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Naro (Sicilia): il Castello Chiaramontano e la visita al borgo

Naro, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Geografico balcone dell’agrigentino in Sicilia, Naro si presenta paese di rara bellezza che non ha bisogno del mare per richiamare turisti da tutta Italia. Basta infatti una strizzatina d’occhio al paesaggio che circonda l’abitato in cui la popolazione locale, 3.300 persone, persegue i valori dell’isola facenti rima con ospitalità, affabilità e gentilezza. Qui, in questo luogo dalle origini millenarie, si respira aria di tradizione ma altresì di leggenda, di miti e di storie che ispessiscono sia il passato che il presente di un borgo denso di salaci eccezionalità.

Storia ed origine di Naro

La letteratura mitologica parla dell’hinterland di Naro come di un territorio a lungo dominato dai Giganti, gli stessi raccontati sia nell’Odissea di Omero che nell’Eneide di Virgilio. Le teorie, in tal senso, si rincorrono, tutte molto suggestive e piuttosto lontane dalla realtà, una dimensione in cui è accertato il transito di molteplici popoli e civiltà. Naro or dunque è considerato un loco crocevia che ha cominciato a esistere da tempo immemore e la cui importanza si è comportata alla stregua di una luce a intermittenza, scomparendo e riapparendo ma senza mai dissolversi.

Lo ritroviamo con appellativi diversi a seconda del periodo, riconoscendo il borgo come Camico, Indara e Nahir, toponimo fenicio che precede Naro quale nome attribuito in via definitiva. Fu terra di conquista degli Arabi prima dei Normanni, cosicché gli Svevi soprannominarono Naro “La Fulgentissima”. Divenuta città a tutti gli effetti (ma la nomina ufficiale sopraggiunse nel 1525), crebbe di rilevanza economica e politica nel ‘300 sotto l’egida degli Aragonesi, il cui quartier generale prediletto era costituito dal Castello Chiaramontano dove vennero promulgati i 21 capitoli per il buon governo. Le luci dei riflettori si abbassarono provvisoriamente nel secolo successivo per le lotte intestine e le numerose schermaglie che interessarono distinte classi sociali, dopodiché Naro tornò a splendere più di prima nel ‘600 e ‘700, cioè in concomitanza con il divampare dell’operosità monastica mirata all’erezione di tante opere di stampo religioso, in maggioranza chiese.

Il Castello Chiaramontano

Il monumento più famoso resta il Castello, al quale Naro deve la sua progressiva ascesa e l’accrescimento del proprio prestigio. Esso funse inizialmente da caposaldo di difesa, per poi diventare una struttura di orientamento dal quale espandere pian piano l’urbanità equilibrandola a partire dalla presenza del maniero, sotto la cui imponenza stanno quasi accucciate le casupole del borgo primigenio, parte antica vestibolare di quella nuova. Il fortilizio – sede del Museo degli abiti - venne invero completato grazie alla potente casata dei Chiaramonte, l’ultima a esprimere concretamente la volontà (attuata) di ingrandirlo, potenziarlo e decorarlo.

In posizione elevata, il castello si raggiunge percorrendo un’impegnativa scalinata composta di 156 gradini: il Mastio Dedalico (uno dei tanti soprannomi della rocca) s’impone magnifico alla vista, ancora perfettamente conservato e rappresentato con fiera dignità dall’evidente torre quadrata alta 21 metri. L’ambiente preminente all’interno si confà nelle forme libere della Sala del Principe illuminata da parecchie bifore. Si narra che il castello annoveri la presenza del fantasma di Madonna Giselda, rinchiusa e lasciata morire in una fredda cella dal marito Pietro Giovanni Calvello dopo averla sorpresa in compagnia dell’amante, il giovane paggio Beltrando, anch’egli assassinato.

Cosa vedere a Naro

L’acropoli di Naro, uno dei borghi più belli della Sicilia, si trova nella zona affiancata alla rocca, ed è qui che solenne e maestoso s’erge il Duomo Normanno, Monumento Nazionale risalente all’XI secolo. La sua erezione si deve a Ruggero d’Altavilla e la consacrazione si ascrive al 1266 con titolazione alla Vergine Annunziata. Oggi seguita a riportare imperterrito le linee impiantistiche normanne, la pianta a croce latina, la tipica cupola e la navata unica provvista di transetto. La si definisce una chiesa dalle dimensioni non trascurabili, 50,60 m di lunghezza e 9,50 m di larghezza comprendendovi la cappella maggiore della Madonna della Catena. L’intera vestigia è sopravvissuta al tempo in virtù della resistenza della pietra tufacea, materiale principale della sua edilizia, sebbene nell’arco di centinaia d’anni si sia ricorso a plurime ristrutturazioni atte a preservarne le parti obiettivamente più delicate.

A rivestire il ruolo di simbolo ecclesiale assoluto subentra la Chiesa Madre, in piedi dal 1619 con il suo antico portale inserito nella facciata che invece venne rifatta nel XX secolo da Francesco Valenti con la divisione ragionata in due ordini. Dell’interno si occupò al tempo Carlo Baldone da Naro: a lui si devono gli intonaci riccamente stuccati e tutte le decorazioni, differentemente da altri elementi realizzati da esimi artisti, si pensi al fonte battesimale di Nardo da Crapanzano o la marmorea Madonna della Catena scolpita da Antonello e Giacomo Gagini e le tante tele di Domenico Provenzani, su tutte l’Annunciazione.

Una moltitudine indecifrabile di luoghi di culto e templi cristiani arreda il nucleo urbano assiepandosi in prevalenza nel centro storico. Fra queste è da ammirare la Chiesa di San Francesco che si accompagna all’omonimo convento di fondazione duecentesca. Di essenzialità esemplare coerente ai principi dell’ordine francescano, il dittico sacro si avvale di uno splendido chiostro settecentesco dotato di giardino, fontana e filari di pilastri e semicolonne, elementi adattati posteriormente al barocco siciliano.

L’interno ecclesiastico sfoggia raffigurazioni bibliche che richiamano una folta tradizione agiografica, si prenda a esempio lo Sposalizio della Vergine che reca la firma del trapanese Giuseppe Mazzarese valorizzando la statua rococò dell’Immacolata ordita dai maltesi Carlo e Paolo Troisi. Ottemperante allo stile rococò è anche un lavabo in marmo nero che si contrappone per colore alla bianca decorazione principale. Venerate dai pellegrini le salme imbalsamate dei santi Domizio Lombardo, Torpedo e Colomba.

La Chiesa del Santissimo Salvatore risale al 1398, mentre il campanile venne costruito molto più tardi, nel 1750. Molti degli affreschi presenti all’interno della struttura si attribuiscono a Domenico Provenzani, la cui pennellata non ha eguali soprattutto se connotata all’esecuzione mirabile degli Episodi della vita di San Benedetto e della sorella Scolastica. L’arte trasuda da ogni opera sia pittorica che scultorea, e questa altalenanza armoniosa di generi si riscontra parimenti nella Chiesa di Sant’Agostino (dotata di cripta funeraria), nella Chiesa di San Calogero e nella Chiesa di San Nicolò di Bari. La Chiesa di San Giovanni Battista fu ultimata nel 1798, contrariamente alla Chiesa di Sant’Erasmo le cui origini si prevedono essere alquanto antiche proprio come la Chiesa di Sant’Antonio Abate. Bellissimo e meritevole di essere visto l’altare maggiore ligneo con specchi sparsi, insigne opera d’inizio Ottocento.

Non si sa esattamente quando vide la luce la Chiesa di San Paolo, ma anch’essa custodisce diverse tele e affreschi notevoli, emolumenti inscritti nel DNA dei restanti edifici ecclesiastici, Santa Maria di Gesù, Madonna del Lume, l’ex Oratorio di Santa Barbara, la Chiesa di Santa Caterina che corrisponde a un autentico gioiello gotico-normanno, infine la Chiesa del Carmelo e il Calvario.

Le varie contrade intorno a Naro vanno a formare insieme una straordinaria area archeologica che si fregia di cavità e gallerie ipogee intrecciate in un fitto complesso catacombale realizzato a partire addirittura in epoca paleocristiana. Le mura e le porte urbane (delle sei presenti in passato è rimasta soltanto la Porta d’Oro) appartengono naturalmente all’epoca medievale, entro le quali s’installa Palazzo Malfitano che testimonia ad hoc l’architettura civile cittadina. L’Amministrazione Comunale gli ha conferito una seconda vita adibendolo a polo museale di somma importanza culturale, e nella sua polivalenza dà spazio al Museo della Grafica e inoltre al Museo del libro antico, del costume e il Museo etno-antropologico. La Biblioteca feliciana custodisce a oggi 56 manoscritti, 460 cinquecentine, 23 incunaboli, 3.800 libri pubblicati fra ‘600 e ‘800 nonché 11.000 volumi del Novecento.

Eventi, sagre e Manifestazioni

Terra di tradizioni e folklore, tanto la Sicilia quanto Naro rendono onore al lunghissimo strascico di eventi che tutto l’anno animano la vita isolana. Nel borgo è attesa con trepidazione la Festa di San Calogero che si svolge il 18 giugno fra celebrazioni solenni, processioni e riti dedicati al santo patrono. Più modesta ma sempre partecipatissima è la Sagra del mandorlo in fiore, che ha avuto origine a Naro ma ora ha il proprio palcoscenico in quel di Agrigento. Alcuni affezionati di questo appuntamento lo sentono ancora proprio a tal punto da raggiungere il capoluogo siciliano per prendervi parte.

A Naro sono stati girati alcuni film e fra questi si ricordano “Il giudice ragazzino” diretto nel 1994 da Alessandro di Robilant e il più recente “La scomparsa di Patò” per la regia di Rocco Mortelliti su sceneggiatura evinta dal romanzo di Andrea Camilleri.

Come arrivare a Naro

Da Agrigento percorrere la SS 115 in direzione Siracusa, poi al bivio distante 10 km girare a sinistra per la SS 576 che conduce direttamente a Naro; la stazione locale si trova sulla linea ferroviaria Agrigento – Naro – Licata; in attesa che venga ipoteticamente realizzato l’aeroporto di Licata “Valle dei Templi”, ci si deve appoggiare necessariamente a quelli di Catania oppure Palermo.

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