue spiagge hanno un enorme potenziale ancora poco sfruttato come destinazione balneare ed eco turistica, ma di gran lunga superiore al valore di qualsiasi prodotto locale: gomma, prodotti del mare o nidi di rondine. I birmani dicono che l’arcipelago sia composto da più di 4.000 isole, ma gli inglesi ne hanno contate appena 804. La maggior parte di esse è selvaggia e totalmente disabitata, anche se alcune sono popolate dai cosiddetti “zingari di mare”, un popolo di marinai nomadi che si sposta dall’una all’altra fermandosi a riparare le barche o le reti da pesca. Chiamati salon dai birmani, chao nàam dai thailandesi, orang laut o orang basin dai malesi e moken o maw ken dai loro stessi membri, gli zingari di mare potrebbero essere stati il primo gruppo etnico ad aver abitato l’odierno Myanmar. Legandosi alla vita delle pietre che fungono da zavorra, i moken sono in grado di immergersi in mare fino a 60 metri di profondità, respirando grazie ad un tubo che fuoriesce dall’acqua.

L’isola più grande dell’arcipelago è la Mayanpin Kyun, ribattezzata dagli inglesi King Island, mentre la gente del luogo è solita chiamarla Kadan Kyun o Kyunsu, che è anche il nome del capoluogo del distretto di cui fa parte. Questo lembo di terra si trova piuttosto distante dalla costa, ma nonostante le dimensioni, ovvero 44.000 ettari di estensione, e la posizione geografica, non vanta spiagge particolarmente belle. Una guesthouse del governo accoglie i visitatori della centrale idroelettrica, che pare sia stata costruita da manodopera coatta. Tutta l’energia prodotta dalla centrale alimenta una base della marina che si trova sull’isola, mentre i civili di Myeik dipendono da generatori che funzionano solo in determinate ore.

Bei litorali sono quelli delle isole Mwedaw Kyun, la più meridionale dell’arcipelago, Thahtay Kyun, detta anche l’Isola dell’Uomo Ricco, e Lampi Kyun, che ha un habitat tra i meno intaccati di tutto il Sud-est asiatico e che è stata dichiarata parco nazionale. Lunga circa 90 chilometri e larga 8, quest’isola presenta un interno montuoso ricoperto di foreste e due fiumi che dalla costa occidentale scorrono fino al mare. Alcuni naturalisti suppongono che nell’entroterra esistano specie animali non ancora scoperte o considerate estinte in altre zone dell’Asia, come ad esempio il rinoceronte di Sumatra, mentre di certo sull’isola vivono aquile di mare dal ventre bianco, nibbi, parrocchetti, bucerotidi, gibboni, macachi di Giava, cinocefali, zibetti, tigri, leopardi, cinghiali, cervi abbaiatori, coccodrilli e pipistrelli.
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Un altro luogo interessante da visitare è la Pataw Padet Island, cui si arriva in barca dal porto di Mergui in pochi minuti. L’isola è famosa per le colline che si ergono in ciascuna delle sue estremità e possiede diversi edifici religiosi, stupa e molte sculture. Ai piedi della Padet Hill, una collina rocciosa e ricoperta dalla giungla che si innalza a sud, è sistemato l’Atula Shwethalyaung, un grande Buddha in posizione distesa. I suoi 66 metri lo rendono il terzo Buddha disteso del Myanmar per lunghezza, ma questo ha una particolarità: la statua di cemento è cava ed al suo interno passa un corridoio dove sono riprodotte file di jataka, ovvero storie delle vite passate del Buddha, non ancora terminate.

Già che ci si trova da queste parti non si può non fare un salto alla città di Myeik, particolarmente ricca di attrattive. Il tempio buddhista più venerato del centro è la Theindawgyi Paya, adagiata su un crinale che sovrasta la città ed il porto. L’edifico ha una bella sala delle ordinazioni in legno, mattoni e stucco dove si possono ammirare un notevole soffitto dipinto e scolpito, un Buddha in “posa europea” verso l’ingresso principale, 28 Buddha più piccoli lungo i due lati, un grande Buddha di meditazione al centro ed un grande Buddha disteso in fondo. Il porto è un buon luogo dove passeggiare, mentre verso l’estremità meridionale della banchina, sul lato orientale della strada, si noterà qualcosa di simile ad un grande cubo di lastre di pietra in mezzo alla strada: la tomba di Mary Povey White, la moglie del famoso capitano del porto Samuel White, che morì di colera nel 1682 e fu sepolta sul lungomare. Bello è anche il quartiere musulmano, dove si trova una miriade di case da tè e due moschee, di cui è molto bella la Lamat Tin Mosque.

Il clima è monsonico, caldo ed umido per buona parte dell’anno e suddiviso in tre distinte stagioni a seconda del monsone che spira in ogni determinato periodo. In linea generale quest’area è particolarmente soggetta alla violenza del monsone di sud-ovest, che spesso viene trattenuto sulla regione dalle catene montuose dell’entroterra. In queste zone costiere le precipitazioni sono davvero abbondanti, tanto che ogni anno cadono più di 5.000 mm di pioggia, in gran parte tra giugno ed ottobre.

La principale compagnia aerea birmana prevede tre voli settimanali che fanno servizio da Yangon a Myeik, con scalo a Dawei, per un totale di circa 2 ore e 10 minuti di volo. Mezzi alternativi per raggiungere la città dalla quale poi imbarcarsi per le isole sono gli autobus, che partono quotidianamente da Dawei, 249 chilometri a nord, ma che debbono intraprendere un viaggio ricco di insidie e decisamente sconsigliato ai visitatori.
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