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Mombaldone: week end nel borgo piemontese

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Una rarità: non c’è definizione più indicata per Mombaldone, piccolo borgo piemontese in provincia di Asti. Raro perché non capita tutti i giorni di visitare un villaggio popolato da poche centinaia di abitanti, ma anche perché è l’unico comune della provincia ad essere lambito dal Bormida di Spigno e il solo borgo della Langa Astigiana ad essere tuttora incorniciato dalla cinta muraria originaria. Questi dettagli, uniti all’indiscutibile bellezza del centro e al valore delle sue tradizioni, hanno fatto guadagnare a Mombaldone un posto tra i Borghi più Belli d’Italia.

Lungo l’unica strada centrale che fende il paese, da cui partono viottoli e passaggi dal sapore segreto, se ne stanno allineati edifici gentili pieni di ricordi, preziosi testimoni di un tempo altrimenti peduto: le tinte dominanti sono quelle neutre della terra e del tufo, come il grigio e l’ocra dei muri a secco, ma il rosso dei coppi antichi ravviva l’atmosfera insieme alle ridenti tradizioni sopravvissute negli anni.

Il borgo castellano di Mombaldone ha un aspetto tipicamente medioevale ed è ancora ben conservato, ma nacque già in età romana a breve distanza della Via Aemilia Scauri, porzione della miglio nota via Julia Augusta che da Sabazia – odierna Savona – portava ai varchi per la Padania. Due settori separati dal castello, ormai fatiscente, compongono l’abitato e si caratterizzano per le abitazioni di impronta medievale, realizzate in arenaria, pietra serena e pietra di Langa.

L’esplorazione può prender le mosse da via Cervetti, attraversando l’antica porta che conduce al ricetto, perfettamente conservata così come la si vedeva nel medioevo, elegante e ad arco acuto. E’ il punto d’accesso al borgo vecchio, che si sviluppa in maniera piuttosto lineare su un’unica strada maestra e vede una predominanza di abitazioni in stile rinascimentale, ristrutturate e impreziosite dal Seicento ai giorni nostri.

Le maggiori ricchezze monumentali cingono piazza Umberto come frammenti di una corona d’eccezione: è il caso, ad esempio, dell’Oratorio dedicato ai santi Fabiano e Sebastiano, eretto sul fossato del castello nella seconda metà del Settecento su progetto del Barozzi, quindi restaurato alla fine del XX secolo. Nell’aula, grande e pulita, con poche decorazioni di fine Ottocento, oggi si svolgono conferenze, mostre e eventi culturali o musicali.

Non è da meno la parrocchiale di Mombaldone intitolata a San Nicola, a pianta esagonale, fondata nel 1790 ancora una volta sul fossato del castello in base al disegno di Giovanni Matteo Zucchi. L’interno impreziosito da bei dipinti secenteschi di artisti importanti, tra cui Giovanni Monevi, e vanta un pregevole organo realizzato nel 1885 dai fratelli Collino di Torino.
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Ma per arrivare al monumento più rappresentativo del borgo si deve arrivare alla sommità dell’abitato, attraverso una strada tortuosa che dalla piazza si arrampica sin sulla cima, confondendosi con la campagna: ci si trova così al cospetto dell’antico maniero del XIII-XIV secolo, in parte distrutto nel 1637 ma ancora dotato di grande fascino. Nonostante sia poco più di un rudere se ne può tuttora riconoscere la possente torre centrale a pianta quadrata. Oggi i discendenti dei Del Carretto, storici proprietari dell’edificio, risiedono nella cittadella e si preoccupano con dedizione e amore del suo mantenimento negli anni: abitano nel palazzo cosiddetto ‘la fortezza’, sede di un rinomato ristorante in cui la marchesa Gemma del Carretto intrattiene gli ospiti con una cortesia d’altri tempi e ricette sopraffine, magari raccontando qualche aneddoto sul ricco passato del maniero, della sua famiglia e del borgo intero.

In effetti la cucina ha un posto importante nelle tradizioni di Mombaldone, da sempre umile borgo contadino: ancora oggi non è raro imbattersi in un gregge di capre, caprette e montoni guidati da un cane e da un guardiano anziano mentre si inerpicano per i calanchi e brucano arbusti e piante aromatiche. Proprio questa dieta degli ovini conferirà al latte un aroma particolarissimo, e consentirà di preparare formaggi pregiati: tra le specialità della zona c’è la Robiola Dop di Roccaverano. In generale i sapori della cucina locale sono genuini e schietti: un pasto tradizionale comincia con un assaggio del salame locale e comtinua con un buon primo di pasta fatta in casa, come i tajarìn o i ravioli al plìn. A seguire, a scelta, un piatto di carne del capretto di Langa o di montone grasso arrosto, e come gran finale la già citata Robiola servita con mostarda e miele.

Per non parlare delle golose frittelle, che in maggio vengono celebrate in una sagra tutta per loro. Altri eventi culturali importanti che vivacizzano le strade di Mombaldone nei vari mesi dell’anno sono lo ‘Skube Festival’ di luglio, la rievocazione ‘Mombaldone Medievale’ di agosto e la festa patronale di settembre. Nel periodo invernale il fascino del borgo è accresciuto dall’aria tersa e dalla luce argentea che illumina la campagna, ed è un’emozione partecipare alla tradizionale ‘fiaccolata di Natale’.

Anche il clima, piuttosto gradevole, fa la sua parte per abbellire la località. Il mese più freddo è gennaio, con valori medi compresi tra una minima di 3°C e una massima di 10°C, mentre il più caldo è luglio, con una minima di 21°C e una massima di 27°C. Le precipitazioni si concentrano in primavera e autunno, quando piove in media per 8 giorni al mese.

Per arrivare a Mombaldone si possono valutare diverse opzioni. Chi viaggia in auto può prendere l’autostrada A26 e uscire a Ovada, oppure prendere la A55 Piacenza-Brescia e uscire a Asti Est, per poi seguire le indicazioni fino alla meta. Il comune di è servito dalla linea ferroviaria Alessandria-Savona, con fermata nella vicina Acqui Terme, mentre l’aeroporto più vicino è quello di Genova, a 88 km di distanza.
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