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Ardea (Lazio): la cittą, il mare e la sua Marina

Ardea, guida alla visita: cosa fare e cosa vedere tra le sue attrazioni. Ardea dove si trova? Cosa visitare nei dintorni, come arrivare e il meteo.

Sorta in tempi antichi su una rocca tufacea a sud di Pomezia, la bella Ardea troneggia sul podio territoriale dell’Agro Romano strizzando l’occhio ai vicini Colli Albani, osservando i Castelli Romani e bagnandosi con le acque del Mar Tirreno sul quale si affaccia disegnando un litorale fatto espressamente di spiagge sabbiose.

Storia ed origine del nome

Cittadina di ormai 50.000 abitanti, vanta origini mitiche attribuitele prima da Dionigi di Alicarnasso, secondo cui la fondazione si deve al figlio di Odisseo e Circe Ardeas, poi da Virgilio che ne illustra le vicende nell’Eneide, cosiccome Ovidio nelle sue Metamorfosi chiamandola Ardea cinerea, ovvero "airone cenerino" a indicare un abitato risorto dalle sue ceneri proprio alla stregua di una leggendaria fenice.

Analizzando i natali da un punto di vista prettamente storico, pare che Ardea si sia sviluppata con lo stanziarsi dei Rutuli, antico popolo di estrazione etrusca che riuscì a valorizzare un anonimo borgo del Lazio rendendolo città di importanza strategica a fini commerciali, peraltro alleata dei Romani fino al tracollo. Riqualificata per offrire lungo la costa occasioni di villeggiatura ai nobili patrizi, Ardea si ritrovò nel Medioevo a sottostare ai chiari di luna di Roma assorbendone spesso i malumori o a beneficiare dei momenti di estasi storica data la vicinanza alla Capitale. Divenne per un certo periodo addirittura una sorta di “feudo papale” controllato nei secoli da influenti famiglie come i Borgia, i Cesarini e i Colonna. Tuttavia, per il suo carattere di borgo agricolo, approdò all’Ottocento quasi completamente disabitato, salvo essere recuperato e ripopolato grazie all’assorbimento nel territorio di Pomezia e al successivo riconoscimento della propria autonomia comunale.

Cosa vedere ad Ardea

Per meglio comprendere il primigenio viatico della cittadina, si consiglia di seguire un itinerario archeologico che conduce nei luoghi dove le tracce rutule paiono ancora evidenti a partire dall’Acropoli difesa nel IV secolo a.C. dalle possenti mura ciclopiche di cui sono sopravvissuti alcuni tratti, riscontrabili all’ingresso della rocca percorrendo Via degli Etruschi. Presso il Monte della Noce sono state rinvenute diverse tombe appartenenti a quell’era, mentre nell’area di Casalinaccio affiorano i resti di un tempio risalente al VI secolo a.C., di una basilica del I a.C. e di uno complesso termale. L’itinerario ci porta a conoscere un coacervo articolato di grotte e cunicoli scavati nel tufo per derivare cisterne e magazzini, condotte fognarie e idriche. Conseguentemente si passa ai vecchi impianti di concia e a Castrum Inuii, vetusta città portuale dove durante la Seconda Guerra Mondiale usavano rifugiarsi i nazifascisti impegnati contro gli Alleati.

Se il valore archeologico riscontrabile fra le maglie urbane si presenta piuttosto alto, di altrettanto valore sul piano naturalistico risulta essere l’hinterland di Ardea, la cui rigogliosità è frutto di passati interventi di bonifica necessari per favorire la coltivazione e il brulicare odierno di pini, sughere, lecci e piante in grado di garantire all’avifauna un habitat pressoché perfetto: alcune zone sono densamente popolate di aironi cenerini, martin pescatori, cormorani e persino tordi, allodole ma anche volpi, istrici e cinghiali avvezzi a bazzicare i boschi di Pian di Frasso.

Una piena e stupenda natura addomesticata “soggiorna” a Tor San Lorenzo, dove il marchese Gallarati Scotti e consorte hanno dato vita agli armonici Giardini della Landriana, 10 ettari di terreno settorializzati in 23 ambienti a tema, ciascuno dominato da una specie floreale o tipologia di pianta, ad esempio rose antiche, calle e ortensie. Qui vi si svolgono ogni anno eventi attesissimi, il Landriana Food Show e, soprattutto, Primavera alla Landriana, mostra mercato del giardinaggio di qualità.

Il patrimonio architettonico annovera strutture che sono state in parte consumate dal tempo ma sulla cui estetica eloquente non si discute. A emblema di questo si staglia Palazzo Sforza-Cesarini, edificato sulla parte alta della cittadina nel 1421 per volontà dei Colonna. Era a due piani, ora però risulta visibile soltanto il pianterreno, e fra i suoi locali aleggerebbe lo spirito di Ludovico Colonna, ucciso dal cognato con una pugnalata nel 1436.

Sull’antica rocca s’eleva inoltre la vecchia Chiesa di San Pietro, a tre navate. Quella centrale arriva all’abside nella quale si trova raffigurato un Cristo Pantocratore datato 1940; dietro l’altare fa capolino un’altra opera, un Crocifisso cinquecentesco che palesa tutti i tratti dello stile umbro-toscano e la sobrietà accomunante pertanto un ciclo di affreschi del Quattrocento che ritraggono santi. Due tele campeggiano nel presbiterio è sono un Cristo tra donne e angeli e un Cristo e la Maddalena, coeve a quella con Maria, Sant’Elisabetta, Gesù Bambino e San Giovanni.

Nella parte sottostante la rocca sorge la Chiesa di Santa Martina, e cioè nel luogo ove, si racconta, ella avrebbe vissuto in solitudine, precisamente in una grotta interna all’edificio costruito nel XIII secolo. Tra le sue particolarità bisogna citare il pavimento in cui si contano diverse botole collegati a vani ipogei scavati nel tufo e connessi a una seconda grotta.

A metà strada fra l’Acropoli e la Città Vecchia ecco porsi l’Oratorio ipogeo di Santa Maria, fra i primi nel Lazio a fregiarsi di una Madonna col Bambino effigiata. Il luogo dapprima ospitava il culto pagano prima della riconversione a sito cristiano, attuazione esaltata e ribadita dai tanti affreschi contenuti al suo interno, prevalentemente di scuola bizantina.

La Torre di San Lorenzo, all’epoca dei Caffarelli soprannominata “La Pomposa” per la radiosa bellezza, è un bastione di 30 metri d’altezza a forma quadrata, formata da tre piani collegati da una scala a chiocciola e un ingresso con il classico ponte levatoio. Si dice ma senza appurate certezze che sia stata progettata niente meno che da Michelangelo Buonarroti.

Il mare e la marina di Ardea

Ardea dispone di una sua Marina costellata di spiagge sabbiose in cui potersi rilassare passando piacevoli giornate fra tintarelle e bagni. C’è da dire che in questa zona il mare si mostra piuttosto generoso in termini di fauna ittica: negli anni si sono verificati numerosi avvistamenti di delfini, verdesche anche di 3 e 4 metri e tartarughe. Se di acqua dobbiamo parlare, allora è da segnalare la presenza di fonti di acque minerali un po’ in tutta la zona e ad alta concentrazione di bicarbonato, calcio e magnesio. Si tratta di acqua acetosa assolutamente potabile e assai benefica.

Ardea celebra uno dei massimi scultori italiani attraverso il Museo "Giacomo Manzù", la cui collezione conta circa 90 sculture e 300 opere grafiche. Nel giardino ha sede la tomba dell’artista. Il Museo Civico ospita una Mostra Permanente dedicata al celebre cantante Franco Califano.

Eventi, sagre e manifestazioni

Tradizione e folclore si esprimono tramite due appuntamenti molto coinvolgenti: il primo è il Palio di Maggio, una sfida caratteristica fra le contrade cittadine, il secondo è la Festa di Santa Maria del Rosario, che a luglio regala uno spettacolo fatto di balconi e finestre riccamente addobbati con lenzuola finemente ricamate. Ad agosto la Festa di Tor San Lorenzo ravviva ben cinque giorni d’estate.

Come arrivare ad Ardea

Prendere l’Autostrada del Sole A1 MilanoNapoli, imboccare lo svincolo Roma Nord e procedere sulla E35 per ca. 22 km, conseguentemente procedere sul Grande Raccordo Anulare per altri 30 km, uscire in via Pontina e dopo 25 km prendere via Laurentina che conduce ad Ardea; arrivati in treno a Roma Termini, procedere con la linea ferroviaria Fr8 verso Nettuno che ferma a Campoleone, collegata ad Ardea grazie ad autobus in partenza ogni ora; Roma Fiumicino e Roma Ciampino gli aeroporti più vicini.

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