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Le foto di cosa vedere e visitare a Formentera

Formentera (Spagna), vacanza d'estate nell'isola del mare e del relax

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All’isola di Formentera si arriva unicamente via mare partendo da Ibiza; traghetti che trasportano i veicoli nella stiva e imbarcazioni rapide collegano entrambe le isole lungo tutto l’anno. Lo stretto di es Freus, temuto nelle giornate di tempesta per le acque poco profonde, diventa una traversata piacevole quando il mare è in calma e lascia intravedere gli isolotti tutt’intorno: quello des Porcs (dei maiali), en Caragoler, es Penjats (gli impiccati) e –quasi unito a Formentera– s’Espalmador. Quest’ultimo ha un’estensione di 164 ettari e su di esso s’erge sa Torreta, una torre difensiva che risale al XVIII secolo. Si può visitare solo nella stagione estiva, salvo nel caso in cui si disponga di un’imbarcazione privata. È appunto in estate quando diverse “golondrinas” (piccoli ferry N.d.T.) organizzano escursioni che partono da Formentera. Meno estesa è l’isola di s’Espardell –54 ettari–, ubicata due miglia ad est di s’Espalmador.

A Formentera venne trovata la prima testimonianza della presenza umana sulle Pitiuse: il sepolcro megalitico di ca na Costa, che ci riporta all’Età del Bronzo –1.600 a. C. approssimativamente–. La scoperta, avvenuta nell’anno 1974, fu una conferma del fatto che nella Preistoria insediamenti umani si stabilirono a Formentera. L’isola, che rimase spopolata più volte nel corso dei secoli (in concreto dagli ultimi anni del XIV secolo fino alla fine del XVII), a partire dalla dominazione fenicia ebbe una storia molto simile a quella di Ibiza. A riprova della dominazione romana in loco ci sono i ruderi dell’accampamento di can Blai, al chilometro 10 della strada principale.

Formentera possiede un solo municipio, al quale appartengono cinque centri piccoli: la Savina, Sant Francesc Xavier (San Francisco Javier), Sant Ferran (San Fernando), el Pilar, es Pujols. Le spiagge sono senza dubbio il bene più prezioso dell’isola; non si esagera dicendo che non hanno niente da invidiare a quelle dei Caraibi e sono tra le più belle al mondo. Ricordiamo qui i lidi di ses Illetes di Migjorn, specificando che molte altre meno conosciute mostrano le medesime caratteristiche... il visitatore potrà scoprirle per conto suo,visto che non è per niente difficile. Si tratta di arenili lunghi lambiti da acque trasparenti, circondati da una vegetazione autoctona quasi intatta, provvisti di tutti i servizi necessari, con ristoranti sulle rive del mare. Il porto di la Savina costituisce l’unico accesso a Formentera, a meno di poter raggiungerla a bordo di un’imbarcazione propria. Una volta sbarcati, è facile noleggiare un’automobile, una motocicletta o una bicicletta. Nonostante l’isola sia poco estesa, la rete di sentieri rurali –molti in terra battuta– contribuisce a formare un’idea erronea delle sue dimensioni, facendola sembrare più grande. Grazie a questi sentieri ci si può addentrare negli angoli più remoti, arrivando a conoscerla in profondità.

Molto vicino al porto sono ubicate s’Estany des Peix e s’Estany Pudent, una baia dove in passato esisteva un’importante giacimento di sale, dovuto al fatto che l’acqua del mare penetrava in un terreno paludoso. Percorrendo la strada che da la Savina conduce a es Pujols ci s’imbatte nel monumento megalitico di ca na Costa, la testimonianza storica più antica delle Pitiuse: si tratta di un dolmen, protetto da un recinto e coperto da un tetto realizzato in materiale metallico, che si scorge da un lato di s’Estany Pudent. Nell’anno 1974 all’interno di questo recinto si scoprì un sepolcro dov’erano custoditi i corpi di due donne e sei uomini con un’età compresa fra i 20 e i 55 anni, probabilmente interrati qui nell’arco di tempo che va dal 2000 al 1600 a.C. Si ritiene che facessero parte di una società tribale dedicata all’agricoltura e l’allevamento.

A ses Salines de Formentera, quasi un prolungamento geometrico di s’Estany Pudent, ubicato solo a due chilometri da la Savina, crescono piante peculiari e vivono numerosi volatili, soprattutto durante la stagione delle migrazioni, per non menzionare specie del tutto autoctone quali lo scarafaggio “Akis bremeri”, unico al mondo. Imboccando la strada principale che inizia a La Savina, ci s’imbatte in Sant Francesc Xavier, il paesino più importante giacché qui ci sono la sede del municipio, una scuola, un ufficio postale e parecchi negozi. In estate si registra una grande affluenza di turisti, che vengono a curiosare nei mercatini hippy dove si vendono oggetti di tutti i tipi legati a questa bella isola. Il museo Etnologico di Formentera è un richiamo interessante per chi vuole conoscere meglio le tradizioni del posto. Dopo aver fatto ritorno alla strada principale, il villaggio successivo è Sant Ferran de ses Roques, piccolo centro dove risiedono 700 abitanti e nel quale confluiscono gli itinerari provenienti da la Savina, es Pujols, Sant Francesc e la Mola. Negli anni ’60 fu il punto d’incontro degli hippy residenti sull’isola. La chiesa è molto semplice, potremmo definirla “povera”, dovuto alle condizioni del terreno e ai tempi difficili nei quali venne innalzata, nel XIX secolo.
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La strada finisce sull’altopiano presso la Mola, che viene dopo sa Talaiassa ed è il punto più alto dell’isola (192 metri): da questo belvedere si scorge il profilo di Ibiza, oltre all’isolotto roccioso di es Vedrà. Un’altra maniera di raggiungere la Mola è a piedi, partendo da es caló de Sant Agustí e percorrendo un sentiero fatto di pietre, probabilmente romano, lungo all’incirca un chilometro. In questa zona troviamo solo un nucleo abitato: el Pilar de la Mola. Costituito da una decina di case disposte intorno alla chiesa parrocchiale, consacrata alla Vergine del Pilar, dista 16 chilometri da Sant Francesc Xavier prendendo la strada principale. Pare che il villaggio sorgesse in seguito all’insediamento in loco di alcuni frati agostiniani, avvenuto nel XIII secolo. Molti molini usati in passato per produrre la farina furono occupati in maniera pacifica dalle comunità hippy negli anni 60. È interessante ricordare a tale proposito che in una di esse visse il cantante Bob Dylan. Non fu l’unico famoso ad innamorarsi di questo paesaggio eccezionale: si sa con certezza che lo scrittore Giulio Verne prese come modello il faro di la Mola per ambientare “Il faro della fine del mondo”, che appare nell’opera “Hector Servadac, Viaggio e Avventure attraverso il Mondo Solar”.

Per chi è alla ricerca di un’ampia offerta notturna dopo una giornata di relax sulle spiagge paradisiache dell’isola, es Pujols è certamente il posto adatto. Questa zona turistica per antonomasia si trova sulla denominata playa de Llevant, molto prossima ai lidi di Tanga e Rocabella.

Fonte: Ufficio Spagnolo del Turismo
Milano 02/72004617 - Roma 06/6783106
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