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El Hierro, tour nell'isola pił selvaggia delle Canarie

Hierro, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Se siete in cerca di spiagge caraibiche, locali alla moda e movida notturna, El Hierro non fa per voi. La più meridionale delle isole Canarie è una destinazione a sé stante rispetto al resto dell’arcipelago, in particolare se paragonata alle inflazionate Fuerteventura e Lanzarote.

Qualcuno, erroneamente, tende a cercare somiglianze tra questa e le più famose isole delle Canarie, rimanendo poi inevitabilmente deluso. In compenso El Hierro, propaggine sud-occidentale del continente europeo, è un vero e proprio paradiso per chi cerca un luogo isolato, mistico, al riparo dagli eccessi del turismo convenzionale, in cui vivere un’esperienza interiore a stretto contatto con la natura.

Storia
I primi a innamorarsi di El Hierro furono i nativi bimbache, popolazione di origine nord-africana dedita all’allevamento e insediatasi fin dall’antichità nelle caverne sparse nell’entroterra. L’arrivo dei coloni, nel 1402, sancì l’inizio della fine delle tribù indigene, tratte in inganno dal conquistatore francese Jean de Béthencourt e quasi del tutto spazzate via nel breve volgere di qualche decennio. Ad oggi le testimonianze tangibili del passaggio dei bimbache sono quasi del tutto scomparse, malgrado il nome dell’isola derivi dal toponimo il lingua guanci Hero, trascritto in spagnolo Hierro (Ferro), a cui per secoli ha fatto riferimento il meridiano fondamentale, il meridiano del “Ferro”, poi sostituito da quello di Greenwich.

Dal punto di vista geologico, l’isola di El Hierro è la più giovane dell’arcipelago canario. Col passare dei millenni l’incessante attività vulcanica ha generato uno scenario “lunare”, in cui le tonalità scure delle rocce laviche contrastano con l’azzurro brillante del cielo e il verde delle foreste. Difficile trovare un altro luogo in Spagna o in Europa capace di offrire scorci altrettanto suggestivi ed eterogenei, in quanto sull’isola coesistono ben otto microclimi diversi, ciascuno dei quali caratterizzato da un propria flora e fauna. Proprio per via della sua ricchezza ambientale incontaminata, nel 2000 El Hierro è stata dichiarata Riserva Mondiale della Biosfera dall’UNESCO, un riconoscimento di vitale importanza per garantire la tutela del suo patrimonio naturale.

Cosa vedere
I punti di accesso a El Hierro sono due, entrambi situati nella parte nord-orientale dell’isola: il piccolo aeroporto e il Puerto de la Estaca. A metà strada tra questi si trova il piccolo assembramento di case di La Caleta, dotato di una bella passeggiata lungomare pavimentata in pietra, molto spazio per prendere il sole e alcune piscine di acqua salata ideali per i bambini. Una manciata di chilometri a nord dell’aeroporto, invece, sorge El Tamaduste, località isolata e profondamente legata all’andamento delle maree che ogni giorno, instancabilmente, riempiono le insenature e si ritraggono dalla piccola baia.

Nella parte settentrionale dell’isola, esattamente sopra all’aeroporto, sorge il capoluogo di El Hierro: Valverde. La cittadina, abitata da appena un migliaio di persone, è l’unico capoluogo delle Canarie a non trovarsi sul mare, bensì sulle pendici di una montagna spesso coperta dalle nuvole. Per questo in molti hanno preferito trasferirsi altrove, limitando la frequentazione del centro agli orari di apertura delle attività commerciali e degli uffici, che da queste parti chiudono intorno alle 15.00. Malgrado l’assenza di vere e proprie attrattive, Valverde assorbe la maggior parte dei servizi dell’isola, tra cui l’unico ospedale, e si trova lungo la strada principale che collega la parte nord-orientale alla costa occidentale.

Superata Valverde la statale prosegue verso El Mocanal, uno dei tanti villaggi agricoli dell’entroterra. Il paesino è dotato di un affaccio al mare, il poco distante Pozo de las Calcosas, e regala incantevoli scorci panoramici sui dolci declivi vulcanici della costa nord-orientale. Appena oltre, nei dintorni di Guarazoca, si trova uno dei siti di interesse più conosciuti dell’isola: il Mirador de la Peña. Progettato dal celebre artista originario di Lanzarote César Manrique, il ristorante panoramico a strapiombo sull’impervia parete rocciosa che abbraccia la costa dalle Roques de Salmor a Charco Azul è semplicemente straordinario. L’edificio, quasi invisibile rispetto al contesto grazie alle finiture in pietra lavica, al tetto giardino e al verde rigoglioso che lo circonda, è un mirabile esempio di architettura moderna e consente di godere di uno dei tramonti più suggestivi dell’isola.

Al di sopra del mirador la strada continua a salire verso San Andrés, tra i maggiori centri agricoli di El Hierro. Nelle vicinanze si trovano il sito di El Garoé, dove in passato si ergeva un albero sacro ai bimbache, ed il villaggio di Isora, circondato da diversi sentieri escursionistici e particolarmente apprezzato per la produzione di formaggi. Ad ovest di Isora, alla medesima altitudine, gli umidi venti alisei hanno favorito la nascita di uno dei luoghi più magici e ovattati di mistero dell’isola: la foresta di La Llania. Quest’ultima, conosciuta come la “foresta delle streghe”, è un'intricata distesa di piante di erica ricoperte di muschio, un ambiente al limite del soprannaturale anche per via della foschia che vi aleggia; intorno ad essa si diramano alcuni sentieri da trekking non particolarmente difficili che culminano presso i belvedere di La Llania e Fireba, ideali per ammirare la costa antistante Frontera.

Quest’ultima è uno dei tre comuni di El Hierro, insieme alla già citata Valverde ed El Pinar, nella parte centro-meridionale dell’isola. Frontera è il centro abitato principale della zona di El Golfo, la verdeggiante depressione a forma di anfiteatro che caratterizza il versante nord-occidentale dell’isola, un territorio prevalentemente rurale in cui le piantagioni di banane e ananas hanno occupato la maggior parte dei tratti di pianura a ridosso della costa. Lungo la costa aspra e rocciosa si susseguono i tranquilli villaggi di Charco Azul, Charco los Sargos, La Maceta e Las Puntas, che compare tra i Guinnes dei primati in quanto sede dell’hotel più piccolo del mondo: l’hotel Punta Grande. L’edificio è situato su un promontorio roccioso sferzato dalle onde dell’Atlantico subito dopo l’uscita della lunga galleria che mette in comunicazione la zona di Valverde, El Mocanal ed Erese con la parte nord-occidentale dell’isola.

Nei dintorni di Frontera si trova anche uno dei luoghi di maggiore interesse culturale e naturalistico di El Hierro: l’Ecomuseo de Guinea. Quest’ultimo è composto dall’affascinante Casas de Guinea, un intricato percorso attraverso grotte vulcaniche intervallato da una ventina di edifici antichi, e dal Lagartario, il centro di recupero della lucertola gigante, il rettile simbolo dell’isola. Malgrado l’estinzione della vera e propria lucertola gigante, che poteva superare il metro e mezzo di lunghezza, al Lagartario è possibile osservare una decina di esemplari di lucertole fino a 50 cm che ricordano da vicino gli antichi antenati.

All’estremità occidentale di El Golfo, subito dopo Pozo de la Salud, si estende una delle zone più suggestive di El Hierro dal punto di vista paesaggistico. Qui le “recenti” attività vulcaniche del Lomo Negro hanno dato vita ad un contesto brullo e roccioso, con ammassi di lava solidificata appartenenti a diverse colate che scendono dall’entroterra fino al mare. In questa parte dell’isola si trovano il Faro de Orchilla e soprattutto il monumento al Meridiano Zero, dove fino alla fine del XIX secolo transitava il meridiano a longitudine zero.

Proseguendo lungo la strada panoramica che sale attraverso tornanti mozzafiato si giunge alla basilica più importante dell’isola, il Santuario de Nuestra Señora de los Reyes. La candida cappella immersa nel verde custodisce l’immagine della santa patrona dell’isola, la “Nostra Signora dei Re”, che i pastori locali acquistarono da un gruppo di marinai la notte tra il 5 e il 6 gennaio del 1545; per questo accanto alla Vergine, portata in processione per l’isola ogni quattro anni (la prossima sarà nel 2017) sono collocate le immagini dei tre Re Magi. Accanto al santuario c’è El Caracol, dove si trovano le cuevas de la Virgen, teatro ogni 25 aprile della Fiesta de los Pastores.

Dall’ermita è possibile salire ulteriormente fino al punto più alto di questa parte dell’isola, raggiungibile al termine di un breve tratto di strada sterrata: l’altura sferzata dal vento di El Sabinar. Il nome deriva dalle sabinas (ginepri) che crescono in forme bizzarre lungo tutto il crinale, da cui si gode di una spettacolare vista panoramica a 180°. Le piante, alcune delle quali plurisecolari, sono state scolpite dalla natura ed in particolare dai venti che flagellano continuamente quest’area di El Hierro, diventando il simbolo dell’isola e inducendo l’UNESCO a proclamarla riserva della biosfera.

Tornando alla strada principale, l’itinerario prosegue attraverso fitti boschi di pino canario fino al mirador de El Julan, da cui si dominano la costa meridionale affacciata sul Mar de Las Calmas (Mare della Calma) ed il quasi inaccessibile sito archeologico Grabados de El Julan. Volgendo lo sguardo a valle, verso il mare, si scorge la spettacolare Cala de Tacorón, tra i posti migliori per un tuffo nelle miti acque oceaniche, mentre a monte si erge imperiosa la cima del Malpaso (1.501 m), che individua il punto più elevato di El Hierro.

All’estremità meridionale dell’isola, dopo aver percorso un’emozionante discesa tra colate di lava pahoehoe (liscia) e lajial (dalla superficie scabra e irregolare), si trova il piccolo porto di La Restinga, punto di riferimento per i tanti subacquei che ogni anno scelgono El Hierro per le proprie immersioni. Al largo della costa, nell’ottobre del 2011, si è verificata l’ultima eruzione vulcanica dell’arcipelago canario, un evento a dir poco sensazionale il cui potere potenzialmente distruttivo è stato scongiurato esclusivamente dalla profondità del cratere, situato qualche centinaio di metri sotto il livello del mare.

Da La Restinga si torna a salire in direzione El Pinar, il terzo ed ultimo comune dell’isola. Il paese è preceduto dal mirador de Tanajara, accanto al quale si trova un piccolo negozio di ceramiche il cui orario di apertura varia a seconda degli impegni del padrone di casa. Superato El Pinar si torna verso nord, verso Isora, al di sotto della quale rimane da vedere l’interessante tratto di costa di Las Playas. Ideale per un bel bagno in mare, la zona è conosciuta soprattutto per la presenza della Roque de La Bonanza, lo spettacolare ammasso roccioso che si erge dal mare a pochi metri dalla costa subito dopo l’uscita della galleria; in questo caso l’erosione del vento, della pioggia e del mare è stata particolarmente fantasiosa, conferendo alla roccia la forma di un combattimento tra un orso e un leone. Al termine della strada, qualche centinaia di metri dopo la Roque de La Bonanza, c’è il Parador, l’albergo più elegante ed esclusivo di tutta l’isola, dove prendere sonno cullati dal suono delle onde che si infrangono sugli scogli.

Clima
Il clima dell’isola, frutto dell’interazione tra le aride correnti provenienti dal banco sahariano e gli umidi venti alisei sospinti sulle Canarie dall’Anticiclone delle Azzorre, è mite e generalmente costante. Le temperature medie lungo la costa oscillano a seconda del periodo tra 23° e 19°C, ragion per cui non esiste una vera e propria alta stagione e l’isola può essere visitata indifferentemente in qualunque mese.
Il sole bacia alture e litorali per buona parte dell’anno, relegando deboli e sporadiche precipitazioni al periodo invernale compreso tra novembre e marzo. Tuttavia, a causa del posizionamento in pieno oceano e della peculiare conformazione morfologica, può capitare che le condizioni che si riscontrano in un luogo differiscano profondamente da altri poco lontani e soprattutto che le condizioni cambino con grande velocità.

Come arrivare
Per quanto riguarda i trasporti, l’isola è collegata al resto dell’arcipelago da un piccolo scalo aereo e dal moderno Puerto de la Estaca. L'aeroporto, distante 12 km dal capoluogo Valverde, è servito dalla compagnia aerea locale Binter Canarias (www.binternet.com) ed offre collegamenti quotidiani da/per Tenerife e Gran Canaria, raggiungibili in poco più di mezz’ora.
Dal porto, invece, salpano ogni giorno le imbarcazioni delle flotte Fred Olsen (www.fredolsen.es) e Naviera Armas (www.naviera-armas.com), che in circa due ore coprono la distanza tra El Hierro e il porto di Los Cristianos, nella parte meridionale di Tenerife.

Consigli
Visitare El Hierro senza avere l'opportunità di conoscerla a fondo sarebbe un peccato, vista l’abbondanza di attrattive quasi del tutto sconosciute. Per questo l’ideale è organizzarsi per tempo prendendo i contatti con una guida, in grado di mettere a disposizione anche un mezzo di trasporto col quale muoversi agevolmente attraverso tutta l’isola. Avendo avuto la fortuna e il piacere di frequentarla non possiamo che consigliarvi la simpatica Enrica (atlantidea@hotmail.com), torinese doc trasferitasi sull’isola dieci anni or sono insieme al marito. L’amore e la passione che hanno legato questa coppia a El Hierro traspaiono a ogni parola, a ogni sguardo, rendendo la visita un’esperienza coinvolgente e indimenticabile.

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 Pubblicato da - 16 Gennaio 2017 - © Riproduzione vietata

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