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I musei dedicati alle star della musica: da Elvis ai Beatles, dai Queen agli ABBA

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Sono nata negli anni Ottanta, e in quanto a musica sono stata fortunata. Certo, alle medie andavano gli Aqua, le Spice Girls e i Cartoons, ma con tutto il rispetto per i paladini dei miei Festivalbar, sono stata fortunata per ben altro genere di musica. Sono nata negli anni Ottanta, dicevo, da due genitori nostalgici degli anni Sessanta e Settanta: li avevano vissuti da adolescenti, quegli anni, e si erano ben imbevuti di Beatles, Rolling Stones, Bob Marley e Bob Dylan. Me li hanno fatti ascoltare quando ero nella culla; me li hanno riproposti durante i viaggi in macchina per il mare o la campagna; li hanno tenuti in sottofondo per casa mentre facevo i compiti. Per me, neo-adolescente alla scoperta del mondo, era naturale copiare sulla Smemoranda qualche strofa di Imagine. Canticchiare Obladi Oblada e No woman no cry. Poi, a coronare l’idillio, è arrivato Forrest Gump: da guardare decine di volte e da cantare ogni volta più forte. Come facevano certe amichette a non conoscere Joan Baez?

Tante volte ho pensato di essere nata nel decennio sbagliato… almeno musicalmente parlando. Quanti autografi avrei chiesto col batticuore, se solo i miei idoli non se ne fossero andati troppo presto! Ecco, oggi vorrei recuperare in qualche modo. Non potrò saltare tra la folla a un concerto di John Lennon, ma un tour per musei della musica potrei organizzarlo… per chi ha potuto assaporare la musica del passato ma non ne ha avuto abbastanza, per chi non c’era ma ci sarebbe stato volentieri, o semplicemente per chi ama i luoghi curiosi e cerca l’idea per un viaggio diverso, condivido con voi le informazioni che ho trovato: una carrellata di musei dedicati alla musica e ai grandi musicisti che hanno fatto la storia… quelli che hanno fatto ballare intere generazioni, dagli anni Sessanta ai giorni nostri.

GRACELAND E ALTRI LUOGHI DI ELVIS TRA IL TENNESSEE E IL MISSISSIPI

Incredibile come un musicista – un semplice uomo che canta, balla e suona – possa diventare un’icona, e renda leggendario tutto ciò che lo riguarda. Graceland, ad esempio, non era semplicemente la casa di Elvis: era un pezzo del suo cuore, simbolo di un successo che lo aveva salvato dalla miseria, luogo caro ai suoi amici e altrettanto caro, oggi, ai suoi fan. Così amato da essere meta di veri e propri pellegrinaggi da ogni angolo del pianeta. Ma cos’avrà di tanto speciale la grandiosa tenuta di Memphis, nel Tennessee? Il Re del Rock and Roll acquistò la dimora in stile coloniale all’inizio del 1957, alla considerevole cifra di 100 mila dollari: quando era ancora un ragazzino aveva promesso ai suoi genitori che un giorno, quando avesse avuto denaro sufficiente, avrebbe comprato per loro la casa più bella della città, ed effettivamente Graceland sorprende chiunque la visiti. Non a caso è la seconda residenza più conosciuta e visitata degli USA, dopo la Casa Bianca, e nel 2013 è stata votata come “Best Iconic American Attraction” dal quotidiano USA TODAY. I fan più devoti non hanno dubbi: varcare la soglia di Graceland è un’occasione unica per addentrarsi nella vita privata di Elvis, che qui trascorse vent’anni della sua vita con la famiglia e gli amici. Lungo il tour, in compagnia di un’audioguida, gli ospiti incontrano subito l’ampio soggiorno, la ricca sala da pranzo e la cucina, mentre al piano inferiore restano a bocca aperta di fronte alla stanza del biliardo e a quella della televisione. Al piano superiore si scopre la famosa Jungle Room, dallo spiccato sapore hawaiano coi suoi tappeti verdi e i dettagli etnici, testimoni di quanto Elvis amasse le Hawaii.
L’immensa tenuta di 14 acri comprende anche l’Ufficio di Vernon Presley, padre della star nonché fedele amministratore delle sue finanze personali. Davanti all’edificio c’è ancora l’altalena che Elvis aveva fatto installare nel 1970 per la figlia Lisa Marie. Quindi visitate il vicino “palazzo dei trofei”, una sorta di museo che ospita una sorprendente collezione di dischi d’oro e di platino e altri riconoscimenti, oltre ai più variegati memorabilia che si possano immaginare riguardo alla carriera, ai film e all’impegno umanitario di Elvis. A pochi passi c’è l’edificio dello squash, e la tappa finale è il cosiddetto “Meditation Garden”, il cimitero in cui Elvis e i suoi cari riposano e ricevono tutt’ora moltissime visite.
Come se non bastasse, dal 9 agosto gli ospiti potranno mettere il naso negli archivi di Graceland grazie alla nuova Graceland Archives Experience, che porterà alla luce tante altre storie, immagini e documenti sull’avventurosa vita della famiglia Presley e sulla loro dimora tutt’altro che ordinaria.
Intorno a Graceland, poi, c’è tanto altro da vedere: musei, esposizioni, spazi per gli eventi speciali, ristoranti e punti shopping… Agli appassionati e ai curiosi non resta che visitare la pagina ufficiale e progettare un appuntamento con the King of Rock. Sul sito ci sono indicazioni sugli orari di apertura, i prezzi del biglietto, i tour guidati e tanto altro ancora.

Ma non finisce qui! A Pigeon Forge, a 6 ore di macchina da Memphis, c’è un Elvis Museum ricchissimo di oggetti e curiosità, compresa l’ultima limousine della star e il suo celebre anello da 250 mila dollari, mentre la vera chicca per i più appassionati è a Tupelo, Mississipi, circa 150 km a sud ovest di Graceland. È qui che il Re venne alla luce l’8 gennaio del 1935, in un’umile casa di legno di un’anonima cittadina americana, quando ancora nessuno sapeva che nel 1948 si sarebbe trasferito a Memphis con la famiglia e avrebbe cominciato la sua scalata al successo. A costruire la casa natale di Elvis fu suo padre, Vernon Presley, che nel 1934 era riuscito a farsi prestare 180 dollari per mettere in piedi 4 semplici mura. Un ventennio e molte canzoni più tardi la città di Tupelo acquistò la proprietà, che oggi si presenta tale e quale ai tempi del piccolo Elvis, ed è ovviamente aperta al pubblico. Ancora una volta, per maggiori informazioni, visitate il sito e, se credete… fate le valigie!

IL MUSEO DI JOHNNY CASH A NASHVILLE, NEL TENNESSE

Non è una leggenda al pari di Elvis, ma Johnny Cash è stato pur sempre un cantautore da oltre 90 milioni di dischi, e nel mondo sono innumerevoli i nostalgici dei suoi pezzi folk e dei suoi famosi talking blues. Io mi sono innamorata della voce profonda con cui riproponeva i canti di lavoro afroamericani, quelli che un tempo, per gli schiavi, rappresentavano l’unica struggente forma di libertà. Per trovare le tracce di Johnny dobbiamo ancora una volta avventurarci nel Tennessee, precisamente a Nashville, dove si trasferì nel 1967 dopo una giovinezza di eccessi e guai giudiziari, e dove sposò in seconde nozze l’amata June Carter. Qui entrambi finirono i loro giorni, lei nel maggio 2003 all’età di 73 anni, e lui solo pochi mesi dopo, a settembre, a 71 anni: su un letto di ospedale si spegneva per complicazioni diabetiche un impareggiabile interprete di ballate, musica country, gospel tradizionali, blues e rockabilly, nonché un compositore capace di cogliere la poesia nel lavoro e nella vita quotidiana. Più volte mi sono ripromessa di vedere la pellicola a lui dedicata, uscita nel 2005 negli States e intitolata Walk the Line, in italiano “Quando l’amore brucia l’anima”… ma ai veri fan, probabilmente, un film non basterà.
Allora, per ricordarlo, si può fare visita al Johnny Cash Museum di Nashville, che a detta di Cindy Cash, figlia di Johnny, contiene tutto quello che sia possibile conoscere riguardo a suo padre. Non un grande museo, ma uno spazio espositivo intimo e accogliente, che in una superficie relativamente piccola concentra una strabiliante quantità di informazioni sulla carriera dell’artista e sulla sua vita privata. Oggetti, documenti, fotografie, registrazioni e video accompagnano i visitatori da una ballata all’altra, da un concerto all’altro, passando per gli amori e i periodi più neri di Johnny. Troverete tutto quello che vi occorre per organizzare una visita nella pagina ufficiale.

A LIVERPOOL CON I BEATLES

Ok, forse dovrei essere imparziale, ma i miei preferiti sono loro: i Fab Four, “i favolosi quattro” di Liverpool, gli “scarafaggi” (che poi la traduzione corretta pare sia “coleotteri”, ma poco importa), insomma, i Beatles. Il perché non lo so. Dopotutto cervelloni universitari, psicologi ed esperti di marketing si stanno ancora interrogando sul segreto della Beatlemania, e ancora fioccano le tesi di laurea che cercano di capire come mai quei 4 giovani capelloni abbiano avuto un successo planetario senza tempo. È un mistero anche per me, proprio come l’amore: li amo e basta. E poi, a guardarci bene, sono anche pettinata come loro.
Prima o poi una gita a Liverpool non me la toglie nessuno, e certamente visiterò the Beatles Story, che a quanto pare è la più grande collezione al mondo di oggetti, immagini e documenti dedicati ai Beatles. Senza contare che si trova lungo Albert Dock, la zona portuale della città dichiarata Patrimonio Mondiale dall’UNESCO nel 2004. Le mostre e le attrazioni sono tante: la “Beatles Hidden Gallery” è una splendida collezione di fotografie in bianco e nero che documentano il tour del 1963-64, rimaste nascoste per circa 50 anni nella soffitta del fotografo Paul Berriff e ora in bella mostra per la gioia dei fan. John, Paul, Ringo e George sono immortalati nei moment di relax, fuori dal palco, tra sigarette, chiacchiere e drink: una vera rarità, perché la Beatlemania non era ancora esplosa, le norme di sicurezza verso la band non erano ancora rigorosissime ed era ancora possibile, per un semplice fotografo, intrufolarsi dietro le quinte.
E come se non bastasse - attenzione attenzione - il caro vecchio Elvis c’entra anche qui: la sezione “Elvis and Us” indaga come il Re del Rock and Roll abbia ispirato i Beatles con i suoi look, il suo stile e i suoi accordi. La mostra è curata in collaborazione con Graceland, e comprende oggetti originali mai mostrati prima, documenti multimediali, esperienze interattive e tanta musica. Fiore all’occhiello è il basso bianco della Fender suonato da Elvis e dai Beatles durante il loro incontro nell’agosto del 1965 a Bel Air, in California, in una delle case del Re. Se l’esposizione vi stuzzica non perdete tempo: resterà aperta fino ad agosto 2014, dopodiché i tesori di “Elvis and Us” lasceranno Liverpool per fare spazio a una nuova mostra che verrà rivelata a breve. A proposito di novità: c’è in programma una nuova esposizione che si chiamerà “The British Invasion” e racconterà come, negli anni Sessanta, i cosiddetti gruppi beat conquistarono l’America. Infine non mancano le attrazioni per tutta la famiglia: l’animazione 4D “The Fab 4D” va in onda nel teatro di Pier Head, dove racconta la storia dei Beatles attraverso personaggi fantasiosi, e stimola i cinque sensi con le canzoni più amate della band e sorprendenti effetti speciali; ma i bambini diventano davvero protagonisti nella “Discovery Zone”, l’ala più interattiva del museo, dove potranno cimentarsi in innumerevoli attività a tema e suonare un divertentissimo piano gigante. Io un po’ li invidio.
Non so voi, ma sto pensando di imbottire il lettore MP3 di Strawberry Fields Forever, Come together, Eleanor Rigby e altre canzoni e partire alla volta dell’Inghilterra… ma prima do un’occhiata al sito ufficiale di the Beatles Story.
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BOB MARLEY E LA SUA GIAMAICA

Adesso che arriva l’estate, però, nessuno batte il grande Bob Marley. Spiaggia, tramonto e qualche birra fresca stanno benissimo con un sottofondo musicale dal sapore giamaicano. Proprio in Giamaica, precisamente a Kingston, bisogna volare per visitare il Bob Marley Museum, che ha sede nella storica dimora dell’artista. Nato nel 1945 a Nine Mile, piccolo villaggio immerso nella vegetazione tropicale, nel 1975 si era trasferito con la madre nella capitale alla ricerca di migliori qualità di vita. In questa casa del XIX secolo visse sino alla fine dei suoi giorni, nel 1981, e 6 anni più tardi venne creato il museo ad opera della moglie Rita Marley. Il corpo principale dell’edificio ospita un sacco di tesori e effetti personali di Bob, ma la proprietà comprende anche un teatro, una galleria fotografica, un punto di ristoro e un negozio di souvenir in cui abbondano magliette, poster, CD e altri ricordi del cantante e della sua Giamaica. Se quest’anno avete in mente una bella estate oltreoceano, nell’isola più famosa delle Antille, fate prima un salto sul sito ufficiale del Bob Marley Museum per raccogliere utili informazioni.

Personalmente mi incuriosisce ancora di più il villaggio di Nine Mile, pochi chilometri a sud di Brown’s Town, che come vi dicevo vide nascere Bob Marley nel febbraio del 1945 e dove poi venne sepolto all’inizio degli anni Ottanta. Chi ci è stato racconta di colori vivaci, profumi tropicali, un certo calore umano e uno spaccato emozionante della cultura rasta, oltre a una finestra privilegiata sulla vita della famiglia Marley. E certo, perché la guida è un vero parente di Bob! Oggetti, strumenti e fotografie formano una collezione interessante, ma la maggior parte dei fan si reca qui per visitare il Bob Marley Mausoleum, dove Bob riposa insieme alla madre e a un fratellastro. Qualcuno torna a casa estasiato, altri parlano di una trovata turistica di dubbio gusto… certo è che la casa natale di Bob è un’umile capanna con oggetti di tutti i giorni, all’insegna della semplicità. Mi vengono in mente le parole sublimi di Redemption Song: “tutto quello che ho mai avuto sono canti di libertà”…

LO STUDIO DEI QUEEN A MONTREUX, IN SVIZZERA

Il secondo gradino del mio podio musicale è occupato dai Queen, e pagherei per ascoltare dal vivo il finale di Bohemian Rapsody. Ma non potendo più sentire una voce eccezionale come quella di Freddie devo accontentarmi ancora una volta di CD e registrazioni di concerti, sperare in qualche degna cover-band e al massimo progettare un tour sulle tracce dei mitici 4 degli anni Settanta e Ottanta. Per tornare agli ultimi anni di vita di Mercury basta volare in Svizzera, a Montreux, dove i Queen registrarono un totale di 7 album dal 1979 al 1996… Freddie ci aveva già lasciati nel 1991, quando io avevo solo 5 anni, ma il resto della band tenne duro ancora per qualche tempo, fino all’ultimo disco Made in Heaven. Qui, nel cantone svizzero di Vaud, sul Lago di Ginevra, gli studi di registrazione Mountain Studios offrono la possibilità di vivere “The Studio Experience”, un tour che racconta il rapporto dei Queen con questi luoghi e che raccoglie informazioni e documenti sugli album qui scritti e registrati. Basti pensare che ancora oggi gli studi appartengono a David Richards, storico produttore del gruppo. La sala di registrazione è rimasta tale e quale ai tempi dei Queen, ad eccezione del banco mixer Neve, che è stato sostituito da una riproduzione dell’originale in cui i visitatori possono divertirsi a remixare alcuni grandi classici della loro band preferita.
Non mancano fotografie e memorabilia rivenuti nei personali archivi del gruppo, e nella “Made in Heaven Room” gli ospiti si trovano nel punto esatto in cui Mercury registrò la sua ultima canzone, poco prima di morire. Poi, per lenire la nostalgia, si può fare la propria firma su un grande muro che raccoglie le dediche di migliaia di fan. Qui tutte le informazioni per organizzare una gita.

CON GLI ABBA NEL CUORE DI STOCCOLMA

Ecco, gli ABBA li ho scoperti da sola. Qualcuno ha avuto il buon gusto di inserirli in qualche compilation che mi è capitata tra le mani, e io mi sono presto ritrovata a ballare e cantare “Mamma mia” a squarciagola. In effetti il quartetto scandinavo è sempre stato contagioso, coi suoi abiti eccentrici e i ritmi dance, e dal 1970 al 1982, anno dello scioglimento, ha coltivato e mantenuto un successo di portata mondiale, tanto da essere inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel marzo del 2010. Le terre del nord mi hanno sempre affascinata, ma un buon motivo in più per visitare Stoccolma può essere proprio ABBA The Museum, lo spazio espositivo interamente dedicato al gruppo e collocato nel cuore della capitale svedese. Ha tutta l’aria di essere divertente, perché al di là di oggetti, documenti, ricordi e costumi di scena appartenuti ai 4 artisti, il museo di Stoccolma promette ai suoi ospiti la possibilità di essere il “quinto ABBA” per un giorno, vestendo i panni coloratissimi della vostra band preferita, cantando, suonando e registrando, insomma, diventando protagonisti di uno show in piena regola. Nel Polar Studio si possono ammirare tutti gli strumenti indispensabili alla creazione di un grande disco, e in giro per il museo ci sono tante curiosità che vi faranno tornare indietro nel tempo agli anni Settanta, come il pianoforte personale di Benny Andersson.
Con un unico biglietto d’ingresso si può accedere anche alla Swedish Music Hall of Fame e alla sezione dedicata alla Storia della Musica Popolare Svedere, e sono disponibili audio guide, tour guidati per gruppi, un punto di ristoro e un negozio di souvenir a tema. Affrettatevi a consultare il sito ufficiale… non solo per cercare informazioni sui biglietti, gli orari di apertura e gli eventi di ABBA The Museum, ma anche per divertirvi con lo spazio virtuale del karaoke: alla pagina “Sing Along” troverete le basi dei maggiori successi degli ABBA corredati di testo, per potervi sbizzarrire in inedite performance canore imitando i vostri idoli.

IL GRAN FINALE: LA ROCK AND ROLL HALL OF FAME

Mettiamo che siate dei tipi incontentabili. Mettiamo che abbiate una passione ardente non tanto per un cantante o un gruppo in particolare, ma piuttosto per il rock and roll… Cosa aspettate a progettare il viaggio dei vostri sogni verso Cleveland, in Ohio, dove potrete visitare la leggendaria Rock and Roll Hall of Fame and Museum? Definirlo museo è davvero riduttivo, se si pensa che include 4 teatri, saloni interattivi e ben sette piani di mostre che raccontano la storia dei personaggi più influenti del pianeta in materia di Rock and Roll. Come si deduce dalla pagina web ufficiale, i gestori della Hall of Fame si sentono investiti di una vera e propria missione: dichiarano di essere un’organizzazione no profit che ha l’intento di educare i visitatori, i fan e gli studenti di tutto il mondo riguardo alle origini e all’importanza di questo elettrizzante genere musicale, del tutto simile a un’elevata forma d’arte. Arte, proprio così.
Se ora state storcendo il naso, pensando che qualche schitarrata e qualche colpo di batteria non possano competere con altre e ben più raffinate trovate intellettuali, probabilmente la Sala della Gloria del Rock and Roll non è posto per voi. Esistono tanti musei polverosi che vi aspettano, pieni di teche, busti e didascalie complicate. Ma se al suono scoppiettante delle parole Rock and Roll cominciate a battere il piede a ritmo, l’Ohio è proprio la destinazione che dovreste considerare per l'estate che arriva.
Nella Rock and Roll Hall of Fame and Museum troverete sezioni dedicate agli interpreti, agli autori, ai produttori, ai giornalisti e a tutte quelle figure che hanno contribuito alla nascita e alla vita di un genere musicale leggendario, tra cui Chuck Berry, Elvis Presley, Aretha Franklin, i Beatles, Bob Dylan e moltissimi altri. Il tutto – mostre permanenti e mostre temporanee, memorabilia vari e documenti di ogni genere – è situato in uno spazio architettonico eccezionale di 150 mila mq, progettato dal rinomato architetto di fama mondiale I.M.Pei., che ha dichiarato: “progettando questo edificio la mia intenzione era di fare eco all’energia del rock and roll. Ho volutamente utilizzato un vocabolario architettonico audace e innovativo, e spero che la mia creazione diventi un drammatico punto di riferimento per Cleveland e per i fan del rock and roll di tutto il mondo”. Insomma, fan di tutto il mondo, Cleveland ci aspetta!
Tutte le informazioni si trovano qui.

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 Pubblicato da il 16/06/2014 - 3.858 letture - ® Riproduzione vietata

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