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La regione del Massiccio Calcareo (Siria) e i villaggi di Qalb Lozeh e Sergilla

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La scoperta del Massiccio Calcareo, alla ricerca di vestigia bizantine, è una delle esperienze più entusiasmanti del nostro viaggio. Sono stati individuati non meno di 700 siti, che risalgono ad un periodo compreso tra il I e il VI secolo. Diverse decine di essi, villaggi con case, chiese, frantoi, sono così ben conservati che sembrano essere stati abbandonati solo ieri. Nelle vicinanze, le alte costruzioni dei monasteri o gli umili eremi ricordano la presenza degli uomini di Dio. Tante commoventi testimonianze, con croci e simboli che ornano le facciate delle dimore, del Cristianesimo primitivo che fiorì in questa antichità tardiva. Oggi, il Massiccio Calcareo è ben lungi dall’essere un deserto: dalla fine del XIX secolo, infatti, le colline si sono ripopolate di villaggi. Ecco un altro motivo per cui è interessante fare un giro turistico in questa regione. Gli abitanti vi offriranno un’ospitalità semplice e generosa, all’unico scopo di festeggiare uno straniero di passaggio.

Il Massiccio Calcareo si trova ad un raggio di una sessantina di chilometri, a nord, ad ovest e a sud di Aleppo. La regione è costituita da un insieme di altopiani separati da faglie e da vallette, di un’altitudine media di 450 m, e dominati a tratti da coni di origine vulcanica, come il Gebel Sheikh Barakat. Vi si possono distinguere tre massicci: a nord, il Gebel Seman, che si abbassa a sud verso la pianura di Dana; a sud di questa, i due massicci paralleli dei Gebel Barisha e Ala, separati dalla pianura del Chelf; a sud, infine, oltre la pianura di Rough, il monte Zawiya, che si estende fino ai dintorni di Apamea. La regione presenta a prima vista vaste distese aride in cui domina il grigio del calcare; ma, percorrendo il Massiccio Calcareo, si scopre che ogni piega di terreno e anche i fianchi delle colline sono idonei all’agricoltura. La rete stradale si ingrandisce ogni anno e consente di effettuare numerose escursioni in auto; il fuoristrada non è assolutamente indispensabile, ma sarà necessario per salire al Gebel Sheik Barakat e per recarsi presso alcuni villaggi antichi. Si consiglia di prendere un autista o una guida, poiché sui cartelli stradali sono indicati solo i quattro siti più conosciuti. Prima di partire per un’escursione è preferibile fare il pieno di benzina.

Partendo da Aleppo al mattino presto, in una sola giornata (molto intensa) si possono visitare i tre siti meglio conservati del Massiccio Calcareo: il santuario di San Simeone sul Gebel Seman, la chiesa di Qalb Lozeh e la città morta di Sergilla, magnificamente conservata, sul monte Zawiya.

Se avete tempo di scoprire la regione in modo più approfondito, esplorate ognuno dei gebel che costituiscono il Massiccio Calcareo. Ci sono innumerevoli siti, vicinissimo a San Simeone e a Qalb Lozeh, punti di passaggio obbligati, che completano magnificamente questi due grandi centri turistici.

Qalb Lozeh
A 12 km da Bachmili e 42 km da San Simeone, l’accesso al sito è facile, attraverso una strada nuovissima. L’ingresso è a pagamento. La chiesa è aperta tutti i giorni dalle 8 alle 18.

Nel 1862, sulle alture del Gebel Ala, al centro di un villaggio popolato di drusi, venne scoperta la chiesa di Qalb Lozeh: il più bell’esempio di stile architettonico e decorativo assolutamente unico, che fiorì in questa società agricola del Massiccio Calcareo. La costruzione della chiesa è collocabile verso la metà del V secolo (sarebbe anteriore a San Simeone): essa presenta, infatti, una serie di innovazioni che saranno riprese dai grandi santuari del VI secolo.

All’interno, per la prima volta, alcuni pilastri massicci sostituiscono le colonne utilizzate fino ad allora. La loro potenza consentiva di aumentare la portata degli archi tra la navata centrale e le navate laterali, integrando queste ultime nel volume generale dell’edificio.
Da notare una grande innovazione: la copertura che si appoggia su mensole, portate da colonne che si appoggiano a loro volta su altre mensole. La copertura delle navate laterali, conservata nella parte sud, consisteva in lunghe lastre di calcare, che formavano una sporgenza verso l’esterno. L’alleggerimento del peso delle super–strutture consentì di moltiplicare le aperture nelle fughe. All’esterno, sulla facciata ovest, un nartece (spazio tra l’ingresso e la navata) è affiancato da due torri a tre piani provviste di scale, che servivano ad accedere al piano delle navate laterali da cui i fedeli, i giorni di grande affluenza, potevano assistere alla funzione. In facciata, le due torri quadrate erano collegate da un arco centinato, di cui sussiste solo la partenza a sinistra. È à Qalb Lozeh che appare l’abside sporgente, che determina verso l’esterno un’abside semi–circolare decorata da due ordini di colonnine appoggiate su mensole, dispositivo che si ritroverà anche nella basilica principale di San Simeone.
La decorazione scolpita, le modanature, i fregi e i rosoni testimoniano la cura apportata alla costruzione dell’edificio. Per la prima volta, probabilmente, le finestre sono collegate esternamente da una fascia modanata continua, salvo dal lato dell’abside. Analogamente, uno zoccolo modanato orna l’insieme dell’edificio.
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Sergilla
A 21,5 km da Ma’arrat an Nu’man

Questo villaggio è il più visitato del Massiccio Calcareo. Il notevole stato di conservazione delle sue rovine, il suo sito affascinante nel letto di uno uadi e la facilità di accedervi giustificano il grande entusiasmo suscitato da questo sito. Il villaggio è costruito sui due fianchi di una valletta; nel letto, dove sono state portate alla luce le vestigia delle abitazioni più antiche e più modeste, si distinguono due costruzioni notevoli: un androne (locale riservato agli uomini nella Grecia antica) e delle terme. La breve rampata che scende in fondo alla valletta lascia alla sua sinistra un gruppo di sarcofagi antichi.

Le terme e l’androne Queste due belle costruzioni sono disposte su due lati di uno spazio libero, coperto da lastre di calcare. Si tratta della cisterna che alimentava il bagno di acqua. È anche uno dei rari esempi in tutto il Massiccio Calcareo di un luogo pubblico che poteva servire per mercati occasionali o riunioni degli abitanti del villaggio. Il primo edificio ospita le terme. In un mosaico scoperto all’inizio del XX secolo, e da allora scomparso, era riportato il nome del generoso donatore e di sua moglie, che nel 473 decise di donare l’edificio ai suoi concittadini.
Il lato nord è occupato da un lungo locale (in cui si trovava il mosaico), luogo di riunione e adibito a spogliatoio. A sud, si trovavano una serie di piccole stanze, tra cui la sala calda, notevole per la sottigliezza delle sue aperture. L’androne risale alla fine del V secolo; è un bell’edificio a un piano, a pianta quasi quadrata e che si apre direttamente sull’esterno, il che basta a distinguerlo dalle abitazioni comuni. In facciata, vedrete un bel doppio portico, di cui manca solo la copertura.

La chiesa e il frantoio La pianta originale è difficile da immaginare, poiché l’insieme ha subito diverse modifiche: a sinistra, una basilica a tre navate, alla quale furono aggiunti un edificio a colonne e una sala quadrata che contiene tre sarcofagi. Una scala sottostante dà accesso ad una cripta. A sinistra della chiesa, si possono vedere meglio alcune parti di un frantoio (circolare per sistemarvi i cesti di pressatura): nel muro si fissavano il braccio del frantoio, la macina e il bacino di decantazione. Le dimensioni di questo impianto e il fatto che fosse separato dal resto degli edifici fanno pensare ad un’industrializzazione dell’olivicoltura, principale attività del villaggio.

Il villaggio Le case si innalzano al di sopra della chiesa e del frantoio. Alcune conservano ancora il muro di recinzione del cortile e le belle facciate su due livelli, ornate di nicchie e con porte e finestre in cornice modanata. Si può prolungare la passeggiata seguendo un piccolo sentiero a destra che serpeggia tra i muri di case più modeste. L’estremità sud del sito è occupata da una grande casa con una bella facciata, il cui pianterreno ha conservato la copertura originale.

Ministero del Turismo della Repubblica Araba di Siria
 

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