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Castel del Piano (Toscana): la cittadina ai piedi del Monte Amiata

Castel del Piano, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Dall’area pianeggiante della Val d’Orcia grossetana, il borgo di Castel del Piano si dilunga fino ad arrivare alle propaggini collinari del Monte Amiata, configurando una posizione territoriale molto particolare i cui estremi coincidono con due valori altimetrici che vanno dal minimale 93 metri s.l.m. ai 1.738 metri, una differenza in grado di definire uno spazio variegatissimo, occupato da corsi d’acqua, castagneti, faggete, oliveti e vigneti ai quali s’imputa il motivo di una produzione copiosa di olio e vino, tanto che Castel del Piano è riconosciuta “Città dell’olio” e al contempo “Città del vino”: infatti si trova lungo la Strada del Vino Montecucco e dei Sapori d'Amiata.

Storia

Questa tranquilla località altamente apprezzata da papa Pio II – che nei suoi Commentarii ne parlava un gran bene identificandola come un’oasi amena, comoda e bellissima – era già realtà nell’890 e mosse i primi passi nelle vesti di possedimento dell’Abbazia Abbadia di San Salvatore. Il nome Casal Plana mutò rapidamente in Castrum Plani in quanto nel 1175 era divenuto un piccolo borgo con castello di proprietà della famiglia Aldobrandeschi. Nel 1332 si registrò il passaggio a Siena e più di due secoli dopo a Firenze, un’egida di cui il paese beneficiò appieno incrementando il proprio patrimonio architettonico sulla scia della floridezza artistica di stampo rinascimentale. La partecipazione attiva ai moti risorgimentali accelerò il lungo processo di cambiamento che investì l’abitato, siffatto comune in via definitiva a seguito della tanto sospirata Unità d’Italia.

Superato l’ultimo scoglio, ovvero l’ispida parentesi della Seconda Guerra Mondiale (si racconta che il generale francese De Gaulle si trovò a sostare per brevissimo tempo in paese), Castel del Piano s’aprì al commercio, all’industrializzazione e alla proficua produzione dell’acido tannico presso uno stabilimento successivamente chiuso per aprire un’importante finestra sulla nuova risorsa del Comune, il turismo invernale sbloccato dall’apertura degli impianti sciistici allocati alle Macinaie e alla Contessa.

Cosa vedere a Castel del Piano

Il turismo non è comunque soltanto sugli sci. Il nucleo urbano accorpa una quasi interminabile serie di edifici di cui molti sono storici perché sfiorati da natali antichi e perciò parecchio affascinanti. Una sfilza di dimore signorili s’ergono oltre le case come a volersi distinguere alla vista dell’avventore che potrebbe iniziare il suo viaggio alla scoperta dell’architettura locale da Palazzo Ginanneschi, costruito nel 1846, sede comunale dal 1937 e scrigno di affreschi fra i quali spicca la seicentesca Madonna e Santi con veduta di Castel del Piano. Decisamente più vecchio in quanto risalente al 1564, Palazzo Nerucci ospita il Museo Civico (bacino di collezioni di quadri, in prevalenza ritratti e autoritratti) e valorizza non poco il centro storico affacciandosi su Piazza Colonna.

Valicando la Porta dell’Orologio unente uno scenografico arco e la simbolica Torre dell’Orologio si accede alla parte più antica del borgo, e immediatamente si nota un fregio di bellezza in Piazzetta degli Ortaggi, rappresentato da una suadente loggia cinquecentesca. Intanto le residenze nobiliari continuano a inanellarsi, sicché spuntano come funghi Palazzo Monaci, Palazzo Venturini e Palazzo Aluigi, preliminari alla struttura che funge da anello di congiunzione tra il civico e il religioso, Palazzo della Madonna col Bambino, rinascimentale opera che ha assunto tale denominazione per la murata edicola votiva atta a custodire un’icona della Madonna col Bambino (purtroppo se ne può ammirare solo la copia perché l’immagine originale è stata trafugata nel 2010).

La Chiesa prepositurale della Natività di Maria è conosciuta in paese per essere un contenitore di tele emblematiche realizzate dal pittore Giuseppe Nicola Nasini, e la Natività di Maria si pone certamente come suggello di una produzione ad alto tasso inventivo e compositivo. La Chiesa di Santa Maria delle Grazie sorta proprio agli inizi del Cinquecento conserva pezzi di pregevole arte, in particolare uno stupendo coro ligneo intarsiato e un altare barocco in stucco dipinto. Un altro componente della celebre famiglia Nasini, Francesco, è autore dello Sposalizio della Vergine serbato gelosamente dalla Chiesa di San Giuseppe, praticamente coeva alla Chiesa di Santa Lucia. Più per lo sfondo che per l’estetica espressa si rende nota la Chiesa di Santa Flora di Noceto, piccolo luogo di culto seicentesco immerso in un favoloso consesso di castagni.

Ricostruita nel 1868 secondo un rigore stilistico neo-rinascimentale, la Chiesa della Madonna degli Schiavi sfoggia all’interno un longilineo Crocifisso affrescato, realizzazione quattrocentesca di scuola senese. Da ricordare la Chiesa del Santissimo Sacramento, che gli autoctoni hanno soprannominato “Chiesa Piccina” per la sua compostezza e la graziosità del costrutto. Due i complessi posti più a margine del paese, il Convento delle Minime del Sacro Cuore e quanto resta del Convento di San Processo, eretto nel Duecento ma soppresso nel 1784. C’è il tempo di osservare qualche bella cappella – quella della Concezione e quella di Sant’Elena meritano più di uno sguardo – prima di portarsi in Piazza Garibaldi, orientata tutt’intorno alla Fontana Grande, monumentale vasca circolare che va a sommarsi alle similari Fonte Vecchia e Fonte del Fattorone, includendo il Lavatoio Pubblico costituito da un trittico di archi sostenuti da robusti pilastri.

Abbiamo visto come il centro storico, nel quale si può entrare attraversando Porta Castiglionese, Porta Spennanziana e la già citata Porta dell’Orologio, sia un ragionato assemblatore di elementi evidenzianti un genius loci cittadino per molti versi esemplare, contemplante inoltre mura ancora ottimamente conservate nonostante dal XIII secolo sia passato davvero tanto tempo.

Eventi, sagre e manifestazioni

Il serpeggiare fra i monumenti dedicati a Giuseppe Garibaldi, ai Caduti, a Padre Pio e alla Madonna degli Scout (è una scultura posta in vetta al Monte Amiata) acuisce quel sano senso di avviluppante abbraccio che il turista può provare vedendosi sovrastato dall’imponenza di un’eredità storica sprigionata in un’unica soluzione in occasione del Palio di Castel Piano, evento folkloristico che l’8 settembre vede sfidarsi in Piazza Garibaldi le contrade del borgo (Borgo, Monumento, Poggio e Storte) ricordando il ritrovamento nel 1430 del’icona della Madonna delle Grazie da parte di alcuni soldati senesi, avvertiti proprio da questa di un’imboscata nemica poi prevenuta.

Come arrivare a Castel del Piano

Dall’Autostrada del Sole A1 uscire a Firenze Certosa (se si arriva da sud bisogna uscire a Orvieto), imboccare la superstrada Firenze – Siena, proseguire per Grosseto, superare Paganico e seguire le indicazioni per il borgo; dalla stazione ferroviaria di Civitella-Paganico si deve continuare in autobus fino alla località; l’aeroporto di Firenze dista 168 km dal paese.

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