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Tour nelle oasi del Marocco: Tafraoute, Figuig, Taroudannt, Ouarzazate, gole del Dades

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Oasi, ovvero “estensione di territorio, di solito poco vasta, che per la presenza di pozzi d'acqua è fertile e abitabile”. Già dalla definizione, che tuttavia descrive solo una delle molteplici accezioni del termine, si può intuire il fascino straordinario esercitato da queste “isole verdi”, fonte di vita nella sterminatezza del deserto, da sempre sfruttate come crocevia per le carovane. Nella parte sud-occidentale del Marocco, quella occupata dal Sahara Occidentale, sono molte le oasi che vale la pena di vedere, anche a costo di intraprendere viaggi lunghi e tortuosi.

L’Oasi di Tafraoute è uno degli itinerari più belli nel Sud marocchino, per la solennità del paesaggio, dominato dal granito rosa delle montagne modellate dall’erosione e costellato dai palmeti, e per la bellezza delle piccole abitazioni cubiche arroccate sui fianchi dei picchi rocciosi, lungo i quali si scorgono anche gli agadir, i granai collettivi. Tafraoute è un delizioso villaggio sorto a 1.000 metri di altitudine nel cuore di una vallata dell’Anti Atlante, chiusa da un grandioso circo di montagne granitiche: a perdita d’occhio rocce dalle forme bizzarre si sollevano al di sopra dei palmeti, dei mandorli e degli olivi. La spettacolarità del sito è ulteriormente valorizzata dalla luminosità del tramonto, che conferisce alla roccia colori di fantastica bellezza. Il piccolo borgo, con vie deserte tagliate ad angolo retto, si anima il mercoledì, il giorno di mercato, ed in febbraio, in occasione della Festa dei Mandorli in Fiore. La bellezza della regione raggiunge infatti il suo pieno splendore nel breve periodo della fioritura dei mandorli, all’inizio della primavera che, da queste parti, coincide con la seconda o la terza settimana di febbraio, uno dei periodi più gradevoli anche sotto l’aspetto climatico.

Quella di Figuig è l’oasi presahariana più prossima alla frontiera algerina, essendo situata ai piedi dei monti dell’Atlante. L’area occupa una depressione di circa 20 km2 di superficie, a 900 metri di altitudine, ed è popolata da circa 40.000 abitanti di lingua berbera. Il sito si compone di sette ksour fortificati che furono a lungo in guerra tra loro, disposti al centro di un bellissimo palmeto alimentato dalle acque provenienti dall’altopiano d’Oudaghir e convogliate attraverso canali sotterranei chiamati foggaras. La produzione agricola comprende essenzialmente cipolle e rape, palme da dattero, alberi da frutto tropicali e vigneti; alcuni spazi aperti sono invece coltivati ad orzo. Le abitazioni, dalle semplici architetture, sono realizzate prevalentemente in argilla indurita al calore del sole; parimenti in argilla i muri che serrano gli Orti ed i giardini sormontati da fortificati torrioni di guardia. Da Figuig si può raggiungere un belvedere alle pendici del gebel Djorf, da cui si gode un’ampia vista sui palmeti. Davanti alla zona si erge il colle di Zenaga, oltre il quale inizia la distesa del Sahara vero e proprio; sulla destra il massiccio del Grouz ed il gebel Melias, a sinistra i gebel Taghla e Sidi Youssef.

Molto bella è Taroudannt, antica capitale del Sous, una città di 88.000 abitanti rinomata per l’artigianato ed i gioielli berberi in argento. Ogni anno in aprile vi si tiene un’importante fiera di prodotti artigianali, accompagnata da manifestazioni folcloristiche.

L’imponente cinta muraria che rinserra l’abitato si innalza al di là di un immenso nastro di giardini e frutteti, che segnalano l’eccezionale ricchezza d’acqua del sito, in estate soggetto a temperature veramente torride. Ricco di suggestioni, specie al tramonto quando la luce del sole infiamma la possente mole di terra, è il giro esterno delle mura, costruite in argilla e pietra e munite di bastioni e merlature. Fra le escursioni nei dintorni, di un certo interesse è quella a Tiout, un villaggio situato una quarantina di chilometri a sud-est di Taroudannt presso un’oasi dominata da un’antica kasba.
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Lasciandosi alle spalle Ouarzazate, passando accanto alla kasba di Taourirt ed oltrepassando la pista per Tiflit, si entra nel palmeto di Skoura, una vastissima oasi disseminata di meravigliose kasbe, tra le quali spiccano quelle di el-Kebbaba, Dar Aichil, Dar Ait Sidi el-Mati e Amerhidil, alla quale si accede costeggiando l’uadi Amerhidil, affluente dell’uadi Dades, che bagna il palmeto. Di un certo interesse anche il granaio-marabout di Sidi Mbarek ou Ali, sormontato da una cupola. A Skoura si estendono grandi superfici destinate alle coltivazioni di rose per la produzione di essenze e profumi, venduti poi nei rinomati mercati del lunedì e del giovedì. Da Skoura una pista di 25 chilometri conduce verso nord al villaggio di Toundoute, caratterizzato da un gruppo di belle kasbe, tra cui i tighremt del khalifa e quello detto n’Oumghar

Una delle formazioni naturali più suggestive del Marocco sono senza dubbio le gole del Dades, immerse in una regione dominata da alte vette dove si trovano isolati villaggi ed architetture tradizionali di terra e pietra(tighremt, kasbe e ksour) di accentuato interesse. Le gole sono insenature molto profonde, formate dal corso superiore del Dades; la vegetazione è presente solo lungo le sponde, mentre le cime dei monti sono completamente spoglie. Poco oltre, sulla destra, si stagliano le kasbe di Ait Arbi, ai piedi di uno sperone roccioso in un incantevole scenario montagnoso.

Di grandi dimensioni è l’oasi di Tassent, situata ai piedi del gebel Bab n’Ouayad, la cui cresta raggiunge i 2.800 metri. L’area è immersa nel cosiddetto altopiano dei Laghi, una distesa brulla ed abbastanza povera disseminata di laghetti. Tra questi, uno dei più interessanti è il lago Tislit, cinto da rocce rosse e malva.

Una delle oasi più vaste del Marocco è quella di Goulmima, situata lungo il corso del Rheriss e caratterizzata da una ventina di ksour cinti da mura nelle quali si aprivano porte difese da torri di insolita altezza, erette nel periodo in cui gli Ait Morghad, abitanti dell’oasi, dovettero fronteggiare le incursioni della potente confederazione berbera degli Ait Atta, che occupavano i dintorni. Proseguendo verso Erfoud ci si inoltra nel palmeto del Ferkla, bagnato da un affluente del Rheriss, oltre il quale si tocca lo ksar di Touroug, immerso nell’omonima oasi. Sulle vicine colline sussistono alcune rovine delle mura, grossi blocchi di pietra che probabilmente appartenevano all’apparato difensivo di antiche città.
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